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14/12/2005 13:23 - MARINA REI
Nel 1996 la partecipazione di Marina Rei al Festival ...
MARINA REI Nel 1996 la partecipazione di Marina Rei al Festival di Sanremo risultò uno dei momenti più alti della manifestazione, consacrando definitivamente alla notorietà nazionale la cantante che nell'estate del 1995 aveva debuttato con grande successo mediante due singoli che si erano conquistati eccezionali quote di programmazione nei network radiofonici: Sola e Noi. Presentando Al di là di questi anni, suggestiva canzone d'ispirazione gospel, Marina riscosse i più larghi consensi grazie al calore e alla simpatia che sapeva esprimere e anche all'originalità e all'intensità della sua proposta musicale, fresca ed elegante. All'entusiasmo del pubblico si aggiunse l'approvazione della stampa specializzata: a Marina Rei veniva assegnato in quell'occasione il Premio della Critica. L'album d'esordio dell'artista, Marina Rei, dopo l'apparizione sanremese veniva ripubblicato con l'aggiunta del brano proposto al Festival, del remix di I sogni dell'anima a cura del celebre Todd Terry - collaboratore, tra gli altri, di Everything But The Girl, Janet Jackson, Madonna e k.d. lang - e della toccante versione in italiano (... e il paradiso verrà) di un classico del soul di Philadelphia, If You Don't Know Me By Now, grande hit internazionale del 1972 per Harold Melvin & The Blue Notes, ripreso anche dai Simply Red. Si arricchiva così ulteriormente l'eccellente livello qualitativo dell'album, vero concentrato di hit effettivi o potenziali: oltre a I sogni dell'anima (pubblicato nella versione originale) ne venivano tratti altri singoli di successo, Pazza di te, La 1ª prima volta e Odio e amore, ma il materiale comprendeva anche altri pezzi di forte presa (Generatore di traffico, Io lo devo a te, Mo-Monotonia, Bianco). Alla duttilità interpretativa della protagonista (autrice dei testi, basati su una comunicazione spontanea e diretta), dotata di un piglio deciso che conferisce ai testi autenticità e immediatezza e capace di trascorrere da acuti taglienti che possono esprimere gioia o rabbia a toni morbidi e sensuali nel registro basso, si affiancavano, esaltandola, le brillanti strumentazioni: il taglio orchestrale, con richiami al jazz e alle musiche centro-americane, vivacizzava tutti i brani utilizzando grintose sezioni ritmiche, assoli di chitarra elettrica e scattanti interventi dei fiati. Il valore di Marina Rei venne riconosciuto dal pubblico: oltre ad aver stazionato a lungo nelle prime posizioni delle classifiche nazionali, all'album fu assegnato in base alle vendite il disco di platino. Alla successiva edizione del Festival di Sanremo Marina Rei presentò, conseguendo di nuovo una clamorosa affermazione personale, Dentro me. Seguì il secondo album della cantante, Donna, alle cui registrazioni aveva partecipato come ospite il saxofonista Michael Brecker dello storico duo Brecker Brothers, importante musicista jazz che ha all'attivo lavori a proprio nome e con il fratello Randy e un'infinità di collaborazioni di prestigio (tra gli altri, con Quincy Jones e Frank Sinatra). Donna si componeva di 12 brani nei quali arrangiamenti fantasiosi e vibranti evidenziavano l'ulteriore maturazione espressiva della cantante, occupatasi ancora una volta della stesura dei testi che affrontavano con spontanea sensibilità il tema dell'amore, nelle sue varie sfaccettature (Dentro me, La voce del cuore, Le parole dell'amore), ma offrivano anche stimolanti ritratti di personalità femminili (Sono mia, Donna, Primavera, La faccia che ho) e riflettevano sull'amicizia (Due come noi) e sull'odio (Lei), sulla forza dei ricordi (È tardi ormai) e sulle contraddizioni della vita (Mondo bisogno). Nell'ambito delle iniziative promozionali collegate all'album, per il brano Dentro me venne realizzato un videoclip di grande effetto che affiancava a Marina il coreografo americano Daniel Ezralow. Interpretando con sensibilità il testo appassionato della canzone, Ezralow creò una suggestiva sequenza di immagini in cui movimenti di danza si alternavano ad avvincenti inquadrature con il volto radioso della cantante in primo piano e intorno a esso originali "composizioni" costruite con le mani di Marina e Daniel. La musica intensa di Marina Rei scopriva così un collegamento con le correnti più avanzate della danza contemporanea. In questi anni Marina Rei, che dal vivo può esibire anche le sue doti di percussionista e la sicura presenza sul palcoscenico, ha tenuto innumerevoli concerti in tutta Italia entusiasmando ogni genere di pubblico.
