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14/12/2005 13:23 - AM I JESUS (Punk-Pop)
Gli AM I JESUS nascono in Germania ...
AM I JESUS (Punk-Pop) Gli AM I JESUS nascono in Germania nel 1992 creando un loro proprio stile musicale definibile tra pop e l'aggressive punk. Negli ultimi tre anni si sono esibiti più di 150 volte in Germania, ed hanno fatto da gruppo spalla a bands come Turbonegro, Dwarves. Dopo un paio di demotape, il loro esordio discografico con l'EP CD "Need" 1994. Nel 1996 hanno pubblicato il loro primo Full-Length CD dal titolo "Handle Like Eggs" su Nasty Vinyl prodotto da Martin Wagnitz dei The Bates. In questo autunno '98 è attesa l'uscita del loro nuovo CD.
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14/12/2005 13:23 - SOCIETY ONE Slacker Jesus (Inzane Records)
Society One è il progetto ...
SOCIETY ONE Slacker Jesus (Inzane Records) Society One è il progetto solista di Matt Zane, regista, attore e produttore losangelino molto apprezzato in America. La sua specialità sono gli adult video, che è poi un'elegante metafora per dire cinema porno. All'evoluzione del quale Matt ha contribuito con una serie di film dallo stile 'youthful', compresa colonna sonora techno. Parallelamente al cinema, da sempre Matt bazzica nel sottobosco musicale californiano e finalmente si è deciso a mettere assieme, come cantante, un proprio gruppo con elementi provenienti dalla scena hardcore locale. Quel che esce da questo suo primo disco è una specie di summa del rock and roll depravato di inizio secolo, tra Marilyn Manson e Korn. Ma direi più i secondi, almeno a giudicare dalla volumetria sonora espressa da Slacker Jesus. Non a caso Jonathan Davis è un grande fan del gruppo. Scosso, per non dire lacerato, dal classico psicotico andamento korniano - esplosioni improvvise di angoscia alternate a fasi di apparente quiete mentale- il sound dei Society One deve anche qualcosa al nuovo trattamento industriale/elettronico di gruppi come Videodrone e Orgy. Nonostante quel che si possa pensare, non si tratta però di un disco iscrivibile sotto l'etichetta 'Korn e i suoi derivati'. Aspettiamo dunque il prossimo passo come quello definitivo per capire dove il gruppo possa realmente arrivare.
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14/12/2005 13:23 - JESUS & MARY CHAIN
Munki
Amano e odiano il rock'n'roll, Jim e ...
JESUS & MARY CHAIN Munki Amano e odiano il rock'n'roll, Jim e William Reid. Quanto meno così certificano i titoli delle canzoni scelte per aprire e chiudere questo disco. Che avrebbe dovuto essere un disco importante, perchè infrange un silenzio protrattosi per quattro anni e segna il loro ritomo alla Creation, etichetta che li tenne a battesimo ormai 14 anni fa pubblicandone il primissimo 45 giri. Da allora la formula impiegata dal duo assecondato di volta in volta da musicisti diversi non è mutata in modo significativo: elementari canzonette pop brutalizzate con furore punk. Un po' come i Ramones, meno giocherelloni e più perfidi però. Leggendario l'album d'esordio, Psichocandy (1985), e via via meno interessanti i seguenti: cinque in tutto, questo incluso. Il logorio della vita moderna ne ha appannato man mano il talento evidentemente. E Munki scialbo esercizio di routine ne è l'inequivocabile dimostrazione. Amano e odiano il rock'n'roll dicevamo: lo amano perché è stato la scintilla che ha acceso le loro vite e d'altra parte lo odiano perchè quella fiamma è ora irrimediabilmente spenta.
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14/12/2005 13:23 - JESUS ALEMANY
Cubanismo! E' nato come un progetto discografico nella testa ...
