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14/12/2005 13:23 - ROGER WATERS/In the flesh-Live
Dovrebbe essere soltanto una valanga di ...
ROGER WATERS/In the flesh-Live Dovrebbe essere soltanto una valanga di passato, e anche se fosse così sarebbe comunque la più sentita e travolgente valanga di "suoni che hanno fatto scuola" registrata negli ultimi tempi. Ma non è soltanto una valanga di passato. Riappropriandosi di ciò che è suo, in questa ripresa live dei grandi classici pinkfloydiani (musica e critica sociale, parabole e formidabili assoli di chitarra, dita puntate e strumentali da sballo emotivo), Roger Water ha saputo dare una lezione ai suoi vecchi amici: mai niente, nei dopo Pink Floyd o quasi, è stato così Pink Floyd come la musica di questo disco. Più delle ultime uscite ufficiali di studio. Persino più di Pulse (1995), con il quale In The Flesh rivaleggia gomito a gomito per via degli ampi tratti di repertorio in comune. In realtà, fra i due live non c'è confronto. Lì solo tensione e stanchezza. Qui rispetto ed entusiasmo. E quando è servito (ed è servito spesso) le chitarre di Doyle Bramhall, Snowy White e Andy Fairweather Low hanno pareggiato gli squillanti timbri di Gilmour fino a superarli con una marcia esecutiva in più, quella marcia che all'ultimo Gilmour è mancata, fra i dubbi e lo sgomento di qualche fan. Meravigliose le ricostruzioni orchestrali della fase "animalesca" di Welcome To The Machine, Shine On You Crazy Diamond, Comfortably Numb. Il repertorio del Waters solista è meno efficace perchè in assoluto poco brillante già in partenza, fatta eccezione per la romantica It's A Miracle, che ancora dice la sua e l'inedita Each Small Candle, dove tornano gli spettri della guerra (Stavolta il Kosovo). Recita il vecchio adagio: "set the control for the heart of the sun". Ma Waters non ha soltanto il controllo del cuore del sole: ce l'ha dell'intera storia, davvero luminosa dei suoi Pink Floyd e di una parte della vita di chi con questa musica è cresciuto, spalancandosi ai misteri della vita e del rock. Che una volta andavano spesso di pari passo. Oggi purtroppo molto meno.
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14/12/2005 13:23 - ROGER WATERS
Dopo l'antologia natalizia dei Pink Floyd, adesso tocca a ...
ROGER WATERS Dopo l'antologia natalizia dei Pink Floyd, adesso tocca a Roger Waters dare un riassunto della sua carriera da solista, cominciata dopo il divorzio dalla band con cui ha raggiunto uno status da divo che evidentemente continua a tormentarlo. Il booklet di "Flickering flame" infatti riporta per l'ennesima volta il racconto della frustrazione di Waters di fronte al crescente successo del gruppo, arrivato al culmine quando ha sputato in faccia a un fan che cercava di invadere il palco dei Floyd durante un concerto a Montreal. Altri si sarebbero limitati ad abbracciare l'ammiratore aspettando che qualcuno della security intervenisse (in genere a sganassoni, per inciso), Waters invece ha dato il via a un processo di autoanalisi che ha dato origine a "The wall", lavoro sofferto e acclamatissimo che, ironicamente, lo ha innalzato al ruolo di semidio per il suo pubblico, forse più di quanto non fosse già in precedenza. Bob Dylan anni prima aveva cercato di risolvere lo stesso problema andando contro il suo stesso mito con album spiazzanti come "Self portrait" o "Nashville skyline" e costruendosi una figura pubblica sempre più enigmatica che gli ha consentito di proseguire la sua carriera per decenni pubblicando una grande mole di materiale. La cover di "Knockin' on heaven's door" che apre la raccolta allaccia un filo fra lui e Dylan. Ma il musicista inglese, sputi a parte, non ha mai puntato apertamente a disorientare il suo pubblico. A quanto dice lui stesso, i concerti negli stadi gli hanno fatto perdere il contatto intimo con l’audience, mettendolo in crisi. Ma i suoi lavori da solista hanno stranamente continuato a seguire le stesse scelte stilistiche che hanno portato i Pink Floyd a diventare un nome da grande arena. "Flickering flame" conferma questa impressione, raccogliendo episodi da ognuno dei suoi album da solo: Waters ha mantenuto una maniacale attenzione per il suono, aggiungendo e limando qualcosa rispetto al calco floydiano di partenza, ma rispettandone le caratteristiche fondamentali. Capita anche che gli eccellenti musicisti chiamati a collaborare finiscano col pagare tributo al modello originale: è il caso ad esempio di Steve Lukather, chitarrista da tempo riconosciuto come un grande del suo strumento, che si ritrova spesso Gilmour fra le dita nelle sue parti in "Too much rope" e "Three wishes". La visione cupa di Waters si stempera in momenti più ottimisti come "The tide is turning" o "Each small candle", che fanno intravedere un po' di pace per lo spirito inquieto del musicista. I fan saranno felici per l'inclusione della inedita title-track, della rara "Towers of faith" (proveniente dalla colonna sonora di "When the wind blows") e del demo inedito di "Lost boys calling", brano scritto insieme a Ennio Morricone per il film "The legend of 1900". TRACKLIST "Knockin' on heaven's door" "Too much rope" "The tide is turning" "Perfect sense part I & II" "Three wishes" "5.06 am (every stranger's eyes)" "Who needs information" "Each small candle" "Flickering flame (new demo)" "Towers of faith" "Radio waves" "Lost boys calling (original demo)"













































































































































