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14/12/2005 13:23 - The Cure
Amati o odiati The Cure sono una sorta di ...
The Cure Amati o odiati The Cure sono una sorta di istituzione musicale britannica. Nella sua pluriennale attività Robert Smith si è guadagnato un ruolo di autore con la A maiuscola attraverso una ormai corposa discografia densa di ottima musica. La raccolta in questione, disponibile anche in videocassetta, mette a fuoco gli ultimi dieci anni di vita della band, raccogliendo in un'unica opera una manciata di singoli straordinari. Quattro gli estratti da "Kiss Me Kiss Me Kiss Me" del 1987 tra cui la toccante "Catch". "Nel 1970 avevo 10 anni", racconta Smith, "e un giorno caddi dalla bici e fu un brutto incidente. Per i due anni seguenti soffrii di sporadiche allucinazioni e apparizioni immaginarie di una ragazza chiamata Bunny. Durante un malore in aereo nel 72, dove fui colto da un violento mal di testa, ci fu l'ultima apparizione di Bunny. Nel 1984 a New York City, al JFK Airport, incontrai una ragazza che mi ricordava incredibilmente Bunny. "Catch" parla della possibilità di incontrarla realmente". Sono quattro anche le tracce che sono state estratte da Disintegration, l'album del 1989. Bellissima "Lullaby", scritta ancora nel ricordo dell'infanzia e di uno zio che raccontava terrificanti storie di ragni che mangiavano i bambini e splendide anche "Fascination Street", scritta dopo alcune notti passate a New Orleans, e la gradevolissima "Lovesong". Ovvia la presenza di "Friday I'm In Love", tratta da "Wish" del 1992 che é uno dei pezzi più famosi e rappresentativi della recente storia dei Cure. Peraltro l'album non ha nessuna caduta di tono, tutt'altro. "Gone", "Strange Attraction", "Wrong Number" e "The 13th" sono alcuni esempi di quanto sia alto il livello di una raccolta che rappresenta una nuova chiave d'accesso per l'universo di un gruppo fondamentale. 18 brani e tantissima buona musica dal già citato "Kiss Me Kiss Me Kiss Me" del 1987 fino al più recente "Wild Mood Swings" dello scorso anno. Ad impreziosire una già fantastica raccolta c'é la presenza di un brano inedito: "Wrong Number" nato attraverso la collaborazione di Smith con Mark Plati, ovvero il co-produttore di "Earthling" di Bowie conosciuto proprio durante la festa per il 50esimo compleanno di David Bowie a NYC. Un favoloso inedito era il tocco che mancava per rendere questa compilation letteralmente imperdibile!
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14/12/2005 13:23 - Bloodflower. Una cascata di emozioni forti, intense, che si insinuano ...
Bloodflower. Una cascata di emozioni forti, intense, che si insinuano sotto pelle, lente e inesorabili. É questo l'effetto delle dieci gemme che compongono Bloodflowers, l'album che spezza ogni legame con le tentazioni pop della recente produzione. Robert Smith ci racconta con il consueto garbo l'ennesima mutazione della sua creatura. ... «Molti sono convinti che questo sia l'ultimo disco dei Cure. In realtà qualcuno ha frainteso le mie parole. Al momento di registrare ho chiesto ai ragazzi del gruppo di impegnarsi come se questo fosse l'ultimo album della band. Non volevo registrare un disco qualsiasi, ma un classico album dei Cure. Sinceramente mi sembra di aver centrato l'obiettivo. Far credere che questo sia il capitolo finale potrebbe rivelarsi una buona mossa di marketing, ma in realtà non c'è nulla di ufficiale. Ogni album è una nuova avventura e non c'è scritto da nessuna parte che io non abbia più voglia di provarci ancora. Comunque, non escludo che la mia prossima mossa sia un album solista, senza gli altri della band. Vedremo... Non mi piace fare troppe previsioni a lungo termine». Anche sul titolo del cd sono circolate molte voci... «In effetti il titolo originale doveva essere Watching Me Fall. Poi è nata Bloodflower, la canzone che chiude il disco. Mi sono innamorato di quel pezzo e ho deciso che doveva essere il titolo dell'intero lavoro. Ho tratto ispirazione da un'espressione del pittore norvegese Edvard Munc. Un'artista con uno stile visionario, influenzato da un senso tragico della vita. Lui usava il termine "bloodfiowers" per descrivere lo