Live Band
Live di questa band:
Mar 26 Giu VILLAFRANCA FESTIVAL - Villafranca di verona (VR) - Italia
VILLAFRANCA FESTIVAL CASTELLO SCALIGERO VILLAFRANCA VR INFO:045/8039156 www.eventiverona.it
Testi in archivio:
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14/12/2005 13:23 - PORTISHEAD "PNYC"
L'influenza che hanno avuto i Portishead sulla scena ipnotizzata ...
PORTISHEAD "PNYC" L'influenza che hanno avuto i Portishead sulla scena ipnotizzata del trip-hop di Bristol e sul suono della modernità dark è fuori discussione e tra l'altro viene ulteriormente avvalorata da questo nuovo ambum live, registrato al Roseland Ballroom di New York. Una sera con i Portishead è come un viaggio nell'ignoto della mente dei suoi creatori. Geoff Barrow e Beth Gibbons, senza dimenticare il chitarrista Adrian Utley. La musica è quella che conosciamo: un magma lento che ben si accompagna alle immagini, costantemente punteggiato dal canto di Beth e dallo sviluppo di programmi digitali organizzati con efficace sapienza. Barrow si occupa di marchingegni elettronici da sempre e probabilmente è lui l'inventore del suono Portishead: una formula sonica che utilizza ritmi hip-hop rallentati, scratch e chitarre elettriche, bassi dub e atmosfere jazzy e coniuga tutto quanto al soffio malinconico della voce. I temi di "PNYC" non distano molto da quelli esposti negli album della band, "Dummy" e "Portishead" semmai l'atmosfera viva serve a regalare qualche suggestione in più al gioco di macchina. Il canto anodino di Beth Gibbons si assume un ruolo forse più centrale nella stilizzazione dei brani, e la chitarra di Utley si concede qualche guizzo psichedelico in più. Inutile dire che la macchina Portishead anche dal vivo resta sintonizzata sulla lunghezza d'onda di uno stile che ormai è diventato il marchio di fabbrica della band. Supporre sviluppi ulteriori di questo sound non è impresa facile, ma indubbiamente il viaggio da "Humming" a "Strangers" passando per "All Mine", "Over" e "Roads" è affascinante e denso di mistero.
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14/12/2005 13:23 - PORTISHEAD - PORTISHEAD - GO!BEATS 1997
“Mi piace molto certa ...
PORTISHEAD - PORTISHEAD - GO!BEATS 1997 “Mi piace molto certa roba della Mo’ Wax. Ma ci sono altre forti influenze su di noi, come il vecchio soul o la musica da colonna sonora...” Questa la risposta di Geoff Barrow all’uscita di Dummy ad un giornalista italiano curioso di conoscere l’immaginario di riferimento e le influenze musicali dell’allora sconosciuta formazione bristoliana. A distanza di tre anni da quell’album seminale che ha rivoluzionato i canoni estetici del pop inglese con la sua portata innovativa, credo che le parole di Barrow rappresentino tuttora il codice d’accesso privilegiato per penetrare l’essenza più profonda della musica malinconica e struggente proposta da questo geniale ensemble inglese. Finiamola una volta per tutte con questa storia del trip-hop e con i frettolosi ed approssimativi paragoni con Tricky, Monk & Canatella, Lamb e Massive Attack proposti da certa critica miope e sorda. I Portishead sono altro, sfuggono come tutta la musica migliore, destinata a resistere all’usura del tempo e delle mode, a facili categorizzazioni e a sterili schematismi. I Portishead, per chi non lo avesse ancora capito, vanno oltre il trip-hop (ammesso che sia possibile definire con questa formuletta la l’aura magica della loro musica) e ribadiscono con le 11 canzoni di questo secondo lavoro di costituire categoria a sè stante. I Portishead hanno ben poco a che fare con le atmosfere claustrofobiche e sinistre - francamente insopportabili senza un’adeguata assunzione di cannabis - di un personaggio inquietante come Tricky. Se proprio si volesse andare alla ricerca di padri putativi o di illustri referenti si potrebbero scomodare i nomi illustri di Ennio