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14/12/2005 13:23 - Credevo di essere matto io, ad aver visto 7 volte ...
Credevo di essere matto io, ad aver visto 7 volte 'Jimi Hendrix - Live Concert' ma evidentemente a questo mondo siamo tutti una manica d pazzi, ragazzini compresi. Gloria, una dodicenne modenese, ha visto 'Titanic', il polpettone buonista in salsa yankee ben 47 volte (una pure per me, che mi son guardato bene) ma conta di arrivare, udite udite, a 71: "Ho fatto i conti, se vince l'Oscar (vai tranquilla, ndr) e rimane in programmazione, posso farcela". La scusante sarebbe che la piccola è appassionata di navi ed ammira molto Di Caprio (la seconda era inutile specificarla); well ma voi andreste a vedere un film con Angelica Bella e musiche dei Portishead SETTANTUNO VOLTE? "Non vedo cosa ci sia di male" dice risentita la mamma della ragazzina, che la accompagna ad ogni proiezione. Bene, glielo spiego io signora, che cosa c'è di male: intanto, a meno che ormai non vi facciano entrare gratis, 10.000x2x71 fa 1.420.000 lire andate a puttane e una cifra del genere comincia a pesare sul bilancio familiare; poi c'è di male che le multinazionali che hanno finanziato il progetto, se il film faceva flop, se ne andavano per ravanelli, ergo, hanno dato vita ad una bagarre pubblicitaria della madonna, per cui il bombardamento ha mandato le pecore all'ovile (sindrome di 'venite ad oremus'). C'è di male, infine, che se una madre, di un fatto che rasenta la patologia, pensa che non ci sia niente di male, può tirar su solo una figlia che va a vedere 'Titanic' 71 volte. Ma visto che al peggio non c'è mai fine, qualche giorno dopo di questa amena notiziola si è saputo di una ragazzina di Londra che la pellicola l'ha vista già 100 volte. Addio, sogni di Guinness, piccola Gloria. Voi però fatemi un fischio se dalle vostre parti riprogrammano 'Jimi Hendrix - Live Concert', a questo punto sarò lieto di fare l'ottava... A 'Mi manda Rai Tre' ne hanno scoperta una bella grossa: una ditta di chewing gum ha ideato un mini-album di figurine dei calciatori che, dopo un avvio stentato, è scoppiato in tutta Italia. Ciò vuol dire milioni di bambini che all'uscita di scuola sciamano a frotte dentro i bar a comprare 'ste cingomme (quelle rosa, iperodorose, schifosissime per i miei gusti, che, se masticate da qualcun altro, ne senti l'olezzo pregnante a tre metri di distanza). Hanno quasi completato, i poverini, due, tre, cinque album ma in ognuno mancano due e due soli giocatori: Volpi e Poggi. E, naturalmente, non è che i due facciano i preziosi; semplicemente, sembra invece che la ditta produttrice non li abbia ancora inseriti. Non avendo prove, si può solo supporre. Ma ci piace pensare che non sia vero, perché se lo fosse, con che faccia questi adulti industriali (magari contrari alle 35 ore!) speculerebbero sulla buon fede dei bambini di mezza Italia (l'altra mezza, purtroppo, sembra che sia più intenta a procurarsi il pane, a giudicare dalle famose gemelle di Enna)? E con che coraggio dormono, la notte? Almeno, ai tempi dei nostri nonni, erano tanto onesti da dire che il feroce Saladino era rarissimo. Altri tempi, tempi in cui gli squali non avevano sviluppato i polmoni...
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14/12/2005 13:23 - Davide Devoti (chitarra solista e cori)
E' nato e vive a ...
Davide Devoti (chitarra solista e cori) E' nato e vive a Piacenza. Dispone di una carica naturale di simpatia che sul palco si trasforma in grinta ed energia. E' uno dei chitarristi più conosciuti in Italia oltre che un compositore di raro talento. Ha suonato per alcuni anni con i "Raw Power", formazione con la quale ha avuto una certa fortuna negli Stati Uniti grazie anche alla vendita di 100.000 copie del loro LP. Nell'89 Vasco Rossi lo vede suonare e lo vuole subito con sé. Ne esce il sodalizio che darà vita a "Fronte del Palco", il mitico tour europeo da cui è stato tratto un doppio LP dal vivo. Questo amore tra i due non si è ancora spento nonostante più di tre anni di lavoro insieme. Dopo la seguente esperienza con gli "Animali Rari" (non priva di grandi soddisfazioni) viene scritturato con Helder, a "Tunnel" trasmissione di Raitre. Davide ha sempre voglia di ridere e scherzare con tutti ed i piedi saldi a terra, eppure....è uno spettacolo unico.
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14/12/2005 13:23 - Dai Devo Alla Mutato Muzika. La strana evoluzione degli uomini ...
