Live Band
Live di questa band:
Gio 12 Lug MOON AND STARS - - Svizzera
MOON AND STARS PIAZZA GRANDE LOCARNO SVIZZERA INFO: www.moonandstarslocarno.ch
Testi in archivio:
-
14/12/2005 13:23 - Prima il dolore per Versace, poi la tragedia di Lady ...
Prima il dolore per Versace, poi la tragedia di Lady Diana. Ma lo spettacolo deve continuare. Così, Elton torna a parlare. Della sua musica e di quella del futuro, Prodigy compresi e racconta di quando, abbandonando alcol e droga... «Volete sapere cosa è successo subito dopo la cerimonia funebre per la principessa Diana? Be' quando siamo usciti dalla Abbazia di Westminster, io, il mio fidanzato David e George Michael ci siamo allontanati a piedi e per strada ci siamo fermati a un chiosco, per un panino. Lo so, non è il massimo da raccontare, ma così è... Poco dopo sono andato nei Townhouse Studios di Londra e ho registrato due versioni di Candle In The Wind». La lapidaria e imprevedibile dichiarazione di Elton John non lascia dubbi: ora basta con le storie drammatiche, sembra dire la popstar, la vita continua, parliamo d'altro. D'accordo, parliamo d'altro. Il '97 è un anno importante per te: hai festeggiato i 50 anni... «Non è poi un traguardo così speciale... Cosa significa avere 50 anni?!? A me non sembra di averli... Io continuo a scrivere le mie canzoni con Bernie Taupin, come faccio da 30 anni, cioè da quando ho abbandonato i Bluesology e la gente continua a volermi bene..». C'è un tuo album che consideri «definitivo»? «È difficile dare una risposta... Sono molto orgoglioso della mia produzione degli Anni 70 con Goodbye, Yellow Brick Road ('73) in testa. Mi piacciono anche Don't Shoot Me... ('73), Captain Fantastic ('75) e qualche altro... Ad esempio, Blue Moves ('76), un disco felice dal punto di vista musicale». Della scena attuale, cosa ascolti? «Di tutto. Credo che Noel Gallagher scriva delle belle canzoni per i suoi Oasis. Mi piacciono i Dodgy, perché mi ricordano gli Who. I Blur, dal vivo, sono fantastici. Quando li ho visti, mi hanno distrutto, così come gli Spiritualized. E poi sono fanatico di Chemical Brothers, Underworld, Apollo 440, Prodigy... insomma di tutta la musica che incorpora il rock'n'roll in un modo originale portandoci verso il terzo millennio. So che può sorprendervi, ma io mi eccito solo con ciò che ha dentro di sé qualcosa di "selvaggio"». Le nuove band inglesi ce la faranno a conquistare l'America? «Jamiroquai, i Blur, gli Sneaker Pimps e i Radiohead possono farcela... La situazione è incoraggiante, certo non come quando ci fu l'esplosione del britpop mentre là andava forte il grunge». Cosa pensi di Pavarotti? «Ha la voce di un dio. Quando ho cantato con lui a Modena (giugno '96) per i bambini di Sarajevo, non ci credevo... E' stato fantastico!». Con chi altri vorresti duettare? «Ce ne sono tanti... Sheryl Crow, Michael Stipe dei R.E.M., Billy Corgan degli Smashing Pumpkins, Jewel...». Dividi la tua attività fra business e solidarietà. Perché? «Tutto è cominciato 5 anni fa, quando ho finito di disintossicarmi dall'alcol e dalle droghe. Così ho dato vita alla Elton John Aids Foundation. Ne sono molto orgoglioso e la porterò avanti per il resto della mia vita». Il titolo dell'album di Elton John, The Big Picture, è lo stesso del ritratto di copertina ed è opera del pittore Julian Schnabel. Undici le canzoni che compongono il cd. Il singolo Something About The Way/.../Candle In The Wind '97 (dedicato a Lady D. e i cui proventi sono destinati a opere di beneficenza) ha venduto 22 milioni di copie nel mondo, battendo il precedente record detenuto dai Beatles con 13 milioni del singolo I Want To Hold Your Hand.