JESUS ALEMANY Cubanismo! E' nato come un progetto discografico nella testa di Joe Boyd uno dei produttori più intelligenti ed aperti. Boyd andò all'Avana ed assieme al trombettista Jesus Alemany originario della Sierra Maestra scelse alcuni dei musicisti locali più bravi per incidere un disco che doveva essere un omaggio alla migliore musica da ballo cubana degli anni '50 e '60. Oltre ad Alemany che il Village Voice ha accostato per alcuni aspetti a Miles Davis e Fats Navarro, c'erano anche il veterano pianista Alfredo Rodriguez (già con Tito Puente, Dizzy Gillespie e Johnny Pacheco) il percussionista Tata Guines (una leggenda di Cuba) e alcuni membri di Irakere. Il cd edito dall'etichetta Hannibal nel 1996 è diventato immediatamente un successo bissato l'anno scorso dall'uscita del secondo disco intitolato Malembe ancora prodotto da Boyd. L'anno scorso l'orchestra ha girato il Mondo per il lancio definitivo. Dovunque, al Festival di New Orleans a quello di Montreal (davanti ad un pubblico di 120 mila persone) dai teatri europei a quelli americani ha fatto registrare il tutto esaurito perché la sua musica - è stato detto - è destinata a catturare i cuori, le orecchie ed i piedi degli appassionati di musica latina. Alemany e Cubanismo hanno il merito di aver portato nuova linfa alla tradizione cubana e di aver rivitalizzato generi come rumba, cha-cha-cha, son danzon.
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14/12/2005 13:23 - JESUS AND MARY CHAIN "Munky"
Più che la delirante prova solistica ...
JESUS AND MARY CHAIN "Munky" Più che la delirante prova solistica di William Reid (il recente singolo "Tired of Fucking" uscito sotto la sigla di William) sono stati "Cracking Up" e "I Love Rock'n'roll", pubblicati in rapida successione durante questa primavera, a rendere sempre più plausibile il sospetto che Jesus and Mary Chain fossero tornati all'ovile. Adesso, con il nuovo album sotto gli occhi e le orecchie di tutti, quel sospetto trova definitiva conferma. Infatti, "Munky", quinto album della band scozzese (si escluda dal computo la raccolta dell'88 "Barbed Wire Kisses") oltre ad ufficializzare la riconciliazione dei Jesus con Alan "Creation" McGee segna il loro ritorno, se non al sound delle origini, a qualcosa che ci assomiglia molto. Accantonato l'intimismo elettroacustico di "Stoned and Dethroned" (fa eccezione un solo episodio, "Never Understood", ballatona alla "Helpless/Knockin' on Heaven's Door"), il gruppo rispolvera gli amplificatori, lubrifica il pedale della distorsione e ritira fuori la sua inconfondibile verve incendiaria (una buona parte almeno). Più che a "Psychocandy", la musica di "Munky", solo in qualche frangente dilaniata dal solito feedback, ammicca decisa a una forma di psycho-pop veloce ed essenziale, a tratti riconducibile allo stile di "Automatic". Valga su tutti l'esempio di "Cracking Up", canzone che recupera un vecchio giro di basso ("Mongoloid" dei Devo...) e ne amplifica tutto il potenziale paranoico. Basso carnoso, ritmo 'ferroviario' e riff minimali anche in "Birthday" e nelle più ossessive "Virtually Unreal" e "Supertramp". Rock sporco e senza troppi fronzoli, invece, quello che brucia vorticoso sotto le voci, spettrali come sempre, di Jim e William Reid, in "Stardust Remedy", "Commercial" e "Degenerate" (quest'ultima soffocata da un finale quasi zeppeliniano). C'è poi odore di psichedelia sinfonica (Spacemen 3, Spiritualized...) nella sommessa "Man on the Moon" e novità assoluta, una parentesi decisamente 'screamadelica': i quattro minuti e mezzo di "Perfume", narcolettici come piacerebbe a Gillespie e compagni. L'album, 70 minuti ad alto potenziale pirotecnico, si apre con una dichiarazione d'amore ("I Love Rock'n'roll") e si chiude provocatorio, 16 canzoni più avanti, con una di guerra ("I Hate Rock'n'roll"). Odio il rock'n'roll, cantano i Jesus, odio il rock'n'roll e tutti quelli che non hanno niente da dire. E concludono: Il rock'n'roll mi odia/Io ti odio rock'n'roll/Odio il rock'n'roll che odia me... A qualcuno, c'è da giurarci, fischieranno le orecchie. E questa volta, garantito, il feed-back c'entra poco!
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14/12/2005 13:23 - Jesus Christ & Company Gospel Messengers
La città di New Orleans ...