Dai Devo Alla Mutato Muzika. La strana evoluzione degli uomini patata di Francesco Battisti 1978. Sembrava che niente potesse più shoccarci. Avevamo visto tutto e comprato le magliette. I Sex Pistols avevano imprecato in TV all'ora del té. I ragazzi cominciarono a strappare i loro abiti e a dipingere i capelli. Anelli e spille da balia fecero la loro comparsa sui nasi di molti adolescenti. Bands dei suburbi stavano realizzando dischi al ritmo di cellule cancerogene. Gruppi con i nomi più curiosi e soprattutto con le più bizzarre attitudini musicali stavano sfidando il mercato musicale. Tutto quanto è passato e, come molti lettori con scaffali pieni di dischi dimostrano, il punk vendette bene. Alcune prime stampe di mille copie furono rieditate in stock da cinquemila, diecimila, perfino ventimila. Etichette indipendenti nate a supporto di scene locali cominciarono ad annusare l'odore dei soldi. Dì lì a diventare majors e in alcuni casi padroni del grande mercato discografico [vedi Virgin] poca strada intercorse. In questo clima di entusiasmo la Stiff Records, una indie che proprio in quel periodo si stava facendo le ossa, ebbe la buona idea di importare due singoli di una band americana chiamata Devo. Il secondo di questi, Satisfaction, creò un certo clamore. Si trattava di una destrutturazione della hit dei Rolling Stones. E chi non conosceva quella canzone? Nemmeno i ragazzi più svegli erano pronti, al tempo, per la devoluzione. In Italia, le prime avvisaglie degli uomini dalle tute gialle si ebbero nella primavera del '78 grazie all'Altra Domenica di Renzo Arbore, che trasmise alle due del pomeriggio o giù di lì, il video di Satisfaction. Insomma dei Devo si cominciava a parlare. Se ne occupò anche Ciao 2001 e poi man mano, l'allora Popster, oggi Rockstar, e ovviamente Frigidaire. Quando i Devo, in Inghilterra, suonarono al festival di Knewborth, nell'estate del '78, la maggior parte del pubblico, costituito per lo più da fans dei Genesis e dei Jefferson Starship, non riuscì certamente ad afferrare l'ironia dei cinque uomini patata venuti da Akron, Ohio. La performance è passata alla storia. Vestiti con le tute antiradiazioni gialle, elmetti da skate e occhiali 3D, i Devo sfidarono con la loro sottile meccanicità una folla ostile, giunta nell'immenso parco di Knewborth seguendo uno stanco rituale fricchettone. I cinque alieni ripulirono l'erta e viscosa patina dell'ipocrisia Peace & Love contrapponendo alla cerosità delle liriche di Phil Collins Jocko Homo, la più chiara esposizione della teoria della de-evoluzione: «They Tell us that, we lost our tails evolving up, from little snails, I say it's all just wind in sails: Are We Not Men? We Are Devo!» [Ci dicono che abbiamo perso le nostre code evolvendoci da piccole chiocciole, io dico che è tutto vento in vela: non siamo uomini? Siamo Devo!]. Così quando i Devo sono arrivati era troppo tardi fermarli. I primi due singoli, Jocko Homo e Satisfaction e il demo Mechanical Man suscitarono l'interesse sia di David Bowie che di Brian Eno e i Devo firmarono per la Virgin all'inizio del 1978. L'ultimo singolo uscito per la Stiff Records, è Be Stiff, poi venne l'album di debutto, prodotto da Eno, Are We Not Men? We Are Devo!, dato alle stampe nell'autunno dello stesso anno. La notorietà del gruppo cominciava ad espandersi ed anche i Devo incapparono nei meandri del business discografico. La Warner Bros citò la Virgin in tribunale con l'accusa di aver fatto firmare la band quando questa era già sotto contratto con la major americana. Il tutto si risolse con i dischi dei Devo che uscirono in Europa con il marchio Virgin e copertine diverse da quelle americane, i cui diritti spettavano alla Warner. Ma il primo album degli uomini patata non suscitò grandi entusiasmi. Chi li aveva visti dal vivo preferiva l'impatto live piuttosto che i vinili registrati in studio e lo stesso gruppo se la prese con Eno, accusato di aver smussato, in sede di produzione, le spigolosità del sound Devo. Dal vivo, comunque, i loro show erano imperdibili. I Devo ebbero la grande capacità di provocare panico tra gli stessi critici, che non sapevano che pesci pigliare. Una caratteristica questa che i fratelli Mothersbaugh e Casale continuano a mantenere integra. Meno di un anno dopo uscì il secondo album dei Devo, Duty Now For The Future. Questo includeva molte delle canzoni più amate nei live-gigs: Smart Patrol, Mr Dna, Pink Pussycat e due delle canzoni che i Devo avevano già in cantiere da tempo e che erano state realizzate per l'EP Mechanical Man ovvero Blockhead e Clockout. Il singolo di successo estratto da questo disco, fu The Day May Baby Gave Me A Surprise. Esso scalò le classifiche europee e americane, tanto che i Devo furono ospitati anche dalla nostra Stefania Rotolo in una puntata della trasmissione televisiva Tilt. Stessa sorte toccò alla cover di Secret Agent Man, una hit del 1966 scritta da Johnny Rivers. Con i suoni più sintetizzati e con un'immagine da cellula spaziale, i Devo si trasferirono da Akron a Los Angeles e lì misero in piedi il club Devo, una sorta di sub corporazione con alla base la diffusione della teoria della devoluzione e, ovviamente, del merchandising. L'album del 1980, Freedom Of Choice, fu il capitolo con il quale i Devo intuirono il potenziale commerciale della musica elettronica. Certo, grandi dosi di ironia nei testi, musica minimale alla base, ma anche un po' di vuoto trasudava da quei solchi. Come dimenticare, però, episodi come Whip It, Gates Of Steel, la stessa Freedom Of Choice, Planet Earth ed anche la gettonatissima Girl U Want?. Vestiti