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14/12/2005 13:23 - GIANT SAND - Chore Of Enchantment (Thrill Jockey)
Con le varie ...
GIANT SAND - Chore Of Enchantment (Thrill Jockey) Con le varie avventure che hanno coinvolto la band, vedi OP8, Calexico, solismi gelbiani e la dipartita per un tumore al cervello (vedi a volte l'ironia bastarda della sorte dove va a cadere) del chitarrista Rainer Ptacek a cui 'Chore' è dedicato with Great Love, era facile prevedere che non si sarebbe più sentito parlare dei Vermoni della sabbia. E invece. Howe Gelb, John Convertino e Joe Burns sfoderano il definitivo album-cerniera tra il millennio che se ne sta andando e quello che verrà: un poderoso miscuglio tra il legno e la polvere del vecchio West e l'acciaio ed i microchip delle valli yankee al silicone. Entiendes, non è che qui fiocchino synth e campionamenti, e come potrebbero? semplicemente vi sono delle trovate moderniste ad irrotondimento delle canzoni che fungono da connotazione, così come fu già per Tom Waits (aleggia qua e là, il buon vecchio pizzetto); piccoli suoni e felici intuizioni di affiancamento sonoro che impennano l'attenzione e non si ripetono, così da lasciarvi la fame di ulteriori ascolti a piatto consumato. Messe di ospiti, tra cui Evan Dando (ma solo per chi opta per la formula 33 giri). Chiaroscurale ed introspettivo, citazionista (il Neil Young cantautorale in 'Raw', la strana commistione Lou Reed/Tom Waits di 'Bottom Line Man'...), gonfio di quel dolce-amaro inevitabilmente tipico del ricordo di qualcuno che non c'è più (le varie arie, soprattutto 'Una furtiva lacrima' da 'L'elisir d'amore', sono tratte da un nastro con gli estratti delle opere liriche preferite da Ptacek, ritrovato da sua moglie Patti), raramente lieve (come quando Juliana Hatfield contrappunta su 'Temptation Of Egg'), 'Chore' è un grande album, ricco di umori, con un'alta media di ottime canzoni, di quelle che vi ritrovate a suonare anche a distanza di anni, quando - crepi l'oleografia - il rosso stinge piano in bluviola nel cielo a occidente o la pioggia e le foglie picchiettano guidate dal vento autunnale sulle vostre finestre. Perché una grande malinconia è di gran lunga migliore di una vuota allegria. Bella grafica (stupende la foto e la soluzione grafica di copertina) ed ottimo packaging, en fin.
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14/12/2005 13:23 - GIANT SAND "Chore Of Enchantment" Thrill Jockey
E' davvero destino dei ...
GIANT SAND "Chore Of Enchantment" Thrill Jockey E' davvero destino dei grandi artisti essere incompresi, questo è lo stesso album che l'anno scorso era disponibile soltanto su Internet perchè la casa discografica dei Giant Sand lo aveva rifiutato. Ora esce finalmente per un'altra label. E pensare che si tratta di uno dei migliori della sua carriera. In molte di queste canzoni Gelb fornisce le sue migliori interpretazioni: in "Dusted" sfiora l'angelica malinconia di Leonard Cohen, in "Punishing Sun" sembra che Jim Croce o John Denver canti con i Morphine, nel valzer lento di "Astonished" s'improvvisa maturo, romantico chansonnier. Esemplare la recitazione di "Raw", prima tristemente sottotono e poi gioiosamente sicura di sè. Il picco emotivo viene forse con "Bomom Line Man", una toccante ballata pianistica reminescente del primo Billy Joel. Si tratta nel complesso di un lavoro molto personale, che contrasta con la sua eccentricità. I Giant Sand sembrano soltanto un ricordo lontano. Il loro country del deserto fa capolino in "Shiver". Il gospel-rock melodico, sincopato e guidato dall'organo della Band propelle soltanto "Temptation Of Egg" (già sull'album precedente, qui eseguita con Juliana Hatfield al controcanto). Gli album di Gelb soffrono spesso di troppe divagazioni. Questa volta le divagazioni sono un toccasana la miscela psichedelica di soul e reggae in "X-Tra Wide" e il blues shuffle canticchiato da un Tom Waits assonnato in "Wolfy", fungono quasi da intermezzi fra un poema filosofico e l'altro. "Satellite" ruba persino la scena con sette minuti di distorsioni, cadenza boogie e tono laconico alla Lou Reed. Gelb è circondato da famiglia e amici (20 ospiti in tutto), come se volesse riassumere la sua carriera. Non sarà forse il suo capolavoro, ma "Enchantment" presenta un autore molto piu' concentrato.
