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14/12/2005 13:23 - ELECTRIC WIZARD
Come My Fanatics/Electric Wizard
Dopo la suprema performance di "Supercoven", ...
ELECTRIC WIZARD Come My Fanatics/Electric Wizard Dopo la suprema performance di "Supercoven", il miniLP su Bad Acid che ha spinto gli Electric Wizard al vertice della piramide space doom inglese, come più credibile risposta all'esperienza in extremis degli Sleep di "Jerusalem", si è intensificata la caccia ai due albums precedenti, "Electric Wizard" (1994) e "Come My Fanatics..." ('96), ormai esauriti nella loro tiratura originale. Sollecitata dal rinnovato interesse verso la cult-band del Dorset, Rise Above rilancia in un doppio CD entrambe le opere, che sottolineano il cammino artistico dalle origini doom e '70s, caratterizzate dall'approfondimento di fonti quali Black Sabbath, Saint Vitus, Budgie, fino agli eccessi heavy psych di "Supercoven", maturati attraverso il fondamentale passaggio di "Come My Fanatics"; qui il trio accentuava la sua spinta deragliante nello stravolgere la più stutturata e monolitica impronta del primo album. "Electric Wizard", riproposto in un differente missaggio rispetto all'edizione '94, è dunque sintomatico della primitiva matrice doom (Pentagram e Witchfinder General sono altri modelli prioritari per Jus Oborn ed i suoi flippatissimi pards) come si evince da "Stone Magnet" e dalla pesantezza Vitusiana di "Behemoth"; le torbide dilatazioni lisergiche della title-track e l'onirico space-rock della magica "Mountains Of Mars" mostrano invece la nuova strada da percorrere. "Come My Fanatics" è già lo specchio delle deformazioni abominevoli alle quali la diabolica chitarra di Jus Oborn sottopone il suono, e gli Electric Wizard anticipano nettamente le forme di estremismo 'stoner' sperimentate da Nightstick, Burning Witch, Church Of Misery. "Wizard In Black" è un titolo-manifesto di moderno acid rock all'ennesima potenza, "Ivixor B" è persino astratto nella sua informale sperimentazione psycheetnica, "Son Of Nothing", che sottolinea la condizione di emarginati coscienti dei tre musicisti, innalza un'autentica muraglia di impenetrabile feedback. Electric Wizard sono una macchina sputasuoni dal crudo impatto espressivo, ossia il vero rock alternativo dei giorni nostri.
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14/12/2005 13:23 - ELECTRIC WIZARD Dopethrone
Che Electric Wizard siano formazione eccezionale nell'ambito dell'attuale ...
ELECTRIC WIZARD Dopethrone Che Electric Wizard siano formazione eccezionale nell'ambito dell'attuale 'stoner doom' lo dimostra il fatto che nonostante quattro anni di virtuale assenza dalle scene il loro status da culto sia levitato a livelli esponenziali. Di pari passo sono cresciute le aspettative per il terzo album atteso come un evento messianico dall'ormai lontano "Come My Fanatics" del '96. L'etichetta Rise Above esperta in 'stoners' più o meno reali giustifica i lunghi anni di forzato esilio con una drammatica e pittoresca serie di 'concause': incendi dolosi furti abuso di stupefacenti (ovviamente) e persino esperienze vicine alla morte... In realtà il silenzio dello Stregone Elettrico è stato spezzato da alcuni folgoranti episodi, il 10 Inch per la Man's Ruin "Chrononaut" e soprattutto il terrificante miniLP "Supercoven" (Bad Add) così violentemente trascendentale da far letteraimente paura e proprio questi rari ma impressionanti a salti che accentuavano il tono pesantemente psychedelico delle composizioni hanno giovato alla fama degli Electric Wizard mito underground per eccellenza. A ciò s'aggiunge la loro reputazione di personaggi pericolosamente 'reali': anche se non conosciamo gli sconfinamenti 'fuorilegge' ai quali allude la casa discografica è comunque noto che i tre musicisti hanno sempre sofferto l'isolamento nei dintorni di Dorset, una città provinciale senza sbocchi; hanno incarnato il ruolo di 'reietti della società' che li avrebbe incoraggiati nelle fughe verso altre dimensioni almeno sul piano musicale ed al contatto ravvicinato ad aspetti più inquietanti della vita reale (droga, disoccupazione, 'piccola' delinquenza, infatuazioni sataniste). Un quadro desolante che però trova una sorta di 'redenzione' artistica nella musica così Electric Wizard sono tornati in azione con un mini-tour inglese nel maggio '99 e lo sconquassante finale del loro concerto nella 'fatal dittà' di Birmingham è stato salutato dal fragore dei tuoni mentre all'esterno si scatenava la tempesta! Il 25 settembre 2000 è invece la data della rinascita discografica di Electric Wizard: con il terzo album reclamano quel "Dopethrone" che difficilmente gli può esser negato. Precisiamo che il power trio non è stato alterato dalle trascorse vicissitudini e ripresenta il leader Jus Oborn, chitarra e voce con il bassista Tim Bagshaw ed il drummer Mark Greening. Era lecito attendersi un radicale orientamento verso l'heawpsychedelia free-form prospettato da "Chrono-naut" e "Supercoven" invece "Dopethrone" cerca una forma di mediazione fra l'oppressivo 'space doom' di "Come My Fanatics" e l'assoluta carica allucinatoria degli ultimi 'Bad trips'... Oborn aveva ventilato qualche ipotesi di musica più accessibile drasticamente confutate da "Dopethrone", che rilancia una formazione incendiaria senza compromessi. Per gli Electric Wizard, la musica non è certo un 'gimmick' per seguire le 'tendenze' e l'iniziale "Vinum Sabbathi" è subito fottutamente ostile forgiata sull'insuperata pesantezza dell'unico gruppo che può reclamare l'eredità oltranzista di "Jerusalem" degli Sleep con rari momenti li 'liberazione' lisergica. Nella tetra "Funeralopolis" è evidente il perché Tim Bagshaw pretenda il ruolo di 'Lead bass' ma le outtakes più stupefacenti sono "Weird Tales", "Barbarian" e l'impressionante suggello di "Dopethrone". In esse si respira l'aria malsana e costantemente satura di tensione delle "Montagne della Follia" di H.P. Lovecraft che il gruppo invoca come grande ispiratore e la chitarra di Oborn, frammista al basso di Bagshaw genera vortici rabbrividenti di distorsione un coacervo stridente di suoni lancinanti senza uguali sferzati da una voce deturpata. Troppo eccessivi per le masse Electric Wizard restano sovrani indiscussi di innominabili riti underground.
