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14/12/2005 13:23 - MOTHER SUPERIOR
The Mothership Movement
Maximum R'n'B dalla Scandinavia, con una potenza ...
MOTHER SUPERIOR The Mothership Movement Maximum R'n'B dalla Scandinavia, con una potenza di fuoco devastante che scaturisce in scoppiettanti zampilli di lava genuinamente underground: un nuovo sodalizio militante unisce le bands più antagoniste della scena di Stoccolma, impegnate nel sostegno reciproco per consentire l'autoproduzione di dischi e l'organizzazione di estemporanei concerti in spazi autogestiti, in aperta opposizione con l'ottusa politica delle majors e della radiotelevisione locale. Tutto questo è narrato, nei fatti più che nelle parole da "The Mothership Movement", bella raccolta densa di elettricità Seventies e di testi incisivi e graffianti attribuita ai Mother Superior - membri fondatori della succitata congrega - ma arricchita dal contributo di numerosi confratelli (Henrik Wind, The Wreckettes, The Mystery Train). Accade così che un solidissimo quintetto dalla configurazione più che classica (due chitarre, voce e ritmica) possa integrare ogni sorta di strumento esotico (kaloonga, mbira, guiro, arpa eolica, phloom e molti altri in studiate porzioni del disco, accedendo ad una gamma timbrica pressochè illimitata senza per questo cadere in alcuna tentazione cross-over di maniera. L'armonica grezza e limacciosa della micidiale "Wreck My Mind" inaugura una rotta cosmica polarizzata dagli astri Stooges e Stones, ebbra di blues e madida di sudore garage; il crudo impatto di "Everything Goes When You're Gone" ricorda le imprese del veliero vichingo Nomads, cui il Mothership Movement deve pure qualcosa, mentre la successiva "Revolconfusion" è forse un "Pebble" che ha smarrito la strada giungendo in Svezia con la corrente atlantica. L'esplosione atomica di "Psychedelic Cyclone" ed il pesantissimo riff zeppeliniano di "Keep On Keepin' On" sono altri esempi di dove possa portare l'intemperanza nella generazione di alta tensione, tuttavia il clima complessivo dell'album non è affatto monolitico, costellato com'è di occasioni più riflessive o dilatate; "El Salvatore" si concede pertanto una tenera ballata stonesiana, "Constant Reminder" accumula cavernosi vortici di bassi profondi a costruire una mystery track a regola d'arte, mentre le scansioni in slo-mo della flemmatica "Redeem" tengono testa agli abissi ipnotici sovente tracciati dagli Alchemysts nei relativi momenti di quiete.





















































































































































































































