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14/12/2005 13:23 - OASIS Standing on the shoulders of giants
Come ormai sapete tutti ...
OASIS Standing on the shoulders of giants Come ormai sapete tutti è il titolo del nuovo e atteso album degli Oasis. Dove avrà mai trovato questo titolo Noel Gallagher? Semplice, l'affermazione appartiene nientemeno che al noto fisico inglese Isaac Newton. Forse, dopo qualche pinta di Guinness, è sembrata ideale per rappresentare il quarto lavoro della band di Manchester. Il disco, previsto per la fine di febbraio, regala poco meno di cinquanta minuti di ottimo brit-pop velato di influenze "floydiane" ("Roll it over", dal gospel allucinato in chiusura, e la strana "Who feels love?") e riff boogie ("Put yer money where your mouth is", "Liar", praticamente uno scontro tra titani tra AC/DC, Led Zep e Jam). Non mancano i brani più classici e tipicamente alla Oasis come il primo singolo "Go let it out" e " Little James". Il periodo "madchester" viene rievocato da "Fucking in the bushes" (con un intro alla Stone Roses) e "Gaz panic" (dove c'è un ottimo uso dei sintetizatori). Un buon millesimo (almeno migliore del precedente) per gli Oasis? Si vadrà...
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14/12/2005 13:23 - OASIS
Be Here Now (Helter Skelter/Sony)
Okay, promesso... questa volta non scomoderò ...
OASIS Be Here Now (Helter Skelter/Sony) Okay, promesso... questa volta non scomoderò Marshall McLuhan, teorie mass-mediologiche e sociologia della società dei consumi! Mi limiterò semplicemente a sottolineare come l’uscita del terzo album della band capitanata dai fratellini Gallagher - dopo gli sfracelli commerciali di What’s the Story Morning Glory - fosse uno degli eventi discografici e di costume più attesi dell’anno domine 1997. Tant’è vero che, il giorno prima dell’uscita mondiale (21 AGOSTO) di Be Here Now, anche la “mitica” R.A.I 1 aveva dedicato un servizio all’ensemble di Manchester. Che poi il servizio di Gregorio Zappi fosse una sequela di luoghi comuni e di imprecisioni tanto da farci rimpiangere il Mollicone nazionale, beh questo non dovrebbe stupire più di tanto in un paese dove nessuno compra dischi e dove - statistiche alla mano - si legge meno che in Turchia. Lasciando da parte vecchie polemiche e tornando invece ai mancuniani è finanche superfluo sottolineare come questo terzo loro parto sulla distanza finirà con molta probabilità per consolidare e se possibile - per accrescere le “quotazioni” della potente macchina da guerra messa a punto da Noel Gallagher a livello mondiale. E così con buona pace della bella Sonya Aurora Madan degli Echobelly che continuerà a rodersi il fegato, gli Oasis diventeranno - parafrasando Lennon - più famosi di Gesù Cristo. Tutto questo - sia ben chiaro - indipendentemente dalla qualità compositiva delle 12 tracce di Be Here Now - che come immaginavo - non aggiungono nemmeno una virgola a quanto già si sapesse della compagine albionica. Se infatti i Blur di Damon Albarn - usciti con le ossa rotte - proprio dalla scontro di due anni or sono con gli Oasis, hanno dimostrato di sapersi mettere in discussione dando vita ad un nuovo corso artistico che ha privilegiato “altri suoni” rispetto al passato, la band di Manchester non sembra aver cambiato le carte in tavola più di tanto e le differenze stilistiche rispetto ai precedenti lavori risultano - tutto sommato - assai trascurabili. Ed allora chi - incuriosito dai side-projects di Noel con i Chemical Brothers si attendeva degli Oasis diversi, influenzati da sonorità moderne e aperti alle suggestioni ritmiche dell’elettronica - rimarrà deluso. Insomma se cercate sperimentazione o semplicemente sonorità più taglienti ed aggressive che in passato - potete tranquillamente fare a meno di Be Here Now, se invece siete curiosi di sapere se i nostri hanno dato degno seguito alle bellissime Wonderwall e Don’t Look Back In Anger allora cacciate senza troppi problemi le 35 carte e non rimarrete affatto delusi. Fedeli al motto calcistico