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14/12/2005 13:23 - BELLE & SEBASTIAN
If you’re feeling sinister (Jeepster)
“Il lavoro è la ...
BELLE & SEBASTIAN If you’re feeling sinister (Jeepster) “Il lavoro è la maledizione di Stevie Thomas Jackson e Christopher Thomas Geddes. Stuart David, visionario e poeta, lo malediva prima di provarlo e avrebbe giusto sollevato un dito per pulirsi il naso o per scrivere un libro. I futili pensieri di un sognatore ad occhi aperti; Volumi 1-10. Dieci in dieci anni. Usciti fuori liberamente, come i dischi dei Felt da una mente sgombra... Belle & Sebastian erano il prodotto di un capitalismo malsano. Sarebbe bello affermare che erano figli del socialismo, ma sarebbe una balla...“ Queste alcuni degli aneddoti e delle notizie riportate sul booklet interno di “If you’re feeling sinister” debut-album di una sconosciuta band scozzese, il cui nome - mi dicono i più informati - deriverebbe da un cartoon televisivo francese strappalacrime stile Remì. Belle & Sebastian, per l’appunto. Accolta questa notizia con beneficio d’inventario (come si dice in questi casi) veniamo alla proposta musicale racchiusa nelle 10 canzoni date alle stampe dall’ensemble di Glasgow. Sorvolando sul fatto che “If you’re feeling sinister” sta già diventando un piccolo oggetto di culto, da parte di tutti gli amanti di Nick Drake e lasciando da parte gli inevitabili paragoni con i Tindersticks, ciò che mi preme innanzitutto sottolineare è l’assoluto valore di questa insolita raccolta di canzoncine pop, capaci di restituirci come per magia un’Inghilterra d’altritempi, sonnolenta, rurale e un pò naif, assai distante sia dagli impasticcamenti dei Trainspotters di Danny Boyle, sia dalla technocrazia di adrenalinici club londinesi. Suoni lenti, rarefatti, eterei, atmosfere prevalentemente acustiche a tratti impreziosite da strumenti a fiato e da archi: una cifra stilistica - quella della band capitanata da Stuart David - sicuramente memore della lezione di bands come Prefab Sprout ed Everything but the Girl eppure profondamente radicata in questi anni ‘90. Sbaglierebbe infatti chi considerasse Belle & Sebastian una band retrò. L’urgenza espressiva di Stuart e compagni, unita ad un certa vena intimista, finisce infatti per accomunare - quanto meno attitudinalmente - i percorsi sonori disegnati dai nostri agli splendidi affreschi musicali di Tindersticks, Mojave 3, Strangelove e Long Fin Killie. Belle & Sebastian hanno dunque tutte le carte in regola per assurgere al ruolo di cult band nell’effimero panorama pop d’oltremanica: un frontman poeta e visionario, una collocazione geografica periferica, un disco d’esordio distribuito da una piccola label. Cercatelo dal vostro pusher di fiducia. Con molta probabilità, “If you’re feeling sinister” saprà ritagliarsi un piccolo spazio nel vostro cuore accanto a “Pink Moon” e alle pellicole di Ken Loach. Vi farà sentire un pò meno soli anche nei momenti in cui vorreste che “il vostro cuore si spaccasse a mezzo come un uovo per mandar via il vischioso mal” (mal di vivere?). Massimiliano Di Pasquale
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14/12/2005 13:23 - BELLE & SEBASTIAN - THE BOY WITH THE ARAB STRAP ...
