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14/12/2005 13:23 - ROBYN HITCHCOCK
"Jewels For Sophia"
Forse incide troppo Robyn Hitchcock: o forse ...
ROBYN HITCHCOCK "Jewels For Sophia" Forse incide troppo Robyn Hitchcock: o forse siamo noi che abbiamo sciupato con gli ascolti "Brenda's Iron Sledge" e "If I Were A Priest", "Cathedral" e "My Wife And My Dead Wife", e ne ascoltiamo ossessivamente l'eco dappertutto. O, un altro forse, non è logico e corretto che un simile figlio della luna sia ancora vivo e lucido dopo così tanti dischi mettendoci in imbarazzo. Con i Julian Cope (con quel che resta dei Julian Cope) viene tutto più facile. Quello che voglio dire è che a "Jewels For Sophia" manca qualcosa per essere un disco memorabile. Non chiedetemi cosa, non mettetemi in imbarazzo anche voi. Posso solo dire che Hitchcock è sempre lui, che non gioca a spiazzare e a 'innovarsi', cosa che immagino di gran sollievo per i fans: con i tempi che corrono, con gli idoli che cadono o che si trapiantano la faccia... Lui no, basta toccare con la punta delle orecchie quello stiletto insanguinato che è il primo pezzo "Mexican God", una maledizione gotico-romantica a un amore che suppongo perduto: o, subito dopo, rotolarsi nella gastronomica fantasia di "The Cheese Alarm" raro caso anche se non unico (Camembert Electrique) di legame pericoloso fra rock e formaggino, Hitchcock è sempre lui: con il suo cupido Dylan che gli tira freccette allucinate e i cherubini Hendrix e Barrett in cieli di marmellata e una donna formica 'con antenne da Audrey Hepburn' e un universo 'fatto di api'. Però. Però non c'è neanche una canzone davvero penetrante, neanche un classico del futuro, o almeno così sembra alle mie orecchie esigenti o arroventate dal summertime blues. "Moss Elixir", un disco da tutti giudicato minore, ne aveva almeno un paio. Qui posso sforzarmi con "You've Got A Sweet Mouth On You, Baby" o con la title track ma è per l'appunto uno sforzo e anche per questo, pur con le lucine tutte a posto e con l'aria balsamica che pur sempre si respira, non mi sento di mettere "Jewels For Sophia" nei Top 10 del nostro Crostaceo. Informazioni di servizio. C'è Peter Buck in un paio di brani, e così Kimberley Rew: fidati amici come Tim Keegan ma anche nomi nuovi. Una canzone sulla luna, prendano nota i cronisti 'a tema': si chiama "Nasa Clapping". Un'altra versione di "No, I Don't Remember Guildford", dopo quella che già stava su "Storefront" più dolce e avvincente. Una traccia fantasma alla fine, introdotta da una segreteria telefonica con i 'bravi ragazzi' di Scorsese. Difficile che i fans abbandonino Hitchcock dopo un disco così: facile però che nessuno chieda l'iscrizione al molto esclusivo club dove da anni si venera l'artista. Uno stallo, in parole povere: aspettando che il tempo faccia il suo sporco lavoro e distrugga Hitchcock e il suo ricordo come racconta il primo brano, "come un dio messicano".
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14/12/2005 13:23 - ROBYN HITCHCOCK A star for bram
Da non crederci. Robyn ...
ROBYN HITCHCOCK A star for bram Da non crederci. Robyn Hitchcock ha tenuto nascoste queste canzoni sul suo sito per quasi un anno, negando la possibilità di scaricarle o comperarle comodamente; bisognava mandare un vaglia o un assegno a una casella postale come nel Quaternario. Per fortuna qualche copia è sfuggita all'embargo e ora circola d'importazione consentendo di scoprire un piccolo tesoro. A star for bram è l'altra faccia di Jewels for Sophia, come spiega la copertina quasi identica, ma non come si credeva, perché ne raccoglie demos e alternatetakes; sono invece quasi tutte canzoni originali, spesso migliori di quelle sul disco ufficiale e immerse in un intimo clima delicato e favolosamente hitchcockiano "psichedelia da camera", con quei piccoli brividi dello spirito e l'inquietante delicatezza che sono la cifra classica di Hitchcock. Registrate con lo stesso, variabile cast di Jewels... (anche Kimberley Rew e Grant Lee Phillips), le canzoni riposano come d'abitudine in profumati mind gardens, all'ombra di Syd Barrett, dei Byrds, dei REM. Incuriosiscono un titolo su Nietzsche, un "in memoriam" per Nick Drake e un tema da film su Giuda e Gesù, anche se i momenti migliori sono altri, quegli otto incantati minuti che scorrono da The philosopher's stone a The green boy.










































































































































































