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14/12/2005 13:23 - ROY NATHANSON Fire At Keaton's Bar & Grill
Opera di notevole ...
ROY NATHANSON Fire At Keaton's Bar & Grill Opera di notevole eclettismo questo disco di Roy Nathanson, conosciuto ai più come jazzman ma evidentemente capace di svariare su più fronti musicali. Se "Jazz Night At Keaton's" è in effetti un tradizionale strumentale da jazz club (pertanto fin troppo convenzionale), il feeling in pezzi come "Toast Quartet" o "Fire Suite 2" rimanda addirittura a sonorità alla Henry Cow e la melodia fumosa di "Loss" a un Tom Waits cantautorale di più modesta levatura. L'idea migliore del disco è quella di affidare alcune canzoni ad interpreti di notevole capacità vocale: se "Cups", pezzo dal sapore cabarettistico, si fa notare per essere forse la canzone più sperimentale mai incisa da Deborah Harry, le vere chicche sono tre pezzi illuminati dal grandissimo Elvis Costello, perfettamente a suo agio nel main theme di "Fire Suite", quale erede dei orandi cantanti iazz del Passato.
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14/12/2005 13:23 - GENEVIEVE LETARTE "Chansons d'un jour"
Donne e canzoni parte seconda. Geneviève ...
GENEVIEVE LETARTE "Chansons d'un jour" Donne e canzoni parte seconda. Geneviève Letarte, artista multimediale, scrittrice di romanzi, ideatrice di spettacoli che combinano musica e poesia, cantante e musicista (sue le parti di tastiere e fisarmonica) con le sue canzoni di un giorno ci narra di amore e di contemplazione, di viaggio e di ricerca. E' il suo secondo album (dopo Vous Seriez Un Ange del 1990, sempre su Ambiances Magnétiques) e si presenta all'appuntamento accompagnata dal fido Claude Fradette (chitarre, basso, dobro e responsabile degli arrangiamenti), e da Normand Guilbeault (contrabbasso), Pierre Tanguay (batteria e percussioni) e Serge Boisvert (tromba). Chansons d'un jour è un disco gradevole, sovente delicato ma non privo della necessaria intensità, che risente del retroterra teatrale dell'autrice e dispensa musica insieme nostalgica e moderna, accessibile ma non banale come potrebbe apparire ad un ascolto poco attento. Eleganti e raffinati negli arrangiamenti, i dieci brani sono perlopiù costruiti sui tradizionali ritmi del tango, del walzer, del blues e offrono come pietra di paragone più prossima i Pale Nudes recenti anche per il modo di cantare della Letarte che in diverse occasioni rammenta Amy Denio. Sono però i pezzi più personali (la filastrocca J'ai marché e la fiaba Flou comme la nuit), i più graditi e nei quali viene fuori tutta la bravura dell'artista canadese.
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14/12/2005 13:23 - HANSON
«Ci sentiamo una band e basta. Forse addirittura più "maschile" ...
HANSON «Ci sentiamo una band e basta. Forse addirittura più "maschile" di molte altre, proprio per le cose che hai elencato, ma senza riconoscersi in quello che si aspetta da una boy-band. In pratica, siamo in competizione non solo con i BSB o gli *NSYNC, ma con il mondo: dagli Aerosmith in poi. Tutti quelli che stanno vendendo un disco in questo momento in qualche modo tolgono al nostro la possibilità di essere comprato. Adesso le nostre voci che ora sono più basse e profonde, al punto che molte persone non ci hanno riconosciuto quando sono state invitate a un primo ascolto "alla cieca". E poi il sound, che è più rock. Le lyrics, che rispecchiano tre anni di crescita.
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14/12/2005 13:23 - Per chi no lo sapesse gli Hanson Brothers, oltre a ...
Per chi no lo sapesse gli Hanson Brothers, oltre a essere fissati con l’hokey, sono i No Means No sotto mentite spoglie! Personalmente nutro un rispetto totale nei confronti dei NMN, ma non li posso proprio digerire in questa versione simil Ramones e di “Sudden Death” (KonkurrelWide) salvo solo il metal punk di “Third Man In”, “Four Heads, One Brain” e la potente title track!
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14/12/2005 13:23 - Jay Jay Johanson "Tattoo"
Passate una serata con Jay Jay Johanson ...
