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14/12/2005 13:23 - Cantante, attrice, performer di origine greca. Esponente della sperimentazione della ...
Cantante, attrice, performer di origine greca. Esponente della sperimentazione della West Coast con Tim French e Henry Kaiser. Collabora successivamente con Iannis Xenakis e Vinko Globokar. La qualità più caratteristica della sua musica risiede in un urlo snervante che a volte lei stessa ha chiamato "l'urlo del sangue" - a metà fra un acuto lirico e un urlo selvaggio. Alcuni troveranno la musica di Diamanda; Galas un caos infernale, altri la troveranno estremamente potente. Con una trilogia musicale intitolata The Masque of the Red Death, Diamanda Galas si distacca dal suo stile precedente per il sapore C;ospel: comprende un remake di SwingLow, Sweet Chariot che si trova anni luce da quella di Paul Robeson e una revisione febbrile di Let My People Go. "Non è stata proprio una decisione accademica perché la prima musica che abbia mai cantato era il Gospel nel coro di mio padre quando avevo 13 anni", spiega, "Ma il motivo principale per cui ho usato il Gospel è che è la colonna sonora di quello che succede adesso in America. E' la musica dei suprematisti bianchi, del KKK, e sopratutto dei cacciatori di streghe e di capri espiatori che interpretano il virus dell'Aids come una forma di giudizio divino. Per tutto il Masque of the Red Death cerco di costruire una sorta di geografia di questa piaga mentale. Ma il paradosso è che la musica Ciospel una volta erala musica degli schiavi negri, usata come preghiera e per disperazione da persone minacciate di morte. Quindi può esprimere le paure e le necessità sia di vittime che di persecutori, come il linguaggio del Vecchio Testamento che ho usato può essere uno strumento per bigotti ma anche un eloquente linguaggio di disperazione". Questa intenzione f ortemente polemica ha animato il suo lavoro per molti anni. Ne discute appassionatamente e a lungo ma senza, insiste, vedute sentimentali di cosa significa essere infetti dal virus o essere una vittima del bigottismo anti omosessuale. Negli ultimi anni l'Aids le ha portato via un fratello ed un caro amico, ma lei è reticente al dolore, per paura che il suo interesse all'argomento sembri indulgente, o peggio strumentale: pensa che Masque of the Red Death sia tanto "una sorta di requiem funebre" che una protesta politica. I toni e il linguaggio della trilogia precedono la crisi Aids di molti anni: "Credo che la prima importante ispirazione sia stato Edgar Allan Poe, da cui ho preso il titolo. L'ho letto quando avevo 13 anni, e fu uno di quei momenti quando leggi qualcosa e sai cosa vuoi fare per tutta la vita". Questo amore per Poe e i suoi discepoli francesi come Baudelaire la colloca fermamente - nonostante i suoi antenati ellenici - nella corrente dell'avanguardia americana.
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14/12/2005 13:23 - Diamanda Galas
Il Blu lotta con l'infetto Virus, il cui respiro ...
Diamanda Galas Il Blu lotta con l'infetto Virus, il cui respiro fetido lambisce infuocato gli alberi gialli di malaria. Il tradimento è l'ossigeno della sua malvagità. Ti pugnalerà alle spalle. Virus bacia l'aria con labbra itteriche, il fetore di pus annebbia la vista del Blu. Il male fluttua nella bile gialla. Gli occhi di serpente di Virus sono velenosi. Eccolo che simile ad una vespa, zampetta sopra la mela marcia di Eva. Veloce come un lampo, punge il Blu alla bocca - le sue schiere infernali ronzano e ridacchiano tra fumi sulfurei. Ti pisceranno addosso, scoprendo le zanne aguzze macchiate di nicotina". (Derek Jarman) Irriverente provocazione, estremismo, violenza psichica, isterismo, sacralità invertita, orrore, satanismo riflesso, morbosità, selvaggia schizofrenia, ambiguità, blasfema salmodia, stravaganza, glaciale sarcasmo. Diamanda Galas non è, però, (solo) ciò che appare. Dietro le sue escursioni vocali -sempre supportate da una tecnica ineccepibile- si cela un'artista la cui "possessione" è radicalmente complessa, una donna il cui "urlo" è, al contempo, trascendente ed immanente, sacro e profano, spirituale e sessuale. Di origine greca (figlia di immigrati), la Galas studia pianoforte classico (Chopin, Brahms, Beethoven, Mozart, Listz), ascolta Janis Joplin e Jimi Hendrix