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14/12/2005 13:23 - MARINA REI
INASPETTATAMENTE, il quarto album di Marina Rei uscito il ...
MARINA REI INASPETTATAMENTE, il quarto album di Marina Rei uscito il 10 novembre scorso su etichetta Virgin, è soltanto l'ennesimo passo in avanti di una carriera musicale iniziata ormai cinque anni fa e caratterizzata da una costante ricerca ed evoluzione. Le 11 canzoni presenti sul nuovo album, prodotto da Pietro e Paolo Micioni insieme alla stessa Marina, mettono in evidenza il grande lavoro svolto sulla struttura dei brani e sugli arrangiamenti, così come l'attenzione riservata ai testi e alla loro interpretazione. INASPETTATAMENTE corona così felicemente un percorso artistico che sin dall'inizio ha messo in mostra tutti i pregi e le qualità di una personalità forte come quella di Marina Rei. Sin dal suo primo singolo, intitolato "Sola" e pubblicato nel 1995, Marina Rei si era imposta all'attenzione degli addetti ai lavori e del pubblico, grazie ad una formula musicale innovativa, sorretta per di più dalle sue ottime capacità come musicista. A "Sola" aveva fatto seguito a breve un altro singolo, "Noi", e l'album MARINA REI, prima che, nel 1996, l'artista romana decidesse di partecipare a Sanremo con il brano "Al di là di questi anni". La sua esibizione al Festival della Canzone le fruttò un'improvvisa popolarità presso il pubblico e l'apprezzamento degli addetti ai lavori, che in quell'occasione le assegnarono il Premio della Critica. Lo stesso album MARINA REI, ripubblicato dopo il Festival, riscuote un ottimo successo, finendo per aggiudicarsi il disco di platino. Alla partecipazione sanremese segue una serie di concerti che dà modo al pubblico di conoscere Marina Rei nella veste che lei predilige, quella di performer. Esemplare a questo proposito la sua trascinante esibizione in Piazza San Giovanni a Roma, nel corso del consueto Concerto per il 1° Maggio. Il 1997 inizia con una nuova partecipazione al Festival di Sanremo, questa volta con "Dentro me", un brano molto differente per struttura e intenzioni dal precedente "Al di là di questi anni" ma altrettanto fortunato. Il brano lancia il secondo album di Marina Rei, DONNA, che conquista a sua volta il disco di platino per le oltre 100mila copie vendute. DONNA contiene un singolo fortunato come "Primavera", che si aggiudica il Disco per l'Estate edizione 1997. Anche il tour effettuato quell'anno riscuote un grandissimo successo e porta Marina Rei a esibirsi in tutta Italia, collezionando esibizioni memorabili come quella tenuta alla Festa dell'Unità di Reggio Emilia di fronte a 20mila persone. Tra il 1996 e il 1997 Marina si esibisce in più di 150 concerti. Nel 1998 arriva ANIMEBELLE, forse lo sforzo più ambizioso di Marina Rei e del suo team di produzione - composto dai fratelli Pietro e Paolo Micioni - fino a quel momento. L'album si muove su coordinate musicali meno specificamente black, spostandosi verso una dimensione maggiormente pop sorretta da una produzione attenta a quanto succede di nuovo sul versante internazionale. All'album partecipano musicisti di fama internazionale come Trilok Gurtu: il risultato è un lavoro prestigioso e curato, capace di ottime canzoni come la title-track e "T'innamorerò". Nel 1999 Marina torna al Festival di Sanremo con una nuova, splendida canzone, "Un inverno da baciare", prima scintilla di un cambiamento che avverrà compiutamente l'anno successivo durante la lavorazione del nuovo album. Il brano viene inserito nella ristampa di ANIMEBELLE, mentre esce un nuovo singolo di successo, "L'allucinazione", e Marina Rei riparte per un lungo tour che durerà fino alla fine dell'estate. Immediatamente dopo la fine del tour inizia la lavorazione del nuovo album, che viene registrato nel 2000 presso i Gimmick Recording Studios di Roma.