Jay Jay Johanson "Tattoo" Passate una serata con Jay Jay Johanson e non ve ne pentirete. Non con lui personalmente, che non conosciamo se non per gli scarni particolari (è giovane e svedese di nazionalità) deducibili dall'osservazione dei dettagli. Intendiamo con la sua musica, resa pubblica finora in un paio di album. Enigmatico e seducente il primo, Whiskey, edito in patria nel '96 e distribuito nel resto del continente l'anno scorso, a cui si è aggiunto da qualche settimana Tattoo. Umore e stile non mutano, nella circostanza: ecco dunque un'altra razione di melò nottambulo in salsa retrofuturista. E sia chiaro fin dall'inizio: la specialità della casa sono le canzoni sentimentali. E' lo spleen sottile che le informa a renderle affascinanti, sfalsato rispetto ai cliché romantici da un arredo sonoro curioso anzichenò: modalature trip hop, fondali lounge, trompe l'oeil "exotici"... Esibendo un aplomb degno di un dandy per caso, il giovane Johanson snocciola melodie con ammirevole noncuranza: quella galante di Lychee conquista al primo ascolto, così come l'electropop abbozzato con sobrietà in I Guess I'm Just A Fool, mentre ne occorre forse uno in più per gustare la teatralità surreale di A Letter To Lulu Mae o il distratto cosmopolitismo espresso in Milan Madrid Chicago Paris. E' tuttavia l'atmosfera evocata da Tattoo nel suo insieme a stregare l'ascoltare, fra un timido accenno di bossa nova (Quel hommage), un'eco lontana di Gainsbourg (l'autoreferenziale Jay Jay Johanson) e qualche suggestione neogotica (Sunshine Of Your Smile, sull'asse Portishead-Twin Peaks). Ritmi languidi, arrangiamenti tenui, qualche vezzo stravagante qui e là: massima resa dopo il tramonto, dicevamo. Se gradite, dopo aver bevuto il whisky, tatuatevi.
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14/12/2005 13:23 - apprezzati compositori del mondo della moda. Sfilate di prfftitqio lo ...
apprezzati compositori del mondo della moda. Sfilate di prfftitqio lo hanno talmente proiettato In alto da ffsere eletto migliore artista della nuova generazione. a trionfale tournee culminata con le tre serate ail'Olympia ne ha decretato la consacrazione Dopo Whisky, il disco d'esordio. Tattoo si annuncia come un lavoro di rarefatta bellezza che mette in evidenza il gusto sopraffino per la scrittura e l'arrangiamento, tra percorsi di moderno easy listening ed elettronica, spruzzate di bossa nova, di jungle e di jazz anni Cinquanta, in uno stile che mffcola il Micheí Legrand di Once upon a time a summertime (Even the darkest hour) e il Malcolm McLaren di Pans. Una dozzina di canzoni che profumano di notti d'fftate e che distribuiscono la stffsa arazia di un. modella sinuosa che affronta la passerella per un gioco di sfida e di seduzione. Maliardo ma mai invadente, con Tattoo Jay Jay Johnson scommette tutto Non ha fretta. Lascia che le sue facili canzoni, molte delle quali autobiografiche, penetrino sotto la pelle come una linfa necffsaria. E strega terribilmente. D*A/~ rMA ~A-^5~;
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14/12/2005 13:23 - JAY JAY JOHANSON Poison
La BMG italiana lo ha fatto, finalmente ...
