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14/12/2005 13:23 - ALAIN CARON 4et
PAUL BROCHU batteria; ALAIN CARON basso elettrico; MARCO ...
ALAIN CARON 4et PAUL BROCHU batteria; ALAIN CARON basso elettrico; MARCO LUCIANI tastiere; FRANCOIS D'AMOUR sax. "Chiamatemi Al" A metà fra il mondo del contrabbasso e del basso elettrico si trova il mondo del basso senza tasti. Molti dei capaci bassisti che usano il basso coi tasti non si sono mai cimentati ne mai si cimenteranno col fretless. è una disciplina esatta e che non perdona, che richiede un'assoluta padronanza e conoscenza della tastiera. Col basso coi tasti c'è quella distanza fra i due tasti che ti perdona; suona in qualsiasi punto fra i due tasti e potrai essere sicuro di uscire con una nota presentabile. Col fretless, invece, anche la metà della dimensione del tuo più piccolo dito è più che sufficiente per sbagliare mira. Ci sono quelli che però sembrano capaci di danzare per quella liscia tastiera come acrobati sul filo, sfornando cascate di note con un'intonazione perfetta. Pensiamo ai nomi come Gary Willis, Jaco Pastorius, Michael Manring ed ovviamente arriva anche il nome di Alain Caron. Unite quest'abilità col fatto che Alain suona un sei corde senza segnaposizione sulla tastiera o a lato di essa, scegliendo questo stile, un ibrido avanzato fra jazz e rock, e la mente vacilla. Quando si dice l'estremo lavoro d'equilibrio! L'articolo di copertina di questo mese da un'occhiata al gentiluomo che è stato chiamato il miglior suonatore di fretless vivente. Guardiamo i suoi modesti inizi, in cui entra per caso nel mondo del basso, continuiamo verso il suo decennio coi giganti del jazz, gli UZEB, fino ai suoi ultimi quattro dischi da solista, col suo più recente "Call me Al" Global Bass: Inizieremo chiedendoti del titolo, "Call me Al", che sembra un'amichevole maniera di mettere la gente a proprio agio. Alain Caron: Beh, lo è... per gli ultimi vent'anni, più o meno, ho viaggiato lontano dal Quebec, ho avuto spesso a che fare con gente non francofona. Germania, Italia, Giappone, qualsiasi posto. Ho capito che questo nome era un po' difficile da pronunciare. GB: La traduzione inglese di Alain è Allen? Al: Esattamente. Così ho cominciato a dire alle persone che facevano fatica a pronunciare il mio nome "chiamatemi Al e andrà benissimo". GB: Un sacco di adolescenti maschi iniziano a suonare per incontrare le ragazze, ma ciò di solito non avviene prima di quindici o sedici anni d'età. Tu hai cominciato alla ben più verde età di undici anni. Qual'è stata la spinta, ad una così precoce età? Al: In realtà ho cominciato con la chitarra a circa sei anni, poi a circa nove ho chiesto ai miei genitori se potevo suonare la batteria. Me ne hanno comprata una ed ho cominciato a picchiarci su un po'. Ovviamente facevo un sacco di casino, in casa! Stavo ancora cantando e suonando la chitarra, quando un concorso è stato presentato nella cittadina dove vivevo. L'ho vinto e la band di supprto mi ha chiesto di unirmi a loro per suonare un paio di sere a settimana. Era un trio con un tastierista che suonava il basso con la tastiera ed un batterista. In realtà era un duo più un cantante. Mi hanno chiesto di unirmi come chitarrista. Il loro tastierista era un ex-bassista, aveva un magnifico Fender Jazz Bass e su un paio di pezzi voleva suonare la fisarmonica. Mi ha insegnato a suonare il basso in quel paio di pezzi. Quindi, durante l'estate, una delle mie sorelle stava suonando in una band più professionale ed il suo bassista se ne andò, perciò mi dissero: "OK, sarai il suo sostituto per GB: E ti hanno detto di si?!? Al: Hanno detto di si. GB: So che in Quebec i bar stanno aperti fino a tardi, tuttavia, come fa un quattordicenne ad entrarci? Sono sorpreso che i tuoi genitori ti abbiano dato l'OK. Al: Beh, ero molto responsabile per la mia età, i miei genitori sono grandi persone e gli feci capire che avrei voluto suonare per il resto della mia vita. L'unica possibilità per farlo era lasciarmi andare. Comunque ero molto serio in proposito. Voglio dire, mi divertivo e me la ridevo tutto il tempo, non ero uno sfigato che stava seduto in cantina tutto il giorno, ero molto socievole; d'altra parte ero molto organizzato con la musica. Sapevo cosa volevo fare. GB: Il basso che ti ha prestato il tastierista aveva i tasti? Al: Si, era un bellissimo Jazz Bass del '60 o del '59, molto bello. Lo volevo avere tutto per me ma finì rubato. Terribile. GB: Forse ti può consolare che probabilmente ora il basso è stato dato a qualche musicista e non ad un semplice ladro, ed ora può essere nell mani di qualcuno che nemmeno sa che è stato rubato. Al: Esattamente, probabilmente è nella cantina di