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14/12/2005 13:23 - Nel 1994, quando Jimmy Page e Robert Plant si riunivano ...
Nel 1994, quando Jimmy Page e Robert Plant si riunivano a tre lustri di distanza da "In Through the Out Door", capitolo finale degli 'anni di piombo', ci chiedevamo se avrebbero fatto rivivere lo spirito dei Led Zeppelin nella sua più feconda essenza. Operazione difficile, se pensiamo ai tiepidi esiti di quasi tutte le sospirate rifondazioni, realizzate più per riprovare l'ebbrezza degli stadi affollati che per autentica ispirazione. In ogni caso, "No Quarter" non poteva dire una parola definitiva a riguardo, trattandosi di grande 'ristrutturazione', ovvero di una sequenza di classici del passato ammirati attraverso una nuova cornice; infatti i più appariscenti ex-Zepp davano fondo alla loro sviscerata passione per la musica etnica nordafricana, portando il progetto "Kashmir" alle estreme conseguenze, affiancati da ensembles di musicisti egiziani e marocchini. Ma sostanzialmente nulla di nuovo a livello compositivo, rimandando ogni sentenza all'opera successiva. E se Robert Plant aveva dimostrato nel corso della sua carriera solista di essere spesso all'altezza della sua fama, specie con "Now & Zen" e "Fate of Nations", qualche dubbio era lecito nutrire sulla salute artistica di Jimmy, dopo le secche del solitario album solo "Outrider" ed il gusto auto-celebrativo fine a se stesso di Coverdale-Page. Consci che il nuovo disco avrebbe rappresentato un passo cruciale, i due venerabili maestri si sono mossi decisamente verso la contemporaneità, ingaggiando Steve Albini degli Shellac, produttore fra gli altri di "In Utero" (Nirvana), che Kerrang! ha recentemente - e generosamente! - eletto miglior album rock di ogni tempo... Jimmy Page ha così rinunciato ad un suo ruolo istituzionale, e la cosa gli deve esser costata non poco. Inoltre "Walking Into Clarksdale" è stato registrato negli Abbey Road Studios, tornati leggendari come ai tempi dei Beatles, visto che il brit-pop è il nuovo "Tesoro della Corona". Albini ha reso comunque più asciutto e nervoso il suono degli ex-Zeppelin, spogliandolo di amplessi heavy che avrebbero raccolto molte stizzite critiche in questi tardi Nineties: così, nessuno potrà onestamente sostenere che Page & Plant equivalgono a retorica retrospettiva, che si tratta di dinosauri in agonia a fine millennio. "Walking Into Clarksdale" non è rivoluzionario: è semplicemente un album di grande classe, suonato da musicisti fortemente motivati e che non sembrano ossessionati dallo spettro del passato; ascoltate "Shining in the Light" ed il suo incalzante dinamismo acustico, appena sottolineato dal discreto soffio 'sinfonico' del synth, con Plant al top della forma nel dirigere una contagiosa armonia vocale... Non è forse una splendida canzone? E quanti sono in grado di offrire un singolo emozionante come "Most High", sofisticato esempio di rock occidentale concepito sotto la luna a falce delle notti arabe? E Mr. Jimmy Page, senza strafare, si conferma campione nell'arte del riff (nella stessa "Most High", dove pure resta in disparte rispetto agli sfavillanti suoni etnici) ed ancora capace di assoli memorabili, specie nell'irresistibile "Burning Up". Non sempre il nuovo repertorio risulta immediato; è infatti necessario calarsi con i sensi all'erta nell'intimistica melodia ondeggiante sulla chitarra surf di Eart On Your Hand o nell'innovativa ed elastica struttura di Sons Of Freedom, ma in ogni caso, la tensione spressiva può dirsi riconquistata.
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14/12/2005 13:23 - Robert Plant Priory Of Brion
BIO
Prendendo una pausa dal ...