-
14/12/2005 13:23 - ELTON JOHN One night only - The greatest hits
ELTON JOHN-TIM ...
ELTON JOHN One night only - The greatest hits ELTON JOHN-TIM RICE Elton John's Road to Eldorado E' stato uno dei più grandi di tutti e fa molta tristezza sentirlo adesso. Vederlo. Sopportarlo. Non è più una star, è solo una gran dama del pop che fatica a nascondere i buchi nelle calze. Ha un mucchio di problemi economici e naturalmente quello che stupisce è che ad averli non è uno qualsiasi ma l'autore di canzoni le cui royalties avrebbero potuto fare la fortuna di una decina di paesi poveri. Comunque fatti suoi. A noi dispiace solo che Elton John, disastri permettendo, sia ancora operativo. Perché il suo non e più un bell'operare. Il live, instant record tratto dai concerti di ottobre del Madison Square Garden, non fa una piega perche è tutto pieghe, rammendi invisibili e cerotti visibilissimi. I denti della sua musica sono scomparsi. La bellicosa tenerezza del suo pop è diventata un miscuglio di generose ma purtroppo inefficaci riprese dei classici più in vista. Una splendida baracconata. Qualcuna di queste canzoni ancora fa la sua figura, altre sinceramente no specie quando si ricorre al falso toccasana del duetto (solo per la platea, quindi un po' gratuiti, gli abbinamenti con Anastacia e Mary J. Blige per Saturday night's alright for fighting e I guess that's why they call it the blues). La voce fatica dove un tempo correva senza dover ricorrere al doping della tecnologia o dell'arrangiamento. Peccato. E la selezione del disco spiega anche un'altra cosa: che ormai Elton John ha un passato ridotto all'osso di una ventina di canzoni, mentre il resto, forse la parte più sublime, è ormai dimenticato. Solo per lui, però: non per chi è cresciuto con Texan love song, Roy Rogers, Pinky, Indian summer o Come down in time, che avrà di che brontolare per tutta la vita. Quanto a The road to Eldorado, siamo alle solite: produzione mega intasamento di ospiti canzoni hollywoodiane con sbilanciamento nel patetico che rischia di far cadere tutti dal balcone del successo. E prima o poi succederà. La strategia e nota: fate tante colonne sonore, fatele male e promuovetele bene, siate convenzionali e per carità non rischiate nulla. Nel disco ci sono le canzoni di Elton John e Tim Rice e un paio di temi tratti dallo "score" di Hans Zimmer: grande professionista, sensibilità non comune, però scrive troppo e da un momento all'altro potrebbe mostrare anche lui la corda.
-
14/12/2005 13:23 - ELTON JOHN Songs from the West Coast
Per lui vale ...
ELTON JOHN Songs from the West Coast Per lui vale quanto Goodbye yellow brick road. Per noi, con tutto il rispetto, no. Quando Elton John guardava all'America il suo sguardo andava in profondità e le sue rappresentazioni country & folk erano illuminanti per gli stessi artisti americani che lo avevano, magari involontariamente, ispirato (Tumbleweed connection). Goodbye... fu un'America vissuta meno dal punto di vista "tecnico" e più sul piano spirituale (sul tema, Roy Rogers rimane un capolavoro difficilmente superabile). Captain Fantastic e Caribou furono solo due canti dei cigno, abbelliti però da alcuni momenti eccezionali (Pinky Ticking). Logico che per rilanciarsi in un momentoin cui quasi nessuno più crede in lui e quelli che lo amavano continuano ad amarlo, ma al passato, Elton abbia avvertito la necessità di rimetter mano alla sua più grande intuizione: portare la canzone d'autore inglese a contatto, più che con la musica, col mito americano. Vi rimette mano però da cane bastonato. E per quanto gradevole, Songs from the West Coast suona come una scelta obbligata, un'ultima spiaggia, una vasta e desolata raccolta di brandelli musicali eseguiti con elegante sfiducia, come se anche Elton sapesse la verità. E cioè che i testi di Taupin, gli amici morti di Aids che li riempiono, le avventure degli altri gay, che alla fine sembrano solo dei sopravvissuti, e non persone, non bastano a colmare le lacune di una creatività musicale che nel miglior dei casi è appannata e nel peggiore è svanita. Elton gira intorno a se stesso da almeno tre lustri. Il pianoforte risplende, ma é luce riflessa. La strada di mattoni gialli, che era solo una fantasia, Elton l'ha alimentata per sei anni, dal 1969 al 1975. Dopo ha resistito alle botte del tempo con un po' di mestiere ma nulla ha potuto il giorno in cui sentirsi vecchio è stato più forte di lui. Le canzoni della west coast non sono né le antiche foto di famiglia né i brillanti scatti di un moderno apparecchio. Non sono niente. Un gradevole niente.
