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14/12/2005 13:23 - Un antipasto di ciò che ci avrebbero riservato i Soil ...
Un antipasto di ciò che ci avrebbero riservato i Soil l’avevamo gustato in “El Chupacabra!”, ora - con “Throttle Junkies” (MIASelf) - ci vengono servite tutte le portate e non è difficile comprendere dove vogliono andare a parare. Premesso che “engineered and mixed by Steve Albini” non permette di trarre conclusioni significative, vi dico che i cinque dell’Illinois si impegnano a mescolare grunge, punk, Corrosion Of Conformity, Metallica, Monster Magnet, chitarre acustiche e southern rock. A volte (30%) ci riescono a volte (70%) no; credo che siate in grado di ricavare da soli il voto che meritano.
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14/12/2005 13:23 - SOIL & ECLIPSE
Necromancy (COP International)
Dal titolo del disco credevo che ...
SOIL & ECLIPSE Necromancy (COP International) Dal titolo del disco credevo che la proposta dei Soil & Eclipse fosse più “cattiva”, in realtà il trio proveniente dalle Hawaii (fatto abbastanza insolito) è impegnato a portare avanti un discorso non troppo offensivo, musicalmente e liricamente. Facendo leva sulla voce quasi celestiale del singer Jay Tye i ragazzi debuttano con un disco che non si può certo considerare indispensabile, in quanto la maggior parte delle tracce rasentano l’anonimato, dal momento che la base strumentale pare quasi relegata in sottofondo, utile solo per far risaltare le vocals, che, per la cronaca, a me dicono davvero poco. Al di là di pareri personali, anche la musica offre pochi spunti validi; infatti si limitano spesso a confezionare suoni eterei, catalogabili come synth pop, raramente EBM, che vengono fatti passare attraverso il setaccio dei Depeche Mode (ultima maniera) e infine spolverati con atmosfere gotiche. In un simile contesto il pezzo migliore è il remix di “Fields Of Stone”, che non spicca per originalità, ma a cui donano un po’ più di sostanza rispetto alla stancante versione originale, che si faceva apprezzare solo per un innesto di chitarra “PinkFloydiana”! Come da consuetudine, Eric Chamberlain ci propone il suo impasto sonoro ricercato e raffinato e, dopo l’esordio “Sky Laced Silver” e “Black Light Twilight”, anche con “Faith In Motion” riesce nell’intento. Rispetto al passato si nota una minore propensione classica-orchestrale, in favore di un approccio più propriamente elettronico, sia esso ambient, EBM, dark, melodico o martellante.
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14/12/2005 13:23 - SOIL
Throttle Junkies
Molto solido, sebbene non molto innovativo, è anche l'hard ...
SOIL Throttle Junkies Molto solido, sebbene non molto innovativo, è anche l'hard rock/punk dei Soil, gruppo di Chicago prodotto (un po' al risparmio) nientemeno che da Steve Albini. Lo stile è quello dei 'nuovi' Metallica, il sapore quello dei migliori Corrosion Of Conformity, l'appeal quello dei mitici Black Oak Arkansas! Disco consigliato.
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14/12/2005 13:23 - SOIL
"Throttle Junkies"
"Throttle Junkies" è il debutto dei Soil, band di ...
SOIL "Throttle Junkies" "Throttle Junkies" è il debutto dei Soil, band di Arlington (Illinois) che va ad ingrossare il roster della MIA Records, etichetta newyorchese che insieme alla TeePee sembra aver preso a cuore i bisogni degli appassionati di musica stoner. I Soil suonano un hard rock avvolto dai colori della bandiera sudista che ricorda i C.O.C. e soprattutto gli Alabama Thunder Pussy, dei quali non sono però in grado di replicare il tiro micidiale. La voce di Ryan McCombs è potente ed incisiva, piacevolmente rovinata dal fumo e dall'alcool; la batteria di Tom Schofiled è torrenziale al punto giusto; i riff e gli assolo dal sapore southern di Shaun Glass, degnamente sostenuti dal basso di Tim King, accendono brani veloci e dalle melodie accessibili, ma questo non basta a salvare l'album da una noia che poco alla volta assale l'ascoltatore. Il problema dei Soil sta nella ripetitività della formula adottata e nell'incapacità di scrivere canzoni memorabili, nonostante vada riconosciuta al gruppo americano una certa sapienza strumentale che fa ben sperare per il futuro.
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14/12/2005 13:23 - CYBELE
Songs Of Soil
Le potenzialità di questo quintetto totalmente al femminile ...
CYBELE Songs Of Soil Le potenzialità di questo quintetto totalmente al femminile erano emerse in modo inconsueto ed originale già con Brightly Blackhearted, l'esordio di un paio d'anni fa. Oggi, con Songs Of Soil, il tenebroso assenzio di queste dame dell'oscurità ci viene propinato con l'aggiunta contestuale di temi più fatalistici e destabilizzanti. Hanno un notevole dono compositivo queste ragazze norvegesi, partono da coordinate stilistiche chiaramente imparentate con la dark wave anni '80 (quella più cruda e viscerale s'intende, che ha visto come sua antesignana la Siouxsie Sioux dei primi due album con i Banshees) evolvendosi in tessiture armoniche evocanti l'onirica fascinazione dei conterranei Third And The Mortal. Da questo punto di vista, l'episodio più caratteristico dell'intero lavoro resta senza ombra di dubbio White Trash, nei vortici ansiotici e tribali del pezzo infatti assistiamo alla completa coesione di questi due aspetti, dove l'arpeggio enfatico e decadente delle chitarre si apre, come una ferita all'addome, al groove demoniaco-baritonale di basso e batteria. Il vocalizzo inquieto di Hilde Wahl, che spesso si presta a riesumare le timbriche di Siouxsie ed Ann Mari Edvardsen, completa il tutto in un caleidoscopio di impressioni eteree e dissonanti. Come dire, le Cybele hanno affilato gli artigli.