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14/12/2005 13:23 - MARINA REI Inaspettatamente
Inaspettatamente rock. Così si presenta il nuovo ...
MARINA REI Inaspettatamente Inaspettatamente rock. Così si presenta il nuovo disco, il quarto, di Marina Rei. Una novità imprevista per chi non conosce le intime ragioni musicali della cantante romana decisa a «rendere più omogenea e riconoscibile la mia musica», diventata a suo dire troppo aliena rispetto al suo modo di sentire attuale. Un richiamo alla dimensione anche psicologica più intimma che torna continuamente nelle sue nuove canzoni: Il respiro del mio vivere, La mia felicità, Il lato oscuro, La notte. E le ragioni di questo richiamo stanno in un difficile passaggio personale che ha significato in qualche modo riassumere tutto ciò che la Rei ha fatto finora con l'obiettivo di ritrovare sicurezza in se stessa. Ma la svolta di Inaspettatamente è prima di tutto stilistica. Dove prima c'era il soul, il funk e il r&b giunge prepotente il ritmo del rock, eppure i produttori sono ancora i fratelli Micioni. Cos'è accaduto? Le ragioni stanno ancora in quel desiderio di svolta e nell'urgenza di rendere più coerente il suono in studio con quello dal vivo. Uno degli elementi di maggiore cacofonia, per esplicita ammissione di Marina Rei, fra due momenti essenziali della sua musica. E in effetti a partire dalla stessa title track, e proseguendo per Maestri sull'altare, Mentite spoglie, Abuso di potere, questo nuovo lavoro appare perfettamente omogeneo con la dimensione live, punto di forza della Rei. E ciò non potrà che agevolare il suo percorso futuro.
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14/12/2005 13:23 - MARINA REI
L’incantevole abitudine
Finiremo per innamorarci di queste nuove canzoni di ...
MARINA REI L’incantevole abitudine Finiremo per innamorarci di queste nuove canzoni di Marina Rei, ma soprattutto finiremo per innamorarci della nuova Marina Rei. Delle prime apprezzeremo la raffinata solidità, la seducente disponibilità a svelarsi ascolto dopo ascolto; di lei conosceremo invece il vero ritratto: quello di una giovane donna finalmente libera di poter esprimere la sua forte personalità. Marina è in uno stato di grazia: le inquietudini di ieri, le incertezze sulle strade da percorrere tanto personali che professionali, oggi lasciano il posto ad una nuova prospettiva. Nessuna rivoluzione: la vita può essere anche soltanto “L’ incantevole abitudine” del nostro quotidiano come recita, un po’ emblematicamente, il titolo di questo suo quinto album, il primo per la BMG. Marina di energia ne ha sempre avuta tantissima, da vendere, ed è una energia pura, fatta di genuina passionalità, della stessa passione che – unita alla tenacia che la contraddistingue – le ha consentito di affermarsi ormai sette anni fa e di consolidare nel tempo il credito di cui gode nel panorama della musica italiana. “Oggi sono serena, in pace con me stessa come non lo sono mai stata”, dice. Facile crederle: per questo album ha scritto i più bei versi della sua vita. Dieci canzoni (non di più, in tutto circa 45 minuti, ed è meglio così: di incolori “pezzi da album” nessuno ne sente il bisogno) e dieci testi che hanno una tensione poetica fortissima, abbaglianti flash di emozioni nella loro assoluta semplicità. Testi asciutti, ipnotici, a volte onirici, commoventi