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14/12/2005 13:23 - PHILIP JECK
Surf (Touch/Demos)
Philip Jeck è un manipolatore di dischi emerso ...
PHILIP JECK Surf (Touch/Demos) Philip Jeck è un manipolatore di dischi emerso all’inizio degli anni 90, come membro (assieme a Sianed Jones e a musicisti ospiti) del gruppo Slant (dedicato alla forma-canzone, e che ha inciso un lp e due cd). Il suo primo lavoro famoso a suo nome fu, nel ’93, una performance intitolata Vinyl Requiem, per 180 giradischi Dansette (dei vecchi modelli con speaker incorporato, e leva per passare dai 16 ai 78 giri). Seguì il cd Loopholes, su Touch, e ora questo Surf. Jeck usa mezzi piuttosto semplici, un effetto per riverberi e una pedaliera di delay per chitarra, e lavora sovrapponendo loop registrati da dischi, e riregistrandoli più volte per deteriorare la qualità del nastro. Non è una musica di “processo graduale” alla Reich, il suono è già dall’inizio sfaldato e “ambient”, un mare in cui (ci è dolce?) naufragare. (Touch: www.touch.demon.co.uk)
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14/12/2005 13:23 - PHILIP JECK Stoke
Non si è ancora spento l'eco dei ...
PHILIP JECK Stoke Non si è ancora spento l'eco dei "Vynil Coda 4" di pochi mesi fa, che Philip Jeck è già pronto con il nuovo disco su Touch. Ed è ancora meraviglia, poiché l'arte dello stupore sembra ormai inscritta nel DNA di queste, ineffabile musicista. Oh si, è doveroso dire che Jeck per le 7 tracce di "Stoke" tutte (tranne Lambing registrata in casa), tratte da performances live tra Liverpool, Manchester, Osaka, Tokyo e Vienna, ha utilizzato i soliti giradischi Bush, Fidelity, Philips, le solite tastiere Casio, un cd player portatile e poco altro. E poi? Come dire del suono che riesce ad ottenere? Come dire ancora dell'immensa sensibilità, della sua fascinazione per l'arcaico e l'assoluto modernità allo stesso tempo? Credetemi Philip Jeck è uno dei pochi autentici alchimisti del suono in circolazione nell'era della post-modernità. Uno in grado di muoversi dal centro alla periferia con invidiabile disinvoltura. Come ottiene suoni così particolari ed unici anche rispetto ai più avventurosi turntablists?
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14/12/2005 13:23 - PHILIP JECK Stoke
Non si è ancora spento l'eco dei ...
PHILIP JECK Stoke Non si è ancora spento l'eco dei "Vynil Coda 4" di pochi mesi fa, che Philip Jeck è già pronto con il nuovo disco su Touch. Ed è ancora meraviglia, poiché l'arte dello stupore sembra ormai inscritta nel DNA di queste, ineffabile musicista. Oh si, è doveroso dire che Jeck per le 7 tracce di "Stoke" tutte (tranne Lambing registrata in casa), tratte da performances live tra Liverpool, Manchester, Osaka, Tokyo e Vienna, ha utilizzato i soliti giradischi Bush, Fidelity, Philips, le solite tastiere Casio, un cd player portatile e poco altro. E poi? Come dire del suono che riesce ad ottenere? Come dire ancora dell'immensa sensibilità, della sua fascinazione per l'arcaico e l'assoluto modernità allo stesso tempo? Credetemi Philip Jeck è uno dei pochi autentici alchimisti del suono in circolazione nell'era della post-modernità. Uno in grado di muoversi dal centro alla periferia con invidiabile disinvoltura. Come ottiene suoni così particolari ed unici anche rispetto ai più avventurosi turntablists?








































































