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14/12/2005 13:23 - SOIL Scars
I Soil sono una di quelle band che non ...
SOIL Scars I Soil sono una di quelle band che non raggiunge l'eccellenza, ma è gradevolissima in virtù di una scrittura scintillante, ottimi riff e melodie avvincenti. Il tono è quello classico dei nu metal con il doppio cantato melodico ed urlato, ma per una volta il connubio scivola bene, grazie ad un gradevole timbro roco, ruspante, da vero rocker, che riesce a far convivere l'urto dei metal con la passionalità dell'hard rock e dei (nu) grunge. I temi svariano tra gli anthem malinconici a quelli potenti ed i più attenti potranno trovare similitudini con Godsmack, White Zombie o Disturbed. Tutto sembra fatto con onestà ed un certo carisma. I Soil rientrano in quel novero di band come Endo, Nonpoint, Ill Nino, Spineshank o Dog Fashion Disco a cui manca poco per arrivare in Champions League. Chissà che qualcuno di loro ce la faccia.
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14/12/2005 13:23 - Resent-From: GGBMG48@Bertelsmann.de
Resent-Date: Wed, 20 Mar 2002 10:08:05 +0100 (W. Europe ...
Resent-From: GGBMG48@Bertelsmann.de Resent-Date: Wed, 20 Mar 2002 10:08:05 +0100 (W. Europe Daylight Time) X-Sender: (Unverified) Date: Wed, 20 Mar 2002 10:08:04 +0100 To: (Recipient list suppressed) From: "BMG Ricordi S.p.A."
Subject: SOIL SOIL Scars La J Records di Clive Davis allarga gli orizzonti musicali delle sue proposte, presentando SCARS, album di debutto del quintetto di Chicago SOIL, protagonisti di un Nu Metal aggressivo e viscerale, che fonda le sue radici nell'hard rock di fine anni 70 e si rifà inequivocabilmente ai Black Sabbath. I cinque headbangers capitanati dal vocalist Ryan McCombs sono autori di un metal minimale, no frills come dicono negli States; caratterizzati da strutture ritmiche compatte e monolitiche e da linee melodiche molti incisive che disegnano un sound molto riconoscibile. L'ispirazione nasce dalla magica ed esoterica epopea sabbathiana, per subire contaminazioni grunge tipo Alice In Chains ed incarnarsi in una forma di nuova espressione metallica, decisamente più vicina ai canoni storici che non quella di Linkin Park o Staind. Un tostissimo album di debutto che riconcilia gli appassionati del metal con un genero considerato precocemente prossimo all'estinzione. SoiL: Ryan McCombs: Voce; Adam Zadel: Chitarra; Shaun Glass: Chitarra; Tim King: Basso; Tom Schofield: Batteria. Conoscere il segreto dello straordinario talento dei SOiL è possibile. "Inside" è la canzone che ne svela i contorni. Aggrappata saldamente, con i suoi artigli affilati, sulla superficie di una sorta di betoniera che miscela suoni e ritmi, la voce penetrante di Ryan McCombs si rinchiude nell’incedere sincopato della chitarra, il cui rumore stordisce. "Everything that stains me breaks me", ripete con la furia di un addestratore militare. "Everything that breaks me stains me". Poi si stacca dalla marcia ossessiva imposta dalla band ed accende la miccia di SCARS, pronta a raggiungere il nucleo ed esplodere. "It's just a gut reaction trapped in this aggressive action". Dieci parole. Ryan, abilmente riassume qui il perché i fan della musica hard-rock si appassioneranno a SCARS e lo conserveranno gelosamente per anni. La stessa intensità ed onestà, scevra da inutili lungaggini, pervade ogni sillaba e nota del debutto per la J Records del quintetto di Chicago – dal portentoso singolo "Halo", fino all’epico "Black 7", che chiude l’album. Per Ryan, il bassista Tim King, il batterista Tom Schofield e i chitarristi Adam Zadel e Shaun Glass, l’aggressività del loro sound, non è altro che la combustione spontanea di un’indefinibile reazione chimica che i cinque sono in grado di provocare. Quella forza si è sprigionata all’improvviso, quando cioè King ha scoperto il talento del nativo dell’Indiana McCombs — elemento istrionico, la cui eccentricità gli è apparsa fuori luogo in quella band — su una compilation. "Appena ho sentito la voce di Ryan, ho capito che era lui la persona che stavo cercando”, riferisce Tim. "Ho subito detto agli altri ragazzi, 'ho trovato il nostro cantante. Non m’importa quello che dovremo fare per averlo — lui è quello giusto'. Fortunatamente, Ryan mi richiamò e si trovò subito a suo agio con le canzoni che avevamo scritto. Quando ci siamo messi a suonare tutti e cinque