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14/12/2005 13:23 - ANDREAS VOLLENWEIDER
Sembra che ancora oggi non ci possa credere: lui ...
ANDREAS VOLLENWEIDER Sembra che ancora oggi non ci possa credere: lui un arpista, e per di più svizzero, che vende milioni di copie di dischi fatti senza nessuna strizzatina d'occhio al mercato, senza scendere a nessun compromesso. Strana scelta quella dell'arpa: ci sono stati dei motivi particolari nella decisione di suonare questo strumento cosi poco usuale nella musica moderna? "Ho provato diversi strumenti musicali prima di rimanere affascinato dall'arpa. Essa è stato il mezzo che, meglio di altri, mi ha consentito di esprimere la mia sensibilità musicale: è la concretizzazione della voglia di comunicare in musica le emozioni che provo quotidianamente. Potranno anche non credermi, ma io non ho scelto l'arpa: è stato come incontrare una persona. Ad esempio, come tutti, ho incontrato moltissime persone prima di incontrare mia moglie. E con tutte avevo molti punti in comune: però ho scelto mia moglie per tantissimi motivi, alcuni noti, altri sconosciuti. E con l'arpa è stato lo stesso: ho suonato diversi strumenti prima di provarla; quando l'ho presa in mano ho trovato tante e tali affinità che non ho potuto più farne a meno. Non conosco molto la musica per arpa, specie nell'eccezione classica. In genere trovo che nella musica classica l'arpa sia limitata. Infatti ben presto ho apportato allo strumento alcune piccole modifiche che mi hanno permesso, sia timbricamente che tecnicamente, di adattarlo meglio alla mia musica. Ho messo dei feltri per stoppare il suono e rendere l'arpa più percussiva. Uso le unghie, che non è il modo consueto di suonare lo strumento. Le altre modifiche "elettroniche" che ho introdotto sono assolutamente marginali e quasi non si sentono. Cioè voglio dire che incidono di più sui colori che sul timbro vero e proprio. L'accordatura è quella standard. Lo strumento è predisposto per il "midi" ma l'ho usato raramente. Mi va bene il suono che riesco ad ottenere normalmente. Sono nato il 4 ottobre 1953 e sono cresciuto in un ambiente musicale. Ho sempre suonato musica, sin da piccolo, e non sono mai stato legato a nessun tipo di etichetta. La musica che ho suonato e suono è la mia musica e rifugge da ogni tipo di classificazione. Per quanto riguarda il fenomeno New Age non lo conosco in modo approfondito e ritengo che in genere venga trattato, vuoi forse per la sua intrinseca indefinibilità, in modo assai vago. La New Age, intesa sia come movimento che come musica ad esso correlata, è nata molti anni fa da artisti fortemente sensibilizzati su temi quali l 'ecologia e i diritti dell'uomo. La New Age, allora, rifletteva una nuova spiritualità e una diversa valorizzazione di quegli aspetti interiori dell'uomo così spesso trascurati dallanostra società. Questo accadeva anni fa: purtroppo oggi la New Age è diventata un affare commerciale ed è per questo che io ne voglio prendere le distanze. Il mondo di oggi prevede che si possa comprare tutto: anche la spiritualità. E questo io non lo condivido, non mi sta bene: io non credo che si possano acquistare i veri valori dell'anima e dello spirito. Questo è il vero problema che ho nei confronti della New Age e l'accusa che le muovo è precisa: aver trasformato un sentimento puro e spirituale in cosa volgarmente materiale.
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14/12/2005 13:23 - ANDREAS VOLLENWEIDER The Essential Andreas Vollenweider
In viaggio con la propria ...
ANDREAS VOLLENWEIDER The Essential Andreas Vollenweider In viaggio con la propria musica da più di vent'anni, Andreas Vollenweider. Gli itinerari percorsi hanno portato la sua arpa a toccare continenti e musicisti diversi tra loro. Oggi, tredici album più in là, tira un bilancio delle proprie esperienze. E' nato così The essential Andreas Vollenweider, un'antologia dei suoi successi che contiene anche una traccia cd rom, la testimonianza di un lavoro che lo ha portato a collaborare tra gli altri con Carly Simon e Luciano Pavarotti, orchestre sinfoniche, Bryan Adams e i Ladysmith Black Mambazo. «Era da tempo che sentivo la voglia di pubblicare una sorta di biografia musicale. Volevo guardarmi indietro e mettere il punto ai miei primi 40 anni. L'ho fatto senza aggiungere inediti, rimasterizzando solamente le vecchie composizioni. La selezione l'ha fatta, in pratica, chi ascolta i miei dischi. Ho inserito 16 brani, la scaletta di un concerto. The essential racchiude il meglio di me». Nessuna pressione discografica? Vollenweider sorride, sornione: «I rapporti con l'industria sono sempre un po' controversi, ma io mi ritengo molto fortunato. Ho la mia libertà e il mio spazio. In questi vent'anni ho trovato un linguaggio e l'ho sviluppato. Ho affinato una tecnica che mi permette di suonare l'arpa come un pianoforte e sono curioso di scoprire nuovi orizzonti, di fare esperimenti». Vollenweider non sembra appagato dal successo che ne ha fatto una stella della new age e il più noto artista svizzero. E' alla ricerca di emozioni e di stimoli. Non ama parlare di tendenze e di mode, non ascolta musica («cerco di vivere il più possibile nel silenzio»): odia le categorie: «Sarei uno stupido se mi fossilizzassi in un genere. Questo riduce l'essenza della musica e le possibilità di un artista. Il movimento new age unito alla filosofia zen ha creato dei grandi spazi, anche economicamente. Ma ora le novità sono altrove. E a me piace passare da un genere all'altro. Cosa farò adesso? Il futuro è nel futuro».
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14/12/2005 13:23 - ANDREAS VOLLENWEIDER The Essential Andreas Vollenweider In viaggio con la ...
ANDREAS VOLLENWEIDER The Essential Andreas Vollenweider In viaggio con la propria musica da più di vent'anni, Andreas Vollenweider. Gli itinerari percorsi hanno portato la sua arpa a toccare continenti e musicisti diversi tra loro. Oggi, tredici album più in là, tira un bilancio delle proprie esperienze. E' nato così The essential Andreas Vollenweider, un'antologia dei suoi successi che contiene anche una traccia cd rom, la testimonianza di un lavoro che lo ha portato a collaborare tra gli altri con Carly Simon e Luciano Pavarotti, orchestre sinfoniche, Bryan Adams e i Ladysmith Black Mambazo. «Era da tempo che sentivo la voglia di pubblicare una sorta di biografia musicale. Volevo guardarmi indietro e mettere il punto ai miei primi 40 anni. L'ho fatto senza aggiungere inediti, rimasterizzando solamente le vecchie composizioni. La selezione l'ha fatta, in pratica, chi ascolta i miei dischi. Ho inserito 16 brani, la scaletta di un concerto. The essential racchiude il meglio di me». Ma ora le novità sono altrove. E a me piace passare da un genere all'altro. Cosa farò adesso? Il futuro è nel futuro». - INFO: Ponderosa music & art - Piazza S. Maria Delle Grazie 1 - 20123 Milano - Italy Tel. 02/48194128 - www.ponderosa.it
















































































































































































































