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14/12/2005 13:23 - Neil Young with Crazy Horse Broken Arrow
Proprio come la vecchia ...
Neil Young with Crazy Horse Broken Arrow Proprio come la vecchia canzone dei Buffalo Springfield, che ormai risale a trent'anni fa: così Neil Young ha intitolato il disco nuovo registrato insieme ai Crazy Horse. E con precedenti quali Weld e Sleeps With Angels c'era da aspettarsi un gran disco, cosa che Broken Arrow invece non è. Strano, siccome le ultime avventure "elettriche" del personaggio sembravano averlo rinvigorito e proiettato verso una seconda giovinezza, tanto da spingere i lanciatissimi Pearl Jam ad allearsi temporaneamente con lui. Spiega eloquentemente che cosa non funziona in Broken Arrow l'episodio conclusivo: una fiacca e arruffata versione dal vivo dello standard Baby What You Want Me To Do di Jimmy Reed. Il gruppo suona con indolenza, Neil Young pare svagato e l'originale verve "errenbì" del brano si stempera in un'anonima opacità rock. Sono proprio quelli - ignavia, indeterminatezza, negligenza - i difetti che danneggiano Broken Arrow, smorzando le velleità epiche dell'iniziale Big Time e rendendo quasi caricaturale il country rock abbozzato in Changing Highways. Le stimmate del suono "younghiano" sono tutte al loro posto, dalle strazianti sequenze di accordi chitarristici al fragile timbro vocale passando per l'inconfondibile soffio melodico dell'armonica, ma non valgono da sole a conferire al disco la "santità" del classico. Esemplare, da questo punto di vista, è Loose Change: tipico tema rock in minore esposto come pretesto per avventurarsi poi in un estenuante jam collettiva. Lo stesso procedimento che in altre occasioni aveva generato archetipi quali Cortez The Killer e Like Ar Hurricane produce qui musica destinata ad avvitarsi su sé stessa senza scopo né idee. Salvano l'album dal naufragio l'intensità emotiva di Scattered, ballata desolata ma non desolante, e This Town che nella sua sintetica sobrietà dice più cose a proposito di Neil Young di quante ne comunichi il resto di Broken Arrow.
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14/12/2005 13:23 - NEIL YOUNG Road rock vol. 1
Nessuno s'azzardi a sussurrare all'orecchio ...
NEIL YOUNG Road rock vol. 1 Nessuno s'azzardi a sussurrare all'orecchio di Neil Young quel vecchio adagio popolare che sentenzia "il troppo stroppia". Non avrebbe alcun senso la pretesa di arginare il flusso debordante di passione energia e generosità che il canadese riversa nel suo lavoro, e che nella dimensione live raggiunge l'acme del piacere puro. Tanto più in questa stagione serena della sua vita, nella quale Neil può condividera il palcoscenico con amici e parenti "friends & relatives", come recita il sottotitolo del suo 36° disco da solista. Con Ben Keith, chitarra, Spooner Oldham tastiere, Donald "Duck" Dunn, basso, e l'intoccabile Jim Keltner dietro piatti e tamburi, troviamo ai cori la sorella Astrid e la moglie Pegi Young. Il repertorio comprende una versione lancinante, slabbrata e carica di saturazioni elettriche di Cowgirl in the sand (18 minuti!), e poi Walk on, l'inedita Fool for your love, Peace of mind, Words, Motorcycle mama, Tonight's the night e la dylaniana All along the watchtower che Young, ospite Chrissie Hynde, affronta (naturalmente) col piglio hendrixiano, quello che già caratterizzava il doppio Weld del '91. Dopo i 25 live contemporanei licenziati dai "nipotini" Pearl Jam, Young che tocca quota sei (dal vivo) non fa neppure più notizia. Nel primo e nel secondo caso, comunque non ci si può illudere di raggiungere un pubblico diverso da quello dei fan. Cosa che non turba né i PJ né zio Neil né il loro inarrestabile "Rockin'in a free world".
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14/12/2005 13:23 - NEIL YOUNG/Road Rock Vol. 1
Alcuni mesi soltanto separano le morbide ...