come in “Verrà il tempo”, la canzone che apre il cd, immagini serene del domani della vita; cinematografici nei rapidi cambioscena di “Sguardi”, innamorati in “La parte migliore di me” e “Lasciati guardare”. Un modo di scrivere molto poco italiano, più vicino alla essenzialità anglosassone che non all’ immaginario elaborato di casa nostra. Di sicuro sono liriche che non cercano quella patente di “nobiltà cantautorale” che ad una istintiva come lei andrebbe ritirata subito tanto suonerebbe falsa e accademica. “A volte mi capita di scrivere un testo come se fosse uno sfogo, una lettera, un appunto sul mio diario. Può succedere in qualsiasi momento della giornata, non mi metto lì e dico: adesso scrivo una canzone. Lo spunto può essere un ricordo, un libro appena letto, una riflessione qualsiasi. Purché mi appartenga, deve venire da dentro, non riesco a scrivere stimolata da agenti “esterni”. Le parole in genere le lascio così come sono venute….le cambio solo se magari hanno un suono spigoloso che proprio fa a pugni con la musica”. “Il giorno della mia festa”, il brano che ha avuto il compito di aprire la strada e che è già diventato un super hit radiofonico, offre una visione molto parziale dell’album che vive di atmosfere minimali e rarefatte, di animazioni sospese in un magma di suoni ricercatissimi, riverberati. Il lavoro svolto da Daniele Sinigallia, produttore dell’album è stato quello di conservare quelle caratteristiche di immediatezza che i brani, di matrice acustica, avevano al momento della loro nascita. “Abbiamo preferito entrare in studio”, spiega Sinigallia, “senza un lavoro di pre-produzione alle spalle. Questo ci ha consentito di lavorare in un modo, per così dire, pittorico: avevamo una tavolozza bianca sulla quale davamo dei tratti di pennello giorno per giorno, una voce guida, una chitarra, un pianoforte….solo così ci rendevamo conto del “mondo” che si andava costruendo attorno a quella canzone. La pre-produzione è una prima stesura ad alto contenuto tecnologico, e questo era esattamente ciò che volevamo evitare per non perdere certi sapori, certe atmosfere”. Il risultato è che la stessa voce di Marina, in questi brani, sempre potente e piena, non asseconda più l’amore per un preciso genere, un ritmo, un groove, ma si mette al pieno servizio di una forma-canzone che reclama la presenza di una grande interpretazione. La forza di queste canzoni è esattamente quella di non trascurare o di sottovalutare mai l’idea di una melodia a favore di una sovrapposizione effettata di suoni: ognuna ha una precisa identità che ad ogni ascolto successivo emerge sempre più nitida. Gli archi di “La parte migliore di me”, magnifici, sono destinati a rimanere un esempio di scrittura pop neo classica, così come le atmosfere “space” di “Gli angeli”, le rarefazioni psichedeliche di “Così lontani”, “Qualcuno con cui restare” o della stessa “L’incantevole abitudine”, scrivono le prime pagine di un nuovo romanticismo elettrico inedito per il nostro panorama musicale. Scontato il finale di questa presentazione: Marina e le sue canzoni diventeranno un’ abitudine, una incantevole abitudine. Roma, giugno 2002 UFFICIO STAMPA BMG Records
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14/12/2005 13:23 - MARINA REI
L’incantevole abitudine
Finiremo per innamorarci di queste nuove canzoni di ...
