MOVIE STAR JUNKIES
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Ci sono dei film che prendono spunto da romanzi famosi e ci sono delle musiche che creano delle perfette colonne sonore e che contribuiscono all'immagine stessa di quello che viene ripreso; “Son of the dust” ricalca William Faulkner, è una continuazione musicale della sua ricerca sulla beatitudine trascendentale nel mondo in carne e ossa.
Prendete questo disco come se fosse un racconto, ricco di pathos, lungo dieci tracce, con dei personaggi che camminano tra la polvere di un paese dimenticato da Dio con le loro paure e le loro superstizioni. La musica pesca a piene mani dal blues e dal folk, oscura e polverosa, richiamando alla memoria Nick Cave e Leonard Cohen: c'è l'elettricità, c'è la calma dopo la tempesta e la sensazione di malinconia e di vuoto. Un cambio di rotta, certo, dopo due dischi e svariati Ep che combacia con l'approdo dei Movie Star Junkies nella Outside & Inside Records (etichetta dei Mojomatics), sarà un caso?
In These Woods Have Ears sembra di sentire una ballata all'A Toys Orchestra, In An Autumn Made Of Gold è un brano blues, rumoroso e il coro fa davvero venire i brividi (Nathalie Naigre, Marie Mourier e Federico Zanatta dei Father Murphy sono gli artefici del chorus); non tutti i brani sono perfetti, la title track e A long Goodbye sono le più carenti, ma la conclusiva How It All Began è fatta da un blues tribale che gira su se stesso, ipnotico e ben fatto. L'album è stato registrato in una stalla del cuneese per dare un effetto live, crudo e sporco, ed è stata a mio avviso un ottima idea: bisogna puntare su sonorità sporche, su brani poco legati alla forma canzone per eccellenza e rendere il tutto il più primitivo possibile.
Ci sono degli sciamani in quel del Piemonte e se si giocheranno bene tutte le loro carte, dovremmo stare attenti.
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