squadra vincente non si cambia, Noel Gallagher dimostra ancora una volta di possedere la rara capacità di scrivere pop-songs perfette che vanno dirette al cuore del mainstream e con molta probabilità verranno cantate a squarciagola da più di una generazione. Prendete a titolo d’esempio il brano d’apertura D’You Know What I Mean. Al primo ascolto vi sembrerà una canzoncina anonima ed insipida, al terzo o quarto passaggio l’avrete già metabolizzata e mandata a memoria... qualche ora più tardi - sotto la doccia - non vi stupirete più di tanto di scoprirvi a cantare: “All my people right here, right now/ D’You Know What I Mean”. A questo punto potrei già salutarvi, ma sento già il mormorio di qualcuno che mi chiede qualche dettaglio in più... Diciamo allora che Magic Pie e Stand By Me - 100% Oasis-sound - diverranno futuri cavalli di battaglia del repertorio live della band accanto alle ormai classiche Supersonic e Wonderwall, che Be Here Now sposa mirabilmente Beatles e power-pop, che Fade In -Out complice la slide-guitar di Johnny Deep allontana per un attimo gli Oasis da Manchester trasportandoli nell’America dei grandi spazi e che più in generale si avverte un tocco “psichedelico” più marcato rispetto ai dischi precedenti. Siete soddisfatti adesso? Massimiliano Di Pasquale
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14/12/2005 13:23 - Oasis - Be Here Now (Sony)
Alzi la mano chi non ...
Oasis - Be Here Now (Sony) Alzi la mano chi non si è rotto le palle della diatriba fra i due Gallagher che se ne dicono di tutti i colori, si menano e poi sono sempre lì, appiccicati come due fratelli (per l'appunto); musinovela infinita, che necessita di una sola parola: Basta. Ora è uscito il nuovo disco degli Oasis, aspettàti al varco da mezzo mondo per sapere se sono i nuovi Beatles (candidati n° 986 in quasi trent'anni) o solo dei furbi mestieranti rompicoglioni. Invero il disco l'ho ascoltato pochino in quanto è uscito solo ieri l'altro ma per quanto mi riguarda, nell'altra oziosa questione che li vede protagonisti, hanno perso clamorosamente la sfida con i recenti, coraggiosi Blur. Che dire? Il quintetto non fa che confermare le sue ballate ed i pezzi marcatamente britpop, con solo qualche elicottero ed un pizzico di nevrosi in più. Tutto controllato alla perfezione, già precotto e pronto per essere digerito da milioni di ragazze di ogni credo e colore (un milione di copie vendute in 4 giorni, stracciato ogni record). Magari fra cinque o sei giorni troverò anche la canzone da canticchiare tornando dal lavoro 'All Around The World'?), ma il senso generale è questo... Non c'entra un bel niente ma il 21 agosto, sbandierato nella copertina del disco (bella la serialità delle cover del gruppo), oltre ad essere la data di uscita dell'album è anche il giorno del compleanno di Joe Strummer e Budgie dei Siouxsie + Banshees. 'Be Here Now' è stato registrato, fra l'altro, anche agli Abbey Road studios così... sì, gli Oasis sono i nuovi Beatles. I novecentottantaseiesimi del lotto, per l'esattezza... Probabilmente la serie di saggi originali fatta uscire in edicola a basso prezzo dalla Editori Riuniti alla fine del '96 non ha stravenduto (sorpresa: avrà meno capi Nike ma perfino la Turchia legge più dell'Italia!) ed oggi viene riproposta nella formula due al prezzo di uno. Due dei libri proposti per la collana 'Costume e società' vertono sul neonazismo e, tra l'altro, sono pure interessanti ma... passi che un quindicenne superometto scribacchi una svastica al contrario su un muro, che però lo faccia un editore (e sia, uno studio grafico per lui) è grave, in quanto contribuisce al grande stato di pressappochismo culturale e confusione totale che aleggiano per il mondo (o è solo in Italia?). Infatti, sulla confezione che raccoglie la coppia di volumi campeggia una enorme, sbagliatissima svastica con gli uncini rivolti verso sinistra!
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14/12/2005 13:23 - OASIS Familiar To Millions
«...siamo persuasi che se un uomo o ...
