DAVIDE ZILLI
Piacentino, insospettabile, occhialuto precario prof di italiano al mattino e cantautore-pianista di sera, Davide “Dada” Zilli si forma con una lunga gavetta di pianista classico nei conservatori di Piacenza e Milano. Alla tenera età di 18 anni, però, dopo una visione di “The Commitments” rimane folgorato dalla musica “incolta”, e inizia così il suo apprendistato in vari progetti musicali, spaziando dal soul al punk, dal blues all’indie pop e al jazz. Nel 2001 comincia a comporre e ad esibirsi con canzoni proprie, venendo subito selezionato per i corsi di “Fronte del palco” al Centro Musica di Modena. Qui affina i propri brani e il proprio live sotto la guida di insegnanti come Manuel Agnelli (Afterhours), Sergio Carnevale (Bluvertigo), Alberto Cottica (Modena City Ramblers, Fiamma Fumana), Cristina Donà, Gianni Maroccolo (Litfiba, CSI, PGR). Nell’ ambito di questa esperienza si esibisce a Ravenna nello spettacolo “Reload” (con cover riarrangiate sotto la supervisione di Alberto Cottica e Cristina Donà), al MEI di Faenza, e successivamente in vari locali e manifestazioni - ricordiamo “Tendenze Acustico” a Piacenza nel 2004. Da due anni è iscritto, sotto la supervisione di Giampiero Bigazzi, al progetto "Sonda" promosso dalla Regione Emilia Romagna, che vede diversi artisti perfezionare e potenziare il proprio progetto sotto la guida di alcuni valutatori (musicisti e produttori). Ha appena registrato e autoprodotto l'EP omonimo con sei pezzi. Le sue canzoni sguazzano tra tante storie tutte vere: le giornate interminabili o troppo brevi dei nerds di provincia (la sua vaga somiglianza con Simone Cristicchi gli ha peraltro già procurato un adorante pubblico femminile) amori (per lo più finiti o non ricambiati, perchè così molta gente ci si rispecchia e si vendono milioni di dischi*) lavori poco pagati (id. come sopra) viaggi (per lo più pendolari, ma non si escludono per il futuro testi più europeisti, amori internazionali, gusto dell’avventura, melodie solari da fischiettare mentre si trotterella nel continente globale, in Erasmus o Inter-Rail) le solite cose, insomma. La musica, come molti autorevoli critici hanno già rilevato, mescola pop e jazz nelle forme più varie, seguendo una linea che va da un certo cantautorato italiano (Conte, Caputo) fino al Joe Jackson di “Night and Day” e all’Elvis Costello più intimista. Ma aggiungiamoci pure, non so, spruzzatine e rivoli di Belle and Sebastian, Gomez, Capossela, XTC, Gino Paoli, Steely Dan, Bersani (Samuele, ma perchè no anche Pierluigi), il soul-pop Motown, Sergio Endrigo, e tanti altri (Ah, nel frattempo, per amore del vile denaro, non tralascia il papillon e lo smoking, e continua a concertare anche come pianista classico, ha composto musiche spocchiosamente colte, accompagnato svenevoli soprani, tonitruanti tenori, cori oceanico-sinfonici, mozartato e beethoveggiato, ma questa è un’altra storia) *come da consiglio di un noto produttore di major. www.myspace.com/davidezilli