insieme al fratello e subisce una rigida educazione greco-ortodossa (il padre, trombonista e bassista sosteneva che solo le "donnacce" diventano cantanti). Inizialmente intraprende gli studi di Biochimica all'Università di San Diego in California, ma poi Si iscrive a Musica e finisce per ruzzolare negli ambienti dell'improvvisazione. Nel 1977 entra, così, a far parte di una strampalata ed eterogenea band, denominata 'Ceta Six', in cui figura pure Jim French al sassofono. Del 1979 è la sua prima apparizione su disco: "If looks could kill" è improvvisazione totale al fianco di French e Henry Kaiser (esce per la Metalanguage di Larry Ochs), ma il risultato non convice più di tanto la Galas, che in seguito ne bloccherà la ristampa. Il suo primo vero album è "Litanie of Satan", ineguagliabile esempio di genuino radicalismo: le sue emissioni vocali nell'arco delle due composizioni "Wild Women with steak-knives" e "The Litanies of Satan" (adattamento da Baudelaire) scavano tra le ottave alla ricerca di sintesi formale tra espressionismo, tragedia greca e sperimentazione estrema. Nel 1982 esce "Diamandsa Galas" (la copertina la ritrae in un atteggiamento atipico, quasi armonioso), in cui viene ulteriormente approfondita la pratica delle voci sovraincise e delle basi elettroniche: in "Panoptikon" l'estensione timbrica le consente di erigere architetture sonore altamente drammatiche e parossisticamente oscene ancorate ad uno scarno, ma incisivo, tessuto sonoro. Con "The Divine Punishmente', "Saint of the Pit'~ e "You must be certain of the DevilS' (tre dischi usciti tra il 1986 e il 1988, che ne sanciscono il passaggio definitivo all'inglese Mute di Daniel Miller) si compie la monumentale "Masque of the Red Death Trilogy", allucinata e demoniaca digressione di una sacerdotessa nera che recita cupe invettive dall'altare su cui vengono immolate le vittime dell'Aids. Ora più che mai la sua voce diviene lama acuminata da affondare nelle carni sane di quanti ancora non abbiano avuto sentore (direttamente o indirettamente) della terribile malattia. - La cantante sembra estremamente colpita dalla morte del fratello Philip-Dimitri in seguito all'infezione e, soprattutto, dalla visione delle penose sofferenze patite. Traduce tale condizione identificandosi in una sorta di medium - carnefice: durante gli spettacoli, tinti di vivido rosso infetto, il suo corpo pare attraversato da forze soprannaturali (nel senso primordiale del termine), gli occhi le roteano impazziti, la bocca, estremo prolungamento viscero-infernale, vomita fonemi di altezza e potenza inàudite (grazie anche all'ausilio di microfoni multipli), articolandoli sovente in forma di accuse ferocemente blasfeme. Quale terreno mai potrebbe essere piì} fertile per alimentare sospetti di banale satanismo e per accrescere attorno a lei un alone di sinistro mistero? Va precisato che Ant~ La;q (con il suo culto della "Chiesa di Satana") e tanto meno, Charles Marbon nulla hanno a che fare con la saGralità "Ralassiand", dove il ribaltamento dei ruoli tra l'io e Satana conduce all'identiElcazione del malato di Aids con Cristo, condannato, suo malgrado, a soffrire e a morire. Non è lln caso se, infatti, il recupero del cantato gospel in "You mlast be Gefltain of the I:)evil" e nel successivo "The Si~~rs'(132) mantiene intatto il suo valore originario di esorcizzazione nei confronti del Demonio. Dunque nell'universo religioso dlell'artista non trovano spazio né Dio né Satana, rna viene accettata la complessa figura di un Cristo urnanizzato e ingabbiato nella sua sofferenza. Tra le due prove appena citate si inserisce "Plague Mass" (1991), appendice - manifesto - live della trilogia, che rappresenta l'aberrazione di una messa da requiem, in quanto dedicata a chi vive nel limbo della sieropositività In realtà troppo spesso si sorvola su un aspetto davvero fondamentale della sua espressione artistica: la straordinaria tecnica tesa a scavalcare ogni tipo di barriera. Diamanda Galas ammira Thelonious Monk, Ornette Coleman Allwrt Ayler, Cecil Taylor, John Carter e ama alla follia Jahn Coltane; non disdegna di cantare Cherubini, Bellini o Verdi, rilegge con riverenza i classici del bllles, ascolta musica contemporanea classica o rock (ha una particolare predilezione per Iannis Xenakis e i Butthole Surfers). Capita