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14/12/2005 13:23 - BERNHARD GÜNTER, PLURAMON, THOMAS BRINKMANN
live sets (beatings ipnotici, elettroniche e ...
BERNHARD GÜNTER, PLURAMON, THOMAS BRINKMANN live sets (beatings ipnotici, elettroniche e silenzi dall’altra Germania) In collaborazione con il Goethe Institute Si è parlato di estetica dell’assenza, di riduzionismo e infine silenzio, a proposito della musica di Bernhard Günther. Ma il silenzio è forse un equivoco, poiché Günther come Thomas Koener, come certo Lopez e persino Ikeda, tende piuttosto ad assottigliare il suono, a portarlo il più vicino possibile al nulla. Una ricerca, quasi una sfida, tesa a stimolare il nostro orecchio a cercare e distinguere suoni che spesso si confondono con i rumori di fondo; più che una ricerca del silenzio, un’investigazione tra le pieghe del suono nelle sue espressioni infinitesimali. Quelli di Günther e dei suoi misteriosi dischi sono microcosmi-micromondi, che richiedono ascolti minuziosi e attenti, prima di rivelare un mondo brulicante e visionario di microsuoni. Anche Markus Schmickler-Pluramon può essere considerato come un solitario, assorto e scrupoloso esploratore di misteriose sonorità, chiuso tra le macchine elettroniche del suo grande magazzino dismesso sulla riva est del fiume Reno a Colonia. Markus sembra essere davvero un outsider nell’ancora fervido panorama elettronico di Colonia. Le musiche dei suoi progetti sotto la sigla Pluramon e Wabi Sabi, sono tra le più belle, visionarie e avanzate mai uscite da quelle terre negli ultimi anni. Più avant-rock oriented, Pluramon (la non-band inserita nella memoria digitale di Schmickler) ha realizzato finora due dischi: Pick Up Canyon e lo scintillante Render Bandits, con il suo dispiego di chitarre oblique, con le ritmiche metronomiche di Jaki Liebezeit degne dei giorni gloriosi dei Can, e poi piccole invenzioni e re-invenzioni a cominciare dall’elenco degli strumenti inventati:baguettes,snoring, picadongs, nickel strings, dynamic tape, in un gioco d’incanto surreale che include la stessa copertina. Neo kraut-post rock? No, qui siamo ben oltre, in un fervido mondo d’immaginazione e assoluta ricchezza espressiva. Thomas Brinkmann, anch’egli tedesco, o Ester Brinkmann come si fa chiamare in un’altra delle sue possibili incarnazioni, mette in scena il fascino della ripetizione, ma anche della differenza: le sue celebri Variations per i dischi di Mike Ink o Richie Hawtin-Plastikman, sono in questo senso illuminanti esempi che trasfigurano gli originali con semplici accorgimenti fino a mutare l’idea di una differenza in nuovo approccio-approdo. La serie di 12” incisi per le sue personali etichette la Max e la Ernst, sono altrettanti splendidi esempi del suo particolare minimalismo pulsante fatto di timbri, frequenze e ipnotici beatings virati al post-dub, ma soprattutto ancora una volta è l’insieme di tutto questo a scatenare vertigini e spaesamenti.
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14/12/2005 13:23 - Botte di calura
La Miss Italia uscente ad una delle serate ...
Botte di calura La Miss Italia uscente ad una delle serate tv di 'Miss Italia 2000': "Fabrizio, dopo tanti registri di cinema io conosco un registra di sigle". Non era meglio registrarla prima? Un'altra ex Miss Italia, descrivendo i materiali usati per la costruzione del palasport sede del concorso: "Sono stati impiegati 13.000 Km di neon". Lamadò, a quattro a colpo, c'illuminavi a giorno la Transiberiana!
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14/12/2005 13:23 - PLURAMON Bit Sand Riders
No, non è il nuovo disco in ...