NEIL YOUNG/Road Rock Vol. 1 Alcuni mesi soltanto separano le morbide fluttuazioni crepuscolari di "Silver And Gold" dalla furia omicida di questo live registrato durante il Music In Head Tour della scorsa estate al Red Rocks Anphiteatre nei dintorni di Denver, Colorado. Ben Keith, Spooner, Oldham, Donald "Duck" Dunn, Jim Keltner e i cori di Astrid e Pegi Young scortano le allucinazioni di un uomo ossessionato dalla ricerca eterna su un suono elettrico che ora si è fatto magma incontrollabile, corpo mutante di densità plastiche provenienti da mondi le cui leggi fisiche sono ignote agli uomini. Un suono che riesce a rendere straniante anche la convenzionalità meccanica di due tracce come Motorcycle Mama e l'inedita Fool For Your Love e che scaglia nella deriva psichica i diciotto minuti dell'iniziale Cowgirl In The Sand le cui improvvisazioni suonano come visioni astrali di un John Coltrane sulle corde di una Gibson Les Paul. I cinque minuti acustici di Peace Of Mind offrono respiro e sollievo prima del contatto con la perfezione assoluta di Words, enorme nel suo essere versione definitiva. Walk On è nella musica e nelle parole la riappropriazione del senso del sé, Tonight's The Night sarà sempre il pianto di chi osserva il baratro più oscuro mentre la conclusiva lettura di All Along The Watchtower con Chrissie Hynde ad alternare la propria voce con quella di Young, sembra spingersi al limite estremo della ferocia umana.
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14/12/2005 13:23 - NEIL YOUNG Silver & gold
Fosse rimasto sempre sul livelli dei ...
NEIL YOUNG Silver & gold Fosse rimasto sempre sul livelli dei primi due brani (Good to see you e l'irresistibile title track) quest'album sarebbe da salutare come un capolavoro, il più bel disco del Neil Young maturo. In effetti non taglia il traguardo ma comunque lo sfiora, con il clima dolce e classico che piace agli younghiani; teneri sogni & folk rock, chitarre acustiche e pedal steel, aghi di armonica che trafiggono il cuore. Young è in un momento dl grande fervore creativo, quasi di febbre, e ha faticato a condurre in porto l'opera non per mancanza di idee, anzi, per troppi progetti e stimoli. Ha cominciato pensando a un album "solo", poi ha coinvolto Jim Keltner Donald Dunn e altri amici, si è fermato per contribuire alla reunion di Crosby, Stilles & Nash e nello stesso tempo si è lasciato distrarre da un'idea di recupero dei Buffalo Springfield. Così il disco è ricco e dispersivo, affascinante ma ineguale, con una patina & ruvidezza che è nello stesso tempo un dono e un limite. Fra le tribù del rock gli appassionati di Young sono fra i più esigenti, così si godono questa benefica manna ma si mordono le mani, anche, pensando per esempio a come avrebbe potuto essere l'album con due canzoni come Slowpoke e Looking forward, le più emozionanti dell'ultimo CSN&Y. La title track viene da lontane epoche musicali, meta '80, così come il pezzo di lancio, Razor love. Il resto è nuovo e la differenza non si nota; con il sogno acustico di Without rings, i ricordi giovanili di Buffalo Springfield again e la curiosa fusione irish-californiana di Red sun, con il coro di Emmylou Harris e Linda Ronstadt. Nei negozi anche un video e DVD dallo stesso titolo con un'ora di concerto acustico alla Bass Concert Hall di Austin, Texas.
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14/12/2005 13:23 - NEIL YOUNG – Are You Passionate? (Reprise)
Siete passionali? Che domande, ...