di rado che vocaliste come lei frequentino ambiti più "colti", in cui viene richiesta, oltre alla naturale predisposizione, una ben maggiore applicazione. Ad esempio, ha cantato in "&Jn jomr co7nme ~n autre" di Vinko Globokar nel 1979 (si pensi che la registrazione giace negli archivi della RAII), ha collaborato con Giacinto Scelsi (compositore ligure da poco scomparso e fino a qualche anno fa gravemente ignorato) ed ha partecipato alle prime di "N'sl'imcl" e "OXrandes" di Xenakis (beneficiando, in tal caso, dell' ampiezza vocale del tipo ' tre ottave e mezzo'). Nel campo dell'improvvisazione si è esibita con musicisti del calibro di Evan Parker, Bufch Merrh, David Murray, Mark Dresser, Steve Beresfbrd, Try 0xley e Peter Brotzmann, anche se l'unico documento reperibile al momento è la collaborazione con Peter KetaNdl ("Duos America", Fmp 1991). La recentissima uscita discografica della Galas, "Vena Cava", riconduce ai climi più intransigenti degli esordi. Abolita nuovamente ogni forma di accompagnamento strumentale, la cantante sfrutta unicamente alcuni effetti elettronici, oltre alla sua voce (talvolta sovraincisa), per esplorafe il tema delle connessioni tra rnalattie mentali e condizioni di alienazione sociale dei malati di Aids: in puro stile 'stream of consciousness', si cala nella deprimente ambientazione di un ospedale psichiatrico e ne traice ineffabilmente le più squallide sensazioni (riconducibili alle fobie i degli "appestati"), mediante la simulazione di un disperato ) monologo spezzato da rapidissime successioni di scariche - gutturali e da frammenti di canzoni o di opere (tra cui 'Silent Night', 'Amazing Grace', 'Le Nozze di Figaro' e 'There is a Balm in Gilead', cantata da Philip-Dimitri). Assai meno avulso dalla realta di quanto sembri, il lavoro della Galas, sviluppato proprio dall'interno della margina- lità, rivela tutta la nausea ed il disagio che la società cerca di mascherare, con eccessiva rassegnazione, sotto forma di 'malattia del secolo' o di 'punizione divina'. e Dirompente capacità e tormentata genialità convivono in questa straordinaria vocalista, la quale sa fare della pro- a pria insolenza un' arma senza eguali. a Resta il rammarico per non poterne apprezzare a pieno Is le potenzialità, in quanto nessuna delle sue prove più impe- gnative è stata ancora pubblicata... si spera, però, non ci n sia molto ancora da attendere. Ie "La via dell 'eccesso condgce al pata=o d@ba S4~ZZ~. " s; (William Blake)
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14/12/2005 13:23 - Diamanda Galas
Malediction And Prayer
"The Thrill Is Gone" titola uno dei ...
Diamanda Galas Malediction And Prayer "The Thrill Is Gone" titola uno dei pezzi più belli del nuovo album della fascinosa Diamanda Galas, ma ad ascoltare questo live registrato nel corso del tour "Malediction And Prayer: Concert for the Damned" si direbbe esattamente il contrario. Infatti alla sua maniera da brividi, virtuosismo pianistico, scat primordiare e struggenti inflessioni bluesy, l'autrice greca (ri)passa qui al setaccio classici più o meno noti: "Iron Lady" di Phil Ochs (il pezzo è dedicato ad Aileen Wuornos, attualmente detenuta nel braccio della morte nelle carceri della Florida) e la sempreverde "Gloomy Sunday", il tremito balcanico "Keigome Keigome", canzone rembetika di Stavros Xarhakos e Nikos Gatsos, e brani firmati Willie Dixon e Son House o ancora portati al successo da Mahalia Jackson, Johnny Cash, B.B. King, The Supremes etc. per culminare con le liriche creativamente musicate da lei medesima ("Supplica a Mia Madre" di Pasolini, "Abel et Cain" di Baudelaire e "Si la Muerte" del poeta-guerrigliero salvadoregno Miguel Mixco). Col solo ausilio di voce e pianoforte la Galas si produce in interpretazioni a dir poco superlative, storie di amore, morte, isolamento e prigionia rivisitate con toni grevi e virulenti, in un'alchimia di dannazione e bellezza ricca di soul, di anima e un impeto maudit che diventa strumento di metafora universale per localizzare l'eterno conflitto tra Bene e Male ed eventualmente esorcizzare i molti flagelli del nostro tempo. Evidentemente abbiamo tutti un gospel da piangere...
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14/12/2005 13:23 - DIAMANDA GALÀS
Bologna, Link, 13/10
C'era una gran folla per la riapertura ...