JAY JAY JOHANSON Poison La BMG italiana lo ha fatto, finalmente e fortunatamente ha fatto quello che gli era stato chiesto a gran voce: ha pubblicato un disco che non accrescerà i suoi numeri ma provvederà a strizare qualche cuore sensibile, portando anche un po' di credito a una delle major più conservatrici e meno coraggiose del mercato. Comunque, adesso il disco c'è e voi non dovete far altro che tuffarvici dentro per assaporare altre 14 perle di struggimento fisico e sentimentale. Come sempre, l'uomo di Trollhättan intitola un suo disco con una sola parola, così che dopo i giorni del whiskey e dei tatuaggi ecco quelli del veleno. Se il prossimo album avrà il titolo di una frase intera, allora capiremo che con Poison si sta chiudendo una trilogia. Del resto, altri segnali ci inducono a credere che questo sia il terzo atto di un discorso troppo ampio e complesso per poter entrare in un solo disco, ed è come se JJJ avesse dovuto impiegarne tre per disegnare il suo mondo sonoro, per affrescare della sua enorme interiorità una tela cosl grande da non riuscire a coprirla con un solo sguardo. Altrimenti, e veniamo al dunque, non si spiegherebbe la sostanziale uniformità dei toni rivelati in Whiskey, confermati in Tattoo e ora riprodotti in Poison. Salvo naturalmente, che tra questo e quelli ci sono degli anni e delle esperienze fatte sul campo, e perciò non si potrà dire che Poison sia una copia esatta dei suoi fratelli più grandi. Ma se vi aspettavate una virata decisa no questa non c'è. Il registro espressivo è ancora fondato sull'intuizione originaria quella spettacolare miscela di modernità tecnologica e triste romanticismo decadente. Ho detto triste, non depresso. Romanticismo, non romanticherie Decadente, non decaduto. Sta tutto li, in fondo, nel significato esatto e specifico delle parole, nelle sottili distinzioni necessarie a stabilire il confine tra il miele e la melassa, tra la dolcezza e la stucchevolezza tra l'originalità e il manierismo. Se Poison può suonare come un disco di maniera, lo sarà solo rispetto a se stesso e alla natura del suo autore. É la materia di Johanson che si è fatta maniera. É uno stile, ormai, debitore in ogni sua componente (di Scott Walker e Leonard Cohen così come dei Portishead) ma personale quanto allo spirito armonico della fusione. Poison chiude un ciclo, dunque. Il quarto album potrebbe ripartire dalle chitarre distorte di Keep It A Secret, dalle fragranze baltiche di Far Away (avete presente il Bregovic di Arizona Dream?) o da qualche altro frammento sparso qua e là. Noi non possiamo sapedo e questo rende tutto più eccitante.
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14/12/2005 13:23 - JAY-JAY JOHANSON
Tattoo (Ricochet)
Giovane segaligno talentuoso svedese, JJJ (proprio come l’editore ...
JAY-JAY JOHANSON Tattoo (Ricochet) Giovane segaligno talentuoso svedese, JJJ (proprio come l’editore allergico all’Uomo Ragno) aveva prodotto non tanto tempo fa un disco di una di quelle commoventi bellezze crepuscolari che solo dalle sue parti è possibile trovare (non a caso gli svedesi sono primi per media-suicidi al mondo; ma già... questa è un’altra storia che interessa solo pochi di voi). Con ‘Tattoo’ JJJ non aggiunge molto a quanto già detto, se non una certa apertura verso arie più tropicali (vedasi ad esempio la ipocondriaca gaiezza di un brano in stile Malmoe-Rio De Janeiro come ‘Quel Dommage’) ed una sicurezza che lo fa cadere in qualche episodio di auto-cartacarbone. Poco male; l’album, che sarà già stato macinato dai suoi più strenui accoliti, brilla di luce propria, abat-jour dai watt di una super-nova, e risulterà particolarmente gradito ai cuori in perenne tempesta. C’è vita oltre Julio Iglesias...
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14/12/2005 13:23 - JAY-JAY JOHANSON - Poison (BMG)
Mira al cuore, Ramon. Terzo JJJ, ...