nei leggendari abiti costituiti da tute argentee e copricapo in plastica rossa, veri e propri vasi per fiori, i Devo portarono in tour uno show davvero strepitoso per i tempi. Pannelli luminescenti costituivano la scenografia impostata su un innovativo gioco di luci, attraverso il quale le ombre dei cinque spuntavano a sorpresa e si allineavano sul palco. Ne è testimonianza una sequenza del film Urgh A Music War, ma anche il concerto romano di Castel Sant'Angelo del 7 ottobre 1980, trasmesso dalla Rai l'estate seguente. I concerti di quel periodo, soprattutto in Inghilterra, furono tutti sold out. La fama dei Devo, e in particolare dei loro shows crebbe vertiginosamente. Il mini-Lp con sei tracce, Devo Live, tiene fede alla reputazione che la band si era creata. Il quarto album della band di Akron uscì nel 1981. New Traditionalists era il titolo. Mi parve già allora un po' scontato, anche se mi faceva rabbia ammettere la debacle che di lì a poco avrebbe travolto anche i nostri. I "Nuovi Tradizionalisti" erano piatti, nei suoni e nelle idee; se ne resero conto loro stessi, ma prima di tutti i fans di vecchia data. Anche se Massarini continuava a trasmettere a Mister Fantasy il clip di Beautiful World, non potevo credere che quelli erano i Devo. Però tardai a congedarmi da loro. Volevo dargli un'altra opportunità. Il singolo Through Being Cool era un brano di una piattezza unica, non riuscivo a credere alle mie orecchie. Fui confortato, comunque, dal 7" Workin' In A Coalmine, una versione meccanica di un vecchio brano di Lee Dorsey che fu usato per la colonna sonora del cartoon Heavy Metal. Anche la Virgin si rese conto dell'indebolimento della band e l'ultimo album uscito con quel marchio è Oh No! It's Devo, come se già dal titolo lo stesso gruppo volesse calarsi nei panni dei critici musicali, che avrebbero detto ben più di «Oh No!». Raffigurati in copertina come uomini patata i cinque sembravano pronti a qualsiasi destino. Intanto molto succedeva nella musica di quegli anni e i Devo sembravano aver ormai perso il treno di qualsiasi innovazione. Anche commercialmente essi non riuscirono ad imporsi. Uno sbiadito singolo, Peek A Boo, fu estratto da quell'album. Poi uscì il singolo del tema della colonna sonora di Doctor Detroit. Era il giugno dell'83. Seguirono due anni di silenzio, poi, senza nessun preavviso, la Warner pubblicò Shout. Ancora grande disappunto. L'unica innovazione era quella tecnologica. I campionatori avevano sostituito i synth. Per il resto niente più da ricordare, se non una cover di Are You Experienced? di Jimi Hendrix. Altri quattro anni di riflessione trascorsero prima di Total Devo, pubblicato dall'Enigma nel luglio dell'88. Alan Myers, l'originario batterista dei Devo e responsabile di tutti quei battiti sincopati che avevano reso geniale il gruppo decise di lasciare. Venne rimpiazzato da Dave Kendrick, amico di Jim Mothersbaugh, terzo dei terribili fratelli, che agli esordi collaborò con il gruppo, prima di diventare perito elettronico per la Roland. Nell'89 è la volta di Now It Can Be Told, un doppio album dal vivo che rivitalizza il culto della band e delle sue gesta on stage. Nel 1990 esce Smooth Noodle Maps. Ma i Devo non hanno più nulla di interessante da dire. Ben più succulenta è la raccolta Hard Core Devo Vol. 1, 74-77, che puntualizza lo stile della band prima della pulitura Eno. Versioni al vetriolo di Satisfaction, Jocko Homo, Mongoloid e Social Fools sono riproposte ai vecchi aficionados del gruppo, anche se molti già le conoscevano dallo strepitoso auto-bootleg The Men Who Make The Music. Inoltre Hardcore Devo Vol 1 dispensa altri stupefacenti castoffs come Uglatto, Stop Look & Listen, I'm A Potato e Buttered Beauties. Chi, diversamente dal sottoscritto, ha attentamente seguito ogni passo dei fratelli Mothersbaugh/Casale non è rimasto stupito come me, quando, dopo aver aperto il sito web dei Devo mi sono visto immergere da fiumi di notizie e produzioni. Mark Mothersbaugh, che degli spuds boy era il cantante, ha fondato la Mutato Muzika, dove Mutato sta per "Mutants" + "Potato". Questa etichetta pubblica colonne sonore per film, varietà televisivi e pubblicità. Messi a confronto con hits quali Satisfaction o Whip It, gli attuali progetti della Mutato sono definitivamente mainstream. Recentemente, Mark e il fratello Bob [chitarrista dei Devo], hanno restaurato le colonne sonore di 250 cartoons di Popeye. Sin dall'inizio i componenti della band di Akron decretarono la crescita un errore dell'umanità. Oggi, a 43 anni, Bob, padre di due figli, ammette l'estremo piacere nel continuare a fare cose per i piccoli. I Casale, Bob e Gerald, 43 e 47 anni nei Devo suonavano tastiera, chitarra e basso. Adesso il primo fa l'ingegnere dei suoni e il produttore della Mutato Muzika, il secondo gira videoclip e crea giochi per il computer. E che fine ha fatto Alan Myers, che se ne andò nell'86 perché si sentiva sminuito dalla presenza massiccia della drum machine? Anch' egli continua a suonare nel gruppo della moglie, i Babuschka. Ovviamente la batteria. Non è finita qui, perché i Devo, il 26 gennaio del '96 si sono ufficialmente riformati con la line-up originale, tranne per Alan Myers. A sedere dietro la batteria c'è ora John Freese. Durante la scorsa estate Mark, Bob 1, Bob2, Gerald e John si sono tolti anche lo sfizio di partecipare al Lollapalloza. Presto uscirà una videocassetta di questo tour. E la storia non finisce qui......Se siete attrezzati per Internet e interessati ai Devo e alla Mutato Muzika digitate il seguente indirizzo: http://www.mutato.com. Buon viaggio!