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14/12/2005 13:23 - ELECTRIC WIZARD Let Us Prey (Rise Above/Self)
Lasciateci pregare. È questa ...
ELECTRIC WIZARD Let Us Prey (Rise Above/Self) Lasciateci pregare. È questa la richiesta degli Electric Wizard; richiesta a cui io sono ben felice di non oppormi, anzi sono disposto ad associarmi alle loro preghiere di iniziazione per poter poi partecipare al rituale di ascolto e assimilazione del nuovo disco, ‘Let Us Prey’. Sei salmi per accompagnare la discesa nel maelstrom del doom luciferino, dell’heavy rock psichedelico suonato da un gruppo che è imbottito di sludge e crust, dello stoner frutto di session a base di fumo e allucinogeni, del dark desertico e ipnotico e della dilatazione dei riff abbinati con la pesantezza della sezione ritmica. Senza considerare che in ‘Night Of The Shape’ fa bella mostra di sé un magnifico piano utilizzato per rendere definitivamente decadente un brano a cui, credo, non sia possibile chiedere nulla di più di quanto è in grado di regalarci: una sinfonia mortuaria senza tempo, un ricordo ossessivo che tormenta i pensieri o una poesia di sinistra bellezza (a voi la scelta su quale opzione vi aggrada maggiormente). Non era facile mantenersi sui livelli di quello che molti hanno ritenuto il miglior album della band (ovvero ‘Dopethrone’), però gli Electric Wizard sono andati oltre, giungendo all’assimilazione di tutto quanto erano riusciti a produrre in passato e fondendolo in un solo lavoro.
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14/12/2005 13:23 - ELECTRIC WIZARD Let Us Pray
E' impossibile descrivere un disco degli ...
ELECTRIC WIZARD Let Us Pray E' impossibile descrivere un disco degli Electric Wizard partendo dall'assunto che si tratti di canzoni. E' più redditizio soffermarsi sulle suggestioni che il nero fluido musicale di questo trio sa evocare. In alcuni frangenti sembra di trovarsi nei flutti del mare del nord pronti ad essere inghiottiti dal cupo maelstrom che così bene seppe evocare EA Poe. Il suono è infatti ipersaturo, distorto ed ipnotico e trascina in abissi di oppressione cosmica, grazie anche alla furia con cui Jus Oborn usa simultaneamente chitarra e voce, quest'ultima spesso simile ad un feroce rantolo soffocato. Se in We The Undead sembra di trovarsi quasi casualmente al cospetto della forma canzone, in realtà Jus sembra maggirecome Cronos dei Venom esibendo un "evil rock'n'roll" ricoperto di tizzoni infernali. A tinteggiare questo fosco quadro c'è anche l'imprevisto di The Outsider che spezza la tensione elettrica in virtù di un piano ferale e di un cupo sax che sembrano evocare gli spiriti neri sia del "sabba" che della "vedova". Non c'è luce e non c'è speranza nella malefica pozione druidica della suite in due parti Master Of Alchemy. Gli Electric Wizard sembrano muoversi lungo rituali antichi, risalenti ad un ordine cosmico che solo loro conoscono, persi nei meandri dello spazio e di un tempo incontaminato (Night Of The Shade e Priestess Of Mars). Un ronzio offusca i sensi... è la chitarra che esala l'ultimo fuzz o è la vista che si annebbia sotto l'effetto di una potente droga sonora?.... zzzzzzzz


















































































