MARINA REI L’incantevole abitudine Finiremo per innamorarci di queste nuove canzoni di Marina Rei, ma soprattutto finiremo per innamorarci della nuova Marina Rei. Delle prime apprezzeremo la raffinata solidità, la seducente disponibilità a svelarsi ascolto dopo ascolto; di lei conosceremo invece il vero ritratto: quello di una giovane donna finalmente libera di poter esprimere la sua forte personalità. Marina è in uno stato di grazia: le inquietudini di ieri, le incertezze sulle strade da percorrere tanto personali che professionali, oggi lasciano il posto ad una nuova prospettiva. Nessuna rivoluzione: la vita può essere anche soltanto “L’ incantevole abitudine” del nostro quotidiano come recita, un po’ emblematicamente, il titolo di questo suo quinto album, il primo per la BMG. Marina di energia ne ha sempre avuta tantissima, da vendere, ed è una energia pura, fatta di genuina passionalità, della stessa passione che – unita alla tenacia che la contraddistingue – le ha consentito di affermarsi ormai sette anni fa e di consolidare nel tempo il credito di cui gode nel panorama della musica italiana. “Oggi sono serena, in pace con me stessa come non lo sono mai stata”, dice. Facile crederle: per questo album ha scritto i più bei versi della sua vita. Dieci canzoni (non di più, in tutto circa 45 minuti, ed è meglio così: di incolori “pezzi da album” nessuno ne sente il bisogno) e dieci testi che hanno una tensione poetica fortissima, abbaglianti flash di emozioni nella loro assoluta semplicità. Testi asciutti, ipnotici, a volte onirici, commoventi come in “Verrà il tempo”, la canzone che apre il cd, immagini serene del domani della vita; cinematografici nei rapidi cambioscena di “Sguardi”, innamorati in “La parte migliore di me” e “Lasciati guardare”. Un modo di scrivere molto poco italiano, più vicino alla essenzialità anglosassone che non all’ immaginario elaborato di casa nostra. Di sicuro sono liriche che non cercano quella patente di “nobiltà cantautorale” che ad una istintiva come lei andrebbe ritirata subito tanto suonerebbe falsa e accademica. “A volte mi capita di scrivere un testo come se fosse uno sfogo, una lettera, un appunto sul mio diario. Può succedere in qualsiasi momento della giornata, non mi metto lì e dico: adesso scrivo una canzone. Lo spunto può essere un ricordo, un libro appena letto, una riflessione qualsiasi. Purché mi appartenga, deve venire da dentro, non riesco a scrivere stimolata da agenti “esterni”. Le parole in genere le lascio così come sono venute….le cambio solo se magari hanno un suono spigoloso che proprio fa a pugni con la musica”. “Il giorno della mia festa”, il brano che ha avuto il compito di aprire la strada e che è già diventato un super hit radiofonico, offre una visione molto parziale dell’album che vive di atmosfere minimali e rarefatte, di animazioni sospese in un magma di suoni ricercatissimi, riverberati. Il lavoro svolto da Daniele Sinigallia, produttore dell’album è stato quello di conservare quelle caratteristiche di immediatezza che i brani, di matrice acustica, avevano al momento della loro nascita. “Abbiamo preferito entrare in studio”, spiega Sinigallia, “senza un lavoro di pre-produzione alle spalle. Questo ci ha consentito di lavorare in un modo, per così dire, pittorico: avevamo una tavolozza bianca sulla quale davamo dei tratti di pennello giorno per giorno, una voce guida, una chitarra, un pianoforte….solo così ci rendevamo conto del “mondo” che si andava costruendo attorno a quella canzone. La pre-produzione è una prima stesura ad alto contenuto tecnologico, e questo era esattamente ciò che volevamo evitare per non perdere certi sapori, certe atmosfere”. Il risultato è che la stessa voce di Marina, in questi brani, sempre potente e piena, non asseconda più l’amore per un preciso genere, un ritmo, un groove, ma si mette al pieno servizio di una forma-canzone che reclama la presenza di una grande interpretazione. La forza di queste canzoni è esattamente quella di non trascurare o di sottovalutare mai l’idea di una melodia a favore di una sovrapposizione effettata di suoni: ognuna ha una precisa identità che ad ogni ascolto successivo emerge sempre più nitida. Gli archi di “La parte migliore di me”, magnifici, sono destinati a rimanere un esempio di scrittura pop neo classica, così come le atmosfere “space” di “Gli angeli”, le rarefazioni psichedeliche di “Così lontani”, “Qualcuno con cui restare” o della stessa “L’incantevole abitudine”, scrivono le prime pagine di un nuovo romanticismo elettrico inedito per il nostro panorama musicale. Scontato il finale di questa presentazione: Marina e le sue canzoni diventeranno un’ abitudine, una incantevole abitudine. Roma, giugno 2002 UFFICIO STAMPA BMG Records
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14/12/2005 13:23 - MARINA REI
L’incantevole abitudine
Finiremo per innamorarci di queste nuove canzoni di ...
