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14/12/2005 13:23 - I norvegesi Kings of Convenience sono un duo di ventiquattrenni ...
I norvegesi Kings of Convenience sono un duo di ventiquattrenni dalla profondità folk inattesa, che spiazza e travalica immediatamente il genere a cui fa riferimento, sulla scia dei Belle & Sebastian più ispirati. Due chitarre, due voci e occasionalmente dei loop di batteria sono gli unici strumenti che usano per creare le loro canzoni. Semplici ed essenziali, con il tocco leggiadro della malinconia nordica, sussurrano canzoni che hanno la dolcezza dei mattini primaverili, in bilico tra folk-rock e pop di assoluto livello: una tenue e delicata musica che viene dal cuore. Con il loro nuovo lavoro discografico Quiet is the New Loud, si sono candidati a diventare la "next big thing" del 2001.
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14/12/2005 13:23 - KINGS OF CONVENIENCE Kings Of Convenience
Eirik Glambek Boe e ...
KINGS OF CONVENIENCE Kings Of Convenience Eirik Glambek Boe e Erlend Oye, norvegesi, in società con nome da discount e straripante malinconia dentro. Acustico, misticamente dolce, magico, "Kings Of Convenience" con Toxic Girl in apertura illude ci sia brioso romantismo, profondo ma indolore, da spartirsi in fragile allegria. Inganna. Presto dirotta verso tenui ballate, meraviglie, su tutte, I Don't Know What I Can Save You From, Surprise Ice e Parallel Lines, in cui testi, voci, chitarre mettono a dura prova leggi di gravità e senso della realtà, percorsi sensitivi scossi dalla semplicità del gesto trascinato dall'affetto, solare perchè spontaneo anche nei turbinii di un addio. 'Love comes like surprise ice on the water, love comes like surprise ice at dawn'....
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14/12/2005 13:23 - KINGS OF CONVENIENCE/Quiet Is The New Loud
Come trasformare la fredda ...
KINGS OF CONVENIENCE/Quiet Is The New Loud Come trasformare la fredda e suggestiva Norvegia in qualcosa di più simile ad una caldarrosta che a un paese nordico. Responsabili del momentaneo riscaldamento della temperatura, dentro e fuori, tre ragazzi che sembrano appena usciti da un bosco e da uno spavento collettivo tipo Blair Witch Project, e invece sono delicati e attenti alle sfumature, suonano come Belle & Sebastian ma potrebbero anche nascondere altro, come certi ricami, inglesi sino al midollo, e certa vena autoriale che fino ad oggi qualcuno avrà immaginato esclusivo appannaggio dei tanti solitari persisi per strada per troppo o troppo poco amore per la vita (Nick Drake, Sandy Denny). Dodici canzoni di sostanza volatile, che ti girano sopra la testa, con qualche caduta di tono (come certi bei film in cui però nella parte centrale non succede nulla), ma anche con forti spinte nella direzione giusta: quella di una canzone d'autore giovane ma adulta introdotta da uno slogan ("la calma è il nuovo baccano") che spiega praticamente tutto è simboleggiata da Singing Softly To Me e I Don't Know What I Can Save You From. Speriamo non restino impauriti da quell'easy listening colto verso il quale le loro "dangling conversations" (Paul Simon ci perdonerà) sembrano fatalmente dirette, soprattutto se un bravo produttore saprà dar loro una mano quando ci sarà da aggiungere altri strumenti.
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14/12/2005 13:23 - KINGS OF CONVENIENCE Versus
Ovviamente la cosa bella di questo disco ...
KINGS OF CONVENIENCE Versus Ovviamente la cosa bella di questo disco è poter sfanfaronare per ore ed ore di come sia paradossale, millenarista, segno-clei-tempi (e se siete cinici abbastanza persino "post-11 settembre") che il gruppo preso a cartamodello di tutto un sentire e suonare nuovamente l'acustico" se ne esca fuori con la cosa più lontana al mondo dal ruolino di marcia dei bravo duo acustico, un album di remix. Non meno ovviamente, del resto, è ormai chiaro che l'errore era "prima" (cioè quando non ci eravamo accorti di quanto fossero naturalmente contigui Nick Drake e il chill-out), non adesso. E per finire con le ovvietà, è altrettanto ovvio che a far cogliere tale contiguità siano stati i djs più spregiudicati e innamorati della musica, quelli per cui suonare un disco di Nick Drake o di John Martin accanto ai Blue States o a Minnie Riperton- non è mai stato un problema. Quindi tutto torna: campo libero a djs e produttori (nessuno però poi così preoccupato del "ballo" o dei beats in sé e per sé) versus un tot di versioni alternative di tracce già sentite sull'album di esordio Quiet Is The New Loud, pignolescamente suddivise in "remix", "remake", "collaborations" e "arrangements", tanto per non fare di ogni erba un fascio e per conservare quel po' di aplomb nordico e imbronciato che tanti cuori ha spezzato e tanti accendini ha fatto accendere. Vero è che la perfezione è dura da migliorare, ma Toxic Girl con gli archi aggiunti da David Whitaker dovrebbero diffonderla alle otto del mattino in tutti gli uffici del palazzo dell'Onu, e Failure appena ripulita e razionalizzata rispetto all'originale non ce la leveremo mai più dalla testa. E, insomma, ci siamo capiti. Collabora al tutto una squadra equamente divisa tra la Norvegia (patria dei KOC) e Manchester (dove Erlend ha vissuto per diversi anni): Royksopp, Dj Erot, Andy Votel, Riton e Four Tet fra gli altri. Ognuno porta qualcosa che conduce, alla fine, questo piccolo disco ad essere indimenticabile. Anche se: onestamente - potrebbero mai questi due uomini fare qualcosa che sia anche solo appena meno che bellissimo?
















































































































































































































































