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14/12/2005 13:23 - I Calla provengono dal Texas e pochi anni fa si ...
I Calla provengono dal Texas e pochi anni fa si sono trasferiti a New York. La loro musica é lenta e sinuosa, con bassi profondi, volumi molto ampi ed atmosfere dense. I ritmi hanno il sapore paludoso e narcotizzato del Cajun, il suono della chitarra semi-acustica striscia ed emerge attraverso il mix tracciando linee ritmiche - qualche volta simili a Morricone, ma più autenticamente americane - con timbriche blues, drammatiche e spaziose. Usano anche ritmi e trame elettroniche, in modo molto discreto e con buon gusto, quel tanto necessario per trasmettere un senso della dimensione e di atmosfera filmica, scopo a cui contribuiscono anche le parti vocali, delicate, ma con una importanza primaria nell'alchimia sonora creata dai Calla.
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14/12/2005 13:23 - CALLA Calla (CD Sub Rosa)
Sotto il nome Calla si nascondeno ...
CALLA Calla (CD Sub Rosa) Sotto il nome Calla si nascondeno tre texani trapiantati a New York intenti ad esplorare gli anfratti più oscuri e misteriosi di quello che usiamo definire post rock. Formatisi nel 1997, i tre - Aurelio Valle (chitarra e voce), Wayne b.Magruder (batteria, percussioni e programmi, ex Bowery Electric) e Sean Donovan (basso, tastiere e programmi) - non rinnegano niente delle proprie origini texane, né le vecchie (e oramai totalmente superate) esperienze in gruppi garage e rockabilly, né l'influenza da parte dei più talentuosi conterranei del passato (soprattutto quelli più temerari come i 13th Floor Elevators o gli importati Red Crayola). Tutt'altro. La loro missione sembra essere quella di combinare le suddette influenze con la desolazione degli ambienti metropolitani. Il loro esordio, intitolato semplicernente Calla, è un disco tanto claustrofobico quanto coinvolgente: la musica come specchio della desolazione e la voce sovente un lamento dimesso. Tutti i nove brani meritano una citazione. Apre Tarantula, una girandola di suoni plumbei e sospesi nell'aria. Custom Car Crash è un piccolo capolavoro un magico connubio tra una splendida chitarra morriconiana e una voce appena sussurrata. June, funerea e visionaria, è lo zenith: batteria tribale sullo sfondo, voce che biascica parole incomprensibili, disturbi alla Panasonic/Fennesz (disturbi che rifaranno più volte capolino lungo l'arco del disco). Only Drowning Men suona come se gli Stereolab fossero cresciuti dall'altra parte dell'Atlantico. Elsewhere è una fragorosa esplosione di trattentuti disegni slintiani. Truth About Robots, tormentato strumentale, riporta in auge le atmosfere della traccia di apertura. Più lineare e ottimista è invece Trinidad che offre finalmente momenti di pausa e relax. Tutto il contrario Keyes, che inizia con sonorità dilatate (e un raffinato uso del silenzio) che deflagrano poi in un pesante ritmo industriale con la manopola della claustrofobia al massimo del volume. Infine Awake And Under alternanza di trascinanti frangenti chitarristici e di momenti più riflessivi. Catartici e visionari, i Calla esplorano alla maniera di David Lynch, le strade perdute dell'incubo americano. Un viaggio senza ritorno da non perdère.
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14/12/2005 13:23 - CALLA/Scavengers
Flemma assoluta. Elogio della lentezza. Come camminare nella sabbia per ...
CALLA/Scavengers Flemma assoluta. Elogio della lentezza. Come camminare nella sabbia per giorni. Il lato oscuro di tutto, ottenebrato ancona di più dalla produzione di Michael "Swans" Gira. Tanto da apparentare il secondo disco dei Calla - trio texano di base a Brooklyn, rabbuiato dall'indole del compositore/cantante/chitarrista Aurelio Valle - alle icone del pensiero negativo in musica: vengono in mente i Cure di vent'anni fa (Tijerina). Benché sia soprattutto un altro il nome dissotterrato da Scavengers, quello di un terzetto non facile da imbalsamare, i God Machine. Ciò che circonda i Calla - a differenza dell'impeto che fu del gruppo di Robin Proper-Sheppard - è però presente che accade e scorre inalterato: Love Of Ivah, Fear Of Fireflies, The Swarm, Traffic Sound dicono di un'afasia comunicativa pressoché totale. Che rende Scavengens merce rara e nera.
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14/12/2005 13:23 - BILL CALLAHAN - SMOG
Bill Callahan (voce e chitarra) meglio noto ...
BILL CALLAHAN - SMOG Bill Callahan (voce e chitarra) meglio noto con lo pseudonimo (Smog). L’artista americano, coadiuvato dalla sua band (Jessica Billey al violino, Michael Saenz alla chitarra e Jim White, batterista della cult-band australiana Dirty Three), in questo concerto si concentrerà sui brani del nuovo album, il nono della carriera, “Rain On Lens” uscito il 17 settembre su etichetta Domino/Spin-Go!. “Rain On Lens” rappresenta solo l’ultimo anello della preziosa collezione di lavori di (Smog) che dal 1990, anno del suo esordio discografico ha tracciato le linee guida di uno stile scarno e particolarissimo che prende il nome di “Lo-Fi”. (Smog) è un personaggio schivo e controverso che si è sempre tenuto a distanza dal mondo dello spettacolo lasciando trasparire i suoi sentimenti attraverso intime e sofferte composizioni, che attraversano trasversalmente l’universo del rock americano, dalle atmosfere desertiche e minimali alla psichedelia di un blues sgangherato e solo all’apparenza spaesato. Molti sono i paragoni prestigiosi che la critica ha fatto per le sonorità di (Smog) da Nick Drake a Tim Buckley, per il modo di affrontare la musica attraverso le emozioni, da Brian Eno a Tom Waits per la capacità di ricreare atmosfere dissonanti, ma comunque estremamente armoniche. L’essenza della musica di Bill Callahan prende spunto da un autobiografismo diretto, crudele e tagliente tanto da risultare, in alcuni passaggi, ironicamente cinico e vicino al tragicomico. Sin dagli inizi della sua carriera (Smog) è stato accostato a tutto il circuito “alternative” americano, insieme a Pavement, Sebadoh e Royal Truxx, ma il suo intenso songwriting e il suo stile raffinatamente ipnotico-dissonante lo pongono ad un livello espressivo più alto; è come se il suo “pop” provenga da un mondo a se stante dove il minimalismo orchestrale si unisce a melodie oscure di un cantato/parlato e alle nevrotiche tessiture sonore della chitarra. Callahan espone così il suo genio musicale e, immerso in storie di fallimento e di fatalismo, ha creato e continua a ricreare uno stile unico che in molti hanno imitato, perseguendo, a modo suo, la tradizione dei cantastorie intimisti americani. (Smog) accanto a Song:Ohia e Bonnie Prince Billy rappresenta l’anima scura e misteriosa dell’America musicale che vuole andare oltre “l’ascoltare musica”, e vuole conquistare, toccare e scalfire l’anima di chi l’ascolta, magari in una giornata piovosa di fine novembre. (Smog), dopo aver girato tutti gli Stati Uniti dalla California a New York, si è stabilito da un paio d’anni a Chicago, per stare vicino a suoi amici che sono poi anche i suoi collaboratori più stretti, tra questi Jim O’Rourke, il guru del rock colto, John McEntire e Jeff Parker dei Tortoise e Pat Samson degli U.S. Maple che ha suonato le parti di batteria nel recente album “Rain On Lens”.






































































































































































































