MARINA REI L’incantevole abitudine Finiremo per innamorarci di queste nuove canzoni di Marina Rei, ma soprattutto finiremo per innamorarci della nuova Marina Rei. Delle prime apprezzeremo la raffinata solidità, la seducente disponibilità a svelarsi ascolto dopo ascolto; di lei conosceremo invece il vero ritratto: quello di una giovane donna finalmente libera di poter esprimere la sua forte personalità. Marina è in uno stato di grazia: le inquietudini di ieri, le incertezze sulle strade da percorrere tanto personali che professionali, oggi lasciano il posto ad una nuova prospettiva. Nessuna rivoluzione: la vita può essere anche soltanto “L’ incantevole abitudine” del nostro quotidiano come recita, un po’ emblematicamente, il titolo di questo suo quinto album, il primo per la BMG. Marina di energia ne ha sempre avuta tantissima, da vendere, ed è una energia pura, fatta di genuina passionalità, della stessa passione che – unita alla tenacia che la contraddistingue – le ha consentito di affermarsi ormai sette anni fa e di consolidare nel tempo il credito di cui gode nel panorama della musica italiana. “Oggi sono serena, in pace con me stessa come non lo sono mai stata”, dice. Facile crederle: per questo album ha scritto i più bei versi della sua vita. Dieci canzoni (non di più, in tutto circa 45 minuti, ed è meglio così: di incolori “pezzi da album” nessuno ne sente il bisogno) e dieci testi che hanno una tensione poetica fortissima, abbaglianti flash di emozioni nella loro assoluta semplicità. Testi asciutti, ipnotici, a volte onirici, commoventi come in “Verrà il tempo”, la canzone che apre il cd, immagini serene del domani della vita; cinematografici nei rapidi cambioscena di “Sguardi”, innamorati in “La parte migliore di me” e “Lasciati guardare”. Un modo di scrivere molto poco italiano, più vicino alla essenzialità anglosassone che non all’ immaginario elaborato di casa nostra. Di sicuro sono liriche che non cercano quella patente di “nobiltà cantautorale” che ad una istintiva come lei andrebbe ritirata subito tanto suonerebbe falsa e accademica. “A volte mi capita di scrivere un testo come se fosse uno sfogo, una lettera, un appunto sul mio diario. Può succedere in qualsiasi momento della giornata, non mi metto lì e dico: adesso scrivo una canzone. Lo spunto può essere un ricordo, un libro appena letto, una riflessione qualsiasi. Purché mi appartenga, deve venire da dentro, non riesco a scrivere stimolata da agenti “esterni”. Le parole in genere le lascio così come sono venute….le cambio solo se magari hanno un suono spigoloso che proprio fa a pugni con la musica”. “Il giorno della mia festa”, il brano che ha avuto il compito di aprire la strada e che è già diventato un super hit radiofonico, offre una visione molto parziale dell’album che vive di atmosfere minimali e rarefatte, di animazioni sospese in un magma di suoni ricercatissimi, riverberati. Il lavoro svolto da Daniele Sinigallia, produttore dell’album è stato quello di conservare quelle caratteristiche di immediatezza che i brani, di matrice acustica, avevano al momento della loro nascita. “Abbiamo preferito entrare in studio”, spiega Sinigallia, “senza un lavoro di pre-produzione alle spalle. Questo ci ha consentito di lavorare in un modo, per così dire, pittorico: avevamo una tavolozza bianca sulla quale davamo dei tratti di pennello giorno per giorno, una voce guida, una chitarra, un pianoforte….solo così ci rendevamo conto del “mondo” che si andava costruendo attorno a quella canzone. La