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14/12/2005 13:23 - DEVO Pioneers who got scalped
Un'antologia che può davvero accontentare tutti. ...
DEVO Pioneers who got scalped Un'antologia che può davvero accontentare tutti. Nelle cinquanta tracce dei due cd possono trovare motivi di soddisfazione i neofiti (il disco copre l'intero arco della carriera del gruppo-simbolo della new wave americana di fine anni Settanta), gli appassionati dell'epoca degli esordi (grazie alle versioni originali dei primi singoli della band da 'Jocko homo' a 'Mongoloid' a 'Be stiff') e tutti coloro che hanno perso negli anni i brani incisi dai Devo per colonne sonore o come semplici mix. Accanto ai classici come 'Satisfaction', 'Smart Poatrol/Mr.Dna' e 'Girl u want', l'antologia propone infatti le cover di 'Itsyv bitsy teenie weenie yellow polkadot bikini' di Bryan Hiland And The Newbeats e di 'Are you experienced?' di Jimi Hendrix, un brano come 'One dub thing' inserito precedentemente solo nel videogioco Interstate '82, il remix del tema conduttore del film "Doctor Detroit", a alcuni estratti sonori presi dal documentario "The men who make the music" e una lunghissima lista di rarità. La confezione è bellissima e il libretto interno è ricchissimo di fotografie e di informazioni dettagliate sulla carriera e la discografia della band. Il vostro viaggio nell'incredibile mondo della de-evoluzione potrebbe tranquillamente partire da qui.
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14/12/2005 13:23 - DEVO
Shout (Infinite Zero)
Quando Shout uscì per la prima volta, nel ...
DEVO Shout (Infinite Zero) Quando Shout uscì per la prima volta, nel 1984, i Devo non erano più il gruppo geniale e innovativo di dischi come Q: Are We Not Men? A: We Are Devo e Oh No, It’s Devo. O meglio, erano esattamente lo stesso gruppo, ma l’effetto-sorpresa generato dalla loro incredibile musica era finito. Inoltre i Devo si erano allontanati dal formato dei primi dischi e avevano abbandonato quasi completamente l’uso delle chitarre. Le melodie pop assolutamente trascinanti e stralunate - ciò che li aveva caratterizzati fino a quel momento, cioè - avevano ormai lasciato il posto a un pop elettronico forse un po’ di maniera, ma certamente brillante. Se nei primi, bellissimi dischi il gruppo di Akron, OH aveva iniziato il processo di mutazione (o, se preferite, di de-evoluzione), Shout rappresenta il successo dell’esperimento genetico sulla pop music iniziato dai Devo nel 1973. Con questo non voglio però dire che il disco rappresenti anche l’apice della carriera del gruppo (come canta Mark Mothersbaugh nella cover di “Are You Experienced” di Hendrix: “Not necessarily beautiful... but mutated”). Ma non rappresenta neanche l’inizio del declino per i fab five. Infatti un disco che contiene vere e proprie gemme come “Shout” (anche nella “E-Z Listening Muzak Version 1”), “Jurisdiction of Love,” “Please Please” e appunto la cover di Hendrix deve far parte di ogni collezione di dischi che si rispetti. Per fortuna ci hanno pensato quelli della Infinite Zero a rimetterlo sul mercato. Un disco consigliatissimo per chi ama il gruppo. Se dei Devo conoscete solo il nome, invece, cominciate con qualcos’altro. Ma qui ci arriverete prima o poi, ve l’assicuro.
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14/12/2005 13:23 - Look back in anger.
MAGAZINE
Manchester, 1977. Howard Devoto, cantante ...