Jesus Christ & Company Gospel Messengers La città di New Orleans ancora una volta ci regala un gruppo Gospel di valenti e apprezzati musicisti quale ennesima conferma che la vuole scopritrice di talenti musicali di grande levatura artistica. E’ questo il caso del gruppo “J.C. & Company Gospel Messengers” enseble composto da sei musicisti, nato nel 1988 da un’idea di Jerome Clark e Kelroy Price, personaggi molto conosciuti nell’ambiente gospel della Louisiana. J.C. & Company sono uniti dall’amore e dalla passione per questo genere musicale al punto di sentirsi come una sola grande famiglia impegnata a diffondere il messaggio di Cristo attraverso la musica della “buona novella”. Il loro legame va ben oltre il semplice rapporto artistico, per loro ogni concerto diventa un’occasione per consolidare la loro fede ma anche per coinvolgere nuovi adepti nella scoperta e nella valorizzazione della musica religiosa afroamericana. I Jesus Christ & Company arrivano per la prima volta in Italia per presentare al pubblico italiano la freschezza e l’originalità della loro musica, un gospel dinamico e coinvolgente intriso di gioia e spiritualità secondo la vera tradizione di New Orleans. Formazione: Elroy Price (vocals); Kelroy Price (vocals); Lionel Goodman (vocals); Jerome Clark (vocals e piano); Melvin Russel (bass); Elliot Randolph (drums).
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14/12/2005 13:23 - Jesus Lizard "Blue"
Lenta ed inesorabile continua la marcia dei Jesus ...
Jesus Lizard "Blue" Lenta ed inesorabile continua la marcia dei Jesus Lizard verso le istituzioni commerciali del rock a stelle e strisce. Spine nel fianco ai tempi di Goat e Liar, i Lizard rischiano proprio di ridursi come le band che maggiormente detestavano: piccoli ingranaggi inermi nel sistema intricato delle multinazionali del disco. Un po' come quella rabbia manifesta contro la macchina, con la quale hanno più d'una volta diviso il palco. Fatto sta che la metrica hip-hop di Soft Damage rimanda proprio a Zack de La Rocha Et Co. Allibiti? C'è dell'altro: lo stupido hard-rock di Happy Snake infastidirebbe finanche Beavis Et Butthead, mentre le avvisaglie industrial-rock di Needles For Teeth lascerebbero di stucco persino il più smaliziato fan dei Depeche Mode. Anche Until It Stopped To Die spolvera una vena poco incisiva, siamo dalle parti del Denison Kimball Trio oppure dei Lizard più soul formato Down. Un numerino jazz rock, come potevano suonarlo i Birthday Party 15 anni fa, senza minimo vigore fisico però. L'hard rock è l'influenza più prepotente su Blue, palese in A Tale Of 2 Women - autostrade aperte con i ZZ Top a manetta - imbarazzante nel refrain quasi gotico di And Then The Rain. Morti e sepolti gli Scratch Acid, allontanati vigorosamente i satellitari DK3, i Jesus Lizard hanno tutte le carte in regola per conquistare il pubblico di MTV. Auguri.
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14/12/2005 13:23 - Jesus Lizard "Jesus Lizard"
In attesa del nuovo album di prossima ...
Jesus Lizard "Jesus Lizard" In attesa del nuovo album di prossima pubblicazione, Blue, i Jesus Lizard se ne escono con lavoro breve (cinque brani) per la newyorkese Jetset. Nonostante l'impressionante dispiego di mezzi (hanno partecipato alle varie fasi della produzione nomi importanti come Andy Gill, John Cale, Jim O'Rourke, Howie Weinberg), il prodotto risulta, per usare un termine caro al recensore che intende disimpegnarsi, "interlocutorio". La presenza dell'ex Laughing Hyenas e ora DK3 Jim Kimball al posto del grande Mac McNeilly, non sposta di molto la mira del gruppo, sempre saldo sui binari di un potente postpunk, forse in questa occasione meno articolato e nervoso. Probabilmente perchè ci si aspetta da loro il solito ruvido assalto all'arma bianca, i Jesus Lizard hanno deciso di tagliare questo minialbum con due brani spiazzanti che risentono fortemente delle sperimentazioni ambientali e postrock della Chicago dei giorni nostri. Fa sorridere pensare a David Yow che si cala i pantaloni (uno dei suoi numeri forti dal vivo) durante la trama intessuta per solo basso dalla tortoisiana e romantica Valentine, o nel bel mezzo dei chiangiori percussivi di Needles For Teeth, che sembra uscita dal repertorio dei freddissimi Brise-Glace. Potrebbe essere il preludio di cambiamenti sostanziali, così come il divertimento di una sessione di prova, certo questa inattesa variazione sul tema sa un po' di rincorsa verso il nuovo. Fare meglio del precedente Shot sarà un'impresa ardua, in cui tutti si confida. Nel frattempo Jesus Lizard offre alcuni spunti su cui riflettere.