pre-produzione è una prima stesura ad alto contenuto tecnologico, e questo era esattamente ciò che volevamo evitare per non perdere certi sapori, certe atmosfere”. Il risultato è che la stessa voce di Marina, in questi brani, sempre potente e piena, non asseconda più l’amore per un preciso genere, un ritmo, un groove, ma si mette al pieno servizio di una forma-canzone che reclama la presenza di una grande interpretazione. La forza di queste canzoni è esattamente quella di non trascurare o di sottovalutare mai l’idea di una melodia a favore di una sovrapposizione effettata di suoni: ognuna ha una precisa identità che ad ogni ascolto successivo emerge sempre più nitida. Gli archi di “La parte migliore di me”, magnifici, sono destinati a rimanere un esempio di scrittura pop neo classica, così come le atmosfere “space” di “Gli angeli”, le rarefazioni psichedeliche di “Così lontani”, “Qualcuno con cui restare” o della stessa “L’incantevole abitudine”, scrivono le prime pagine di un nuovo romanticismo elettrico inedito per il nostro panorama musicale. Scontato il finale di questa presentazione: Marina e le sue canzoni diventeranno un’ abitudine, una incantevole abitudine. Roma, giugno 2002 UFFICIO STAMPA BMG Records
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14/12/2005 13:23 - MARINA REI
L’incantevole abitudine
Finiremo per innamorarci di queste nuove canzoni di ...
MARINA REI L’incantevole abitudine Finiremo per innamorarci di queste nuove canzoni di Marina Rei, ma soprattutto finiremo per innamorarci della nuova Marina Rei. Delle prime apprezzeremo la raffinata solidità, la seducente disponibilità a svelarsi ascolto dopo ascolto; di lei conosceremo invece il vero ritratto: quello di una giovane donna finalmente libera di poter esprimere la sua forte personalità. Marina è in uno stato di grazia: le inquietudini di ieri, le incertezze sulle strade da percorrere tanto personali che professionali, oggi lasciano il posto ad una nuova prospettiva. Nessuna rivoluzione: la vita può essere anche soltanto “L’ incantevole abitudine” del nostro quotidiano come recita, un po’ emblematicamente, il titolo di questo suo quinto album, il primo per la BMG. Marina di energia ne ha sempre avuta tantissima, da vendere, ed è una energia pura, fatta di genuina passionalità, della stessa passione che – unita alla tenacia che la contraddistingue – le ha consentito di affermarsi ormai sette anni fa e di consolidare nel tempo il credito di cui gode nel panorama della musica italiana. “Oggi sono serena, in pace con me stessa come non lo sono mai stata”, dice. Facile crederle: per questo album ha scritto i più bei versi della sua vita. Dieci canzoni (non di più, in tutto circa 45 minuti, ed è meglio così: di incolori “pezzi da album” nessuno ne sente il bisogno) e dieci testi che hanno una tensione poetica fortissima, abbaglianti flash di emozioni nella loro assoluta semplicità. Testi asciutti, ipnotici, a volte onirici, commoventi come in “Verrà il tempo”, la canzone che apre il cd, immagini serene del domani della vita; cinematografici nei rapidi cambioscena di “Sguardi”, innamorati in “La parte migliore di me” e “Lasciati guardare”. Un modo di scrivere molto poco italiano, più vicino alla essenzialità anglosassone che non all’ immaginario elaborato di casa nostra. Di sicuro sono liriche che non cercano quella patente di “nobiltà cantautorale” che ad una istintiva come lei andrebbe ritirata subito tanto suonerebbe falsa e accademica. “A volte mi capita di scrivere un testo come