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14/12/2005 13:23 - CLINIC Internal Wrangler
Questo è l'esordio della band di Liverpool, un ...
CLINIC Internal Wrangler Questo è l'esordio della band di Liverpool, un disco di soli 30 minuti e 14 canzoni. Numeri che parlano da sé. Facile perdersi nel caleidoscopico succedersi dei brani, mucchietti di sabbia del peso di due minuti l'uno sparsi su una spiaggia di cui non si riescono a scorgere le estremità. Come se ogni volta si ripartisse o si arrivasse in fondo come se dopo un solco di silenzio ti aspetassi un seguito logico é invece l'esperienza auditiva venisse beffardamente costretta a reimpostarsi. Se c'è una cosa sicura in tutto questo, è che i Clinic hanno un talento spropositato. Dopo una manciata di singoli hanno messo tutte le loro idee dentro questo album, che ora non potrà passare inosservato. Se non li avevate mai incontrati prima, Internal Wrangler vi sorprenderà con i suoi repentini sbalzi d'umore, con la sua onnivora capacità di manipolare rimandi e influenze delle più disparate, con la straordinaria sicurezza che mostra nelle accelerazioni e nei rallentamenti. Vi stupiranno, i Clinic, anche per l'originalità dello sguardo, posato non su un modo pop o rock strettamente connesso ai gusti più attuali e modaioli, ma teso al recupero di forme musicali datate in tempi remoti. Dicono molto, in questo senso, la spinta twang, un po' Duane Eddy e un po' Zombies dell'incredibile The Return Of Evil Bill, o l'esplicita citazione di Ring Of Fire di Johnny Cash nell'infuocata TK., o ancora il punk'n'roll garagista di C.Q., misto di Cramps e Violent Femmes. Il fatto però, è che tale e tanta passionalità rock'n'roll viene coscientemente alternata a soffuse pennellate pop, di un pop tenuto sospeso da un'aura digitale, da una batteria elettronica minimale (s'affacciano gli Scott 4, qua e là), da un organo chiesastico trasudante soul. Quando esplode Hippy Death Suite sembra di essere cascati dentro a un disco di Jon Spencer, ma è solo un minuto perché subito dopo 2nd Foot Stomp profuma di Doors e di ragarock, e non è ancora finita. Il programmatico titolo 2/4 promette, e mantiene, frenetiche sonorità alla Suicide, mentre la tredicesima traccia sono tre secondi di silenzio e la conclusiva Goodnight Georgie suona come un outtake dei Delgados. Ecco come detto, ogni volta sembra di essere arrivati in fondo e invece si è costretti a ripartire. Tutto ricomincia da dove non era finito. É un tale casino, questo disco, che pare un capolavoro.
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14/12/2005 13:23 - nella loro unica data italiana i Clinic, per presentare il ...
nella loro unica data italiana i Clinic, per presentare il loro secondo lavoro, “Walking With Thee”, in un concerto davvero imperdibile per gli appassionati del rock indipendente d’oltremanica. I 4 ragazzi di Liverpool, Ade Blackburn (voce, chitarra e tastiere), Brian Campbell (basso), Hartley (chitarra, clarinetto e tastiere) e Carl Turner (batteria), si sono distinti sin dal debutto per la loro originalità nel creare immagini fatte di un rock atmosferico, capace di sterzare velocemente sui binari di un garage-punk veloce al limite della schizofrenia psichedelica. Sul palco i Clinic si presentano vestiti in camice da chirurgo, con tanto di mascherina sopra la bocca e creano atmosfere stranianti fatte di rapide nenie psicotiche, humor nero; la loro musica è un indie-rock sinistramente sexy che pare giungere da un altro pianeta, infatti essi stessi definiscono la loro musica come proveniente da discoteche poste nella parte scura e nascosta della luna. Sono queste caratteristiche che rendono i Clinic una delle realtà più interessanti del panorama europeo e mondiale: se ne sono accorti i Radiohead, che li hanno voluti come band di supporto al tour di Kid A in America e Giappone nel 2001, poco prima di registrare Amnesiac. Contemporaneamente alla famosa band di Thom Yorke anche la Levi’s si è accorta della musica dei Clinic, scegliendo il singolo “The Second Line” (estratto dal debut-album “Internal Wrangler” del 2000) come colonna sonora della sua campagna pubblicitaria del 2000. Il nuovo lavoro, “Walking With Thee”, uscito come il precedente per l’etichetta inglese Domino, sebbene rispetti la nevrosi che caratterizzava la band con il precedente “Internal Wrangler”, avvicina i brani ad una sorta di new-wave contaminata sia dal pop-rock anni ’80 più sperimentale che dalle sonorità elettroniche più innovative. Sono le tastiere insieme al drumming insistente della batteria ad avere il sopravvento sul resto, mentre la voce ipnotica di Ade Blackburn racconta storie oscure, che catturano e rapiscono per intensità e pathos di un cantato che si potrebbe, in termini cinematografici, paragonare alla calma Hitchockiana che precede la tempesta.
















































































































































































































