-
14/12/2005 13:23 - ELTON JOHN
La biografia
Reginald Kenneth Dwight, in arte Elton John, nasce ...
ELTON JOHN La biografia Reginald Kenneth Dwight, in arte Elton John, nasce il 25 marzo 1947 a Pinner, in Inghilterra, da Stanley e Sheila Dwight. Appassionato della musica e del pianoforte, Elton iniziò a suonarlo dall’età di tre anni, vincendo a undici una borsa di studio alla Royal Academy of Music di Londra. Il padre, pilota della Royal Air Force e trombettista per hobby, impediva al figlio di ascoltare la musica americana di Elvis Presley e Buddy Holly che la moglie Sheila acquistava ogni settimana, ma visto che il signor Dwight era per lo più lontano da casa, il piccolo Reginald ebbe comunque l’opportunità di passare le sue giornate tra i vinili. Nel 1960, a soli dodici anni, formò il primo gruppo, i Corvettes (dal nome di una popolare schiuma da barba), che successivamente cambiò il suo nome in Bluesology, complesso che suonava blues facendo da supporter ad artisti più conosciuti come John Baldry, i Drifters e Patti LaBelle. Nel 1967 Elton abbandonò i Bluesology e incontrò, grazie ad un annuncio sul settimanale New Musical Express, il compositore di testi Bernie Taupin. Il cantante decise di cambiare il suo nome in Elton Hercules John, prendendo i nomi di due amici musicisti, Elton Dean e John Baldry. Il primo album del duo, EMPTY SKY, uscì nel 1969 e non ottenne consensi particolarmente entusiasti. Nel 1970 compose l’omonimo ELTON JOHN che, con il brano “Your song”, lo catapultò in classifica conferendogli l’appellativo di “nuovo messia del rock” negli Stati Uniti. Ormai raggiunto il successo mondiale, Elton John iniziò a sfornare una serie di eccellenti album sotto contratto con la casa discografica Dick James Music. TUMBLEWEED CONNECTION e MADMAN ACROSS THE WATER, rispettivamente usciti nel 1970 e 1971, confermano il valore di un artista che di lì a poco cambierà direzione musicale. Con HONKY CHATEAU, infatti, Elton abbandonerà gli arrangiamenti orchestrali in favore di veloci ritmi pianistici di honky-tonk. Alla metà degli anni ’70, Elton è una vera e propria star: recita nel film “Tommy”, celebrazione degli Who, il suo nome viene incluso tra quelli della Walk of Fame di Hollywood e viene raggiunto da John Lennon sul palco del Madison Square Garden di New York per un grande concerto. Una notorietà, la sua, che iniziò a declinare con la separazione da Bernie Taupin avvenuta nel 1976, dopo l’uscita del doppio album BLUE MOVES. Nel 1979, tuttavia, dopo un break di due anni, Elton torna in tour diventando la prima rockstar europea a suonare in un paese dell’Unione Sovietica. Nel frattempo, Taupin collabora nuovamente con lui nella composizione di 21 AT 33. La metà degli anni ’80 vede un Elton John un po’ stanco, e la registrazione di buoni album come TOO LOW FOR ZERO e BREAKING HEARTS. Dopo un’operazione alla gola per un tumore benigno nel 1987, Elton, ancora non totalmente riabilitato, decide comunque di intraprendere un tour che lo porterà a suonare in Australia con la Melbourne Symphony Orchestra. Nel 1988 si disfa del suo guardaroba e di tutti gli oggetti accumulati in anni di sfrenato shopping, “ripulendo” la sua immagine. Dopo un periodo di problemi di droga, ritorna con REG STRIKES BACK, un album che