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14/12/2005 13:23 - HILLIARD ENSEMBLE & JAN GARBAREK
Dopo cinque anni di dischi e ...
HILLIARD ENSEMBLE & JAN GARBAREK Dopo cinque anni di dischi e concerti insieme, l'Hilliard Ensemble e Jan Garbarek anno trovato un modo di comunicare più disinvolto e naturale. Lo prova il nuovo album Mnemosyne, che raddoppia non solo nel numero dei cd, da uno a due, le ambizioni dell'insolita interazione tra uno dei più rinomati gruppi polifonici e il carismatico sassofonista di jazz norvegese già sperimentata con successo nel debutto su disco di Officium. C'era perciò qrande attesa nella Chiesa di San Carlo a Brera per l'unico concerto italiano di Garbarek con i quattro spericolati cantori inglesi, ancora all'inizio di un tour a dir poco proibitivo. Non dev'essere facile essere concentrati ogni sera a pregare e cantare le lodi del Signore nelle chiese di mezzo mondo. Un impegno più da predicatori della fede che da semplici musicisti. Davanti a un pubblico folto e curioso ma un po' distratto, in una serata uggiosamente piovosa, sotto la volta di un tempio troppo ampio e dispersivo per propiziare l'incanto acustico, i quattro dell'Hilliard e Garbarek hanno saputo ricreare solo in parte l'arcana e mistica magia di Mnemosyne. Ampliato il repertorio, dalle suppliche medioevali alle ninne nanne estoni e ai motivi folk latino-americani, nel doppio album il dialogo tra il sax e le voci ha trovato un'amalgama, un respiro e un'articolazione colloquiale che in Officium erano solo in embrione. Ai brani rigidamente scritti si sono affiancati pezzi più aperti, in cui le voci dell'Hilliard sfidano Garbarek nell'improvvisazione. Una qualità che è in parte mancata a Milano dal vivo, anche se il vertiginoso controtenore David James ce l'ha messa tutta per rubare gli acuti più ammalianti al sax soprano e tenore del maestro di Oslo. Si sono impegnati i cinque protagonisti per andare a scoprire gli angoli con l'acustica più seducente, ora passeggiando tra la gente, ora nascondendosi dietro l'altare maggiore, nel cuore più segreto dell'abside. Ma le voci dell'Hilliard Ensemble sembravano come contratte, quasi rassegnate a fare da background alle arditezze balistiche dei sax di Jan Garbarek dal suono bellissimo. Non sono mancate le estasi liriche e i momenti di emozione, anche se l'Hilliard e Garbarek insieme sono capaci di favorire ben altre comunioni dello spirito.
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14/12/2005 13:23 - Jan Garbarek, musicista dalle linee melodiche fluenti e dalle raffinate ...
Jan Garbarek, musicista dalle linee melodiche fluenti e dalle raffinate sonorità, nasce in Norvegia il 4 marzo del '47. I suoi strumenti: sassofono tenore, soprano, sopranino e flauto. Influenzato fin da giovanissimo dalla musica di John Coltrane, viene scoperto nel '65 da Krzysztof Komeda e George Russell. L'anno successivo, partecipa al festival di Varsavia, dove realizza la sua prima incisione discografica. Suona e registra assieme al sestetto ed alla big band di Russell, con il quale studia anche teoria musicale, diventando uno degli apostoli del Lydian Concept. Verso la fine degli anni '60, forma un trio a proprio nome, che diverrà poi quartetto con l'aggiunta di Terje Rypdal. Membro del quartetto di Keith Jarrett, compie tour in Europa e negli Stati Uniti, dando vita poi a un gruppo con il bassista Eberhard Weber, il chitarrista David Torn e il batterista Michael Di Pasqua. Con lòro suona a Varsavia nell'82, e successivamente compie tour in Europa, Stati Uniti, Giappone. Costituisce in seguito un quartetto con Rainer Bruninghaus, Weber e Nanà Vasconcelos, sostituito oggi da Marylin Mazur. Garbarek ha composto gran parte delle proprie incisioni ed ha scritto musica per teatro, danza contemporanea, televisione e cinema. Si può dire che in qualche modo sintetizzi perfettamente in sé l'estetica dell'etichetta discografica ECM, nel cui catalogo e rintracciabile la maggior parte delle sue opere, realizzate assieme ai vari Egberto Gismonti; Kenny Weeler, John Taylor, Ralph Towner. Proprio per iniziativa dell'ideatore di quest'etichetta nasce il trio con Miroslav Vitous e Peter Erskine. Il suo stile, personalissimo e assai lirico coniuga influenze etniche e un retaggio jazzistico nel quale gli elementi caratterizzanti di questa musica sono spesso impliciti e suggeriti. "Nord e natura, canzone e mistero" sono quelle che Garbarek stesso chiama le proprie origini.
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14/12/2005 13:23 - JAN GARBAREK
"Rites"
Un rito, metà pagano e metà sacro. Una preghiera ...