Robert Plant Priory Of Brion BIO Prendendo una pausa dal progetto “Clarksdale”, tanto acclamato dalla critica, con il partner storico Jimmy Page, Robert Plant trova finalmente il tempo di rivisitare gli stati d’animo e i colori delle canzoni che hanno giocato un ruolo cruciale nel suo iniziale sviluppo come cantante/cantautore. Essendosi presentati semplicemente con il nome di “Priory of Brion”, Robert Plant e la band hanno preferito suonare in piccoli locali della provincia britannica, ottenendo un’ottima risposta di pubblico. Il progetto di continuare il tour in luoghi più grandi per periodi di tempo più lunghi è stata, almeno per il momento, sostituita da esperienze più in linea con le esigenze del pubblico: club studenteschi, piccoli teatri e insoliti concerti jazz e folk sono le situazioni preferite del progetto Priory of Brion. La band è guidata da una vitale e intensa sezione ritmica che comprende il bassista Paul Wetton e il batterista Andy Edwards con Paul Timothy al piano e all’organo hammond. Il loro recente lavoro con le band Bhangra inglesi, inclusi The Dhol Foundation, ha permesso loro di suonare, scrivere e remixare per conto di alcune major come la Wikkamen. Il chitarrista Kevyn Gammond ha lavorato per due anni nella Band of Joy con Robert e John Bonham prima della nascita dei Led Zeppelin. Successivamente ha continuato a girare in tour per l’Europa e gli Stati Uniti con la country rock band Bronco e più tardi con Jimmy Cliff e Jimmy Witherspoon. Dopo un periodo con la Hollandia Theatre Company in Olanda, Kevyn si trasferì al Kidderminster College, per tenere lezioni di recitazione nel Regno Unito. Questa nuova impresa con Robert Plant riporta sul palco Kevyn Gammond e il suo stile unico nel suonare la chitarra per la prima volta dopo più di dieci anni. Nei Priory of Brion, non ci sono inni, non ci sono sigle musicali. Piuttosto uno sguardo fugace alla passione, alla melodia e alle sfumature. Molto più che un ritorno alle radici…musica per stimolare…un rimedio tempestivo…
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14/12/2005 13:23 - ROBERT PLANT Dreamland
Robert Piant ha archiviato il ritorno di fiamma ...
ROBERT PLANT Dreamland Robert Piant ha archiviato il ritorno di fiamma con Jimmy Page come un "modo stimolante per reinventare la musica del passato", ma non si può dire che i due albums del sodalizio post-Zeppelin abbiano davvero lasciato il segno. Così il più osannato vocalist dei seventies si ripropone in veste solista, pur sottolineando il ruolo tutt'altro che secondario della nuova band, Strange Sensation, con la quale vive un rapporto di speciale "comunione artistica. I musicisti sono: Porl Thompson, già chitarrista dei Cure e nel "No Quarter" tour di Page/Plant, l'altro chitarrista Justin Adams, con un retroterra afro-blues nel gruppo Wayward Sheikhs, il bassista Charlie Jones (da tempo alla corte di Plant) oltre ai referenziati Clive Deamer (percussioni) e John Baggott (tastiere). Il nuovo album, "Dreamland" è un tributo agli artisti che hanno maggiormente appassionato Plant negli anni '60/70, e non meraviglia l'assenza di qualsiasi riferimento all'heavy rock, perché il cantante non ha mai tollerato i "discepoli" dei Led Zeppelin... Pur trattandosi di una collezione di covers (con due soli brani originali) si tratta comunque di un'opera anticonvenzionale nella scelta del repertorio e rivolta alla sperimentazione: gli arrangiamenti spaziano infatti dai prevedibili influssi etnici medio-orientali ad oblique soluzioni ambiente jazz. Nel riff rago-rock dell'iniziale "Funny In My Mind" (Bukka White) risiedono gli accenti più dinamici dell'album, sottolineati da atipici fraseggi di chitarra, e lo stesso Plant si ripropone nel suo classico ruolo di energico front-man. Con "Morning Dew" (del folk-singer Tim Rose), inizia invece la processione di brani dall'atmosfera immota e raffinata, come nel grande omaggio al compianto Tim Buckley in "Song To The Siren". Non sfuggono alla regola le splendide melodie della dylaniana "One More Cup Of Coffee", con un tocco di spanish guitar, e di "Darkness Darkness", degli Youngbloods di Jesse Colin Young. Addirittura irriconoscibile il trattamento riservato al classico di Hendrix "Hey Joe", che assume forme sospese, incubiche e tecnologiche sotto l'azione di tastiere aperte all'esperimento e chitarre dirottate lungo scale arabiche. Plant ed i suoi falliscono però nelle nuove composizioni, perché il leader è fin troppo autoindulgente in "Last Time I Saw Her", pur confermando la linea innovativa degli arrangiamenti, mentre il rockblues di "Red Dress" va bene, ma non entusiasma. Strange Sensation difetta un po' di comunicativa, ed in studio è una band freddina... Così quando in chiusura ascoltiamo una "Skips Song" (gemma dei californiani Moby Grape) che riecheggia gli spuntí melodici dei primi Led Zeppelin, con l'organo che pare suonato da John Paul Jones ed il calore di un tempo, sinceramente sembra di rinascere, nonostante tutte le preziose soluzioni moderniste di "Dreamland". Perché la Terra di Sogno del rock, sia chiaro, rimane la stessa, e non è certo una scoperta del 2002.
