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14/12/2005 13:23 - BIFFY CLYRO Blackened Sky
Si comincia cercando di suonare come la ...
BIFFY CLYRO Blackened Sky Si comincia cercando di suonare come la propria band preferita e si può anche finire per convincersi che il proprio gruppo numero uno è giusto quello in cui si sta suonando... Parola di Simon Neil, voce e chitarra degli scozzesi Biffy Clyro, un trio completato dai gemelli Ben e James Johnston che arriva a licenziare il primo album in carriera dopo una lunga gavetta culminata con un'apparizione sul palco dell'ultimo T-In The Park Festival, un tour britannico di supporto ai Sunna e un singolo recensito in termini entusiastici dal nu metallici Taproot sulle pagine di Kerrang! Ebbene, tanto per circoscrivere l'ambito sonoro nel quale i Biffy Clyro hanno mosso i loro primi passi, varrà la pena dire che il modello di riferimento dei tre sono stati i Nirvana e che il gruppo che subito dopo ha fatto perdere loro la testa sono invece i Fugazi, "quattro musicisti che ormai alla soglia dei quarant'anni continuano a suonare ogni volta come se fosse li loro primo concerto". Dato quel genere di maestri era dunque più che naturale che i Biffy Clyro puntassero forte su suoni ad alto wattaggio e temi melodici di grande impatto fisico, ingredienti, quelli, che in dosi variabili costituiscono la base delle ricette sonore di "Blackened Eyes". L'iniziale "Joy.Discovery.Invention" è a tale riguardo una sorta di sampler dell'estetica sonora alla quale il terzetto si attiene: un brano che alterna lenti melodici a improvvise e violente fiammate chitarristiche, un canto vagamente malinconico su un magma di note contenuto a malapena da strumenti e amplificatori. "27" e "Justboy" s'impadroniscono del medesimo schema enfatizzandone tuttavia assai efficacemente la componente melodica laddove "Kill The Old, Torture Their Young", "Christopher's River" e "Hero Management" danno viceversa l'impressione di calcare maggiormente la mano sulle tinte e sugli umori più cupi della loro scrittura e brani come "The Go-Slow", "Convex, Concave" e "Solution Devices" quella di ricercare con più attenzione la scorciatoia di un buon ritornello. Un gruppo, dunque, che a dispetto della relativa inesperienza discografica -ma una buona mano in questo senso l'hanno offerta Paul Corkett e Chris Shelldon, accreditati rispettivamente di diverse collaborazioni con i vari Nick Cave, Placebo, Six By Seven, Feeder, Foo Fighters e Idlewild- sembra conoscere già piuttosto bene quel che occorre ad un disco per farsi notare e un suono che s'inquadra perfettamente nell'attuale crociata britannica a favore della piena e totale riabilitazione dei rock chitarristico.
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14/12/2005 13:23 - BIFFY CLYRO Blackened Sky Si comincia cercando di suonare come ...
BIFFY CLYRO Blackened Sky Si comincia cercando di suonare come la propria band preferita e si può anche finire per convincersi che il proprio gruppo numero uno è giusto quello in cui si sta suonando... Parola di Simon Neil, voce e chitarra degli scozzesi Biffy Clyro, un trio completato dai gemelli Ben e James Johnston che arriva a licenziare il primo album in carriera dopo una lunga gavetta culminata con un'apparizione sul palco dell'ultimo T-In The Park Festival, un tour britannico di supporto ai Sunna e un singolo recensito in termini entusiastici dal nu metallici Taproot sulle pagine di Kerrang! Ebbene, tanto per circoscrivere l'ambito sonoro nel quale i Biffy Clyro hanno mosso i loro primi passi, varrà la pena dire che il modello di riferimento dei tre sono stati i Nirvana e che il gruppo che subito dopo ha fatto perdere loro la testa sono invece i Fugazi, "quattro musicisti che ormai alla soglia dei quarant'anni continuano a suonare ogni volta come se fosse li loro primo concerto". Dato quel genere di maestri era dunque più che naturale che i Biffy Clyro puntassero forte su suoni ad alto wattaggio e temi melodici di grande impatto fisico, ingredienti, quelli, che in dosi variabili costituiscono la base delle ricette sonore di "Blackened Eyes". L'iniziale "Joy.Discovery.Invention" è a tale riguardo una sorta di sampler dell'estetica sonora alla quale il terzetto si attiene: un brano che alterna lenti melodici a improvvise e violente fiammate chitarristiche, un canto vagamente malinconico su un magma di note contenuto a malapena da strumenti e amplificatori. "27" e "Justboy" s'impadroniscono del medesimo schema enfatizzandone tuttavia assai efficacemente la componente melodica laddove "Kill The Old, Torture Their Young", "Christopher's River" e "Hero Management" danno viceversa l'impressione di calcare maggiormente la mano sulle tinte e sugli umori più cupi della loro scrittura e brani come "The Go-Slow", "Convex, Concave" e "Solution Devices" quella di ricercare con più attenzione la scorciatoia di un buon ritornello. Un gruppo, dunque, che a dispetto della relativa inesperienza discografica -ma una buona mano in questo senso l'hanno offerta Paul Corkett e Chris Shelldon, accreditati rispettivamente di diverse collaborazioni con i vari Nick Cave, Placebo, Six By Seven, Feeder, Foo Fighters e Idlewild- sembra conoscere già piuttosto bene quel che occorre ad un disco per farsi notare e un suono che s'inquadra perfettamente nell'attuale crociata britannica a favore della piena e totale riabilitazione dei rock chitarristico.































































































































































































