NEIL YOUNG – Are You Passionate? (Reprise) Siete passionali? Che domande, non sfrucugliereste tra le righe di Vinile, sennò. E che lo sia anche Neil Young non lo si scopre oggi, per un titolo. Ha citato e omaggiato gente apparentemente lontanissima da lui e anche tra loro, nel corso della sua carriera: Johnny Rotten, Elvis Presley, i Sonic Youth, Kurt Cobain, i Devo, i Kraftwerk, tanto per elencare solo i primi che vengono in mente, oltre agli artisti del suo mondo. Il che denota elasticità ed apertura mentali, curiosità, coinvolgimento emotivo quasi adolescenziale e, ci siamo, passionalità. Ha marketisticamente cappellato tante di quelle volte, Neil, volendo far uscire album così lontani dal suo pubblico che gli angoli degli uffici della Warner saranno ancora pieni di ciuffi di capelli strappati dai vari dirigenti in tutti questi anni. Anche se, tutto sommato, a parte due o tre album, il resto si è incasellato alla perfezione nella storia della musica col passare del tempo. Che, appunto, è galantuomo e si presuppone riconosca i suoi simili. Non un anticipatore, per carità, ma uno che ha sempre camminato agevolmente di lato a tanti fenomeni. E in base all’alternanza che, verrebbe da dire da sincero democratico, gli fa approntare un disco acustico dopo uno elettrico e via andare, eccone uno con le spine attaccate ma assolutamente rallentato nei ritmi; un disco che potrebbe essere la parte due, a distanza di quasi 15 anni, di un album come This Note’s For You, allora accolto con parecchia sorpresa. Dischi neri entrambi, carichi di echi R&B e soul (passioni che vengono comunque da lontano, andate a cercare tra i solchi dei vecchi grandissimi Buffalo Springfield che mise insieme col suo compagno di giochi di sempre, Stephen Stills), nonostante la voce di Young sia tutt’altro che dotata di quella cristallinità necessaria per cantare l’anima nera. Ma è forse proprio questa la bellezza che inonda i suoi brani; chi ha bisogno di un bianco che canta come un nero? Reinterpreta invece a suo modo, Young, con quella voce che sembra arrivarci ogni volta per una spennata, quelle chitarre sempre un po’ sporche ma passionali, con quei giri armonici che a loro volta pescano qua e là, soprattutto in questo disco, dove linee melodiche altrui fanno spesso capolino (una per tutte: non sentite il basso di Billy Jean tra le note di Differently?). Si potrebbe/dovrebbe dire, a questo punto, delle canzoni e dell’ensemble, con quei turnisti a 24 karati che sono Booker T e Donald ‘Duck’ Dunn, rincontrati dopo un tour insieme nel ’93, o i vivi e vegeti Crazy Horse che lo accompagnano nella lunga e infuocata Goin’ Home, restata fuori da chissà quale disco (e chissà perché, data l’innegabile bellezza) e suonata dal vivo già da tempo. Anche le cose meno pretenziose, più easy, come You’re My Girl, con quella chitarra dalle cui note ti aspetti di sentir uscire la voce di John Belushi in vena di presentar la band ed invece ripiega facilina su se stessa, sono piacevoli. Mr. Disappointment non cede del tutto alle tentazioni di quelle note sentimentalmiagolate à la Santana e si irruvidisce anzi con una voce strascicata, molto adatta, che ne diventa il perno. Quit (ne vedrei una magnifica cover da parte di Jay-Jay Johanson) è un funkettino da pomicio niente male e non a caso è stata messa subito prima di Let’s Roll, il già noto singolo che ha detto la sua sull’11 settembre fra le polemiche, è con Goin’ Home il brano più duro, l’unico davvero rock. Graniticità data non dai decibel ma dall’incedere, come un bulldozer che sposta con calma tutte le rovine. Vaga somiglianza nel ritornello con la Sex’n’Drugs’n’Rock’n’Roll del fu Ian Dury. La titletrack è semplicemente pericolosa, una di quelle ballate tipiche del canadese, così semplici e così sentite, che tendono a tatuarvisi nello spirito vuennedì (vita natural durante). When I Hold You In My Arms è la Tonight’s The Night younghiana mentre in Be With You si riaffaccia prepotente lo spirito dei Blues Bros, ascoltare per credere. Two Old Friends, senza infamia né lode, fa il pesce pilota allo squalo dell’intero disco: She’s Healer è lunga cavalcata di oltre 9 minuti che si addentra man mano in un bosco sempre più jazzy, con una gran tromba con sordina che ne vira i toni in un nero ben oltre la mezzanotte. Curiosità: nel retrocopertina del digipack compare una Gateway Of Love di cui non vi è traccia, a dimostrazione della sempiterna mobilità del nostro. Bel disco. Siate passionali, regalate questa rosa…
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14/12/2005 13:23 - NEIL YOUNG Are You Passionate? (Reprise)
Lungamente atteso, questo "Are ...