insieme, l’effetto è stato immediato e spontaneo: così sono nati i SOiL. E’ accaduto tutto così in fretta e facilmente, da sembrarci quasi magico". Nonostante la nascita dei SoiL sia avvenuta in maniera così fluida – alla fine degli anni ’90 –, alcune difficoltà hanno fatto sballare quell’equazione perfetta. Dopo essersi creati un certo seguito regionale grazie ai loro concerti, i SoiL hanno firmato per un’etichetta indipendente – fallita pochi giorni dopo l’uscita dell’album per la band Throttle Junkies, ora ricercatissimo. Gli intoppi hanno però alimentato la voglia dei SoiL d’essere più risoluti nel superare le avversità: "Ho sempre saputo che avremmo preso la strada giusta, prima o poi”, racconta Shaun. “Tutti i nostri problemi ci hanno reso migliori. Quello che abbiamo passato, ci ha dato maggiore determinazione e spinto a scrivere sempre meglio ". Giustamente, "Halo" è stata la prima delle canzoni – e anche quella scritta con maggiore trasporto - ad emergere durante questa fase di nuovo inizio per la band. "I will stone you, stone you, wrap my arms around you, my little halo", Ryan ‘ulula’ nell’indimenticabile ritornello, prima di confessare "my hands are scarred with time". Nonostante la band preferisca lasciare a chi ascolta l’interpretazione dei testi, Ryan svela l’ironia che ha ispirato “Halo”: "Mi sono seduto e ho scritto un pezzo su come tentare di vivere, attraverso ciò che amo di più fare e, alla fine, proprio quella canzone ha cambiato la nostra vita”. “La prima notte che abbiamo suonato 'Halo', la reazione del pubblico è stata immediata", ricorda Shaun. "I ragazzi cantavo con Ryan. A quanto pare, quel pezzo ha immediatamente significato qualcosa per loro ". "E’ bellissimo vedere i fans che s’identificano con qualcosa che ho scritto” ammette Ryan. "Per me significa molto che qualcuno, ascoltando una nostra canzone, tragga un aiuto nei momenti di difficoltà, com’è successo a me quand’ero ragazzino". La forza della reazione dei fans, non è passata inosservata agli occhi dell’industria discografica, la quale ha dato inizio ad una serrata lotta per accaparrarseli. A porre fine a tutta quella frenesia, è giunta la firma del contratto dei SoiL per il nuovo impero discografico di Clive Davis, J Records. Prodotto da Johnny K. (Disturbed, Machine Head) e mixato da Kevin Shirley (Aerosmith, Iron Maiden), con "Halo" arrangiata da Tom Lord-Alge (Blink-182, Green Day), SCARS, il debutto dei SoiL per l’etichetta, cattura l’intensità della band nelle performance live, così come uno stile intramontabile che Tim definisce: "duro come un macigno, ma con elementi classici". "Non volevamo imbarcarci in un disco d’effetti speciali solo per essere ‘alla moda’ ", fa notare Adam. "Le nostre canzoni parlano da sole". Com’è facile intuire, un album intitolato SCARS non prevede certo l’ascolto di storie tenere: qui c’è posto solo per l’onestà, fino in fondo. "I miei testi sono strettamente collegati a delle mie esperienze personali ", rivela Ryan. "Mi hanno sempre preso in giro perché non ho mai scritto una canzone allegra. Ma, questa è la vita che ho vissuto e mi piace usare la sincerità in quello che scrivo. Il titolo in pratica esprime il significato dell’intero album: Ogni canzone è una mia cicatrice mentale o emozionale che ho direttamente sopportato e sperimentato". O, come grida a gran voce in "Inside": "It's just a gut reaction trapped in this aggressive action". SCARS, è un fuoco che brucia e si sviluppa con tutta la sua potenza, un album destinato ad imprimere, come un tatuaggio, il marchio dei SoiL nel mondo. "Abbiamo lavorato sodo e rinunciato a molto", conclude Tom. "Non è solo fortuna – abbiamo faticato e sudato per arrivare fino qui. Non eravamo disposti ad accontentarci, non volevamo nient’altro che fare un gran disco. Il punto era: tutto o niente ". UFFICIO STAMPA RICORDI: Francesca Gentile francescagentile@bmgricordi.it 02-88812219



















































































































































































































































































































































































































































