Look back in anger. MAGAZINE Manchester, 1977. Howard Devoto, cantante ed autore, lascia i Buzzcocks, formazione storica del primo punk inglese, nel tentativo di muoversi oltre i confini del punk e del power-pop e di portare la musica rock verso nuovi livelli di complessità senza perdere l'energia della formula. Per questo dà vita ai Magazine, insieme a John McGeoch alla chitarra e al sax, Barry Adamson al basso, Dave Formula alle tastiere e Martin Jackson alla batteria [rimpiazzato subito dopo un album]. La band si fa subito portatrice di una musica caratterizzata da diversi stili e umori, con testi carichi di inquietudine e un sound sfaccettato che mantiene inalterata la lezione power pop di quel periodo. Prodotto da John Leckie, Real Life (Virgin, 1978) è l'album d'esordio dei Magazine. Il disco si presenta al pubblico con nove brani mozzafiato, tra i quali l'hit, composta a quattro mani da Devoto e Pete Shelley Shot By Both Sides, primo singolo della band. In questo LP le linee di basso di Adamson e i synth di Dave Formula dominano la situazione, mentre Devoto dipinge un mondo sull'orlo della follia, del tradimento e del sospetto, sposando l'alienazione urbana con il misticismo tibetano e l'assassinio di Kennedy. Ma tra le pieghe di questa vernice oscura si nasconde un alto senso dello humor, tipicamente anglosassone, contrappuntato da una musica tagliente e innovativa. L'album raggiunge il ventinovesimo posto della classifica inglese. Il secondo capitolo a trentatre giri è Seconhand Daylight (Virgin, 1979), prodotto da Colin Thurston. Il sound beneficia del cambio del batterista. Martin Jackson se ne va per unirsi prima ai Chameleons e poi agli Swing Out Sister; lo sostituisce John Doyle, il cui stile è più fluido e meno legnoso di quello del suo predecessore. Le liriche di Devoto si fanno qui più semplici, focalizzando l'interesse sulle insormontabili distanze emozionali tra le persone. L'uso delle tastiere, a tratti spigolose, quasi heavy, destruttura l'assetto canonico della canzone pop attirando l'interesse dei giornali specializzati d'oltremanica. Siamo a cavallo tra gli anni Settanta ed Ottanta e questo è il momento magico per la band, che realizza un altro album memorabile, The Correct Use Of Soap (Virgin, 1980), con il quale i Magazine raggiungono il più alto livello di maturità e coesione. C'è un ritorno, in questo terzo album, alle sonorità pop di Real Life, ma c'è anche un nuovo elemento funk che conferisce al suono dei mancuniani una marcia in più, mentre lo stile di Devoto si rivela sempre più vicino ad un gusto scherzoso e noir allo stesso tempo. L'album include alcune delle migliori canzoni dei Magazine come Sweetheart Contract, Philadelphia e Song From Under The Floorboards. Play è invece un disco dal vivo del 1980 e documenta la turné australiana dei Magazine con Robin Simon, ex-Ultravox, assoldato come nuovo chitarrista al posto di John McGeoch, il quale si unisce ai Siouxsie & The Banshees. L'album contiene solo due inediti Give Me Everything e Twenty Years Ago. Le tastiere di Dave Formula dominano l'album dell'81 Magic, Murder And The Weather (Virgin), mentre l'intonazione di Devoto prende una piega più grottesca come nel caso della micro-canzone The Honeymoon Killers. Da registrare un nuovo avvicendamento alla chitarra: al posto di Robin Simon subentra Ben Mandelson. Sarcasmo e rassegnazione sono le caratteristiche prevalenti di questo disco. La crisi dei Magazine è ormai palese e Howard Devoto non perde tempo a sciogliere la band subito dopo la pubblicazione dell'ellepì, che la stampa inglese accoglie piuttosto freddamente. After The Fact (Virgin, 1982) è una compilation postuma realizzata in due versioni drasticamente differenti con soltanto cinque canzoni in comune. L'edizione inglese, con la copertina verde, contiene dieci canzoni del repertorio dei Magazine: tre singoli e sette brani estratti dai precedenti album. La versione americana, invece, data alla stampe con la copertina rossa contiene alcune splendide chicche. Sono qui incluse, infatti, le B-sides My Mind Ain't So Open, retro del primissimo singolo dei Magazine Shot By Both Sides uscito nel gennaio del '78; Goldfinger, lato B del secondo singolo Touch & Go (aprile 1978); I Love You, You Big Dummy, retro di Give Me Everything (novembre 1978); Tv Baby, b-side di Rhythm Of Cruelty (febbraio 1979) e The Book, retro di Thank You (marzo 1980). Tra le compilations postume meritano di essere ricordate Rays And Hail 1978-81, dato alle stampe dalla Virgin nel 1987 e ristampato nel 1993 e Scree un Cd con dieci brani che raccoglie B-sides e inediti. Dopo i Magazine è necessario ricordare la carriera solista di Howard Devoto con l'album Jerky Versions Of The Dream (Virgin, 1983. Alle tastiere ritroviamo Dave Formula mentre alla chitarra e ai synth ci sono Alan St. Claire e Neil Pyzer che raggiungeranno in seguito gli Spear Of Destiny). Ma l'attività più intensa di Devoto come solista passa sotto il nome di Luxuria, un progetto in collaborazione con il musicista di Liverpool Noko. Con questo nome, Devoto, oltre a realizzare diversi singoli, pubblica nell'aprile del '90 un album davvero sorprendente, Beast Box (Beggars Banquet). Per ciò che riguarda gli altri componenti, Barry Adamson si unisce prima a Pete Shelley e poi ai Bad Seeds di Nick Cave per passare infine alla carriera solista; John Doyle entra nell'organico degli Armoury Show, mentre un'autentica fucina per gli ex-Mgazine sono stati i Visage. Nella formazione che unì i talenti di Steve Strange e di Midge Ure e Billie Currie degli Ultravox militarono in diversi periodi lo stesso Adamson, Dave Formula e John McGeogh. Chi volesse avvicinarsi ai Magazine oggi può farlo abbastanza agevolmente grazie alle ristampe dei loro primi dischi e alle solite e gradite fiere mercato dei dischi da collezione. Io vi raccomanderei almeno Real Life, The Correct Use Of Soap, Magic Murder And The Weather e la raccolta Rays And Hail. [Francesco Battisti].
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14/12/2005 13:23 - SHOCK OF REALITY
"Abysmal Devotion" (Zoth Ommog/Audioglobe)
Se ci sei batti un ...
SHOCK OF REALITY "Abysmal Devotion" (Zoth Ommog/Audioglobe) Se ci sei batti un colpo. Mi riferisco a quello che sino a non molto tempo fa si identificava con il Zoth Ommog sound e chi segue le vicende della musica elettronica almeno dall’inizio degli anni ’90 sa a cosa mi riferisco. Purtroppo quel marchio di fabbrica si è perso, causa alcuni dischi non proprio felici e perché la label tedesca (andando, anche giustamente, contro le leggi al massacro del mercato) ha diminuito le proprie uscite. Certo, nella scuderia troviamo ancora Front 242 e FLA, però attorno è rimasto ben poco e non potevano di sicuro essere le ultime pubblicazioni di X-Act e Strategy a risollevarne le sorti. Ci provano i Shock Of Reality, che senza sbalordire nessuno mettono insieme 10 tracce electro (di matrice teutonica) varia, tanto EBM orchestrale quanto hard beat oriented per dancefloor, non innovativa nel suo richiamare coloro i quali hanno fatto la storia proprio dell’etichetta in questione, ma accettabile.