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14/12/2005 13:23 - ROBERT PLANT/Dreamland
A volte, invece di prendere una direzione precisa, ...
ROBERT PLANT/Dreamland A volte, invece di prendere una direzione precisa, sembra girare su stesso. Ma la terra dei sogni che Robert Piant ha deciso di attraversare nel suo nuovo lavoro solista, pubblicato a quasi dieci anni da Fate of nation, vive di suoni decisi a ignorare il presente, curarsi poco del futuro, e a concentrarsi con energia su quello che arriva dal passato. In scaletta l'ex Led Zeppelin ha messo due brani inediti e otto cover che mettono vicini Bob Dylan (One more cup of coffee) e Tim Buckley (Song to siren, interpretata da Plant con grande intensità), Robert Johnson e John Lee Hooker (miscelati in Win my train fare home). E tra qualche aggrovigliamento vocale di troppo, al di là d'incursioni veloci in territori orientali, a emergere è un blues dai colori scuri. Ormai poco utile per banchettare con il diavolo, ma ancora buono per tuffarsi in una musica fuori dal tempo.
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14/12/2005 13:23 - ROBERT PLANT Dreamland
Robert Piant ha archiviato il ritorno di fiamma ...
ROBERT PLANT Dreamland Robert Piant ha archiviato il ritorno di fiamma con Jimmy Page come un "modo stimolante per reinventare la musica del passato", ma non si può dire che i due albums del sodalizio post-Zeppelin abbiano davvero lasciato il segno. Così il più osannato vocalist dei seventies si ripropone in veste solista, pur sottolineando il ruolo tutt'altro che secondario della nuova band, Strange Sensation, con la quale vive un rapporto di speciale "comunione artistica. I musicisti sono: Porl Thompson, già chitarrista dei Cure e nel "No Quarter" tour di Page/Plant, l'altro chitarrista Justin Adams, con un retroterra afro-blues nel gruppo Wayward Sheikhs, il bassista Charlie Jones (da tempo alla corte di Plant) oltre ai referenziati Clive Deamer (percussioni) e John Baggott (tastiere). Il nuovo album, "Dreamland" è un tributo agli artisti che hanno maggiormente appassionato Plant negli anni '60/70, e non meraviglia l'assenza di qualsiasi riferimento all'heavy rock, perché il cantante non ha mai tollerato i "discepoli" dei Led Zeppelin... Pur trattandosi di una collezione di covers (con due soli brani originali) si tratta comunque di un'opera anticonvenzionale nella scelta del repertorio e rivolta alla sperimentazione: gli arrangiamenti spaziano infatti dai prevedibili influssi etnici medio-orientali ad oblique soluzioni ambiente jazz. Nel riff rago-rock dell'iniziale "Funny In My Mind" (Bukka White) risiedono gli accenti più dinamici dell'album, sottolineati da atipici fraseggi di chitarra, e lo stesso Plant si ripropone nel suo classico ruolo di energico front-man. Con "Morning Dew" (del folk-singer Tim Rose), inizia invece la processione di brani dall'atmosfera immota e raffinata, come nel grande omaggio al compianto Tim Buckley in "Song To The Siren". Non sfuggono alla regola le splendide melodie della dylaniana "One More Cup Of Coffee", con un tocco di spanish guitar, e di "Darkness Darkness", degli Youngbloods di Jesse Colin Young. Addirittura irriconoscibile il trattamento riservato al classico di Hendrix "Hey Joe", che assume forme sospese, incubiche e tecnologiche sotto l'azione di tastiere aperte all'esperimento e chitarre dirottate lungo scale arabiche. Plant ed i suoi falliscono però nelle nuove composizioni, perché il leader è fin troppo autoindulgente in "Last Time I Saw Her", pur confermando la linea innovativa degli arrangiamenti, mentre il rockblues di "Red Dress" va bene, ma non entusiasma. Strange Sensation difetta un po' di comunicativa, ed in studio è una band freddina... Così quando in chiusura ascoltiamo una "Skips Song" (gemma dei californiani Moby Grape) che riecheggia gli spuntí melodici dei primi Led Zeppelin, con l'organo che pare suonato da John Paul Jones ed il calore di un tempo, sinceramente sembra di rinascere, nonostante tutte le preziose soluzioni moderniste di "Dreamland". Perché la Terra di Sogno del rock, sia chiaro, rimane la stessa, e non è certo una scoperta del 2002.