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14/12/2005 13:23 - Jesus Lizard
Chi segue questo manipolo di terroristi musicali fin dagli ...
Jesus Lizard Chi segue questo manipolo di terroristi musicali fin dagli esordi (quasi una generazione fa) si trova oggi nell'imbarazzante compagnia di quelli che sono alla ricerca dei nuovi Nirvana e che avendo sentito nominare i Jesus Lizard da un po' di anni, ne scriveranno come della promessa del momento. Personalmente ritengo che la major di turno abbia sbagliato i conti, che i Jesus Lizard siano costituzionalmente incapaci di produrre un hit. Ma sarò lieto di essere smentito. Per chi li seque da anni, questo disco è tanto bello quanto inutile. Sono esattamente gli stessi Lizard di "Head" (della trilogia per la Touch & Go che li impose all'inizio del decennio) gli stessi di "Down" (Touch & Go) e "Shot" (Capitol), album appena meno fantasiosi con cui virarono verso un sound più mainstream, tempi psicotici, le dinamiche contorte, le armonie spinose, le dense e oscure parti strumentali, le atmostere depresse e noir, il canto urlato e poco o nulla modulato. Le liriche disperate e claustrofobiche. Appena un tocco di 'dub' e funk in più forse per la presenza di Andy Gill (Gang Of Four) alla produzione i soliti ritmi martellanti di Denison propongono i soliti scomposti stacchi strumentali, canzoni sventrate (soprattutto la seconda) da sonorità violente di un hard-rock malvagio quasi voodoo.
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14/12/2005 13:23 - Jesus Villa Rojo - Brihuega - E (1940)
Compositore, clarinettista e ...
Jesus Villa Rojo - Brihuega - E (1940) Compositore, clarinettista e pianista spagnolo. Ha studiato presso il conservatorio di Madrld composizione clarinetto, pianoforte e violino. Durante la sua permanenza a Roma ha studiato musica elettronica e composizione all'Accademia di Santa Cecilia. Come compositore e interprete ha partecipato a diversi festival spagnoli e internazionali ottenendo premi e riconoscimenti. Ha fatto parte del gruppo 'Nuova Consonanza', e, sempre a Roma, ha on ato i gruppi 'Nuove Forme Sonore' e 'The Forum Players'. A Madrid ha creato il LIM (Laboratorio dl Interpretazione Musicale). La sua intensa attività ha molto contribuito alla diffusione di opere basate sulla sua particolarissima tecnica clarinettistica.
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14/12/2005 13:23 - Jose e Jesus Arze ('Arza Aniak') - Usurbil - E ...
Jose e Jesus Arze ('Arza Aniak') - Usurbil - E (1936 e 1945) Jose e Jesus Arze, compositori, cantanti e suonatori di txalaparta. Iniziano fin dal 1965 a occuparsi dello sviluppo della canzone basca contemporanea e sono una delIe poche coppie di musicisti a coltivare l'uso di (Iuesto strumento. Nel 1968 registrano il loro primo disco e tengono concerti a Barcellona e in altre città. I1 loro spettacolo allestito nel 1969 e intitolato 'Baga biga, higa' ottiene un importante successo ma anche richiami e scomuniche da parte del Santo Uffizio. Il gruppo viene sciolto nel 1971 ma i due fratelli Arze proseguono il loro lavoro pubblicando libri e realizzando spettacoli di carattere multimediale. Jose Arze si è dedicato in particolare alla poesia visiva e alla realizzazione di opere fonetiche, presentate anche in manifestazioni internazionali come l' 'Internazionale Poezie' di Utrecht.
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14/12/2005 13:23 - MC 900 FT JESUS - Welcome my dream. Musica nera ...
