Live Band
MARCO PHILOPAT
finalmente ristampato dalle edizioni shake questo libro che mi ero imperdonabilmente perso al tempo in cui uscì (1997). costretti a sanguinare è stato il precursore di una serie di libri “archeologici” che hanno cercato di ricostruire la storia del periodo di massimo splendore del punk italiano (1977-84, come recita il sottotitolo), anni dimenticati troppo in fretta in cui l'hardcore italiano faceva scuola nel mondo e in cui molte città italiane potevano vantare una scena punk di rilievo (torino, milano, roma, udine, bari, napoli, il granducato hardcore...). il libro di philopat è un documento inestimabile della milano hardcore dei primi anni '80, incentrato soprattutto sulla vicenda del virus, lo storico squat di via correggio 18 che fu il centro nevralgico del movimento, e non solo dal punto di vista musicale. philopat, che è stato uno degli occupanti dello stabile fino al giorno dello sgombero, riscrive la sua esperienza servendosi della propria memoria individuale per restituire ai posteri una cronaca dell'intero movimento, presentandosi allo stesso tempo come biografo di sé stesso e come storiografo di una controcultura che per un frammento degli anni '80 ha saputo aprire uno squarcio all'interno di quel drammatico processo di decadimento che in quegli anni stava iniziando a divorare la civiltà occidentale. “costretti a sanguinare” si aggira per le strade di milano finendo per scattare una fotografia in bianco e nero di una città chiusa, grigia, in preda all'arrivismo filocraxiano e al primissimo delirio consumistico, una città che si illudeva di guardare al futuro mentre intere generazioni venivano falcidiate dall'eroina. è la cronaca dolorosa di un passato recente eppure lontanissimo in cui l'eroina era all'apice della popolarità e si è rivelato essere senza dubbio uno dei principali strumenti di repressione di tutti i movimenti giovanili dalle ambizioni più o meno rivoluzionarie. “Penso che il 1984 sia stato l'anno in cui il punk, nella sua espressione più incisiva sia finito. Il “No Future” così come lo avevamo inteso fino ad allora non significava più un punto di arrivo ma un punto di partenza, non una negazione delle possibilità ma un “viviamo il presente” nella sua forma più decisa o, meglio ancora, come un rifiuto del futuro borghese e il tentativo di crearci un futuro “nostro”, che concretizzasse, rendesse stabile e ampliasse quella alterità radicale di cui si era tanto sognato. Un passaggio non certo facile da assimilare: così molti tra noi , per condizione sociale o malessere esistenziale, non l'hanno capito e sono precipitati, come gran parte della generazione precedente, in uno dei tanti inferni metropolitani: eroina, pazzia, lavoro regolare, famiglia.” Marco Philopat, Costretti a sanguinare (Shake, Milano, 1997)
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