OASIS Familiar To Millions «...siamo persuasi che se un uomo o una donna sono trattati male da tutti, è segno che lo meritano. Il mondo è uno specchio che a ciascuno restituisce la sua immagine: fategli il broncio e vi guarderà male, ridete di lui e con lui, e sarà per voi un gioviah e cortese compagno...». Sentenziava così W. M. Thackeray nella sua "Fiera delle vanità" ed è difficile dargli torto se pensiamo agli Oasis e al loro controverso e violento rapporto con il pubblico e la critica. All'inizio il mondo li ha osannati come la miglior band del pianeta, la reincarnazione più plausibile degli immensi Beatles per poi farne oggetto di scherno e sterili illazioni come fossero personaggi di una soap opera di serie B o, peggio, come i ridicoli e infantili protagonisti del "Grande Fratello". Come sempre più spesso accade, in un mondo che è sempre più apparenza (e relativo corollario di gossip e radiografia del costume), i fratelli Gallagher hanno perduto il loro ruolo, fondamentale, di musicisti, per diventare, agli occhi del pubblico, null'altro che star spocchiose, irascibili cavernicoli dell'Inghilterra più provinciale che sul palco hanno inscenato una commedia volgare, commedia più rumorosa della colonna sonora che vi girava attorno. Ed è così che, più ingombranti della musica stessa, sono state le loro vicende private a guadagnare gli onori della cronaca negli ultimi anni. le diatribe interne alla band (poi confluite nelle defezioni dal chitarrista Paul 'Bonehead' Arthurs e del bassista Paul 'Guigsy' McGuigan), l'ingaggio e la successiva espulsione di Andy Bell, il divorzio, obbligato, dalla Creation, i ricorrenti e pittoreschi litigi (e le conseguenti riconciliazioni) fra Liam e Noel (ricordiamo che quest'ultimo, in esilio temporaneo, mancò l'appuntamanto con il Forum di Milano, l'estate 2000), la separazione di Liam da Patsy Kensit e la sua nuova love story con Nicole delle All Saints, eccetera eccetera eccetera. Triturati dagli affilati e impietosi ingranaggi dello stardom, agli Oasis occorreva, quasi come l'ultima estrema occasione di riscatto concessa a un pentito, appellarsi al loro inconfutabile talento di musicisti. Tracotanti, permalosi, biliosi ma comunque e sempre musicisti di razza. E allora, quale migliore occasione del maestoso e affollatissimo (70 mila spettatori per due) doppio concerto dello scorso luglio allo Stadio di Wembley? E quali migliori cartucce se non canzoni come "Fuckin' In The Bushes" (ubriacante il suo incipit live), "Shakermaker", "Supersonic", "Wonderwall" (assai più elettrica dell'originale),"Live Forever", "Go Let It Out" o "Don't Look Back In Anger" (con 70 mila coristi on the back) e "Cigarettes and Alcohol"? Ci sono tutte in questo doppio live (e relativo homevideo e DVD), 97 minuti saturi di amplificatori e strali e applausi: la registrazione integrale del primo dai due bighappening (21 luglio 2000) di Wembley più il ripescaggio della beatlesiana "Helter Skelter" dall'ultimo tour americano (16 aprile 2000, Riverside Theatre, Milwaukee). Quest'ultima fa coppia con la cover di "Hey, Hey, My, My" (Neil Young), nella devota interpretazione di Noel. Ruggente e sporco come un bootleg appena più raffinato, "Familiar To Millions" libera corrente elettrica ad alto voltaggio e gioca a mandare in corto circuito il collegamento Zeppelin-Beatles, rock'n'roll e pop, rumore e melodia. Torna alla memoria, come un ricordo ancora vivissimo, il megaconcerto del '96 a Knebworth, quando gli Oasis erano un pugno di canzoni capaci di mettere a ferro e fuoco il mondo intero. Altre, nuove, sono in arrivo nel 2001. E saranno solo canzoni, grandi se e possibile, per tutti coloro che sapranno riconoscerle dietro la stupida e ingannevole cortina degli scandali.
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14/12/2005 13:23 - OASIS
"The Masterplan"
Ecco il lavoro degli Oasis che, presumibilmente, chiuderà i ...