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14/12/2005 13:23 - Giant Sand Core Of Enchantment Thrill Jockey
I ...
Giant Sand Core Of Enchantment Thrill Jockey I Giant Sand sono stati, insieme ai contemporanei Thin White Rope, una delle band più rappresentative del cosiddetto "desert rock" degli anni ottanta, un particolare ramo della new wave e del suo figlioccio paisley underground che ha partorito gruppi come, tra gli altri, Timbuk 3, Meat Puppets e Plasticland. Tutte queste bands, pur con enormi differenze stilistiche e qualitative, avevamo in comune un'infatuazione quasi mistica con il deserto americano e il suo paesaggio consolatorio e terrificante allo stesso tempo. Il primo album dei Giant Sand, Valley of Rain, con il suo strano mix di folk, country e psichedelia acida aveva elevato il gruppo al ruolo di Grateful Dead della loro epoca. Ma disco dopo disco la proposta dei Giant Sand si è fatta sempre meno corale e sempre più concentrata sulla figura del loro leader, quell'Howe Gelb che oggi troviamo inaspettatamente sulla scena grazie all'amicizia di musicisti più o meno conosciuti della scena americana. Bisogna dira che Gelb si è sempre tenuto impegnato dall''85 in poi. Oltre a pubblicare quasi venti albums con i Giant Sand (compresi best e raccolte di inediti) il musicista texano ha avuto il tempo di registrare due album solisti e di pubblicare lo stupendo Slush, a nome OP8 (Giant Sand + Lisa Germano), oltre a sviluppare il side project The Band of Blacky Ranchette. I Giant Sand non sono mai andati via quindi, hanno solo lavorato nell'ombra e questo Chore of Enchantment cerca di riassestarne le coordinate sugli assi cartesiani del nuovo rock. Il disco si presenta come un'opera al contempo intimista, per il registro confidenziale dei brani e della voce di Gelb, e corale, per l'imponenza della strumentazione e la presenza di numerosi ospiti. Ogni brano infatti, pur non allontanandosi dagli standards dei Giant Sand, presenta qualche piccola sorpresa. Oltre alle presenze fisse di Convertino e Burns (Calexico) Chore of Enchantment può vantare la presenta di ospiti come: John Parrish, Evan Dando, Juliana Hatfield, Jim Dickinson e Scott Loder, tutti raccolti a rendere tributo al sogno di Howe Gelb. E la musica? Quella di sempre, magari tirata un pò più a lucido. Country, folk, notturne ballate blues, narcotici raga rock: il tutto condito da quella vena deviante che da sempre marchia a fuoco le produzioni targate Giant Sand. Se già li conoscete Chore of Enchantment sarà la più rassicurante delle conferme. Se non li conoscete potrebbe essere il passaggio per il deserto di Howe Gelb, uno dei deserti più fertili e accoglienti che potrete mai attraversare.
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14/12/2005 13:23 - GIANT SAND "Selections Circa 1990-2000"
Non si capisce bene se l'intento ...
GIANT SAND "Selections Circa 1990-2000" Non si capisce bene se l'intento di questa raccolta sia quello di celebrare il ventennale del progetto Giant Sand oppure quello di cavalcare l'onda di una rinascita artistica ottenuta con quel "Chore of Enchantment" dello scorso anno finito nelle palylist annuali della critica di mezzo mondo. Questioni etiche a parte, questa compilation è un buon Bignami per chi ancora non conosce l'arte di Howe Gelb quattordici pezzi, qualcuno di scarsa reperibilità come "Inner Flame" (tratta dal tributo al primo chitarrista del gruppo, Rainer Ptacek), "Music Arcade" (di Neil Young presente su "The Rock Opera Years", reperibile solo per corrispondenza), un duetto inedito con Lisa Germano e una cover di "Change Is Now" di Roger McGuinn. Peccato però che il resto della raccolta peschi soltanto tra le cose più recenti della band tralasciando completamente gli anni '80 e, di conseguenza, capolavori come "Valley Of Rain" e "The Love Songs" (forse un doppio sarebbe stato più idoneo). Quello che comunque emerge dall'ascolto dell'opera è il tipico andazzo allucinato in grado di rievocare attraverso i suoni le formazioni rocciose dell'Arizona, quel determinismo ambientale che fa grande la musica dei Giant Sand.
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14/12/2005 13:23 - GIANT SAND The Rock Opera Years
Si, è un nuovo album ...