JAY-JAY JOHANSON - Poison (BMG) Mira al cuore, Ramon. Terzo JJJ, terzo titolo monopalabra (Whiskey, Tattoo, Poison), terzo dono d'oscuro amore ai suoi adepti da parte dello chansonnier dei fiordi. Descrizione-luogo comune, come il kraut e lo spaghetti rock, perché 3J, di algido, non ha nemmeno la punta del naso in gennaio. Abile nello scrivere sempre la stessa canzone e vestirla di orpelli ogni volta nuovi (anche se - incredibile dictu - assemblati con gli stessi ingredienti: lavora di elettronica (stavolta gotico-)romantica e realizza delle stupende canzoni di post-amore, per film in cui l'eroe lascia lo schermo di spalle e sparisce nella notte nebbiosa, il cuore sfatto in terra ed i titoli (fino a scarpe: Pompei, Roma. Colori: Luciano Vittori) gli passano attraverso e lo superano per la gloria degli incassi. Cita lo 'Psycho' di Alfred Hitchcock nella grafica e, sembra a me, la filosofia bitonale (non sonora, obv.) del bianco-e-nero strangleriano, presentandosi con 14 canzoni di quelle che ti tornano su, in mente, quando la vita ti mostra il cartellino rosso ed il brutto futuro, grigio plumbeo, sembra roseo rispetto al passato, nero ma passato (certi Conte, Brel e Waits, tutti i Tenco, i Chet Baker e i Nick Drake del mondo fan certi effetti, ed è distillato di veleno che scorre a fatica lungo le pareti porose dell'anima). La consapevole ode al fato nero del pessimismo giovane ("Ho avuto 20 anni e non permetterò a nessuno" etc etc): brevi marcette come 'Time Is Running Out' (e mai titolo ha così bene interagito con la ritmica, a orologeria in questo caso) avrebbero potuto ben figurare nel re di tutti i neri, 'Belfagor' (stanno preparando un remake, no?) mentre l'atmosfera globale ricorda quella di Père Lachaise (o meglio di q.che bistrot intorno a PL), con la voce (quella dannata, inconfondibile voce) che, come sempre, sale piano dalla gola dello svedese e si snoda tra ipnotici (e parchi) scratch onirici e colpi secchi di chitarra rivitalizzanti ('Keep It A Secret'). 'Escape' rintocca a tratti come 'Sympathy', la sad ballad che i Rare Bird portarono a spasso per le classifiche mondiali 30 anni fa (e che ti sia di auspicio, 3J). E' la stessa tristezza degli ospedali di Buzzati, delle sale d'aspetto gialline di Kafka, degli interni russi di Bulgakov che trasuda dai solchi di 'Poison'. Trip-pop ama chiamarlo, JJJ ma forse non ha pensato a come avrebbe suonato meglio trip-drop, il suo rimuginar sonoro. Si accompagna ad un corvo, in copertina, JJJ (ciao, mamma, sono in copertina!), come il Poe della celebre poesia; e sul retro mostra l'ingresso di un bosco, che non è - come per 'The Blair Witch Project' - il riaggancio tutto americano ad Hansel e Gretel, ma l'esplicazione dello status mentale di avanguardie psichiche consapevoli del buio PV. "E' inutile. La tristezza durerà per sempre" disse in un orecchio Vincent all'altro Van Gogh, prima di andarsene. Non avendo visto 'Il corvo', "Non può piovere per sempre", scritta su un muro, mi sembrò una gran frase, e vera. Ma terribilmente soggettiva. "Never more". Nel caso amiate i Portishead...
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14/12/2005 13:23 - Jay-Jay Johanson - Whiskey (Commando!/BMG)
Il CD è stato distribuito diverso ...
Jay-Jay Johanson - Whiskey (Commando!/BMG) Il CD è stato distribuito diverso tempo fa, anzi, nel momento in cui leggerete queste righe, probabilmente sarà già nei negozi il secondo parto di questo segaligno svedese con manie depressive ed ex-grafico della meravigliosa rivista 'ID', ma il problema è che esso è uscito innanzitutto in Svezia, poi ha conquistato il cuore dei critici francesi e, di riflesso, di quelli del 'Mucchio' che con i ragazzi del magazine 'Les Inrockuptibles' sono legati a doppio filo di collaborazione. Quindi, prima che 'Whiskey' si potesse trovare, ad alto prezzo, con difficoltà e solo in pochi negozi dello Stivale, di tempo ne è passato. Meglio, a volte le cose a lungo agognate, una volta tue, hanno più sapore. Johanson è un trip-hop crooner, cioè un cantante sostanzialmente melodico (ma più come lo fu, magistralmente, Chet Baker che alla maniera di Frank Sinatra, per capirsi) che però screzia le sue melodie di interventi tipici del trip-hop, quali scratch (soprattutto), loop, sovrincisioni, etc. Il risultato è una mistura straniante di vecchio ed attuale da stordire, come se vi servissero tre dita di assenzio in quegli oblunghi bicchierini satinati per la vodka, anzi, di più. Molto particolare, a partire dalla voce, Johanson piacerà a chi ha iniziato il suo cammino con Beck e nel frattempo è cresciuto (di età, solo di età... in musica non c'è roba più alta e roba più bassa, questo è quello che credono quegli stronzetti leccàti che fanno i giornaletti annuali per far vedere alla mamma quanto son bravini) e soprattutto a chi ha le vene impregnate del sound dei Portishead (il punto di riferimento più vicino) o, più semplicemente, ha amato la svolta degli Everything But The Girl. O anche a chi (come Johanson stesso), non disprezzando le soundtrax di Morricone o John Barry, coltiva in silenzio il culto di Nick Drake o del Sylvian esiliato dal Giappone. Occhio, esiste una confezione di 'Whiskey' che 'regala' un mini-CD con due brani, un remix ballabile di 'Mana Mana Mana Mana' ed un inedito, 'It Hurts Me So', che è sorretto dallo stesso scheletro ritmico di 'Trans Europe Express', caso mai siate anche fans dei Kraftwerk. Trivia: dopo aver scritto la canzone 'The Girl I Love Is Gone', la sua ragazza lo ha lasciato per davvero!
