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14/12/2005 13:23 - PAUL SIMON You're the one
E' uno di quelli che hanno ...
PAUL SIMON You're the one E' uno di quelli che hanno contribuito, e non poco, alla definizione della canzone moderna, e quando arriva un suo nuovo disco, il primo dai tempi di "Hearts and bones" (1983) che non sia un progetto unitario, o concept, o musical, ma semplicemente un disco di nuove canzoni, bisogna aprirlo con calma, inserirlo con delicatezza nella bocca del player, centellinare a una a una queste nuove storie, undici per esattezza, e cercare di capire dov'è oggi Paul Simon, dove ci vuol portare questo nuovo album che s'intitola "You're the one". E quasi a farlo apposta a rispondere è proprio la prima canzone, l'epigrafe dolce che s'intitola "There's where I belong": "Somewhere in a burst of glory, sound becomes a song, I'm bound to tell a story, that's where I belong". Più chiaro di così, e infatti il cantastorie Simon prosegue raccontando la storia di Frank e Darling Lorraine, un amore che risveglia e deride i fantasmi delle coppie americane, e poi in "Old", un'educazione sentimentale che passa per Peggy Sue, Satisfaction, Budda e Maometto. Nell'anno di grazia numero 2000 Paul Simon ha deciso d'incidere un album che sembra il riassunto della sua storia, sfrutta e rievoca ognuna delle strade che ha percorso in tutti questi anni. In "You're the one" recupera briciole d'Africa al servizio di vecchi ricordi scolastici, quando con Garfunkel ancora scherzava sui ritmi e sui calembour di parole, in "Look at that" si lascia andare a vocalizzi birboni, poi cerca l'emozione pura, la malinconia delle vecchie ballate in "The dreamer". C'è l'Africa, c'è il Brasile, c'è la gloria sfavillante di "Graceland", c'è la suadente discreta bellezza delle vecchie canzoni. Un disco che vale un bilancio, un autoritratto di un maestro di canzoni che scopre all'età di quasi 59 anni di saperne ancora scrivere di bellissime, azzarderemmo anche dire come ai vecchi tempi, capace perfino di scrivere dei piccoli capolavori di soffusa e struggente bellezza amorosa come "Love", in un'epoca in cui di capolavori non vuole sentirne parlare nessuno. Bel modo di festeggiare il nuovo millennio, per uno che ne ha viste tante e che ritrova la voglia di accarezzare le forme della bellezza, di non rinunciare all'ambizione nobile che era stata dei nuovi songwriter che negli anni Sessanta riscrissero il lessico della canzone moderna. Paul Simon era sul fronte allora, in un certo senso non ha mai smesso di esserci, ha girato il mondo cercando nuove suggestioni, contributi esotici, ora sembra tornato al prirno amore, al gusto puro della creazione di una canzone, ma con dietro tutti i bagagli che ha raccolto nelle sue peregrinazioni, geografiche e interiori. E se anche questo non è un album concept, è però pieno di segnali, l'epigrafe di cui abbiamo già detto, una serie di canzoni in cui prevale la più antica delle vocazioni canore, ovvero quella del cantastorie, e poi alla fine "Quiet" un'invocazione di pace, per chiudere l'album con una dichiarazione che sembra anch'essa intenzionale, messa lì alla fine del disco per lasciare una scia forte, un'ombra di malinconia e di meditazione: »I am heading for a time of quiet, when my restlessness is past, and I can lie down on my blanket, and release my fists at last». Sembra il vecchio Boxer a parlare, o chissà, forse è proprio lui, uno dei tanti personaggi della storia corale che Simon ha raccontato in tutti questi anni, un mondo umanità le cui vicende sono state paradigmi comuni, storie d'ordinaria originalità. Una galleria di personaggi che riprende vigore con questo disco d'intensità superba, tale da stupire chi pensava che la canzone avesse ormai poco da offrire.
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14/12/2005 13:23 - PAUL SIMON Greatest hits - Shining like a national guitar ...
PAUL SIMON Greatest hits - Shining like a national guitar Per Simon nessun inedito: solo una sequenza di suoni che aprono il sipario su uno uno spettacolo di suoni e melodie che va in scena da 28 anni (la carriera solista di Simon è iniziata nel '72) e che non conosce la parola fine. Dal soffio leggero di "Mother and child reunion" e di "Me and Julio down by the schoolyard" alle complesse armonie di "Trailways bus" (tratto dal musical 'The capeman', fallimento commerciale ma non certo artistico), passando attraverso la rivoluzione "Graceland" e la passione di "Herts and bones".



































































































