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14/12/2005 13:23 - Smog Dongs of Devotion Domino
L'ultimo ...
Smog Dongs of Devotion Domino L'ultimo "Knock Knock" pur contenendo alcune gemme di inestimabile valore non si poteva certo annoverare, almeno a parere del sottoscritto, tra i capolavori assoluti di Bill Callahan (A.K.A. Smog) e l'attesa per questo Dongs of Sevotion era stata preceduta da alcune considerazioni pessimistiche sul futuro dell'artista e dell'intera scena "lo-fi" americana. Ora alla luce dello splendore che irradiano le tracce di Dongs Of Sevotion, possiamo dormire sonni tranquilli. Siamo infatti in presenza di uno degli album più belli di questo 2000 e di una delle migliori prove di Smog. Dongs of Sevotion sembra infatti mediare, come aveva fatto anche Red Apple Falls, tra la giocosa fantasia dei primi Smog e la nuda poesia di dischi come "The Doctor Came at Dawn". Come non commuoversi di fronte alla meravigliosa "Dress Sexy at my Funeral" o al cospetto delle battute iniziali di "Justice Aversion", rotte dall'ingresso della familiare, calda e gelida allo stesso tempo, voce di Callahan. Non mancano le marce alla Lou Reed come "The Hard Road" e i surreali cori di bambini di "Bloodflow" che ricordano un pò i sussurri di "Bathysphere". In definitva un disco gelido e solenne come una cattedrale e confortante come una chiesetta di campagna. Solo non chiedetevi perchè il prete si comporta in modo così strano. Il segreto che custodisce non può essere rivelato o la magia dei suoi sermoni potrebbe evaporare e lasciarci privi di un conforto insostituibile.
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14/12/2005 13:23 - I già citati Strapping Young Lad di Devin Townsed (Front ...
I già citati Strapping Young Lad di Devin Townsed (Front Line Assembly, Steve Vai, Wildhearts, G//Z/R, ecc.) e Gene Hoglan (Death, Testament e Dark Angel) hanno dato alla luce “City” (Century Media/Self) album di una violenza inaudita, in cui l’aspetto umano del suono si fonde ottimamente con gli innesti di sampler e macchine varie. Le prime sette tracce sono quasi inimmaginabili per la furia devastante che scatenano, con ritmiche al limite del ragionevole e scariche chitarristiche ultra velocizzate; per fortuna che la cover di “Room 429” dei Cop Shoot Cop ci fa riprendere fiato. Gli Strapping Young Lad sono uno dei nuovi volti del metal e sono ben felice che ci siano sempre più band che si prodigano per portare questo genere fuori dalle sabbie mobili in cui lo fanno precipitare i vari Manowar, Helloween e soci.
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14/12/2005 13:23 - AA VV
We Are Not DEVO (Centipede)
“Probabilmente i tre quarti di ...
AA VV We Are Not DEVO (Centipede) “Probabilmente i tre quarti di quello che esce dal nostro laboratorio sono messaggi subliminali” Mark. Alcune notti fa, Mark Mothersbaugh, compositore, cantante, chitarrista, grafico e motore propulsore dei DEVO è stato intervistato nel corso del programma di RAI Tre ‘Magazzini Einstein’ e, con la solita aria allucinata, a proposito del suo gruppo ha detto: “Io credo che siamo più adatti alla sovversione che alla ribellione. L’era del punk ed anche quella degli hippies hanno dimostrato che la ribellione è obsoleta. Oggi influisci sul cambiamento attraverso la sovversione e noi stiamo lavorando duro”. Partiti sparatissimi, coccolati ed adulati da eminenti colleghi, pubblico e critici liberal, i cinque di Akron hanno imbastito tutta una loro filosofia sulla progressiva regressione dell’uomo moderno, la ben nota de-evoluzione (ci credereste o no, oggi in America adoperano questo termine Nobel dell’economia e seriosi anchor-men): quello che si vuole non è la libertà di scelta ma la libertà dalla scelta; avere una manica di Grandi Fratelli che pensano per noi, ci dettano le mode ed i way o’ life, i nemici da odiare ed il cibo da comprare. Praticamente niente di nuovo sotto il sole della denuncia artistica, se non fosse stato per un paio di piccoli dettagli: i DEVO, con le loro uniformi ridicole (ma realmente usate nella quotidianità della inquinatissima cittadina di origine, patria di Firestone, Goodyear e polluzioni varie), con i vasi di fiori rovesciati in testa, con il simbolismo grafico elementare e a tinte Pantone ma di forte impatto, mostravano a quel Dorian Gray vitaminico che è l’americano medio che cosa stava realmente accadendo nello specchio coperto della società sicura e produttiva. Too much paranoias era la parola d’ordine, e scrosci di un’elettronica tanto violenta da essere giudicata insostenibile da un popolo di orecchie cresciute ai ritmi floreali di Woodstock (depennando dall’elenco Jimi e gli Who), si abbatterono con esito devastante sul mondo intero. Quindi, i sismografi sonici hanno registrato scosse sempre più flebili, di assestamento da classifica, fino a confonderle con quelle provocate dal normale passaggio di un camion (o appena di un altro combo tosto). In realtà, le cose sono andate diversamente. Se è vero, come è vero, che i DEVO sono stati inghiottiti dal loro stesso iter musical-filosofico arrivando a produrre canzoncine (apparentemente?) innocue, pop intriso di E 123, dopo le urticanti sferzate iniziali, è anche vero che: a) il messaggio è rimasto invariato, ed in pratica il loro è stato un incessante appello, una chiamata alle armi ai ‘due o tre giovani alieni’ che abitano OGNI paese, OGNI città, OGNI nazione (vedi tanto il video, che i testi, che la musica della saltellante ‘Through Being Cool’); un invito elitario alla destabilizzazione, dettato non dal rango (va da sé!) ma dal comune sentire; una specie di Rotary della sovversione. b) il gruppo ha dato la