Morricone, John Barry e Angelo Badalamenti. Credete che siano paragoni azzardati? Io penso di no e comunque in un’epoca in cui per parlare della non-musica della colossale bufala Prodigy si scomodano i nomi di Sex Pistols e Jesus & Mary Chain, mi si conceda questo paragone. Andatevi allora a riascoltare la colonna sonora del serial televisivo Twin Peaks e molto probabilmente converrete con il sottoscritto che i Portishead - seppure servendosi di un linguaggio musicale sostanzialmente diverso - sono capaci di evocare emozioni e sensazioni simili a quelle che fanno da commento sonoro alle immagini filmate dal geniale David Lynch. Rapimenti dell’animo, inquietudini difficilmente codificabili con la parola scritta, atmosfere da film noir, blue moods, suoni malinconici ed autunnali, in bilico tra i Joy Division ed Erik Satie, grooves eterei che talvolta esplodono in qualcosa di malato ... questo sono i Portishead, la band più retrò e al contempo più innovativa di questo fine millennio. Una band capace di coniugare mirabilmente nel proprio caleidoscopio sonoro policromo e nel proprio suggestivo ed evocativo immaginario, scrach rap, suoni moog psichedelici, giri di chitarra rubati ai western-movies degli anni ‘60, echi di film noir francesi e motivi pop-soul, reinterpretandoli con un’urgenza espressiva moderna che privilegia ritmi dilatati e voci struggenti che non si capisce bene se provengano dall’Inferno o dal Paradiso.
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14/12/2005 13:23 - Portishead
Portishead (Polydor)
Dopo ben tre anni di assenza dalle scene musicali ...
Portishead Portishead (Polydor) Dopo ben tre anni di assenza dalle scene musicali viene pubblicato il secondo lavoro dei Portishead, un album carico di tensioni e aspettative che in qualche modo sono confluite attorno a quest’ultimo disco la cui uscita è stata più volte rimandata. Ancorato da formule sonore già collaudate nel precedente “Dummy”, “Portishead” ripropone le stesse glaciali atmosfere sprofondandoci dentro sonorità ancora più cupe e malate, al limite del patologico. Qui tutto è sospeso, statico e surreale, rinchiuso dentro claustrofobiche geometrie urbane, grigie e notturne che avvolgono in una morbosa malinconia senza fine. Tutto questo grazie alle sonnamboliche interpretazioni vocali di Beth Gibbons. Canzoni come “Humming” e “Half day closing” risultano affascinanti elegie metropolitane le quali rimuovono malumori che credevamo sopiti. A questo punto i Portishead (con Tricky e pochi altri) confermano la loro imprescindibile presenza tra i più veri e credibili cantori delle malinconie ed inquietudini di questo oscuro fine millennio.
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14/12/2005 13:23 - PORTISHEAD
Portishead (Go! Beat)
E a proposito di colonne sonore virtuali, quanti ...
PORTISHEAD Portishead (Go! Beat) E a proposito di colonne sonore virtuali, quanti di questi brani David Lynch metterebbe nel seguito di ‘Twin Peaks’, se mai avesse voglia di girarne uno? Se ‘Dummy’ era splendido figlio della melanconia, questo secondo parto del ‘duo’ inglese trasuda disperata inquietudine, nonostante musicalmente affili le lame (bagliori nel buio e clangori di fantasmagoriche catene, cazzo, come no?). Croonin’ per locali S/M e fumerie d’oppio (écouter la troisième chanson, ‘Undenied’, s’ils vous plait), vibrazioni della stessa consistenza del deja-vu, oniricità data da un triste presente (globale e/o personale) ed assunzione di tavolette sintetiche con su disegnato Donald Duck, se capite che voglio dire. Imperdibile. Una curiosità, la già citata ‘Undenied’ fa per qualche metro la stessa strada della modugnana ‘Dio come ti amo’. Quando si dice che le note sono sette...





















































































































