lo riporta nelle posizioni alte delle classifiche. Inizia un lungo tour e si impegna per raccogliere fondi a favore della lotta contro il virus dell’HIV, costituendo la Elton John AIDS Foundation. Ritornato al lavoro, compone, con la collaborazione di Tim Rice, la colonna sonora per il fortunato film della Disney THE LION KING. L’anno successivo pubblica un nuovo album che ritorna alle radici passate, unendo orchestrazioni a pezzi più rock. MADE IN ENGLAND è considerato il suo migliore album degli anni ’90. Nel 1997 canterà in memoria di Lady Diana un suo vecchio classico, rivisto e corretto per l'occasione, "Candle in the wind", brano richiesto dalla sorella della principessa scomparsa tragicamente in un incidente stradale a Parigi. Nel 1998 Elton John viene nominato Sir e l’anno successivo è al lavoro ancora con Tim Rice per preparare una nuova colonna sonora, AIDA. L’ultimo album di Elton John, ONE NIGHT ONLY, cattura la sua estrosità dal vivo. E’ anche il disco più veloce della storia della musica: registrato il 21 ottobre 2000, dopo solo tre settimane è già nei negozi di dischi. Il 28 settembre 2001, dopo un tour che lo ha portato negli Stati Uniti, Elton John pubblica SONGS FROM THE WEST COAST, lavoro considerato tra i migliori degli ultimi quindici anni.
-
14/12/2005 13:23 - Elton John PEACHTREE ROAD Universal (CD) Elton John è fondamentalmente ...
Elton John PEACHTREE ROAD Universal (CD) Elton John è fondamentalmente uno schizofrenico. Ha una personaltà multipla. C'è l'Elton John che impazza sui tabloid e nelle sezioni di Gossip ,ovvero il divo che fa notizia con le sue stranezze, con le sue manie da megastar multimiliardaria e viziata. C'è poi il cantantante, ma quello melenso e sdolcinato; il piacione bravo a proporre canzonicine strappamutande e strappalacrime: è l'Elton John a cui si deve la sua fama di star globale. E poi c'è un terzo EJ. Quello che scrive grandi canzoni, che ha inciso dischi come "Tumbleweed connection" o "Madman across the water"; dischi fortemente radicati nel suono della west coast americana, capolavori della musica; questo è l'Elton John a cui si deve la sua fama di musicista. Se non ci fosse quest'ultimo EJ, tutti gli altri non esisterebbero: sono nati da qua. Mentre l'Elton John Divo è ormai invincibile, un alterego pubblico inossidabile, la lotta tra le due anime di EJ cantante e musicista è stata lunga e sanguinosa. L'ultimo EJ ha passato buona parte degli anni '80 e '90 nel dimenticatoio. La versione 2 impazzava con il suo pop di qualità ma facile facile. Solo il bel "Songs from the west coast" (2001) sembrava aver rispolverato l'Elton John delle origini. Ci si chiedeva: si, ma durerà? La risposta è positiva ed arriva oggi, nel 2004, con questo "Peachtree road". Che è un signor disco, come il suo predecessore. Dell'Elton John melenso non c'è quasi traccia, qua dentro. Solo qualche concessione al pop ballatoso come "All that I'm allowed" o "Freaks in love", o qualche reminescenza fin troppo evidente del passato come il rock blues alla "Crocodile rock" di "They call her the cat". INFO: D'ALESSANDRO & GALLI - 0584/46477 - www.dalessandroegalli.com



































































































