PLURAMON Bit Sand Riders No, non è il nuovo disco in studio di Markus Schmickler con il suo "nickname group", bensì un album di remix tratti da "Pick Up Canyon" e soprattutto dal bellissimo "Render Bandits", rispettivamente primo e secondo album della premiata ditta Pluramon. Il titolo "Bit Sand Riders" non tragga dunque in inganno, ma piccole meraviglie sono comunque sparse un po' ovunque; non tanto per mento del prevedibili Hecker o Merzbow, quanto dei più avant-rock oriented Mogwai, Matmos, (con un'irresistibile florilegio) lo stesso Pluramon in un superbo remix di se stesso, e sopra tutti davvero High Llamas, che rifanno Syth nel miglior modo possibile. Più che dignitosi anche Lee Ranaldo, Snd, Fx Randomiz, Sensorama e Atom Heart.
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14/12/2005 13:23 - FIZZARUM Monochrome Plural
I Fizzarum sonu un trio proveniente dalla ...
FIZZARUM Monochrome Plural I Fizzarum sonu un trio proveniente dalla Russia, S. Pietroburgo per l'esattezza, e il semplice fatto che anche dal lontano est europeo ci siano adepti dell'elettronica evoluta ce li rende immediatamente simpatici. Con ciò, va detto che ugualmente manca al gruppo la capacità completa di camminare con le proprie gambe, tanto questo esordio suona comunque derivativo - in particolare rispetto al suono Warp dell'inizio dello scorso decennio. Citando "Chiastic Slide" degli Autechre come il disco che ha cambiato loro la vita, i Fizzarum ammettono tutta la loro dipendenza da quel modello. Ma non si tratta di un brutto esordio; vanno incoraggiati e magari, la prossima volta, sapranno fare qualcosa di più personale
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14/12/2005 13:23 - FIZZARUM/Monochrome Plural
Guerra fredda. Ma al silicio. Ex Unione Sovietica contro ...
FIZZARUM/Monochrome Plural Guerra fredda. Ma al silicio. Ex Unione Sovietica contro America del Nord. I Fizzarum sono difatti tre giovani produttori di San Pietroburgo cresciuti a dosi di Chiastic Slide degli Autechre. E si sente. Nel loro esordio assemblano il meglio del catalogo Warp: le fratture robotiche di Aphex Twin (Torsion), gli improvvisi, gracili squarci dei Plaid (Damper) e le melodie da asilo dei Plone (Microphorus). Dopo i recenti casi di Yonderboi e Sad Rockets, un altro esempio di elettronica nel cuore dell'est europeo; o, più probabilmente, dell'apolidia dei ritmi digitali.
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14/12/2005 13:23 - BERNHARD GÜNTER, PLURAMON, THOMAS BRINKMANN
live sets (beatings ipnotici, elettroniche e ...
BERNHARD GÜNTER, PLURAMON, THOMAS BRINKMANN live sets (beatings ipnotici, elettroniche e silenzi dall’altra Germania) In collaborazione con il Goethe Institute Si è parlato di estetica dell’assenza, di riduzionismo e infine silenzio, a proposito della musica di Bernhard Günther. Ma il silenzio è forse un equivoco, poiché Günther come Thomas Koener, come certo Lopez e persino Ikeda, tende piuttosto ad assottigliare il suono, a portarlo il più vicino possibile al nulla. Una ricerca, quasi una sfida, tesa a stimolare il nostro orecchio a cercare e distinguere suoni che spesso si confondono con i rumori di fondo; più che una ricerca del silenzio, un’investigazione tra le pieghe del suono nelle sue espressioni infinitesimali. Quelli di Günther e dei suoi misteriosi dischi sono microcosmi-micromondi, che richiedono ascolti minuziosi e attenti, prima di rivelare un mondo brulicante e visionario di microsuoni. Anche Markus Schmickler-Pluramon può essere considerato come un solitario, assorto e scrupoloso esploratore di misteriose sonorità, chiuso tra le macchine elettroniche del suo grande magazzino dismesso sulla riva est del fiume Reno a Colonia. Markus sembra essere davvero un outsider nell’ancora fervido panorama elettronico di Colonia. Le musiche dei suoi progetti sotto la sigla Pluramon e Wabi Sabi, sono tra le più belle, visionarie e avanzate mai uscite da quelle terre negli ultimi anni. Più avant-rock oriented, Pluramon (la non-band inserita nella memoria digitale di Schmickler) ha realizzato finora due dischi: Pick Up Canyon e lo scintillante Render Bandits, con il suo dispiego di chitarre oblique, con le ritmiche metronomiche di Jaki Liebezeit degne dei giorni gloriosi dei Can, e poi piccole invenzioni e re-invenzioni a cominciare dall’elenco degli strumenti inventati:baguettes,snoring, picadongs, nickel strings, dynamic tape, in un gioco d’incanto surreale che include la stessa copertina. Neo kraut-post rock? No, qui siamo ben oltre, in un fervido mondo d’immaginazione e assoluta ricchezza espressiva. Thomas Brinkmann, anch’egli tedesco, o Ester Brinkmann come si fa chiamare in un’altra delle sue possibili incarnazioni, mette in scena il fascino della ripetizione, ma anche della differenza: le sue celebri Variations per i dischi di Mike Ink o Richie Hawtin-Plastikman, sono in questo senso illuminanti esempi che trasfigurano gli originali con semplici accorgimenti fino a mutare l’idea di una differenza in nuovo approccio-approdo. La serie di 12” incisi per le sue personali etichette la Max e la Ernst, sono altrettanti splendidi esempi del suo particolare minimalismo pulsante fatto di timbri, frequenze e ipnotici beatings virati al post-dub, ma soprattutto ancora una volta è l’insieme di tutto questo a scatenare vertigini e spaesamenti.
