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14/12/2005 13:23 - DEAD MEADOW
"Dead Meadow" (Tolotta Records/Wide)
Non sarà certamente l’apparenza sonora (volutamente ...
DEAD MEADOW "Dead Meadow" (Tolotta Records/Wide) Non sarà certamente l’apparenza sonora (volutamente non ultra/iper prodotta, come capita ormai quotidianamente) ed estetica (un booklet ridotto ai minimi termini e una grafica trapassata) a contare in alcun modo nella valutazione dei Dead Meadow. D’altronde non sono queste (per fortuna, potrebbe obiettare - con pieno diritto - qualcuno) le armi su cui puntano i tre giovani ragazzi del Maryland, dove il termine giovani fa riferimento all’età anagrafica e non al suono proposto. Un suono che è meno pesante, ma che si conferma invece pienamente e definitivamente avvolto da quell’aura rock psichedelica che le condizioni al contorno facevano presagire. Inoltre, appurato che un disco che viene pubblicato dalla Tolotta di Joe Lally e con il benestare di Guy Picciotto e Ian Mackaye (grande famiglia Fugazi) ha comunque un tasso qualitativo minimo garantito, si può tranquillamente constatare come gli otto pezzi abbiano una solidità che deriva loro non dal fatto di massacrare gli amplificatori, quanto piuttosto dal saper intrecciare un sound fatto di molti ricami sugli strumenti e una fantasia nella composizione che non si riscontra spesso quando ci si trova al cospetto di simili sonorità.
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14/12/2005 13:23 - DEAD MEADOW Howls From The Hills (Tolotta Records/Wide)
Per la seconda ...
DEAD MEADOW Howls From The Hills (Tolotta Records/Wide) Per la seconda volta nel corso del 2001 mi trovo a confrontarmi con i Dead Meadow. Se in occasione dell’omonimo disco d’esordio il mio giudizio era stato nel complesso positivo, mettendo in evidenza la volontà di donare più risvolti a un sound, che si muoveva in un contesto volutamente rivolto al passato, adesso non ritengo di dover essere altrettanto magnanimo. L’album è stancante, non tanto per le movenze lente seguite dalla maggior parte dei brani (il che non è affatto strano per il contesto heavy/psycho/doom/rock entro cui operano), quanto per la sensazione imperante di prevedibilità di ogni singola nota. I Dead Meadow si sforzano per cercare di rendere il più variegato possibile l’intruglio di Led Zeppelin, Black Sabbath, primi Cathedral e Obsessed, comunque senza ridursi mai a meri cloni e mettendo in tavola anche un po’ di saltuaria energia punk rock, però devo annotare una certa involuzione nella scrittura dei brani, ovviamente non ripugnanti, ma privi di vita, quasi che fossero stati composti per dovere e non per piacere.
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14/12/2005 13:23 - DEAD MEADOW Howls From The Hills
Nell'area dell'hard rock psichedelico, si ...
DEAD MEADOW Howls From The Hills Nell'area dell'hard rock psichedelico, si sta manifestando una sempre più netta dicotomia fra la formula stoner protratta all'inverosimile da gruppi intenti a spolpare fino all'osso il cadavere dei Kyuss, e formazioni con una maggior ispirazione cosiddetta "retro" e Seventies. A dispetto delle apparenze, sono proprio quest'ultime le più interessanti, perché rielaborano la materia in forme motto più creative, facendo proprio un postulato tipico dell'epoca aurea dei rock, quando si brillava per capacità di distinzione e talento, non già nell'assieparsi a ruota di tendenze vigenti. E' il caso dei Dead Meadow, un trio di Washington D.C., che ha stregato gli appassionati con il primo, eponimo album uscito alla fine 2000 per la Tolotta di Joe Lally: anche lo storico deejay inglese John Peel ne è rimasto colpito, invitando la giovane band americana a registrare una prestigiosa BBC Session per Radio One; certamente i Dead Meadow hanno suscitato in lui ricordi nostalgici delle ricerche nell'underground inglese di trent'anni fa! Jason Simon, chitarra e voce, Steve Kille, basso e sitar, e Mark Laughlin, percussioni, erano già al lavoro per il secondo album, che prevedevano più orientaleggiante ed avanzato rispetto al debutto. "Howls From The Hills" vede dunque la luce a soli due anni di distanza dal concepimento dei trio, ed è veramente illuminato da luce propria... Sono stati chiamati in causa eterni modelli ispirativi per i Dead Meadow, dai Black Sabbath ai Pink Floyd, ma non c'è nulla di stereotipato nella loro musica, che trascende qualsiasi influenza per manifestare un'ispirazione originale, profondamente radicata nella psichedelia. E' questo infatti il denominatore comune dei repertorio, che pur varia motto nelle sembianze, dall'heavy psych "dilatata" di "Drifting Down Streams" allo stile piu'incalzante e da power trio di "Dusty Nothing" fino al pigro clima southern boogie di "The Breeze Always Down". Lo stile dei Dead Meadow è sempre spiccatamente narcotico, offre di sé l'immagine in continua espansione di un paesaggio vergine e primitivo, modellato dall'acido... Tali sono le fluttuanti visioni dell'iniziate, mesmerica "Drifting Down Streams" commentate dalla voce apparentemente indolente di Jason Simon. "Jusiamere Farm" è un altro ipnotico saggio di rock lisergico, specie quando è la solista di Jason a prendere autorevolmente il comando, lanciandosi in un'abbacinante jam siderale. Anche nel loro caso è da sottolineare come il suono "organico" la produzione analogica (di Shelby Cìnca) in stile anni '70, ottengano risolutamente l'effetto desiderato, in termini di feeting e di naturale calore. Ed ogni brano vanta comunque la propria distinzione, dall'allucinogena ballata lunare, scandita dagli echi dei sitar ("The White Worm"), all'incalzante, fuzzy hard rock di "Everythings Going On" alla mostruosa creatura in stile Sleep di "One And Old", che inizia un oscuro trip negli abissi sotterranei del doom, fino allo sconfinamento in una galassia senza luce. Per fortuna, Dead Meadow non si sono ridimensionati dopo un promettente esordio, tutt'altro...