scossa ed è rientrato nei ranghi cambiando strategia: niente più Giordano Bruno, il cui fuoco non sarebbe servito a cambiare - a stretto giro temporale - lo stato delle cose, ma Galileo Galilei, che speziava di nascosto il piatto dell’ignoranza del potere. D’altronde, non giravano in giacca e cravatta le Brigate Rosse, per evitare (con successo) di essere fermate dalla polizia? Non sono i serial killer le persone che nella vita di tutti i giorni si comportano sempre in modo gentile ed irreprensibile? c) soprattutto, quelle bordate di delirio puro, hanno cambiato per sempre la testa di ragazzini che, grazie a brani come ‘Slap Your Mammy’, ‘Penetration In The Centrefold’, ‘Jocko-Homo’, ‘Space Junk’ e tutto il resto, sarebbero diventati i divi della nazione alternativa del domani. Cioè a dire: missione compiuta. Dopo anni passati nel dimenticatoio, ai cinque ‘regrediti’ sono stati ridati i galloni da voci pesanti come Kurt Cobain o i Soundgarden, solo per citare i nomi più grossi, i quali hanno passato metà tempo delle loro prime interviste a dire quanto i mutanti dell’Ohio avessero influito su di loro. Oggi, mentre la loro strada è apparentemente tutt’altra, i DEVO continuano a lavorare sodo per la sovversione, rimpinzando di cari vecchi messaggi subliminali gli spot che creano per MacDonald o per il trailers di ‘Lost World’ di Steven Spielberg. Ed anche se le cose vanno in realtà in modo differente da quanto asseriscono (ma permettetemi di dubitarlo), i numerosi progetti grafici, di video giochi e di musiche realizzate per conto terzi (il recente, a lungo auspicato, incontro con David Byrne) o come progetti solistici (la devastante serie di ‘Musik For Insomniaks’ di Mark), stanno lì a dimostrare che la band agisce nell’ombra, in una efficace investitura di cecchinaggio (ed i numerosi figli della tribù stanno mordendo il freno con le rispettive band; peraltro i Visiting Kids hanno già debuttato da qualche anno). Il vento seminato, comunque, ha portato svariate tempeste, un sentiero di sassolini fosforescenti di cover che attraversano l’arco di tre decenni ed arrivano fino a noi con questo ‘We Are Not DEVO’. E la prima considerazione che viene in mente è che il punto c) è stato messo in atto per la stragrande maggioranza, più dai gruppi punk che da - come ci si poteva invece aspettare - quelli elettronici (è pur vero che una compilation tedesca di band elettronico-industriali europee sta aspettando la messa in atto da tempo ma resta ugualmente un episodio isolato). La prima cosa che qualsiasi devoto nota, solo scorrendo i titoli, è che molto opportunamente (o furbamente) ci si è tenuti abbastanza lontani dai primi DEVO, quelli più punky ed anche più noti (2, 2, 4, 3, 2 sono le canzoni prese dai rispettivi primi cinque album), perché il rischio di uscire con le ossa rotte dal confronto era più che concreto; le bands hanno per buona parte preferito attingere alla componente elettronica del gruppo, avendo così maggior possibilità di manipolazione (e di divertimento) nella tradotta synth-chitarra. Di fatto tutte le simpatiche, stralunate canzoncine pop di album come ‘New Traditionalists’ (‘81) o ‘Oh, No! It’s DEVO’ (‘82) vengono velocizzate ed indurite dalla corazza punk-pop che la maggior parte dei combo tende a dare. Il risultato è strano e paradossale: nonostante il lifting, sono gli originali che continuano ad essere allo stesso tempo rotondetti ma pericolosi assai (l’anonimità e la calma dello psicopatico, U know?) e le cose migliori vengon invece fuori quando i brani sono trasportati in una sorta di zona negativa o mondo parallelo che dir si voglia (cioè un paio di trasposizioni mariachi che vedremo sotto). Fra tutte le band presenti (12 + un ovviamente immancabile ibrido) vanno sicuramente menzionati per primi i Vandals (il loro ‘Fear Of A Punk Planet’ del ‘91 fu prodotto da Bob Casale) che non faticano più di tanto ad immergersi nel pensiero devoluto, tant’è vero che tirano fuori una versione ultrafresh della nota ‘The Day My Baby Gave Me A Surprize’ (tanto nota che la band venne a presentarla persino in prima serata TV da noi, in uno spettacolo di punta qual era ‘Piccolo Slam’, se la memoria non m’inganna), quindi una serie di fini dicitori quali SNFU, Face To Face, Ridel High, Red Faced (alias alcuni Face To Face e Red 5), Jughead’s Revenge (superiore per compattezza e rasposità alle altre cover), Supernova, One Hit Wonder, Lagwagon (che tengono per sé ‘il boccone del vescovo’ rifacendo ‘Freedom Of Choice’, la più nota canzone dei DEVO) i quali, a parte le succitate escoriazioni punk-pop, lasciano le rivisitazioni praticamente come hanno trovato gli originali. ‘Snowball’ dei Don Knotts Overdrive viene trasformata in una ride-ballad elettrificata nel solco della tradizione americana (con dovute devianze, claro), mentre gli Aquabats, i Possum Dixon ed i Voodoo Glow Skulls compiono l’operazione più interessante trasformando i brani prescelti in altrettante fieste mobili. ‘Love Without Anger’, rifatta dai primi del lotto, assume un ritmo messicano indiavolato (il crescendo di ‘Fiesta’ dei Pogues per capirsi) con accompagnamento di trombe e voce parodiante tutta da ascoltare, la stessa cosa fanno i Voodoo Glow Skulls virando l’elettronica ‘Time Out For Fun’ in uno ska forsennato, il classico stile (riverbero compreso!) che riporta alla mente la fine dei Seventies. Very strange, infine la ‘Mongoloid’ dei Possum che, cantata in spagnolo, diventa ‘El Mongoloido’ e si trascina fra arie da pueblo e fattanza new wave per dilagare alfine in una pozza di breve chaos psichedelico. Disco obbligatorio per piccoli e grandi Spuds perché, parafrasando Totò, “siamo uomini o DEVO?”
