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14/12/2005 13:23 - RED HOT CHILI PEPPERS
Californication
Innanzi tutto complimenti per il titolo: il ...
RED HOT CHILI PEPPERS Californication Innanzi tutto complimenti per il titolo: il piu invasato dei predicatori televisivi a caccia delle nuove Sodoma e Gomorra non avrebbe saputo inventarsi un calembour più felice di quello che si legge sull'album numero sette dei Red Hot Chili Peppers, il primo che Anthony Kiedis e compagni - a proposito, avevate preso tutti nota del rientro di John Frusciante nel gruppo, vero? Mettono insieme in quattro anni. Un buon inizio per un ritorno probabilmente meno atteso di quanto non fosse avvenuto dopo album come "Mother's Milk" e soprattutto "Blood Sugar Sex Magik", ma pur sempre degno di tutte le attenzioni che si devono a delle rockstars del loro rango. In ogni caso, accanto a quel titolo ci sarebbe da che aspettarsi subito un altro bel bollino "parental advisory" appiccicato sulla copertina, e invece - non riusciamo a nascondere un pizzico di delusione al riguardo - sembra proprio che la censura stavolta glielo abbia risparmiato. Red Hot Chili Peppers più attenti a quel che dicono, dunque, e ancora di più a come lo dicono si può subito aggiungere ascoltando con quanta cura essi abbiano cercato di essere all'altezza della loro fama in brani spigolosi e dinamici come "Around The World", "Scar Time", "Get On Top", "I Like Dirt" e "Purple Sctin", tutti emblematici del loro ormai classico e inconfondibile modo di coniugare rock e funk reso qui persino più spettacolare dalla vigorosa produzione di Rick Rubin, e come allo stesso modo abbiano provveduto a piazzare qua e la il brano del titolo, "Porcelain", "This Velvet Glove" e "Savior" quelle ballatone melodiche che rappresentano il loro lato più romantico e che in passato hanno fruttato un mega hit come "Under The Bridge".
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14/12/2005 13:23 - RED HOT CHILI PEPPERS By the way
Lo avevano promesso. Con ...
RED HOT CHILI PEPPERS By the way Lo avevano promesso. Con il nuovo disco il funky se ne sarebbe andato in vacanza. Gli eccessi, quelli di vita e quelli musicali, sarebbero diventati parte di un passato da tirar fuori con attenzione. Cosa c'è dei Red Hot Chili Peppers in By the way? Senza dubbio canzoni come Don't forget me, tanto intensa da entrarti in circolo già al primo ascolto. C'è la title track che Rick Rubin, produttore storico della band, organizza dosando con precisione millimetrica furia e melodia (lo stesso non accade con Cant stop). Ma soprattutto, nelle sedici tracce di By the way, troppe per evitare inciampi e inutili deviazioni, emerge la necessità di misurarsi con canzoni più raffinate e meno roboanti. Perfette come Universal speaking o leggere come il refrain di Zephir song, entrambe sostenute da cori in stile Beach Boys, Oppure, smaccatamente pop come On mercury, che sembra rubata a un disco dei Mavericks, e che senza dubbio è più riuscita di Cabron, pasticcio messicano difficile da digerire. Con Tear e Warm tape la band californiana cerca persino di appropriarsi della lingua dei Beatles, Un'operazione che riesce a pochi. E che nessuno porta a termine dopo il primo tentativo.
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14/12/2005 13:23 - RED HOT CHILI PEPPERS By the way
Lo avevano promesso. Con ...
RED HOT CHILI PEPPERS By the way Lo avevano promesso. Con il nuovo disco il funky se ne sarebbe andato in vacanza. Gli eccessi, quelli di vita e quelli musicali, sarebbero diventati parte di un passato da tirar fuori con attenzione. Cosa c'è dei Red Hot Chili Peppers in By the way? Senza dubbio canzoni come Don't forget me, tanto intensa da entrarti in circolo già al primo ascolto. C'è la title track che Rick Rubin, produttore storico della band, organizza dosando con precisione millimetrica furia e melodia (lo stesso non accade con Cant stop). Ma soprattutto, nelle sedici tracce di By the way, troppe per evitare inciampi e inutili deviazioni, emerge la necessità di misurarsi con canzoni più raffinate e meno roboanti. Perfette come Universal speaking o leggere come il refrain di Zephir song, entrambe sostenute da cori in stile Beach Boys, Oppure, smaccatamente pop come On mercury, che sembra rubata a un disco dei Mavericks, e che senza dubbio è più riuscita di Cabron, pasticcio messicano difficile da digerire. Con Tear e Warm tape la band californiana cerca persino di appropriarsi della lingua dei Beatles, Un'operazione che riesce a pochi. E che nessuno porta a termine dopo il primo tentativo.




















































































































































































































































































































































































































































