BELLE & SEBASTIAN - THE BOY WITH THE ARAB STRAP (Jeepster/Virgin '98) Definiti da Richard Colburn, batterista della band come "una dannata macchina a quattordici gambe che suona un misto tra Nick Drake, i Love e Donovan" i Belle & Sebastian nell'arco di soli 18 mesi si sono definitivamente affrancati dallo status di illustri sconosciuti diventando a tutti gli effetti l'ennesimo clamoroso caso di cult-band (Jesus & Mary Chain docet) proveniente dalle verdi lande scozzesi. Le soavi e vellutate armonie di If you're feeling Sinister, grazie ad un efficace tam-tam sotterraneo e al solito passaparola tra amici e conoscenti, hanno infatti pian piano interessato una platea più ampia di ascoltatori, finendo inevitabilmente per colpire al cuore i moltissimi estimatori di quel dream-pop leggiadro, lievemente malinconico ed autunnale che unisce idealmente Nick Drake, Simon & Garfunkel e i Velvet Underground più temperati. Oggi a distanza di un anno e mezzo dal loro debut-album per la Jeepster Recordings di Mark Jones, i Belle & Sebastian - forti di un organico allargato ad 8 elementi e di una distribuzione major - tornano con un nuovo lavoro che si segnala sin da subito per il bizzarro e provocatorio titolo: The Boy with the Arab Strap. La "cinghia araba" cui si accenna potrebbe rifersi infatti sia al nome di uno strano aggeggio atto a provocare l'erezione (sigh!!) sia alla ragione sociale scelta da una delle band di punta di quell'autentica fucina di talenti che è la label scozzese Chemikal Underground, gli Arab Strap, appunto. Considerando che Stuart Murdoch e compagni hanno collaborato alla realizzazione dell'ultimo disco (Philophobia) del duo scozzese che si cela dietro questo nome, la scelta del titolo potrebbe essere letta come una sorta di omaggio alla rigogliosa scena musicale che si muove all'ombra delle Highlands... Chissà! Al contrario, tutti i dubbi sull'origine del nome Belle and Sebastian, che nei mesi scorsi avevano acceso la fantasia pirotecnica di tanti giornalisti vengono definitivamente fugati dalle brevi note che campeggiano sul retro del cd. "Belle et Sebastien è una novella di Madam Cecile Aubry su un ragazzo Sebastien e il suo cane Belle proveniente dai Pirenei. Divenne una famosa serie tv in Francia e nel resto del mondo nei primi anni '70...." Soddisfatte tutte le piccole curiosità extramusicali che da sempre attanagliano i fans più accaniti di qualsiasi compagine e venendo all'aspetto squisitamente musicale è opportuno sottolineare come le dodici nuove tracce di The Boy With the Arab Strap finiscano inequivocabilmente per confermare tutto ciò di buono che avevo espresso l'anno scorso in sede di recensione parlando di If You're Feeling Sinister (Music Club n°66) . Manca solo, ed è inevitabile, l'effetto sorpresa dal momento che questo nuovo lavoro non fa altro che proseguire il discorso artistico iniziato un paio di anni fa con la pubblicazione in sole mille copie di Tigermilk. Ciò non significa che Stuart Murdoch e i suoi sette compagni d'avventura giochino "di rimessa" limitandosi a ripetere uno stile già codificato, appiattendosi su stilemi già consolidati. The Boy With the Arab Strap infatti, nonostante non sia un disco innovativo, fotografa un ensemble sicuramente più attento alla veste formale delle proprie composizioni e con una certa voglia di sperimentare. Paradigmatica della cifra stilistica di questo nuovo lavoro in bilico tra tradizione e modernità, una traccia come Sleep the clock around che si segnala sia per un contrappunto vocale femminile sia per l'uso discreto dell'elettronica perfettamente amalgamata ai suoni dell'acustica e dei fiati. In Is it wicked not to care le parti vocali sono addiritura appannaggio di un cantato femminile che non fa certo rimpiangere l'altrettanto soave voce di Murdoch. Ma la traccia forse più interessante di questo nuovo disco, quella che lascia intravedere una delle possibili direzioni di Belle & Sebastian nel prossimo futuro è A Space Boy Dream. Cantato sussurato al limite del parlato vicino a certe cose dei Tindersticks , una sezione ritmica swingeggiante, una tromba che si muove in territori decisamente jazzy e una coda finale con un organo in gran spolvero che sembra omaggiare la colonna sonora di Starsky & Hutch. Semplicemente geniale!
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14/12/2005 13:23 - BELLE & SEBASTIAN Fold Your Hands Child, You Walk Like ...