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14/12/2005 13:23 - DEAD MEADOW "Howls From The Hills" (Tolotta Records/Wide)
Per la seconda ...
DEAD MEADOW "Howls From The Hills" (Tolotta Records/Wide) Per la seconda volta nel corso del 2001 mi trovo a confrontarmi con i Dead Meadow. Se in occasione dell’omonimo disco d’esordio il mio giudizio era stato nel complesso positivo, mettendo in evidenza la volontà di donare più risvolti a un sound, che si muoveva in un contesto volutamente rivolto al passato, adesso non ritengo di dover essere altrettanto magnanimo. L’album è stancante, non tanto per le movenze lente seguite dalla maggior parte dei brani (il che non è affatto strano per il contesto heavy/psycho/doom/rock entro cui operano), quanto per la sensazione imperante di prevedibilità di ogni singola nota. I Dead Meadow si sforzano per cercare di rendere il più variegato possibile l’intruglio di Led Zeppelin, Black Sabbath, primi Cathedral e Obsessed, comunque senza ridursi mai a meri cloni e mettendo in tavola anche un po’ di saltuaria energia punk rock, però devo annotare una certa involuzione nella scrittura dei brani, ovviamente non ripugnanti, ma privi di vita, quasi che fossero stati composti per dovere e non per piacere.
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14/12/2005 13:23 - DEAD MEADOW ‘Shivering King And Others’ (Matador/Self) Vi risulta che ...
DEAD MEADOW ‘Shivering King And Others’ (Matador/Self) Vi risulta che il sottoscritto sia l’unico giornalista (?) musicale a cui non pare che i Dead Meadow siano tutta questa gran cosa di cui si dice e di cui si parla, sin dalla loro comparsa sulla faccia della terra sonora? O meglio, ritengo che i tre ragazzi del Maryland fossero partiti bene, con un omonimo lavoro (pubblicato dalla Tolotta) in cui l’hard rock psichedelico veniva forgiato con buon gusto e, pur senza mai sfociare nella pesantezza strumentale, risultava fantasioso e meno stantio di quanto non accadesse ai gruppi intenti a miscelare tali suoni. Da lì in avanti hanno pubblicato un secondo disco per Tolotta e un terzo per Matador, accontentandosi di procedere lungo le identiche direttive e non dando mai l’impressione di voler andare oltre. Adesso, sempre per Matador, se ne escono con un album, ‘Shivering King And Others’, che lascia intravedere qualche barlume di speranza. Abbiamo ancora a che fare con dilatazioni psycho rock e in più di un’occasione il sentore di tedio uditivo si fa largo, così come risultano davvero poveri i brani sorretti dalla chitarra acustica, però hanno anche deciso di intraprendere la via del drone rock, ancora da approfondire e da affinare, ma che potrebbe rappresentare una buona via di fuga dalle pastoie in cui si sono insabbiati. INFO INDIGENA Rec. & Management - via Amantea, 47 - 95128 - Catania - tel/fax: 095/311565 340/9654140 -superindigena@yahoo.com www.indigenabooking.com
















































































































































































































