JAN GARBAREK "Rites" Un rito, metà pagano e metà sacro. Una preghiera per metà riservata agli iniziati e per metà tremendamente popolare. Fascino e mistero di una regione del mondo che non esiste. Norvegia che dilaga verso sud, sino a sfiorare i deserti. Garbarek in marcia. Sempre in marcia. Beduino delle meraviglie. Narratore delle pianure. Un Merlino che digita sul computer la formula per strappare la spada dalla morsa della roccia. Medioevo e odissee nello spazio. Migrazioni bibliche e semplici traslochi da un quartiere all'altro di Oslo. Tutto può essere poesia. Tutto raccoglimento. Garbarek apre Rites spiegando la sua seconda conversione elettronica. Un ricordo ai Pink Floyd di Wish You Were Here. Non dovuto, nemmeno volontario forse. E' solo che quando è il cuore a battere sui tasti di un sintetizzatore certe armonie si riconoscono a vista, anche tra di loro. Sono la prova di una luminosa e fertile tensione che gli amanti del rock ben conoscono. E così quelli del jazz. I riti di Garbarek sono la causa e l'effetto di tutto ciò che non può proprio passare per new age. Neppure nell'era in cui tutto per comodità e per ignoranza passa per new age. Forse un po' troppo dilatato (due cd, quasi cento minuti), Rites conserva tuttavia integra l'intimità cui Garbarek ci ha abituati, viziandoci. Ancora una volta ci conduce al confine di tutto (come ha già fatto centinaia di volte, ma sempre in un modo diverso): ci segna la strada con note sganciate da qualunque previsione, ci propone marce solenni eseguendole con la grazia con cui si maneggia un cristallo, e temi folk rigenerati da strumentazioni assolutamente naturali. Non ci sono alberghi nè confort dove lui ci porta: solo madornali e formidabili incertezze. Sono luoghi impervi, deserti dei tartari, steppe della mente dove soltanto il cuore sa muoversi, dove anche una sola nota, una virgola, un suono, un monologo di sax o un particolare inafferrabile possono renderci vulnerabili, quindi, ancora capaci di stupirci.
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14/12/2005 13:23 - Jan Garbarek Group
Da emulo di John Coltrane a protagonista di ...
Jan Garbarek Group Da emulo di John Coltrane a protagonista di un affascinante e stimolante viaggio sonoro che lo ha portato a confrontarsi con il patrimonio folklorico della sua terra ma anche con culture geograficamente lontane come quelle asiatiche: così si può riassumere l’appassionante percorso artistico di Jan Garbarek, uno dei più originali jazzisti europei in assoluto. Ma il sassofonista norvegese è innanzi tutto un musicista sospinto da una innata libertà espressiva che gli ha permesso prima di farsi le ossa accanto del bandleader e arrangiatore George Russell e poi di spiccare il volo da solo o a fianco di personalità del calibro di Keith Jarrett, Charlie Haden, del chitarrista brasiliano Egberto Gismonti, del violinista indiano L. Shankar, del suonatore di oud Anouar Brahem, nonché del mirabile quartetto vocale inglese Hilliard Ensemble, solo per citare alcune delle più importanti collaborazioni portate a felice compimento dagli anni Sessanta in avanti. A capo del suo collaudatissimo quartetto, Garbarek è autore di una musica dai marcati caratteri evocativi e dalle forti suggestioni ambientali: una musica davvero senza confini.
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14/12/2005 13:23 - JAN GARBAREK - Jan Garbarek, sassofono; Marilyn Mazur, percussioni; Rainer ...
JAN GARBAREK - Jan Garbarek, sassofono; Marilyn Mazur, percussioni; Rainer Bruminghaus; tastiere; Eberhard Weber, basso. Uno dei personaggi più carismatici del panorama jazz mondiale: Jan Garbarek, sassofonista norvegese, entra di diritto nell'elite del jazz moderno, grazie anche alla sua vasta collaborazione con Keith Jarret. Giovanissimo entra a far parte dell'orchestra Europea di George Russel quindi collabora con Chick Corea, Don Cherry, Charlie Haden, Jack DeJohnete, Bill Frisell, Egberto Gismondti. E' un avvenimento raro quando un musicista riesce a creare un suono proprio e distinto, per Garbarek rientra nella normalità. Il suo suono è personale, coloro che hanno ascoltato, anche una sola volta, tornano sempre ai suoi concerti. Tra le collaborazioni di successo con altri artisti, il progetto "Officium" sviluppato insieme all'Hilliard Ensemble a dimostrare che i suoi successi raggiungono i più altri livelli non solo nell'ambito della musica jazz, ma anche quando spazia nel genere. - Suona: 04/12/05 NAPOLI - INFO: Marilla Simonini s.r.l. Music management Via Piave, 41 - 41100 Modena - Tel +39 059/219285 Fax +39 059 216757 - info@marillasimonini.it - www.marillasimonini.it







































































































