stato d'animo, spesso sofferto, da cui nascevano le sue opere». A 25 anni dagli esordi, Robert ha la stessa espressione di allora. Sembra ieri quando circolavano le prime foto di una band molto promettente, che pur essendo nata nel pieno dell'esplosione punk, aveva applicato al rock toni e atmosfere lontani anni luce dalla furia nichilista di Vicious e soci. «Ogni tanto mi vengono in mente le prime esibizioni live quando ci chiamavamo ancora Easy Cure. Suonavamo tutte le settimane per qualche birra gratis. Di soldi proprio non se ne vedevano. Non avevamo abbastanza pezzi per mettere in piedi una scaletta, così pescavamo dal repertorio di David Bowie e Jimi Hendrix». Torniamo al presente. Tra le canzoni di Bloodflowers, There Is No If è senza dubbio quella con l'atmosfera più struggente, drammatica. «Questo pezzo ha una storia lunghissima. Il testo risale a quando avevo vent'anni. Parla delle cose che terminano e dell'ineluttabilità della fine di tutto. Ho cercato spesso di metterlo in musica ma, evidentemente, farlo aveva delle implicazioni emotive che mi hanno bloccato. Stavolta ce l'ho fatta e devo dire di essere molto soddisfatto della resa finale». Dalla musica alla politica. Parlando con Joe Strummer, l'ex vocalist dei Clash, ho avuto la sensazione che molti musicisti inglesi, dopo averlo sostenuto, siano rimasti delusi dal governo del laburista Tony Blair... «Subito dopo la vittoria del «Labour Party c'era in giro molta euforia. Adesso molto meno. Sai, per mantenere il potere bisogna essere pragmatici e scendere a qualche compromesso». Un'ultima curiosità. Come ci si sente a essere una star dopo vent'anni di carriera in un mercato, come quello inglese, che brucia le band nel giro di un paio di mesi? Ho rinunciato a capire le dinamiche che stanno dietro alla stampa musicale inglese.
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14/12/2005 13:23 - THE CURE - Bloodflowers (Fiction/Polydor)
Mi scriveva q.cuno tempo fa che ...
THE CURE - Bloodflowers (Fiction/Polydor) Mi scriveva q.cuno tempo fa che non si capiva se i Cure mi piacessero o mi facessero schifo. Bella domanda, a cui potrei rispondere con l'ennesimo esempio: avete presente quando un professore di letteratura o filosofia scopre che il suo allievo preferito la sera va "a menare i froci"? Beh, certi loro dischi mi facevano quell'effetto: tanto ingegno buttato alle ortiche. Ma le braccia te le fanno cascare, a volte, solo i più meritori; degli altri, dei tanti mediocri che mettono insieme una quindicina di canzoni perché il conto bancario comincia ad andare in rosso, puoi anche fregartene. I primi tre album, 'Pornography' (che mi ha scarnificato l'anima), il singolo 'Let's Go To Bed' (un titolo profetico per quegli anni; in più, non credo di aver mai ballato tanto una canzone), parecchia roba tratta da 'The Top', 'The Head On The Door' e 'Disintegration', sono stati tra le cose che serbo ancora meglio strette nelle pieghe dove il cuore ha quelle pulsazioni un po' speciali, belle e dolorose. Ma che da tempo i Cure non riescano più a farmi scoccare quella scintilla divina che racchiude sofferenza/rabbia/amore/sensodell'eternitàaddosso, è un dato di fatto. La colpa, va là, la dividerei fifty-fifty tra me e loro. 'Bloodflowers', comunque, è da anni il loro disco più bello e 'sentito', che si rifà al passato (la tranquilla tensione faithiana di 'Where The Birds Always Sing', certa disperazione pornographica che pervade l'album anche nei numerosi momenti rallentati) pur non inzuppando il plettro nel tragicomico com'eravamo. Sono canzoni ben vive, queste, per uno che voleva ammazzarsi prima dei 30 anni e non ho mai dubitato della sua sincerità, neanche quando la puntina tracciava le linee di un poppetto sciacquapiatti difficile da capire. E per citare il Guccini di 'Eskimo', occupatevi con delicatezza di queste nove canzoni perché "saranno le ultime oramai". Nonostante la coproduzione di Paul Corkett, inoltre, si è evitato il rischio di placebizzazione e l'elettronica totale non ha scalfito il monolite di 'Bloodflowers' (qualche sopportabile banalità in 'The Loudest Sound', titolo inappropriatissimo, peraltro). Belli, ma è pleonasma dirlo, i testi.