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14/12/2005 13:23 - ROBERT PLANT/Dreamland
A volte, invece di prendere una direzione precisa, ...
ROBERT PLANT/Dreamland A volte, invece di prendere una direzione precisa, sembra girare su stesso. Ma la terra dei sogni che Robert Piant ha deciso di attraversare nel suo nuovo lavoro solista, pubblicato a quasi dieci anni da Fate of nation, vive di suoni decisi a ignorare il presente, curarsi poco del futuro, e a concentrarsi con energia su quello che arriva dal passato. In scaletta l'ex Led Zeppelin ha messo due brani inediti e otto cover che mettono vicini Bob Dylan (One more cup of coffee) e Tim Buckley (Song to siren, interpretata da Plant con grande intensità), Robert Johnson e John Lee Hooker (miscelati in Win my train fare home). E tra qualche aggrovigliamento vocale di troppo, al di là d'incursioni veloci in territori orientali, a emergere è un blues dai colori scuri. Ormai poco utile per banchettare con il diavolo, ma ancora buono per tuffarsi in una musica fuori dal tempo.
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14/12/2005 13:23 - la pianta del Robert è stata benedetta e cursed da ...
la pianta del Robert è stata benedetta e cursed da quella singolare di tutte le anomalie musicali: La Voce. Il suo caterwaul distintivo ha fornito al azzurro-metallo Zeppelin condotto behemoth molto del relativo suono hypnotic della firma e di fascino. Provare a vivere all'interno dell'ombra delle sue realizzazioni con quell'attrezzatura leggendaria è stato piccola operazione, poichè ogni pianta musicale di attività ha intrapreso come conseguenza di tali è stata controllata con un pettine fine del dente, ventilatori che cercano quella riconnessione mystical. La pianta ha compensato su parecchi conteggi, ma si dimena appena come spesso. Con sua il più in ritardo, la pianta guida la linea fra tali offerte sole seminali come il principio i momenti e l'arena schiocca il thematics della roccia di ora & Zen , contanti spesso su sua penchant per gli azzurri del mutante di come si tuffa la corda agitata di alimentazione ed accenditore alzato indietro dei trucchi. - Info: Clear Channel Entertainment - Via Pietrasanta 14 - 20100 Milano - 02/530061 - 02/53006401 - 02/53006501 - 347/1040966 - www.clearchannel.it



















































































































































































































































































































































































































































