GIANT SAND The Rock Opera Years Si, è un nuovo album e contiene pezzi nuovi. Non s'è ancora fatto in tempo a gustare in pieno "Chore Of Enchantment" che il buon Howe Gelb se ne viene fuori con un nuovo CD. Per giunta bello da far paura e pieno di pezzi inediti. OK è vero, quattro sono revisioni di altrettanti momenti di "Chore of Enchantment", ma dobbiamo proprio stare a sottilizzare? L'uomo è matto, l'abbiamo già detto più volte, e quindi difficilmente vedrete questo CD recensito da molte altre parti: lo si può comprare solo per posta ordinandolo via Internet direttamente alla sua etichett, la OW Om Recording. Uno scherzo, uno dei tanti paralleli e opinabili, alla Philip K. Dick. Ed è un vero peccato perché questo disco è letteralmente magnifico - quanto meno lo sarà per quanti amano "Chore", del quale si dirà, sbagliando, che questa è la raccolta degli scarti. La linea è la stessa: country sballato, piccole intrusioni elettroniche o paratali (qui però meno che in "Chore"). ballate ubriache nell'anima prima che nella scrittura, romanticherie senza ombra di sdolcinatura, chitarre che sanno farsi aspre e innalzarsi d'improvviso, spazzolature di batteria come si trattasse di polvere del deserto, improvvisazioni che sanno di jazz .. e una scrittura semplicemente superba. Per dire solamente dei pezzi nuovi, trovate in fila gli archi e il banjo di Rock Opera (sull'eccentrica linea di "Dusted"), la chitarra acidissima di "Hard On Things" (sull'ombra vaga d un country jazzato), il sussurrio dolce di "Seldom Matters Again", l'immenso soul rock di "Music Arcade" (ispirata quasi esplicitamente alla classica "Save The Last Dance For Me...)", l' acido desertico di "Dilemma", il gran finale di "Not Good", improvvisato quasi samba.. Le quattro revisioni delle tracce di "Chore" sono le stesse che appaiono nella sua versione in doppio vinile: "Dusted e Astonished orfane degli arrangiamenti elettronici e quindi praticamente country, una "Punishing Sun" alla quale viene riservato il trattamento inverso, da country a una strana mutazione acid jazz, e una "Shiver" appena più ritmata e con sottili differenze d'arrangiamento. Per averlo vi basterà mettere 15 dollari in una busta ben chiusa e spedire con una lettera di richiesta a: OW OM Recordings (P.O. Box 2441 Tucson, AZ 85702 - USA). In meno di venti giorni la missione sarà compiuta e sarà una gran missione.
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14/12/2005 13:23 - Giant Sand - It's All Over The Map (***) I ...
Giant Sand - It's All Over The Map (***) I Giant Sand si sono sciolti nel 2002 ma pure esistono ancora, come spiritico manto sotto cui si agita Howie Gelb, l'inquieto leader. È lui a decidere quali delle sue produzioni vadano considerate solistiche e quali invece abbiano il vecchio e glorioso marchio; anche se può essere che i musicisti siano i medesimi, come qui accade con Anders Pedersen, Thoger Lund, Peter Dombernowsky. Gelb è sempre stato poco accomodante, anche scontroso, e con gli anni se possibile ha accentuato la sua asprezza. Un rock spigoloso, minimale, che dondola al vento del Sud americano e della storia rock country folk senza darsi pace; folate di malinconia e nervi scoperti, lievi melodie che s'ingrugniscono non appena accennate, sciami di rumore e distorsioni in agguato come ruggine. Nel disegno anche insolite tracce europee: Les Forcats Innocents è una canzone in francese, Classico un brano che Gelb ha scritto tempo fa per Nada (Tutto l'amore che manca). Un cameo di Vic Chestnutt in A Classico Reprise. SUONANO: 31.01.05 TORINO - Supermarket 01.02.05 SARZANA (MC) - Juxtap 02.02.05 NAPOLI - Galleria Toledo 03.02.04 ROMA - Circolo degli Artisti 04.02.04 BOLOGNA - Il Covo (con John Parish) 05.02.04 VERONA - Interzona 06.02.04 ANCONA - Thermos - INFO: electric priest c/o ENRICO CROCI 338/1581182 339/4042062 - www.electricpriest.org


















































































