OASIS "The Masterplan" Ecco il lavoro degli Oasis che, presumibilmente, chiuderà i loro anni '90: fino al 2000, intatti, di nuovo album non se ne parla. Ed allora spazio ad una raccolta dl b-sides. Con nessun inedito. Obiettivamente un album superfluo per chi già possiede tutti i singoli del gruppo. Emotivamente il disco più straordinario del '98. Inimitabili Oasis: sempre in bilico, mai capiti ed apprezzati fino in fondo. Inutile, perchè tutte le quattordici tracce di questo "The Masterplan" erano già state eccentricamente disseminate (sprecate?) sul retro dei singoli della più importante band mancuniana della decade; ad onor del vero, poi i due singles-box dell'autunno '96 ne raccoglievano ben dodici dell'intero lotto qui presente. Straordinario, perché quest'opera, oltre a stupire gli ascoltatori vergini che ancora non conoscono queste gemme, renderà finalmente giustizia ad un concetto ideologico, molto anni '60, che ha reso Noel Gallagher un atipico scialacquatore di titoli memorabili: non esistono, infatti per la mente degli Oasis brani da lato A o da lato B ma solo fottute buone canzoni. Ed allora ascoltiamocele tutte, queste care, adorabili fucking good songs; tanto per iniziare, c'è roba parecchio anfetaminica tipo "Acquiesce" mega frullatore di polpa T-Rex, che oltre ad allietare qualsiasi esibizione live dei nostri, smaschera esplicitamente quell'aura fascinosa tipica di molte composizioni degli Oasis. Come "Headshrinker" ad esempio, che però è più punk o la meravigliosa "Stay Young" (retro di "D'You Know What I Mean?") che a distanza di un anno, profuma sempre più intensamente di Bowie e Spiders From Mars. Ma di tributi la storia dei Gallagher ne è piena zeppa: escludendo i mentori Beatles cosa ne sarebbe, infatti della magnetica "It's Good To Be Free" se Noel non avesse quella passionaccia segreta per i Crazy Horse? E non c'è forse Neil Young dietro il completo intimismo di "Talk Tonight" o qualche brutto acido di troppo calato nei meandri della psichedelica "Underneath The Sky")? E, ad essere esaurienti, non solo di melodie sixties ("Listen Up", "Fade Away", la sempre verde "Rockin Chair") o di palesi bluesacci (lo strumentate "The Swamp Song" con Paul Weller alla chilarra solista), il nostro ragazzo si invaghisce: certe volte Gallagher senior vagheggia come Andy Partridge, ed allora ecco venir fuori delle cose curiose, dolcissime quali "Going Nowhere", "Half The World Away" e l'effettivo empireo dell'album, quella "The Masterplan" che, fra viole, violoncelli e lucente grazia ispirativa, fece esclamare un giorno al fratello-coltello Liam Gallagher: "Lascia che ti dica una cosa, amico, questa canzone è bella quanto può esserla una dei Beatles; cazzo, neanche lo sai, quanto sei bravo". Per poi aggiungere, entusiasticamente: "Ed è un brano da lato B!". Come volevasi dimostrare...
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14/12/2005 13:23 - La buona notizia è che gli Oasis hanno retto all’urto: ...
La buona notizia è che gli Oasis hanno retto all’urto: questo disco è stupendo! Attesi al varco dopo il debole Standing on the shoulders of giants, i fratelli Gallagher hanno ricucito gli ultimi scampoli del loro turbolento rapporto personale ed artistico. Un declino che aveva portato Liam ad allontanarsi dalla formazione e Noel a meditare sulla possibilità di intraprendere una carriera come solista. L’uscita nel 2000 di Familiar to millions, doppio album registrato dal vivo a Wembley, suonava più o meno come l’amaro epitaffio della band che nel 1994, complice il fiuto di Alan McGee della Creation, aveva mosso da Manchester una massiccia offensiva contro il mondo musicale. Ricordate? Erano i tempi di Supersonic e Live forever, della mediatica, fittizia ‘Battle of the Bands’ Oasis vs. Blur, del rapido passaggio dalla dimensione club a quella degli stadi stipati. Il proclama era: "Siamo la più grande rock band della terra". Polemiche e cazzotti, bevute colossali, l’Inghilterra in delirio, singoli devastanti: troppo di tutto. Proclama alternativo: "Andate a farvi fottere voi e i Pearl Jam!" La notizia del momento è che gli Oasis