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14/12/2005 13:23 - Davide Devoti eredita l'amore e la passione per la musica ...
Davide Devoti eredita l'amore e la passione per la musica dal papà bassista e fisarmonicista. In principio attratto dalla batteria e dal pianoforte, opta in un secondo momento per la chitarra; inizia prestissimo la sua carriera col gruppo dei RAW POWER con cui incide 2 LP ("Screams From The Gutter" e "Mine To Kill") e 1 EP ("Whop Power") ed effettua diversi tour negli Stati Uniti, Canada, Messico ed Europa suonando con gruppi come GUNS'N'ROSES e SLAYER. Nel 1989 diventa chitarrista di VASCO ROSSI, con cui partecipa al tour FRONTE DEL PALCO ed incide l'omonimo doppio album dal vivo. Nel 1992 è uno dei fondatori del gruppo OUT (poi ANIMALI RARI) e registra con questo un LP. Nel 1994 è il chitarrista della band SOFFERENZA URBANA di TUNNEL (ex AVANZI), noto programma di satira, nel quale accompagna artisti come YOUSSOUR'N DOUR, ELVIS COSTELLO, NIRVANA, ZZ TOP, WILLY DEVILLE, DE GREGORI, BARBAROSSA. Collabora in seguito con la Cover band CUSTODIE CAUTELARI, nota nei più frequentati locali del nord Italia. Le sue influenze musicali sono molteplici, partendo dai Beatles e dalla musica classica, attraversando la New Wave, il Rock, il Punk, fino ad arrivare al Jazz. Inoltre partecipa a diversi programmi televisivi quali TARATATA, VIDEO ITALIA e altre trasmissioni RAI e MEDIASET. Attualmente proponendo un live act esplosivo con il gruppo STUPIDO HOTEL dedicato a Vasco Rossi e lavorando alla realizzazione di un progetto con brani originali.
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14/12/2005 13:23 - Davide Devoti eredita l'amore e la passione per la musica ...
Davide Devoti eredita l'amore e la passione per la musica dal papà bassista e fisarmonicista. In principio attratto dalla batteria e dal pianoforte, opta in un secondo momento per la chitarra; inizia prestissimo la sua carriera col gruppo dei RAW POWER con cui incide 2 LP ("Screams From The Gutter" e "Mine To Kill") e 1 EP ("Whop Power") ed effettua diversi tour negli Stati Uniti, Canada, Messico ed Europa suonando con gruppi come GUNS'N'ROSES e SLAYER. Nel 1989 diventa chitarrista di VASCO ROSSI, con cui partecipa al tour FRONTE DEL PALCO ed incide l'omonimo doppio album dal vivo. Nel 1992 è uno dei fondatori del gruppo OUT (poi ANIMALI RARI) e registra con questo un LP. Nel 1994 è il chitarrista della band SOFFERENZA URBANA di TUNNEL (ex AVANZI), noto programma di satira, nel quale accompagna artisti come YOUSSOUR'N DOUR, ELVIS COSTELLO, NIRVANA, ZZ TOP, WILLY DEVILLE, DE GREGORI, BARBAROSSA. Collabora in seguito con la Cover band CUSTODIE CAUTELARI, nota nei più frequentati locali del nord Italia. Le sue influenze musicali sono molteplici, partendo dai Beatles e dalla musica classica, attraversando la New Wave, il Rock, il Punk, fino ad arrivare al Jazz. Inoltre partecipa a diversi programmi televisivi quali TARATATA, VIDEO ITALIA e altre trasmissioni RAI e MEDIASET. Attualmente proponendo un live act esplosivo con il gruppo STUPIDO HOTEL dedicato a Vasco Rossi e lavorando alla realizzazione di un progetto con brani originali.

















































