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14/12/2005 13:23 - THETHERED MOON Chansons d'Édith Piaf
Masabumi Kikuchi, piano, accompagnato (e anche ...
THETHERED MOON Chansons d'Édith Piaf Masabumi Kikuchi, piano, accompagnato (e anche qualcosa di più) dal basso di Gary Peacock e dal drumming sottile di Paul Motian si produce in nove versioni di canzoni appartenute al massimo mito della canzone francese. I temi sono solo un pretesto (ne rimangono frammenti sparsi qui e là, ma impossibilitati a restituire il clima di una Francia che ormai non esiste più) e si scivola in fretta su territori strettamente jazzistici. Il trio rischia a più riprese di cadere nell'esercizio di stile e c'è il rammarico per un occasione in qualche modo perduta. Ancora una volta viene dimostrato come non sia affatto semplice anche per protagonisti affermati, trattare con inventività la materia popolare che proprio in quanto "di tutti" nasconde trappole sovente ostiche da evitare. Qualcosa di più in ogni caso si poteva fare.
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14/12/2005 13:23 - ROMANO ZANOTTI La chanson napolitaine
Uno splendido cofanetto (2cd) pubblicato in ...
ROMANO ZANOTTI La chanson napolitaine Uno splendido cofanetto (2cd) pubblicato in Francia rende omaggio alla cultura napoletana e alla sua canzone dal 1650 al 1987. Si tratta di una raccolta di 50 brani eseguiti da un cultore delle tradizioni popolari come Romano Zanotti, chitarrista del salernitano trasferitosi a Parigi nel 1957. Anni di ricerche e di studi ne hanno determinato la selezione attenta e curatissima che trova perfetto riscontro nella confezione grafica ricca di foto, di note (purtroppo solo in francese e inglese) e di tutti i testi delle canzoni. Lo stile esecutivo rende un chiaro omaggio al maestro Roberto Murolo, faro e punto di riferimento di questo repertorio, sia per l'esecuzione strumentale che quella vocale. A titolo di curiosità, l'unico brano degli ultimi 50 anni è Luna di Gian Luigi Di Franco cantata in coppia con Maria Licata con la quale Zanotti interpreta anche il duetto in O marenariello.
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14/12/2005 13:23 - HANSON «Ci sentiamo una band e basta. Forse addirittura più ...
HANSON «Ci sentiamo una band e basta. Forse addirittura più "maschile" di molte altre, proprio per le cose che hai elencato, ma senza riconoscersi in quello che si aspetta da una boy-band. In pratica, siamo in competizione non solo con i BSB o gli *NSYNC, ma con il mondo: dagli Aerosmith in poi. Tutti quelli che stanno vendendo un disco in questo momento in qualche modo tolgono al nostro la possibilità di essere comprato. Adesso le nostre voci che ora sono più basse e profonde, al punto che molte persone non ci hanno riconosciuto quando sono state invitate a un primo ascolto "alla cieca". E poi il sound, che è più rock. Le lyrics, che rispecchiano tre anni di crescita. - SUONANO: DOMENICA 3 APRILE MILANO ROLLING STONE- UNICA DATA in ITALIA!!!!! - INFO: Barley Arts Promotions - 02/76113055 - Via Carlo Poma 132 - 20129 Milano www.barleyarts.com
















































































































































































