BELLE & SEBASTIAN Fold Your Hands Child, You Walk Like A Peasant Viene da dire: chi non apprezza Belle & Sebastian dovrebbe rivedersi delle cose. Un quarto album suadente e straziante in parti uguali, difficile da avvicinare per chiunque e forse anche per loro stessi in futuro. Forse c'è davvero qualcosa nell'acqua del Clyde, il fiume di Glasgow, perché se Stuart Murdoch si conferma il compositore finissimo che sappiamo, anche Isobel Campbell infila un paio di cose splendide e lo stesso vale per l'esordio come autrice ("Beyond The Sunrise") di Sarah Martin o per "TheWrong Girl" di Stevie Jackson. Dunque questo è, prima di tutto, un album di canzoni scritte benissimo, poi è anche un album dai suoni straordinariamente limpidi, dove ogni dettaglio è sempre al posto giusto: dal wurlitzer ai sibili elettronici all'orchestra (che stavolta è sovente in primo piano). Cosa ancora più importante, Belle & Sebastian si riconoscono subito, tanto quanto molti loro colleghi anche bravi (i Delgados, ad esempio) tendono a farsi sovrastare dall'influenza esterna. Le strutture armoniche alla Bacharach ("Nice Day For A Sulk") o le citazioni folk ("Beyond The Sunrise"} qui sono solo reminiscenze, contributi più inconsci che altro. Una cosa conta più di ogni altra: questa è la musica triste più rasserenante che esista. E non è una contraddizione.
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14/12/2005 13:23 - BELLE & SEBASTIAN Storytelling
I Belle & Sebastian alle prese con ...
BELLE & SEBASTIAN Storytelling I Belle & Sebastian alle prese con il cinema. Con "Storytelling" secondo film detian alle prese con il cinema. ll'enfant terrible Todd Solondz (già autore qualche anno fa ai "Happiness" capolavoro politically uncorrect che non mancò di far gridare allo scandalo molti spettatori): i personaggi delineati da Solondz saranno un tutt'uno con le liriche pensose e con le musiche immalinconite scritte da Stuart Murdoch e compagni. O meglio lo saranno solo in parte: l'album "Storytelling", infatti, nasce come appendice necessaria al lavoro svolto in terra americana dai Belle & Sebastian e ci consente di ascoltare tutti i frammenti audio eseguiti dalla band, compresi i semplici "stacchi" tra una scena e l'altra, ma - ecco qui il "cavillo" - solo parzialmente inseriti nella versione finale del film. Non si consideri, dunque, "Storytelling" come un album nel senso più canonico: quella a cui ci troviamo davanti è più che altro una raccolta di spunti e di idee (compresi alcuni excerpts dei dialoghi originali) che ha molto del "non finito" ed in mezzo alla quale stanno immerse anche sei canzoni tra le più fascinose scritte di recente dagli scozzesi. Un disco che segue il filo dell'emotività più ancora che in passato, dunque, e che combacia perfettamente con le linee guida dei film, ambientato in un'America contemporanea riletta dai Belle & Sebastian in una prospettiva sonora sospesa tra il classicismo cantautoriale ed un fluire orchestrale certo più vicino alla tradizione cinematografica d'oltreoceano che alle suggestioni "minimali" di marca europea. Non è un caso, dunque, che si debba attendere la settima traccia per imbattersi nel primo brano cantato,"Black & White Unite" elegia pianistica dal sapore country, che vive nel duetto tra la voce di Murdoch ed inediti, improvvisi stacchi di slide guitar, e non è neppure un caso che giunti alla traccia n. 10, "Storytelling" si venga a contatto, finalmente, con il tipico stile Belle & Sebastian tutto romanticismo e (irresistibili) svenevolezze, particolarmente evidenziato dal duetto davvero old-style tra le voci di Murdoch e Isobel Campbell. Ma il bello di questo disco sta proprio in fondo, ed ecco che "Wandering Alone" ineffabile bassa dal ritmo andante e dal testo ironico e triste al contempo, riesce a fare stupendamente il verso alla sinatriana "Somethin' Stupid" riportata al successo dall'accoppiata Robbie Williams & Nicole Kìdman, mentre "Big John Shaft" - tutta giocata su una splendida alchimia di archi e fiati che vanno a incorniciare la voce di Murdoch - conclude le danze con un autentico saggio di sensuale eleganza, che testimonia come i Belle & Sebastian, al giorno d'oggi, abbiano davvero pochissimi rivali in quanto a scrittura di melodie pop memorabili.
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14/12/2005 13:23 - BELLE & SEBASTIAN Storytelling
I Belle & Sebastian alle prese con ...
