Live Band
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14/12/2005 13:23 - OMARA PORTUONDO Buena Vista Social Club presents... Omara
Il Buena Vista ...
OMARA PORTUONDO Buena Vista Social Club presents... Omara Il Buena Vista è ormai un marchio di fabbrica, la clientela fidelizzata. E quindi gli immortali nonni cubani possono prodursi a cadenza regolare in imprese solistiche sponsorizzandosi l'un l'altro. Omara Portuondo è la signora (d'altri tempi) del dub, dotata di una voce colta e popolare allo stesso tempo, raffinata ma senza ombra di snobismo. Il disco è interessante anche perchè sbilanciato verso l'orchestrazione, specie quella jazz (ma abbondano pure le sezioni d'archi), grazie agli arrangiamenti di Demitrio Muñiz. Si sente così una Cuba alquanto americanizzata (l'America "nera" degli anni '50 beninteso), come confermano non solo la versione di The Man I Love ma anche i lenti Mariposita de primavera e Veinte años. I compañeros ci sono tutti e il duetto con Ibrahim Ferrer in No me Ilores mas è come al solito pieno di pathos.
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14/12/2005 13:23 - OMARA PORTUONDO "La colección cubana"
Chi si fosse perso i passi ...
OMARA PORTUONDO "La colección cubana" Chi si fosse perso i passi iniziali della carriera di una delle migliori cantanti al mondo può recuperare con questa antologia di matrici Egrem l'etichetta statale cubana. Qui Omara canta da par suo, dispiegando una voce-ottovolante che sa arrampicarsi su per impervi acuti e note tenute, sobbalzare nei salti di ritmo o derapare lungo i brani pervasi da sostenuta malinconia. Nonostante arrangiamenti e scelte orchestrali non sempre irreprensibili l'arte della Portuondo riesce a elevarsi su un contorno talvolta dozzinale per far rilucere i classici (Dos gardenias, Besame mucho, Guajira gantanamera) e le perle nascoste (La ultima noche, Alli) restituendoci la magia delle notti del Tropicana e degli altri cabaret del'Havana. Lunga vita alla signora.
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14/12/2005 13:23 - OMARA PORTUONDO Omara
Dopo il trionfo della missione Cooder ed il ...
OMARA PORTUONDO Omara Dopo il trionfo della missione Cooder ed il disco solista di Ibrahim Ferrerl tocca alla sciantosa uscire allo scoperto, ed il risultato è superiore a quello scaturito dal suo compagno di microfono. L'album della Portuondo è più rifinito, ben articolato tra son, bolero, sordine, duetti ed atmosfere più vicine al lavoro solista di Ruben Gonzalez. La fata del Buena Vista ha anche il potere di riunire una famiglia sempre più frazionata nelle rispettive orchestre, compresi Eliades Ochoa e con Compay Segundo, ospite in "Ella Y Yo" di Oscar Hernandez. La voce di Omara, con la sua ineguagliabile capacità di restare sospesa nell'aria anche dopo che si è spento lo stereo, festeggia con una prestazione maiuscola.
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14/12/2005 13:23 - OMARA PORTUONDO Omara Portuondo
Grazie all'effetto "Buena Vista Social Club" la ...
OMARA PORTUONDO Omara Portuondo Grazie all'effetto "Buena Vista Social Club" la musica cubana ha trovato oggi una giusta rivalutazione nonostante si sia tenuto di vendere tutto col marchio di Cuba piazzando qua e là, qualche nome della felicissima rosa ai nonnetti. Ma Omara Portuondo è un altro discorso. La vecchia signora del bolero, stella del Casino Municipale dell'Avana negli anni Trenta fa così il suo moderno debutto come solista sottolineando il vero significato del canto sentimentale che in quegli anni, le valse il titolo di "novia de filin" (la sposa del sentimento, dal termine "feeling"). Accompagnata da Eliades Ochoa, Compay Segundo, Ibrahim Ferrer (magico duetto in Ella y yo) e dal magistrale Rubén Gonzales (che assolo in No me llores mas!) e da un'orchestra vera e di arrangiamenti perfetti creati dall'ottimo Demitrio Muñiz, la Portuondo traccia le linee della storia della passione cubana attraverso una scelta di repertorio che sintetizza al meglio gli anni d'oro di Ernesto Lecuona e Arsenio Rodriguez, di Miguel Matamoros e Ernesto Duarte, di Rafael Lopez e Maria TeresaVera (Veinte años è uno dei vertici della vieja trova cubana). Il suo canto è antico ma la voce non ha rughe. E' piena di volutta e di emozione. Di classe somma che rimanda alle grandi di questo secolo. Per questo avvicina a quelle canzoni anche un classico del jazz come The man I love (El hombre que yo amé).


























































