MC 900 FT JESUS - Welcome my dream. Musica nera al lOOSo, a+7+rolgente miscela di tonalità davieiane, funky notturno e rap, rallentato come in un «piacevole» incubo post-fonduta. E pensare che il titolare è bianco. Direi di più: texano.
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14/12/2005 13:23 - THE JESUS LIZARD - “Bang” (Touch And Go/Wide)
I Jesus Lizard ...
THE JESUS LIZARD - “Bang” (Touch And Go/Wide) I Jesus Lizard hanno deciso di scrivere la parola fine. Di porre termine a una meravigliosa avventura durata più di dieci anni. Senza dimenticare che in origine David Yow (vocals) e David Vm. Sims (bass) prestavano servizio negli Scratch Acid e Sims pure nei Rapeman (in compagnia di Steve Albini e di un altro ex Scratch Acid, nonché futuro Ministry, ovvero Ray Washam). Reclutato il bassista Duane Denison (proveniente dai Cargo Cult), affidatisi alla produzione di Albini e alle ritmiche di una drum machine, i tre pubblicano il primo EP, “Pure”, per Touch & Go; siamo nel 1989. Da lì prese vita una delle più belle storie che il cosiddetto rock indipendente (alternativo che dir si voglia) americano abbia conosciuto. Al momento dell’esordio sulla lunga distanza la band ha già reclutato un batterista in carne e ossa (Mac McNeilly, poi rimpiazzato da James Kimball e Brendan Murphy) e sviluppato un suono che li identificherà per sempre e che possiamo definire noise, punk, blues o roots rock, ma che non cambia la sostanza delle cose: il nome Jesus Lizard identifica esso stesso un suono, meglio di qualsiasi definizione. E lo sapeva bene Kurt Cobain, i cui Nirvana condivisero il palco e uno split single con Yow e soci, giusto per rimarcare come Cobain non abbia mai abbandonato ciò a cui si sentiva affettivamente legato. Ovvio che un simile gruppo, per quanto abrasivo, spigoloso e scontroso (nel sound e nell’atteggiamento) e in virtù di un buon successo di vendite a livello underground attirasse l’interesse di qualche major. E in effetti, dopo quattro spettacolari dischi (“Head”, “Goat”, “Liar” e “Down”) per Touch & Go, arriva la firma per la Capitol. Non sono d’accordo con chi sostiene che la storia dei Jesus Lizard si possa ritenere conclusa a questo punto, in quanto sia “Shot” che “Blue”, pur se in maniera meno marcata, portano avanti con coerenza un discorso musicale che cerca di evolversi senza snaturarsi o contaminarsi in modo insensato. Arriviamo così al 25 marzo 1999, giorno dell’ultimo concerto tenuto a Umeå in Svezia. A noi non rimane altro da fare che rimpiangerli e quale ricordo ci consegnano “Bang”: indispensabile raccolta di 7”, pezzi dal vivo, tre inediti e quattro cover (un medley dei Chrome, “Wheelchair Epidemic” dei Dicks e due tracce addirittura del Trio, per chi se lo ricorda). Fondamentali? Certo, ma non perché lo dice il sottoscritto, semplicemente perché l’ha decretato la storia!
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14/12/2005 13:23 - JESUS CHRIST SUPERSTAR - opera rock
L’opera rock è eseguita ed ...
JESUS CHRIST SUPERSTAR - opera rock L’opera rock è eseguita ed interpretata rigorosamente dal vivo da 30 elementi, ognuno con una sua spiccata personalità. Inoltre il look dei personaggi ci fa tornare indietro nel passato di molti anni.






















































































































































































































































