BELLE & SEBASTIAN Storytelling I Belle & Sebastian alle prese con il cinema. Con "Storytelling" secondo film detian alle prese con il cinema. ll'enfant terrible Todd Solondz (già autore qualche anno fa ai "Happiness" capolavoro politically uncorrect che non mancò di far gridare allo scandalo molti spettatori): i personaggi delineati da Solondz saranno un tutt'uno con le liriche pensose e con le musiche immalinconite scritte da Stuart Murdoch e compagni. O meglio lo saranno solo in parte: l'album "Storytelling", infatti, nasce come appendice necessaria al lavoro svolto in terra americana dai Belle & Sebastian e ci consente di ascoltare tutti i frammenti audio eseguiti dalla band, compresi i semplici "stacchi" tra una scena e l'altra, ma - ecco qui il "cavillo" - solo parzialmente inseriti nella versione finale del film. Non si consideri, dunque, "Storytelling" come un album nel senso più canonico: quella a cui ci troviamo davanti è più che altro una raccolta di spunti e di idee (compresi alcuni excerpts dei dialoghi originali) che ha molto del "non finito" ed in mezzo alla quale stanno immerse anche sei canzoni tra le più fascinose scritte di recente dagli scozzesi. Un disco che segue il filo dell'emotività più ancora che in passato, dunque, e che combacia perfettamente con le linee guida dei film, ambientato in un'America contemporanea riletta dai Belle & Sebastian in una prospettiva sonora sospesa tra il classicismo cantautoriale ed un fluire orchestrale certo più vicino alla tradizione cinematografica d'oltreoceano che alle suggestioni "minimali" di marca europea. Non è un caso, dunque, che si debba attendere la settima traccia per imbattersi nel primo brano cantato,"Black & White Unite" elegia pianistica dal sapore country, che vive nel duetto tra la voce di Murdoch ed inediti, improvvisi stacchi di slide guitar, e non è neppure un caso che giunti alla traccia n. 10, "Storytelling" si venga a contatto, finalmente, con il tipico stile Belle & Sebastian tutto romanticismo e (irresistibili) svenevolezze, particolarmente evidenziato dal duetto davvero old-style tra le voci di Murdoch e Isobel Campbell. Ma il bello di questo disco sta proprio in fondo, ed ecco che "Wandering Alone" ineffabile bassa dal ritmo andante e dal testo ironico e triste al contempo, riesce a fare stupendamente il verso alla sinatriana "Somethin' Stupid" riportata al successo dall'accoppiata Robbie Williams & Nicole Kìdman, mentre "Big John Shaft" - tutta giocata su una splendida alchimia di archi e fiati che vanno a incorniciare la voce di Murdoch - conclude le danze con un autentico saggio di sensuale eleganza, che testimonia come i Belle & Sebastian, al giorno d'oggi, abbiano davvero pochissimi rivali in quanto a scrittura di melodie pop memorabili.
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14/12/2005 13:23 - BELLE & SEBASTIAN "I'm Waking Up To Us"
"When you're alone ...
BELLE & SEBASTIAN "I'm Waking Up To Us" "When you're alone and life's making you lonely, you can always go downtown..." Se vi ricordate di questa canzone, allora è probabile che abbiate anche un'idea abbastanza precisa del tipo di produzione che Mike Hurst realizzò per il successo commerciale più importante di Petula Clark: "Downtown". Ebbene, i Belle & Sebastian hanno voluto togliersi lo sfizio d'incaricare proprio lui della confezione sonora del brano che inaugura il loro nuovo ep, una canzone tutta melodia, orchestra, malinconia e rimpianti che va ad aggiungersi insieme al raffinato vaudeville di "I Love My Car" al già ricco e assortito vassoio di dolciumi pop della band scozzese. Un impianto timbrico appena più so brio e "proletario" è viceversa quello che contraddistingue la ballata conclusiva del programma, intitolata addirittura a "Marx And Engels". Giusto per non seppellire definitivamente quei due galantuomini sotto la valanga di pop liberista di questi anni e magari anche per non dimenticarsi di essere stati loro -Belle & Sebastian, ovviamente- tra i primi a recuperare al genere una sensibilità acustica che sembrava anch'essa ormai abbandonata nella soffitta della storia.




















































































































