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14/12/2005 13:23 - THE CURE - Demos N°1. Demos N°2
Ancruaiàbl; giorni fa mi ...
THE CURE - Demos N°1. Demos N°2 Ancruaiàbl; giorni fa mi arriva un pacchetto postale con due CD e poche righe, fra cui le seguenti:"Poiché i Cure e 'Vinile' sono due fra le cose che ci piacciono di più, abbiamo pensato di farli incontrare ancora una volta". Dentro, due bootlegs zeppi come uova, con i demos della band di Robert Smith. Il fatto che in nessun posto sia riportato il nome dell'etichetta e che la (bella) grafica sia stata realizzata con una stampante a getto d'inchiostro fa pensare che il progetto sia casereccio, non studiato cioè per essere venduto. Per contro, va notato come sia stato fatto un ottimo lavoro al computer di pulizia su tutte le canzoni. Donc, degli esperti di studio nonché fans dei Cure? I due 'Demos' contengono la bellezza di 37 pezzi, alcuni completamente inediti che appartengono di certo ai primi vagiti del trio (al tempo), altri sono bozze dove si incontra l'ossatura per quelle che diverranno song ma con altri titoli; la parte del leone, naturalmente, vien fatta dai successoni, quelli che ai concerti vengono cantati in coro da tutto il parterre. Quello preso in considerazione dalla coppia di dischetti è quasi tutto l'arco temporale della band, a rendere un'idea abbastanza completa di come essa abbia lavorato alla modificazione dei brani (che appaiono quasi sempre in forma pressoché definita). Molto bello il primo CD, a partire da un paio di chicche in stile punk, soprattutto 'I Want To Be Old', depositaria di un riff assassino, la solita chitarra-trattore dei primi combo punk britannici e perfino d'un timido a solo, roba che di lì a poco sarebbe stata bandita da tutti i palchi del regno. Perfetta 'Meathook', con uno stile rock molto saltellante, vicino alle cose meno rockabilly degli Stray Cats, per non parlare di una 'Killing An Arab' ad orologeria, molto più malata della versione universalmente conosciuta. La provenienza del tutto? Beh, qualche brano l'avevo già ascoltato su Internet ma se la fonte è quella, il lavoro di restauro è stato enorme. Probabilmente i misteriosi amici avranno preso qua e là da un probabile inesauribile loro archivio privato. La nota dolente è che non saprei come indirizzarvi per avere le due perle (a meno che i misteriosi senders non riscrivano), però se siete fan all'ultimo stadio, contattatemi, un paio di C-90 non si negano a nessuno.
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14/12/2005 13:23 - INDECISION Release The Cure
NYHC muscolare come da prassi, che ricorda ...
INDECISION Release The Cure NYHC muscolare come da prassi, che ricorda molto da vicino gli ultimi Sick Of It All - metallosi e moshing - e che solo lambisce i territori degli Snapcase. Strano a dirsi ma in un contesto musicale così maschile/ista una delle chitarrone compresse è armeggiata da una ragaza. Pesantezza, compattezza, potenza, vocione urlante quindi sono il corpo di un disco strutturato su temi delicati come il connubio tra medicina, politica e business. Ma qualche spunto un po' più brillante che ce lo faccia digerire no eh?
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14/12/2005 13:23 - PRESENTAZIONE RHYTHM IS THE CURE GLEN VELEZ: percussioni, ...