DIAMANDA GALÀS Bologna, Link, 13/10 C'era una gran folla per la riapertura del Link con il concerto della Galàs, smentendo tutte le ipotesi su un possibile calo di seguito (vista la mono-maniacalità tematico-musicale). Eppure, se non si possono rilevare grosse novità, il recital Defixiones, Will and Testament pare segnare un ritorno alla forma: il suo tema sono i genocidi, dimenticati e negati nelle storie ufficiali, perpetrati in Turchia contro armeni e greci nel 1915 e '22, e le figure di poeti esiliati o oppressi nella loro stessa patria. Parte delle scelte musicali apparivano inestricabilmente legate ai contenuti: così le melodie medio-orientali dell'inizio, su un testo (semi-recitato in armeno) del poeta Siamanto (fucilato in Turchia nel '15), con il bel tocco di un nastro recitato che interveniva a tratti (una poesia del siriano esiliato in Libano Adonis); e una straordinaria canzone Rembetika, un genere nato tra le popolazioni costrette a lasciare la turchia perché di origine greca, ma osteggiato nella terra di origine perché di sapore troppo medio-orientale. Il surrealista Michaux è stato usato invece con uno dei suoi tentativi, del tutto seri, di scrivere delle poesie-maledizioni (come le "Defixiones" poste sulle pietre tombali in Armenia per impedirne il saccheggio): sul suo testo le uniche "grida in multi-phonics", usuale marchio della cantante. Un brano di Celan in tedesco usava un semplice e rabbrividente effetto suonando contemporaneamente note agli opposti registri della tastiera; e davvero fantastica è stata la successiva Epistle to the Transients (del peruviano Vallejo), cantata in spagnolo ma composta in stile cabaret berlinese con aggiunti però accordi dissonanti e note "piegate" in finale. L'elettronica è stata quasi assente, un paio di nastri, una lieve moltiplicazione vocale; certo è da The Singer che la Galas si esibisce con piano e voce, ma l'impressione è che ora anche le sue composizioni cerchino di raggiungere l'essenzialità e la forza dei pezzi blues e folk messi in repertorio: in un ritorno anche verso le proprie radici, vedi i canti funerari Maniatici che erano qui il riferimento di Birds of Death come lo erano anche di uno dei suoi primi pezzi, Tragouthia apo to Aima Exon Fonos; e la ripresa di Lonely Woman di Ornette Coleman, da sempre dichiarato per il suo fraseggio la maggiore fonte di ispirazione della cantante. In attesa che ne esca una registrazione (nel frattempo, esaurito il tour di defixiones, la cantante sta portando in giro lo spettacolo La Serpenta Canta, e preparando un'opera sembra teatralmente complessa impegnativa con un organico ampio, Necronomicon) consigliamo di visitarne il sito, www.diamandagalas.com: contiene una una sezione novità con date tour e anticipazioni del nuovo spettacolo, l'intero libretto con testi e foto di Defixiones, e bellissime foto per ogni sezione, un'altra delle quali è Press, che contiene molte interviste archiviate, compresa una "epica" della rivista Forced Exposure (n. 15/summer 89), che uscì anche tradotta in italiano (musiche nn. 11 e 12/1992); indipendentemente da quanto se ne apprezzi la musica, le sue interviste sono imperdibili, soprattutto per chi riesce a leggerle in originale.
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14/12/2005 13:23 - Diamanda Galas - Songs of Exile Songs of Exile comprende ...
Diamanda Galas - Songs of Exile Songs of Exile comprende canzoni ispirate a testi di poeti esiliati tra i quali Cesar Vallejo (Perù), Paul Celan (Romania), Gerard De Nerval (Francia) e Henri Michaux (Belgio), trasformate in musica dalla Galás; presenta, inoltre, alcune poesie di Pier Paolo Pasolini e del poeta salvadoregno Miguel Huezo Mixco nonché canzoni del compositore armeno Udi Hrant, del compositore greco Papioannou e degli americani John Lee Hooker e Bosie Stuyvesant. INFO: 011-4424777 25/9 ANCONA Ancona Klezmer Festival - INFO: Marilla Simonini s.r.l. Music management Via Piave, 41 - 41100 Modena - Tel +39 059 219285 Fax +39 059 216757 - info@marillasimonini.it - www.marillasimonini.it






















































