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14/12/2005 13:23 - LEIF ELGGREN - “Pluralis Majestatis” (Firework Edition/Silenzio)
Innanzitutto un po’ di ...
LEIF ELGGREN - “Pluralis Majestatis” (Firework Edition/Silenzio) Innanzitutto un po’ di storia: in origine (1978) esisteva a Stoccolma un progetto denominato Firework messo in piedi da Thomas Liljenberg e Leif Elggren; da esso - sempre per mano dei due artisti - nacque (e siamo giunti al 1982) la Firework Edition. All’incirca attorno al 1985 prendono vita i Sons Of God, gruppo composto da Leif Elggren e Kent Tankred e proprio per supportare a dovere i Sons Of God, nel 1995, Tankred ed Elggren decidono di mettere in piedi la Firework Edition Records, che, citando quanto riportato nel manifesto programmatico: “si muove liberamente tra performance, musica e arti visive, e le cui produzioni spesso raggiungono un punto dove le tradizionali barriere estetiche, le limitazioni e i concetti vengono eliminati. FER osserva e documenta, sperimenta e si pone domande, costruisce e abbatte.... ‘Firework Edition Records is a platform for contemporary sound art’.” Mi pare chiaro quale sia l’approccio della label e queste tre uscite lo testimoniano alla perfezione. A partire da “Plauralis Majestatis” (terzo capitolo di una trilogia preceduta da “Flown Over By An Old King” e “Talking To A Dead Queen”) di Leif Elggren, di cui ricorderei la passata collaborazione con Source Research e Matmos per “RBG [An Audio Spectrum]”. E' singolare (e impossibile da percepire se ci si limita all’ascolto senza leggere le note allegate) l’iter creativo che ha portato alla composizione di “Pluralis Majestatis”, dal momento che (oltre all’utilizzo di microfoni, un PA-System e 102 piccole corone di latta) la sola sorgente sonora che ha permesso la creazione della traccia (56’ e 33”) è un letto di metallo, lo stesso letto rappresentato sulla copertina. Un oggetto inanimato prende vita attraverso un suono industriale e concreto e si pone quale mezzo di comunicazione tra il Re e Dio, dove il Re (come descritto nel booklet) è il tramite che permette ai mortali di entrare in contatto con la divinità. Il risultato è mediocre (dopo una parte iniziale intensa e articolata, emerge una certa ripetitività, che poteva essere troncata prima), però nel suo insieme l’opera è affascinante e durante l’ascolto ci si sorprende spesso intenti a meditare e a contemplare il nulla.
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14/12/2005 13:23 - Lura testo liberamente tratto dalla biografia originale in portoghese di ...