qualcuno. GB: Allora, cosa ti ha spinto al basso senza tasti? Al: In realtà quando cominciai con quel gruppo, a quattordici anni, un bassista mi vendette un basso fretless Lancer. Credo fosse fatto in Giappone ma non sono sicuro. GB: Aveva i segnaposizione? Al: No, aveva una tastiera di ebano ed un manico piccolo ed arrotondato. L'ho suonato e mi è molto piaciuto, ma mi sono sempre tenuto anche il Fender coi tasti. Ovviamente dopo l'arrivo di Jaco e le sue modifiche al basso Fender, anch'io modificai il mio. GB: A quel punto così iniziale della tua carriera non trovavi le esigenze di un fretless piuttosto intimidanti? Al: No, perchè ho cominciato ad ascoltare i contrabbassisti come Ray Brown quando avevo quattordici anni. Per me era la cosa più vicina al contrabbasso, era già uno strumento a sè stante. Le stesse funzioni ma due voci diverse. è simile al violoncello, a parte per l'arco, col quale puoi eseguire un crescendo, cosa che invece non puoi fare sul basso per via del pizzicato. A parte ciò tutti gli altri parametri d'espressione ci sono. Per me il basso fretless è molto più espressivo di quello coi tasti. GB: Hai incontrato Michael Cusson nel 1977. Era già in un gruppo? Al: Suonavano ogni lunedì sera in un club in città, così andai a vederli. Jean St. Jaques allora era alla batteria, ed era incredibile! Mi piaceva un sacco come suonava perciò gli dissi che avrei voluto suonare con loro. "Siete nelle mie mire perchè suonate gli standard ma siete anche aperti a nuovi stili, come Miles Davis, i Weather Report, Chick Corea" Jazzisti, ma con un suono rock. GB: C'era già gente che ti stava a guardare? Attiravi già, a quell'età, l'attenzione delle persone, dicendo che avevi qualcosa di speciale? Al: Si, me l'hanno sempre detto. Sai, è strano, quando giravo col gruppo da Top 40, tutti mi dicevano "sei pazzo, ti eserciti TUTTO il tempo! Sei troppo bravo per questo genere di musica. Smetti di esercitarti e vieni a farti una birra con noi!", Io continuavo a dirgli di no, perchè non volevo passare la mia vita in un gruppo da Top 40, volevo già suonare jazz e suonare in studio. Come ho già detto ero molto serio, avevo bene in mente dove volevo arrivare. Volevo viaggiare il mondo, suonando la mia musica. GB: Il Quebec ha molte superstar, artisti dal successo femomenale localmente, ma quasi sconosciuti al di fuori di tale provicia. In ogni caso gli UZEB, e tu da solo, siete riusciti ad oltrepassare tale barriera. Sei considerato molto seriamente non solo in Canada, ma anche in tutto il mondo. Al: Dato che non avevamo testi usavamo un linguaggio internazionale (quello della musica). Per gli artisti del Quebec la barriera è la lingua. Non voglio parlare di politica ma il Quebec è un isola del Nord America, è come una terra isolata. GB: Però hai assolutamente ragione quando dici che la musica è un linguaggio internazionale. Al: Esatto. Sapevamo fin dall'inizio che sarebbe stata dura; avremmo raggiunto una minore percentuale degli ascoltatori radio e TV, perciò ci avremmo messo di più ad arrivare dove volevamo; però sapevamo che avevamo le potenzialità, per diventare una band internazionale. Perciò fin dall'inizio abbiamo deciso di confrontare il nostro livello musicale su un piano internazionale, non solo nazionale. è molto diverso. Provenendo da una piccola città, anche in Quebec, può diventare un grande in poco tempo, ma non necessariamente ad un livello internazionale. Noi ci siamo sempre confrontati, in termini di sonorità e modo di suonare, agli altri gruppi di tutto il mondo. GB: Sarebbe terribile essere una star nel proprio paese e poi spostarsi all'estero per scoprire che non potresti mai farcela. Al: Ecco perchè allora rimanemmo molto umili, ed io lo sono tuttora. Su scala mondiale il livello è piuttosto alto. GB: Quando ti chiamano "il bassista più forte", ti senti a disagio? Al: Beh, non è una gara. Non è come lo sport, non stai correndo. Puoi affermare tecnicamente questo o quello, ma alla fine è questione di gusti. Come in poesia. Non si può essere il miglior poeta del mondo, non puoi dirlo; tuttavia puoi essere il migliore per una persona o per un gruppo di persone. Jaco Pastorius era considerato il miglior bassista del mondo, ciononostante ho conosciuto diversi musicisti a cui non piaceva come suonava. Finchè una sola persona ti dice che sei il migliore, lo sei. Per lui. Può essere molto incoraggiante. GB: Dieci album durante la vita degli UZEB, lungo un periodo di dieci anni; è un bel lavoro! A questo punto la fine del gruppo è stato un naturale processo di rallentamento della "macchina"?

































































































