se fosse uno sfogo, una lettera, un appunto sul mio diario. Può succedere in qualsiasi momento della giornata, non mi metto lì e dico: adesso scrivo una canzone. Lo spunto può essere un ricordo, un libro appena letto, una riflessione qualsiasi. Purché mi appartenga, deve venire da dentro, non riesco a scrivere stimolata da agenti “esterni”. Le parole in genere le lascio così come sono venute….le cambio solo se magari hanno un suono spigoloso che proprio fa a pugni con la musica”. “Il giorno della mia festa”, il brano che ha avuto il compito di aprire la strada e che è già diventato un super hit radiofonico, offre una visione molto parziale dell’album che vive di atmosfere minimali e rarefatte, di animazioni sospese in un magma di suoni ricercatissimi, riverberati. Il lavoro svolto da Daniele Sinigallia, produttore dell’album è stato quello di conservare quelle caratteristiche di immediatezza che i brani, di matrice acustica, avevano al momento della loro nascita. “Abbiamo preferito entrare in studio”, spiega Sinigallia, “senza un lavoro di pre-produzione alle spalle. Questo ci ha consentito di lavorare in un modo, per così dire, pittorico: avevamo una tavolozza bianca sulla quale davamo dei tratti di pennello giorno per giorno, una voce guida, una chitarra, un pianoforte….solo così ci rendevamo conto del “mondo” che si andava costruendo attorno a quella canzone. La pre-produzione è una prima stesura ad alto contenuto tecnologico, e questo era esattamente ciò che volevamo evitare per non perdere certi sapori, certe atmosfere”. Il risultato è che la stessa voce di Marina, in questi brani, sempre potente e piena, non asseconda più l’amore per un preciso genere, un ritmo, un groove, ma si mette al pieno servizio di una forma-canzone che reclama la presenza di una grande interpretazione. La forza di queste canzoni è esattamente quella di non trascurare o di sottovalutare mai l’idea di una melodia a favore di una sovrapposizione effettata di suoni: ognuna ha una precisa identità che ad ogni ascolto successivo emerge sempre più nitida. Gli archi di “La parte migliore di me”, magnifici, sono destinati a rimanere un esempio di scrittura pop neo classica, così come le atmosfere “space” di “Gli angeli”, le rarefazioni psichedeliche di “Così lontani”, “Qualcuno con cui restare” o della stessa “L’incantevole abitudine”, scrivono le prime pagine di un nuovo romanticismo elettrico inedito per il nostro panorama musicale. Scontato il finale di questa presentazione: Marina e le sue canzoni diventeranno un’ abitudine, una incantevole abitudine. Roma, giugno 2002 UFFICIO STAMPA BMG Records
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14/12/2005 13:23 - Quattro concerti - solo quattro appuntamenti speciali - sono il ...
Quattro concerti - solo quattro appuntamenti speciali - sono il biglietto da visita con cui Marina Rei si ripresenta al suo pubblico, nella veste di cantante, musicista, autrice, animale da palcoscenico, dopo 3 anni trascorsi a raccogliere nuove idee e a cercare confronti che hanno dato vita al nuovo album "Colpisci". .www.marinarei.it - Suona: DOMENICA 31 LUGLIO LIMBADI (VV) PIAZZA VENERDì 5 AGOSTO TRIESTE TIM TOUR SABATO 6 AGOSTO CISTERNINO (BR) PIAZZA NAVIGATORI LUNEDI' 8 AGOSTO POLISTENA (RC) PIAZZA DOMENICA 14 AGOSTO ROSSANO (CS) PIAZZA SABATO 27 AGOSTO MANIAGO (PN) PIAZZA ITALIA - Info: Barley Arts Promotions - 02/76113055 - Via Carlo Poma 132 - 20129 Milano www.barleyarts.com






































