PRESENTAZIONE RHYTHM IS THE CURE GLEN VELEZ: percussioni, voce; ALESSANDRA BELLONI: percussioni, danza e voce; PEPPE CONSOLMAGNO percussioni, voce. Il concerto - RITMO E' LA CURA - e' un'affascinante fusione di ritmi e strumenti di differenti culture che comprendono il Nord Africa, il Medio Oriente, la Grecia, l'India, Il Brasile ed in particolare il Sud Italia. Alessandra Belloni e Glen Velez hanno unito le loro abilita' insieme a Peppe Consolmagno per il concerto - RITMO E' LA CURA - che e' basato sul potere curativo delle percussioni e delle trance-dance di purificazione. Questa antica forma di musica e danza terapia e' conosciuta come tarantella. Durante il concerto vengono eseguiti: tarantelle delle Puglie seguite con danze e musica-trance. Antichi canti curativi e percussioni in onore della Madonna Nera. Ninne-nanne e lamenti d'amore della Sicilia e Sardegna. Canti delle donne al lavoro sui campi. Tarantelle usate come esorcismo contro il malocchio. Di particolare interesse sono anche i magici momenti che i tre musicisti sono in grado di offrire, all'interno del concerto, con le loro straordinarie solo perfomances. Belloni e Velez sono entrambi artisti della REMO Co. ed hanno creato e firmato una loro linea di tamburi e tamburelli. Consolmagno e' costruttore di strumenti musicali che ha creato, costruito e firmato anche per lo stesso Glen Velez. Internet Bellloni: http://www.remousa.com/drumbeat/Alessandrabelloni.htm Internet Velez: http://www.remousa.com/drumbeat/Glenvelez.htm Internet Consolmagno: http://www.ejn.it/musicians/consolmagno.htm
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14/12/2005 13:23 - THE CURE DAL DARK AL POP ROCK
La storia dei Cure ...
THE CURE DAL DARK AL POP ROCK La storia dei Cure inizia nel 1976, quando nei dintorni di Crawley, una piccola cittadina del Sussex, inizia a diffondersi l'interesse per una giovane e sconosciuta band chiamata Easy Cure: il leader è uno strano personaggio, si chiama Robert Smith e si dimostra sin da subito l'antitesi della rockstar per eccellenza: schivo e refrattario ad ogni tipo di cerimoniale, eppure capace, una volta sul palco, di attirare gli sguardi e l'attenzione del pubblico. Il primo singolo dei Cure esce alla fine del 1978 e si intitola 'Killing an arab', brano che per la violenza del testo attira l'attenzione della stampa musicale. E' invece del 1979 il loro primo album: si intitola THREE IMAGINARY BOYS. Al furore punk i Cure contrappongono un nichilismo Dark che non esclude atmosfere decadenti. Nel 1980 esce BOYS DON'T CRY che ripropone gran parte del primo album, mentre nello stesso anno arriva lo splendido SEVENTEEN SECONDS, il nuovo album del gruppo, entra in classifica rivelando il profilo di una delle piu' grandi bands del decennio appena trascorso. I testi di Robert Smith sono desolati e ben descrivono nella maniera più dark il "male di vivere". Nel 1981 arriva FAITH, anche se è l'album successivo, PORNOGRAPHY, del 1982, a diventare il primo vero classico della storia dei Cure. Segue la crisi della band. I litigi sempre più frequenti tra Robert Smith e Simon Gallup convincono Smith a cessare l'attivita' della band e ad entrare, sul finire del 1982, nei Siouxie and the Banshees, ma rientra nell'84 per promuovere THE TOP, album che entra nella top 10 inglese, evidenziando dei contenuti molto eterogenei, psichedelici e orientaleggianti. Agli inizi del 1985 rientra nell'organico Simon Gallup e i Cure tornano ad essere un trio come agli esordi, con HEAD ON THE DOOR, succeduto nel 1986 dalla prima antologia del gruppo, intitolata STANDING ON THE BEACH - THE SINGLES. Seguono dischi più "morbidi" e rilassanti, quasi funky, con STARING AT THE SEA e KISS ME, KISS ME, KISS ME (quest'ultimo con ritmi pseudo funky, archi, fiati). Dopo il grande successo ottenuto con DISINTEGRATION, un vero e proprio ritorno alle origini piu' dark del gruppo (1989), i Cure sono poi usciti con MIXED UP ()1990), ENTREAT (1991), WISH (1992), e nel 93 due live dal titolo SHOW e PARIS. Per un nuovo album di studio da parte del gruppo bisognerà aspettare fino al 1996, anno in cui viene pubblicato WILD MOOD SWINGS. Si tratta dell'ultima prova del gruppo fino ad oggi, quando con l'uscita di GALORE, antologia con inediti, la discografia dei Cure si arricchisce di un altro capitolo. Infine, nei primi mesi del 2000, esce BLOODFLOWERS.
