FILIPPO ANDREANI
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Gli "scritti con Pablo" non sono solo un disco. Nella mia immaginazione somigliano di piu' ad un orto nel quale ogni musicista ha affondato le proprie mani, girando la terra, bagnandola, accarezzando i primi germogli.
Io amo scrivere perché scrivere mi da la possibilità di "dire", e "dire" è un privilegio se considero che passo gran parte del mio tempo a "parlare". Per questo ai musicisti avevo innanzitutto illustrato i soggetti delle canzoni, ancor prima che le parti musicali. Tutti conoscevano quindi la storia di Aldo Bianzino, quella di Licia Pinelli, quella di Mario Monicelli e di tutte le altre persone (me compreso) che popolano le tracce del disco. Li ho, poveretti, sommersi di parole e di pensieri, scordando spesso di coprirli anche di note e di accordi. Con il risultato che molti di loro sono arrivati in studio conoscendo tutto del disco ma senza mai averne sentito piu' di due battute. Ed in quel momento sono diventati dei contadini perfetti. Le bacchette, gli archetti, i manici delle chitarre e del contrabbasso sono diventati pale con le quali rivoltare la terra grassa della fantasia. Ed hanno tracciato, perché ogni mio pensiero germogliasse al meglio, dei solchi perfetti. Si sono lasciati cullare dalle mie idee, che da solo non sarei riuscito a far sbocciare. I musicisti sono stati, prima di tutto, dei contadini appassionati. Questo è il motivo - credo - per cui gli "scritti con Pablo" si possono anche assaporare: sono stati cresciuti da mani sporche di vita.
E sono buoni come i pomodori che faceva mia nonna. Semplici come le sue patate, piccoli e nudi come il suo prezzemolo.
Ogni musicista ha portato in studio un profumo: Marco Castiglioni (batteria) quello elegante del jazz, un profumo di abiti canforati e di scarpe da donna; Massimo Scoca (contrabbasso) un profumo mai sentito prima: il profumo dell'istinto, delle vene gonfie degli avambracci; Franco Barbera (pianoforte) il profumo del Ponente Ligure, quello del Rossese e delle olive taggiasche, di una vita notturna spesa vegliando i tasti bianchi e neri. E poi Giulia Larghi (violino), Raffaele Khöler (tromba, flicorno), Davide Lasala (chitarre elettriche)…una meraviglia di profumi.
Ah, Simone. Si, Simone Spreafico (chitarre e tanto altro) ha portato il profumo malinconico dei banchi di scuola, quell'odore che aveva sempre il compagno di banco e che era esattamente uguale al tuo: un profumo che non sentivo da tempo. L'odore dei sogni, della campanella che chiama la fine dell'ora e l'inizio dell'intervallo. L'odore dei diari sui quali non scrivevi i compiti ma i pensieri. L'odore che avevamo quando avevamo tanto o tutto ancora da fare. L'odore della condivisione, della paura di non farcela e della certezza che ce l'avremmo fatta.
Per questo a ciascuno di loro dico grazie.
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