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14/12/2005 13:23 - SNAPCASE
D): La Vistory sta puntando moltissimo su di voi: come ...
SNAPCASE D): La Vistory sta puntando moltissimo su di voi: come vi state preparando a questo momento così importante per la vostra carriera? R): Non lo so. Le pressioni sono tante, ma anche l'adrenalina è a mille. Ci sono sempre un milione di cose da fare, e soprattutto vivi un po' con la paura di non farcela. La Victory su di noi ha scommesso molto, ma fondamentalmente perché Tony sa quanto valiamo, e quanto siamo convinti dei nostri mezzi. Adesso sta alle persone che ci ascoltano decidere, se effettivamente, possiamo diventare un punto di riferimento. D): Vorresti poterlo diventare? R): Non per essere ricordato o per essere ammirato dalla gente in strada. Semplicemente perché la mia vita è fare il musicista, e mi piacerebbe sapere di aver dato qualcosa anche agli altri. In fondo è l'ispirazione di ogni artista no? D): Forse anche perché l'hardcore, oggi, ha bisogno di voltare pagina, di cambiare pelle, insomma, di evolversi. La new school sembra arrivata ad un punto di svolta, e i gruppi sperimentali sono ancora molto sparpagliati!. R): Forse non sta a me doverlo dire, però effettivamente di gruppi come Dillinger Escape Plan, Coalesce o Bloodlet ce ne sono ancora pochi. D): Voi state puntando proprio verso una musica differente, dalle influenze più disparate. R): Credo che sia un fattore inevitabile. Voglio dire, non puoi rimanere chiuso nel tuo habitat musicale per tutta la vita. Se vivi in America, come in moltissimi altri paesi mondiali, sei costantemente influenzato dalla musica, in ogni sua forma. Quindi è chiaro che prima o poi queste cose entrino anche nella tua arte. Il punto è cercare di dar loro un senso compiuto. Quello che abbiamo voluto fare come Snapcase è proprio questo. Cercare di partire da altri presupposti, come il jazz, il rock in generale, ed osservarlo con i nostri occhi, uscendo un po' dalle regole non scritte della musica di genere. D): Il primo risultato è che Billboard vi ha dedicato una pagina intera. Ai gruppi hardcore raramente succede... forse mai. R): Molti ci diranno immediatamente che siamo venduti, che non siamo più integri ed integralisti, ma, al di là dell'importanza commerciale di un gesto di questo tipo, credo che sia un riconoscimento importante. Non solo per noi, ma anche per la musica di indipendente. In fondo si parla sempre di strapotere delle majors, e questo è un risultato che arriva da un'indipendente! Per noi, poi, moralmente è una vittoria, perché sappiamo che è il momento per far capire a milioni di persone, che la nostra musica non è poi così ostica.
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14/12/2005 13:23 - Snapcase
Progression Through Unlearning
Si concedono con parsimonia, almeno a livello di ...
Snapcase Progression Through Unlearning Si concedono con parsimonia, almeno a livello di uscite discografiche i campioni hardcore di Buffalo, gli Snapcase. Considerati insieme agli Earth Crisis vessilliferi della fede Straight Edge, Daryl Tabreski e compagni arrivano dopo più di due anni al secondo disco, che supera a stento i trenta minui di durata. Viene subito da pensare che potevano sforzarsi un po' di più, i cinque di Buffalo, ma forse è più giusto se un gruppo dà il meglio di sé in modo diretto e conciso senza tergiversare, come fanno invece tanti altri a corto di ispirazione. Dopotutto la partita, per gli Snapcase, si gioca sul terreno dell'intensità, più che sulla quantità. Il progresso attraverso il disimparare fa segnare qualche progresso rispetto al passato. I nuovi riff di chitarra di Scott Dressler e John Salemi sono taglienti come acciaio acuminato, e hanno riflessi 'industriali'; mentre la voce si è fatta ancora più roca e potente. Quasi tutti i brani, è bene dirlo, si assomigliano. Da Caboose a Weak Tyrant, quest'ultimo un'autentico tour de force posthardcore ai limiti del metal tipicamente slayeriano. Ma la vera forza degli Snapcase consiste nell'andare oltre il puro rock di chitarre, sfidare l'ascoltatore con un muro del suono talmente compatto e squadrato da costringerlo alla resa incondizionata. Se quello degli Handsome l'abbiamo definito shoegazing hardcore, questo degli Snapcase è invece ultrahardcore sotto tutti i punti di vista. Un suono fisico all'estremo, ma anche autodisciplinato e senza la più piccola ombra di compromesso.
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14/12/2005 13:23 - SNAPCASE
Design For Automotion
Resterà parzialmente spiazzato chi, dagli Snapcase, si attendeva ...
SNAPCASE Design For Automotion Resterà parzialmente spiazzato chi, dagli Snapcase, si attendeva il solito assalto all'arma bianca hardcore. Gli Snapcase usano l'arma più importante (in ogni cosa), ovvero l'intelligenza, riuscendo a fare, di Design For Automotion, un passo importante nella storia dell'hardcore. Un suono evoluto, più aperto, più ricco di atmosfere, frastaglia il classico muro di chitarre di chi, per tanti anni, ha sempre vissuto sotto la sigla HC. Design For Automotion, a tratti, sembra fuoriuscire dagli schemi classici del genere, per approcciarsi al crossver più "importante", alle lancinanti ma eteree soluzioni alla Tool, alle particolari consequenzialità dei Refused, all'emo-core talvolta!. E se è vero che in una canzone come Target, veleggia lo spettro di un riff centrale puramente sabbathiano, beh allora il cerchio si chiude. Design For Automotion è un disco da ascoltare, pensare, capire. Un disco che lascerà un grande segno. E forse da oggi l'hardcore non sarà più lo stesso.














































































































