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14/12/2005 13:23 - THE CURE Seventeen Seconds (Fiction Records, 1980) Questo album ...
THE CURE Seventeen Seconds (Fiction Records, 1980) Questo album è INTRAMONTABILE! Ad appena un anno dal doppio esordio - "Three Imaginary Boys" e "Boys Don't Cry" - i Cure tornano alla ribalta presentando il loro terzo lavoro. Ormai il movimento dark è lanciato, continua l'ascesa di Siouxsie and the Banshees, sono nati da poco i Bauhaus e i Sisters of Mercy, il 18 maggio del 1980 si suicida Ian Curtis, cantante dei Joy Division, il gruppo che forse più di tutti ha incarnato l'anima del nuovo sound. Ad aprile dello stesso anno vede la luce "Seventeen seconds". Per la prima volta sono presenti le tastiere, suonate da Matthieu Hartley, che si aggiungono a chitarra, basso e batteria. Nuovo anche il bassista, il giovanissimo Simon Gallup, che prende il posto di Michael Dempsey, uscito dalla band per dissapori con Smith. Lasciati per sempre alle spalle i detriti punk che avevano accompagnato gli esordi, i Cure compongono la loro opera suprema, incentrando l'attenzione sulle melodie. Ustionato da un profondo male di vivere Smith analizza con precisione maniacale gli anfratti più nascosti del dolore, riprodotti con angoscia e esemplificati dal basso profondo e lacerante di Gallup. In "M" ritorna preponderante la chitarra, "At Night" e "Seventeen Seconds" sono due brani in perfetta armonia tra il vecchio e il nuovo stile-Cure e chiudono un album praticamente perfetto, estrinsecazione ai massimi livelli di quel dark che il gruppo ha in realtà sempre sfiorato, mescolandolo ad altre sonorità, sperimentandolo, elevandosi a padri - insieme ai Joy Division - senza mai riconoscervisi, senza mai estremizzarlo. www.thecure.com - SUONANO/ 8/5/2005 Show Castellon, ES Spain / Benicassim Festival www.fiberfib.com * Comments (61) 8/10/2005 Show Lokeren, BE Belgium / Lokerse Festival www.lokersefeesten.be * Comments (243) 8/13/2005 Show St. Malo, FR France / Route du Rock www.laroutedurock.com * Comments (58) 8/18/2005 Show Avenches, SU Switzerland / Rock Oz' Arenes www.rockozarenes.com * Comments (30) 8/20/2005 Show Sicily, IT Italy / Teatro Geeco, Taormina * www.barleyarts.com * Comments (292) - INFO: Barley Arts Promotions - 02/76113055 - Corso Plebisciti 3 - 20129 Milano info@barleyarts.com www.barleyarts.com















































































































































































