sono una squadra determinata a non retrocedere in classifica. Dalle prime note del singolo The hindu times si intuisce quanto Heathen Chemistry sia frutto di un’intesa ritrovata, l’opera inaspettatamente più vicina all’alchimia degli esordi. La memoria torna senza fatica alcuna a Definitely maybe e (What’s the story) morning glory, si colora di una maturità compositiva che ha fatto tesoro dei vecchi miti (Beatles, Kinks, Who e Stone Roses) e messo da parte (almeno così sembra) esternazioni ed atteggiamenti buoni per i tabloid scandalistici. Risse, arresti, divorzi, stati di dissociazione prodotti da alcool e droghe scompaiono per far posto ad undici brani compatti per un totale di 42.53 minuti di grande musica. Rock and roll, psichedelia, ballate emozionanti. Come sempre. Qui ci sono canzoni che entrano in testa al primo ascolto (quanti amori nasceranno o finiranno sulle note della struggente Stop crying your heart out?), uno strumentale (Jam out) che a qualcuno sembrerà preso di peso da un album fantasma dei Doors, chitarroni (punk vecchia scuola Stooges in Hung in a bad place, firmata da Gem Archer) e chitarre acustiche, organo Hammond, archi e armonie vocali da lunghi brividi sulla schiena. "All of the stars have faded away, just try not to worry, you'll see them someday/Take what you need and be on your way/And stop crying your heart out". Con la benedizione del fratello maggiore, Liam è autore di Songbird; Born on a different cloud (100% Lennon) e della conclusiva Better man. Lascia il segno tre volte su tre, ribaltando la vecchia convinzione familiare che lo voleva scarsino in songwriting. Noel (per la par condicio, evidentemente) è voce solista in Force of nature; Little by little e She is love mentre Gem Archer ed Andy Bell, recenti sostituti dei transfughi Paul ‘Bonehead’ Arthurs e Paul ‘Guigsy’ McGuigan possono finalmente mostrare le loro innegabili qualità anche in studio di registrazione (furono reclutati quando Standing on the shoulders of giants era praticamente in fase di rifinitura) consolidando l’idea che Heathen Chemistry sia nato in un clima rilassato e di forte coesione. "In the end we'll leave it all behind/Because the love I think I'm trying to find is all in my mind" Pollice su. Miracoli che accadono nei tempi supplementari, quando la posta è alta oltre ogni limite e i tifosi sugli spalti tirano tristemente su col naso mugugnando un "porcaboia". Prendete nota: Heaten Chemistry durerà almeno fino ai vostri pronipoti. Ruffiano, potente, pop, universale (che è come ripetere ‘ruffiano’ una seconda volta). Sarà un classico e venderà tonnellate di copie in tutto il mondo. È un album che ci riporta all’inizio della parabola Oasis e, allo stesso tempo, il capolavoro che la gente aspettava all’indomani del zoppicante Be here now. I Gallagher hanno fatto pace tra loro per sfidare quanti li credevano finiti. Speriamo che duri.
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14/12/2005 13:23 - Loro dicono che è «una gloriosa rinascita». Che è «come ...
Loro dicono che è «una gloriosa rinascita». Che è «come se i Led Zeppelin suonassero i Beatles» o, meglio ancora, «un incrocio tra Highway 61 di Bob Dylan, Their Satanic dei Rolling e il primo degli Stone Roses». Ne sparano tante i Gallagher, e non siamo tenuti a crederci. Però una cosa va detta, con moderato stupore: non è affatto il pasticcio che potevamo immaginarci e di cui si vociferava, specie dopo il violento reset operato alcuni mesi fa, quando l'album sembrava in dirittura d'arrivo. Dopo un anno di lavoro circa con Tim Holmes e Richard Fearless (i Death In Vegas) negli stessi studi in Cornovaglia dov'era stato registrato il primo, memorabile album, gli Oasis avevano gettato i nastri nel cestino e deciso di ricominciare da capo. Sembrava l'ouverture di un disastro. Invece. - Info: Clear Channel Entertainment - Via Pietrasanta 14 - 20100 Milano - 02/530061 - 02/53006401 - 02/53006501 - 347/1040966 - www.clearchannel.it




















































































































