NEIL YOUNG Are You Passionate? (Reprise) Lungamente atteso, questo "Are You Passionate?" non appare all'altezza delle prove migliori del canadese, pur essendo un prodotto comunque dignitoso rispetto alla media del circolante. Nel disco suonano Booker T Jones (dei leggendari MG's) e il bassista Donald Duck Dunn, già compagni d'avventura nel tour del '93 che toccò anche l'Italia. Manca solo Steve "The Colonel" Cropper (e forse è un peccato), sostituito dal fedelissimo Frank "Poncho" Sampedro dei Crazy Horse. L'album, anche se tocca temi attualissimi ("Let's roll" è un invito a tirare avanti, dopo i fatti dell' 11 settembre, ed è ispirata dalle ultime parole via cellulare di Todd Beamer alla moglie prima dello schianto del volo 93 in Pennsylvania) sembra un deciso tuffo nel passato, con l'organo di Booker T a ricamare atmosfere sixties. Dopo un inizio rilassato e quasi pop con "You're My Girl" arriva un classico lentone younghiano, recitato più che cantato ("Mr.Disappointment"), punteggiato da una bella chitarra densa. Quasi rythm'n'blues l'andamento di "Differently" che scivola via senza lasciare il segno, così come "Quit (Don't Say You Love Me". Le grandi speranze riposte su "Let's roll" (la nuova "Ohio?") vanno rapidamente deluse dopo l'inizio promettente e cupo con il cellulare che squilla, perché il brano si evolve in un rockaccio abbastanza risaputo. Né va meglio con la title track dall'andamento valzeristico, nonostante un bel suono chitarroso. "Goin'Home" sono rugginosi Crazy Horse allo stato puro, come in decine di altri brani. "When I Hold You in My Arms" è una dignitosa ballad e poco più, al pari di "Two Old Friends", mentre "Be with you" sembra uno scarto da "This note's for you". Forse il brano migliore è l'ultimo "She's a healer", elettrofunk elementare ma convincente, con un' efficace chitarra distorta e una tromba davisiana. Poco, però, per un intero album. Ma non c'è passione (malgrado il titolo), non c'è l'energia di "Freedom" o "Ragged Glory" l'angoscia sottopelle di "Sleep With Angels" e nemmeno il distacco bucolico di un album come "Harvest Moon" o la purezza acustica di "Silver and Gold", per stare solo ai capitoli più recenti. Da NY era forse lecito attendersi qualcosa di più, ma tant'è. Come sempre, quando si tratta del loner di Topanga, prendere o lasciare.
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14/12/2005 13:23 - NEIL YOUNG Are You Passionate?
Quando Neil Young un giorno sì ...
NEIL YOUNG Are You Passionate? Quando Neil Young un giorno sì ritirerà nel suo ranch, carico di onori e gloria, chissà se i fans ricorderanno quest'album: che non è certo brutto o antipatico ma un po' scivola via e sembra fatto per essere dimenticato in fretta. E uno Young soul rock, aiutato non per nulla da Booker T. Jones e Donald "Duck" Dunn, che solo in un caso sceglie la via prediletta della tempesta elettrica (Goin' home, con i Crazy Horse) e per il resto preferisce la strada della canzone delicata, sottotono, così rilassato e easy da suonare a volte quasi distratto. Non mancano brani suggestivi, da Mr. Disappointment a quella Two old friends che sembra un meteorite dagli anni Settanta; ma il disco non si accende e un po' soffre certi arrangiamenti spartani che peraltro non sono nuovi a Young, con l'ottusa implacabile batteria di Steve "Smokey" Potts. In repertorio anche Let's roll, una canzone già proposta in concerto e diventata un piccolo classico, basata sulle ultime parole di Todd Beamer, il passeggero che guidò la ribellione sul volo 93 dirottato da Al Qaeda l'11 settembre scorso.



































































































