Lura testo liberamente tratto dalla biografia originale in portoghese di José Eduardo Agualusa La voce che sentite in questo album è fra le cose in cui ho creduto maggiormente negli ultimi anni. Da quando l'ho ascoltata per la prima volta, ho continuato a dire a chiunque potesse importare che il futuro della musica Capoverdiana aveva già un nome: Lura. Ascoltatela ! Lura pubblicò il suo primo omonimo album nel giorno del suo ventunesimo compleanno, il 31 Luglio 1996. Nel 1997, la canzone "Nha Vida" fu inclusa nel disco "Onda Sonora - Red Hot + Lisbon", che comprendeva artisti del calibro di Marisa Monte, Caetano Veloso, Teresa Salgueiro, Filipa Pais, Djavan e Bonga, fra i quali Lura spicca decisamente per la brillantezza e luminosità della sua voce. Nel 2002 Lura pubblica il suo secondo album, "In Love", per l'etichetta Lusafrica, scrivendo 7 dei 12 brani presenti nell'album. Ascoltate le ultime due canzoni dell'album, "Ma´n ba dês bês kumida dâ" e "Tabanka Assigo" e capirete: date alla voce di questa donna una causa ed essa diventerà una frusta, datele una terra e vi si radicherà, datele radici ed essa fiorirà ! Il nuovo album di Lura "Di Korpu Ku Alma" ("Del Corpo e Dell'Anima") rivela pienamente tutto il talento e l'ispirazione di questa grande artista Altre perle presenti in "Di Korpu Ku Alma" sono "To Martins", dedicata all'emigrazione, un tema ricorrente nella musica capoverdiana; poi "Dzê que Dzê" di Vaíss e Luís Lima, e "Padoce di Céu Azul" (primo singolo per l'Italia), scritta da Valdemiro Ferreira (Vlu), e precedentemente realizzata da Tito Paris nel suo album "Guilhermina". Ascoltate Lura, e poi andate a vedere dal vivo la sua mistica bellezza Creola in pura armonia con la sua emozionante voce. Il suo talento sul palco si rivela immediatamente come qualcosa di innato. Un talento fatto di passione, energia e della potenza di una voce realmente unica. Ascoltate Lura. Poi, la ringrazierete. Grazie, Lura. la formazione é: LURA - vocals; Aurélio FIALHO BORGES DOS SANTOS - guitar; Lucio HILARIO VIEIRA - bass; Carlos PARIS - percussion; Antonio Jesus SANTOS VIEIRA - piano; Paulino NUNES DE PINO - drums & percussion. LURA - "Di Korpu Ku Alma" In uscita in Italia a Marzo 2005 per NuN Entertainment, distribuito da edel Italia. SUONANO: Dom. 24 Aprile SORESINA (CR) Teatro Sociale - INFO: provo culture di Claudio De Rocco - Via F. Valagussa 58 - 00151 Roma - tel. 06/65743474 - e-mail: cmproma@katamail.com - www.ejn.it/ag/provo
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14/12/2005 13:23 - Lura DI KORPU KU ALMA Pur essendo portoghese a tutti ...
Lura DI KORPU KU ALMA Pur essendo portoghese a tutti gli effetti (nata a Lisbona nel 1975), Lura è molto affezionata all’isola di Capo Verde; questo a causa dell’infanzia trascorsa in un quartiere popolato prevalentemente da popolazione di origine capoverdiana. Innamorata della musica e del nuoto (faceva l’istruttrice), Lura ha già alle spalle due album, importanti collaborazioni (un suo brano fu inserito in una compilation in compagnia di nomi del calibro di Caetano Veloso, Teresa Salgueiro e Marisa Monte) ed una tournèe con la stella di Capo Verde, Cesaria Evora. “Di korpu ku alma” è un disco dalle atmosfere lusitane, nel quale vengono amalgamati il fado, la morna (musica tradizionale dell’isola africana) ed il soul, con testi interpretati in portoghese ed in creolo. Lura è accompagnata da una formazione di cinque elementi composta da chitarra, basso, pianoforte, batteria e percussioni. - SUONA: Lun. 1 Agosto TRIESTE Teatro Romano Festival Gio. 18 Agosto ARIANO IRPINO Ariano Folk Festival - INFO: provo culture di Claudio De Rocco - Via F. Valagussa 58 - 00151 Roma - tel. 06/65743474 - e-mail: cmproma@katamail.com - www.ejn.it/ag/provo





































































