WAKEUPANDREAM
Info agenzia:
WAKEUPANDREAM promotion & booking, vico maddalenella degli spagnoli 20, 80132, napoli INFO 349/7702287 info@wakeupandream.net www.wakeupandream.net
La collaborazione degli Akron/Family con Kid Millions (batterista degli Oneida) rientra nel Tree of Life <> Infinite Roots tour 2012: un progetto in cui gli Akron/Family ribadiscono la loro attitudine comunitaria e aperta di fare musica e l'idea che essa sia un linguaggio espressivo intrinsecamente fluido, libero e spontaneo, irriducibile all'ossessione dell'odierno mercato discografico ad incasellare, catalogare, spezzettare e segmentare… Sin dagli esordi gli Akron/Family si sono ispirati a realtà come Sun Ra Arkestra, Grateful Dead e Wu Tang Clan e hanno pensato al proprio lavoro artistico come a un percorso in continuo divenire, costellato da collaborazioni e incontri sempre nuovi e stimolanti. E' con questo spirito, e nella più generale inclinazione a seguire sentieri musicali poco battuti, che la loro strada ha incrociato (sul palco o in studio) quella di eroi del free-jazz come Hamid Drake e William Parker, di chitarristi/rumoristi/sperimentatori come Keiji Haino, di weird folkers come i Megafaun o dei membri della famiglia di Woody Guthrie. E in fondo rimanda alla medesima attitudine il fatto che, negli innumerevoli concerti tenuti in dieci anni di attività, migliaia di persone, prese da spontanea eccitazione o invitate a farlo dai membri del gruppo, si siano ritrovate sul palco a cantare e suonare insieme a loro. Miles Seaton e Seth Olinsky hanno conosciuto John Colpitts (Kid Millions) in occasione della loro partecipazione al Damo Suzuki network del 2007. Da allora Kid si è unito agli Akron/Family in numerose performance, tra cui quella al prestigioso Vision Festival of Jazz di New York. Dal canto loro, gli Akron/Family hanno avuto l'onore di far parte del progetto Ocropolis degli Oneida, presentato all'ATP Festival di New York curato dai Flaming Lips. Le band hanno riscontrato una forte affinità e sintonia di vedute nel comune riconoscimento dello spirito incessantemente innovativo delle forme musicali legate al minimalismo e all'avanguardia e nella profonda riverenza nutrita nei confronti delle tante radici e tradizioni che informano la loro produzione artistica. Nel tour (solo italiano) con Kid Millions – noto ai più per il drumming propulsivo con gli Oneida ma anche titolare di un progetto solista a nome Man Forever, in bilico tra drone music, minimalismo e sperimentazione, che licenzierà il proprio esordio su Thrill Jockey in primavera - saranno esplorate nuove versioni del repertorio Akron/Family, innervate di peculiare energia batteristica, ma non mancheranno preziose incursioni nell'opus magnum degli Oneida, infuocate sessions improvvisative e materiale inedito che, tornati a New York, i nostri registreranno e daranno poi alle stampe (sulla Family Tree Records degli stessi Akron) www.akronfamily.com www.myspace.com/akak
Glockenspiel, violoncello, chitarra acustica, e una tenor voice che ricorda Maynard dei Tool. Queste le carte da gioco di Alexander Tucker in “Dorwytch”, suo primo disco da poco uscito per la Thrill Jockey di Chicago. Il polistrumentista britannico – che già aveva fatto incetta di buone recensioni con l'affascinante “Portal” (2008) – continua a raccontare storie e scenari da cerchio celtico, assemblando rock minimalista e trascendentale, folk apocalittico e post-metal. Nel 2012 Alexander Tucker pubblicherà il suo nuovo album “Third Mouth” (Thrill Jockey) e anche lavori con i suoi progetti Imbogodom (con Daniel Beban degli Orchestra of Spheres) e Grumbling Fur (con membri degli Ulver, Circle e Mothlite). www.myspace.com/alexanderdtucker
Cabeki è il progetto strumentale di Andrea Faccioli, polistrumentista / compositore veronese. Nato da rielaborazioni di musiche di scena scritte per teatro e immaginifiche colonne sonore, Cabeki si muove fra strumenti convenzionali e non convenzionali strumenti/giocattolo, fra composizioni che si sviluppano in intrecci di suoni acustici ed elettrici, impalcature armoniche e melodie sospese, spezzate da brevi interventi elettronici.
“Il montaggio delle attrazioni” di Cabeki è il contrasto armonico di strumenti apparentemente lontani fra di loro, che si susseguono come le attrazioni di un Luna Park d'oltre oceano, nel brulicare abbagliante delle sue luci
il montaggio delle attrazioni di S. M. Ejzenstejn (regista 1898 - 1948)
“l'attrazione è qualsiasi elemento che esercita sullo spettatore un effetto sensoriale e psicologico per far recepire il lato ideale e la finale conclusione ideologica dello spettacolo...attrazioni come libero montaggio di azioni.”
