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14/12/2005 13:23 - HENRY ROLLINS
Everything (2.13.61)
"This is a talking record. There is no ...
HENRY ROLLINS Everything (2.13.61) "This is a talking record. There is no music on this record." Questo è ciò che trovate scritto sul retro di quasi tutti i dischi "parlati" (spoken word). Nell'ultimo disco parlato di Henry Rollins, invece, di musica ce n'è eccome. Ma ad accompagnare la lettura di "Everything" - un lungo poema/invettiva tratto dal suo ultimo libro, "Eye Scream" - non è la Rollins Band. No, sono due vecchi jazzisti dimenticati: Charles Gayle, grande sassofonista del periodo free, e Rashied Ali, batterista che ha suonato con Coltrane in dischi come "Interstellar Space" e "Stellar Regions". I loro interventi sottolineano i momenti più importanti del disco, e si sovrappongono ai rumori di strada - macchine in corsa, frenate, clacson, etc. Perché il fallimento di un solo uomo è indissolubilmente legato al fallimento di tutti gli uomini. ("Evoluzione?!... Darwin non si sarebbe perso un solo minuto di questa merda..."). Così la morte di un amico può confondersi con il fumo della Rivolta di Los Angeles, e la fine di una storia d'amore con una ragazza eroinomane può essere evocata dai relitti umani che popolano Hollywood Boulevard (sì, quello di "Pretty Woman"), il tutto nello stesso flusso di parole (suoni). "Everything" è un requiem per l'America ("una ferita chiusa da una cerniera di ghetti"), scritto e ri-scritto fra l'87 e il '95. In un certo senso, può essere paragonato a "Howl" di Allen Ginsberg, il grande poema della Beat Generation. Come i Beat, Rollins ci offre un'opera fuori dal tempo, eppure fortemente del suo tempo. Come i Beat, ci offre un immaginario che per qualcuno è realtà.
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14/12/2005 13:23 - HENRY ROLLINS
Black Coffee Blues (2.13.61)
Black Coffee Blues (2.13.61 Publications, 1992) ...
HENRY ROLLINS Black Coffee Blues (2.13.61) Black Coffee Blues (2.13.61 Publications, 1992) è probabilmente il libro più riuscito fra i tanti scritti da Henry Rollins. È diviso in quattro sezioni: la prima si chiama “124 Worlds” (124 brevi sketch, ritratti e storie che Rollins riprende dalla propria vita quanto dalle proprie paranoie), la terza “61 Dreams - 1986/1989” (appunti su sogni e incubi vari). Le sezioni più interessanti, comunque, sono la seconda e la quarta. La seconda comprende quattro blues scritti: “Black Coffee Blues” (diario dello spoken word tour dell’89), “Invisible Woman Blues” (sicuramente una delle cose più belle mai scritte da Rollins), “Monster” e “Exhaustion Blues.” La sezione conclusiva, invece, è dedicata alla lunghissima poesia “I Know You.” Dopo una pleteora di dischi “parlati” a cavallo fra stand-up comedy e storytelling, dopo la versione audio del suo Get in the Van e soprattutto dopo il bellissimo Everything (disco di jazz poetry realizzato insieme a Charles Gayle e Rashied Ali, con testo ripreso dal suo ultimo libro Eye Scream), Rollins ha deciso di realizzare un audio book proprio da Black Coffee Blues. Per l’occasione si è fatto accompagnare da Chris Haskett, chitarrista della Rollins Band e musicista estremamente versatile (come ha dimostrato nei suoi due lavori solisti Language e Non-Fiction). La lettura dei quattro blues e di “I Know You” è come al solito asciutta e pacata, anche se ormai Rollins è in grado di controllare e usare la sua voce come il più consumato degli attori. Ed è proprio questo uso perfetto dello strumento-voce a rappresentare la novità e la vera forza di questo disco (al di là delle parole che, come al solito, risulteranno toccanti per alcuni, e insopportabili per altri).
















































































































