(Tratto dal libro MANUALE DEL FILM Linguaggio, racconto, analisi di GIANNI RONDOLINO, DARIO TOMASI Libreria UTET)
musica per: chitarra acustica ed elettrica, chitarra lap steel acustica ed elettrica, banjo, harmonium, ukelin, autoharp, bellharp, kalimba, piano rhodes, cumbus, bouzouki, mandriola, optic nerve, delay digitale rotto, Siel opera 6, organetto, batteria elettronica, percussioni.
Attualmente Andrea Faccioli suona con Cabeki (Tannen records / Audioglobe), Å (die schachtel records), Einfalt (el gallo rojo records), Stefano “Cisco” Bellotti (ex voce dei Modena City Ramblers), Chiara Canzian, Veronica Marchi, Teatro Stabile Fond. Aida. Ha suonato e collaborato con Andrea Belfi, Xabier Iriondo, Tony Conrad, Rhys Chatham, Lecrevisse, Il Generale Inverno e altri.
discografia: CABEKI "il montaggio delle attrazioni" (Tannen Records, 2011) www.myspace.com/cabeki
ERIC CHENAUX arriva dal Canada ed unisce l'approccio alla strumentazione classica con una vena da sperimentatore, proponendosi come eccezionale manipolatore di chitarre ed elementi elettronici. Dopo aver suonato e cantato negli anni 80 e 90 nella band post-punk dei Phleg Camp e nel duo Lifelikeweeds, nel 2001 fonda l'etichetta Rat-drifting con la quale pubblica musica di amici e collaboratori, dedicandosi alla scoperta di realtà sonore inedite e difformi.
Collaboratore ed amico di SANDRO PERRI / POLMO POLPO – col quale ormai condivide un approccio romantico, libero ed assolutamente vellutato alla forma canzone – l'autore di “Sloppy Ground” si cimenta in una musica ispiratissima, raccolte di canzoni d'amore che, come lui stesso spiega, «parlano di ciò che l'amore crea piuttosto che di ciò che l'amore significa». I suoi brani, infatti, sono rarefatti e sognanti, costruiti su un background di drone che vengono addolciti dalla voce di questo menestrello.... L'originalità della tecnica chitarristica e scritturale di Chenaux, del tutto difformi e molto avanzate rispetto alla consuetudine folkie, fa sì che l'insieme risulti veramente peculiare ed eccentrico, una via di mezzo tra avant rock, out folk e musica di ricerca, come se uno dei vecchi maestri (Bull, Fahey, Basho) avesse deciso di misurarsi sul formato della canzone www.myspace.com/ericchenaux
Sandro Perri
Impossible Spaces
Il ragazzo è canadese, ma vista l'anagrafe permetteteci di sentirci orgogliosi. Già noto per l'apprezzata attività di produttore, ingegnere del suono e remiscelatore, Perri offre dopo quattro anni la seconda prova solista pur non essendo un novellino, siccome tiene già in archivio il dub elettronico a nome Polmo Polpo e la mutant disco del progetto Glissandro '70. Proprio da lì conviene partire, cioè dalla passione che l'uomo nutre verso il genio di Arthur Russell, rimesso in vita da questo scintillante disco e trasportato sulla tratta Canterbury-Colonia-Chicago a zonzo tra i Settanta e i Novanta. Il carburante essendo arrangiamenti curatissimi però mai leziosi - arredo sonoro da cui emerge la sapienza di chi si trova di là dal vetro con un motivo - e la scrittura, d'arguzia elaborata e passionale.
Basta puntare la traccia d'apertura Changes per tastare il polso della situazione, dondolando su un passo motorik che dalla pista da ballo illividisce nei Caraibi e si spegne brusco. Oppure la samba disturbata modello ultimi Gastr Del Sol o primi Sea & Cake Love & Light; altrimenti, la seconda parte di Futureactive Kid (la prima una secca malinconia di tastiere vetrose e strumenti fantasma) che profuma di David Sylvian confuso e felice. E How Will I? I Can a un apice di giocosità avesse Holger Czukay preso la barra del comando e guardato a certo illuminato prog. Wolfman? Nientemeno che Van Dyke Parks a ridisegnare Rock Bottom con David Byrne.
Alla faccia del citazionismo e della retromania, direte. Bravi, ma sappiate che le fonti originali sono intrecciate e decontestualizzate fino a istillare umanità e sorrisi nei ricordi del post rock che fu. A fungere da trama per il commiato della title-track, tenerissimo folk latino intinto nel surrealismo che suggella quello che una volta avremmo definito una gemma da culto. www.sandroperri.com