Live Band
Live di questa band:
Nessun evento trovato in archivio
Testi in archivio:
-
14/12/2005 13:23 - ERIC MINGUS
Figlio del leggendario Charles, una delle figure innovatrici del ...
ERIC MINGUS Figlio del leggendario Charles, una delle figure innovatrici del jazz a cavallo tra i '50 ed i '60, Eric è uno dei più apprezzati nuovi talenti a sorgere dall'altra parte dell'oceano. Bassista dalle incommensurabili doti e caloroso singer, Eric ha già prestato il suo talento a Carla Bley (nella veste di bassista) ed a Bobby McFerrin (come vocalist), girando in lungo e in largo gli States. Nel suo album d'esordio pubblicato dalla newyorkese Some Records il nostro mette a frutto le sue conoscenze musicali, ispirandosi liberamente a soul, jazz ed al miglior cantautorato americano. Tra Gil Scott Heron e Michael Franti, tra l'insistente beat ritmico dei Red Snapper ed il crooner per eccellenza Tom Waits. Um-Er-Uh è sin d'ora destinato a stupirvi. Disco della settimana su Patchanka (Popolare Network). Pubblicità e recensioni su tutta la stampa specializzata. Disco del mese sul numero di febbraio di www.widerecords.com.
-
14/12/2005 13:23 - ERIC MINGUS
Eric Dolphy Mingus, figlio di Charles e Judith Mingus, ...
ERIC MINGUS Eric Dolphy Mingus, figlio di Charles e Judith Mingus, é nato a New York City il 8 lulgio, 1964. Dopo aver studiato basso e canto alla Berklee College; nel 1985 sceglie l'educazione della strada piuttosto che quella accademica, stando in tour con: Bobby Mcferrin, Karen Mantler, and Carla Bley. Trasferitosi a Londra nel 1990, Eric ha suonato in nei più importanti locali Jazz Europei, tra cui il Jazz Cafe, a Londra; Qusimodo a Berlino; e Momontra a Copenhagen. Oltre che aver suonato nei più importanti European jazz festivals. Nel 1994, tornato negli United States inizia a lavorare e suonare alla New York's Knitting Factory, The Sidewalk Cafe,e Brownies. Diventa attivo e conoscuito per le sue lettute live di poesie di Edgar Allen Poe e Marquis De Sade. Queste, successivamente registrate e prodotte da Hal Wilner portano Eric a lavorare con Steve Buscemi, John Cale, Umar Bin Hassan, Lenny Picket, Lili Taylor, Stanley Tucci, Chloe Webb, e Sting. Lo scorso Febbraio 2000, esce per Some Rec. il suo primo vero disco interamente composto ed arrangiato da Eric. In Italia distribuito da Wide Rec Pisa.
-
14/12/2005 13:23 - ERIC MINGUS - Um... Er... Uh (Some Records/Wide)
Non invidio affatto ...
ERIC MINGUS - Um... Er... Uh (Some Records/Wide) Non invidio affatto i famosi figli d'arte: magari hanno la vita spianata ed un inizio carriera ugualmente spianato ma poscia? Soprattutto se tendenti allo zero, passeranno la vita a perdere ogni singola partita contro il ritratto del padre, fino a che questi diventerà un macigno troppo duro da contrastare e che schiaccerà le loro braccine ed i loro cervelli flaccidi. Voglio dire, avete tutti in mente Vittorio De Sica e suo figlio, no? Ma, ogni tanto, qualcuno nasce con gli stessi coglioni carré del babbo e con un cervello abbastanza pulsante da fargli capire che l'unica possibilità del numero II è quella di non fare la carta carbone del numero I. Eric Mingus è figlio di Charlie Mingus epperò, pur sguazzando in quel brodo di jazzismo che gli sarà stato inevitabile fin da pannolinato, ha scavato un tunnel sonoro che lo ha portato fuori dalla galera del confronto. Prendi il meglio e scappa... Così, dopo un apprendistato alla corte di sua vocalità Bobby McFerrin (che sfodera ad es in 'Address Unknown') e della divina Carla Bley, il giovane Mingus (34 y.o.), sfrugugliando nella segale, si è specializzato in pezzi che godono dell'intensità e del calore di certo jazz in odore di croonerie ma li lega a doppio filo con il rock d'annata, il soul ed il R&B meno indemoniato. Tutto, in 'Um...' ha profumi già annusati, anche se niente, a contatto con la sua pelle, mantiene le stesse essenze di partenza: 'Shake Up The World' fa puntare il naso dalle parti di Jimi H., 'Romantic Fool' sembra scritta su un vecchio canovaccio beatlesiano a cui poi è stata rifatta la convergenza (e da dove credete che venga un titolo come 'Rubber Soles'?), 'Sparks... You Said Sparks...' arrotonda per eccesso la gioiosa beat/itudine dello Spencer Davis Group con un timbro a tratti da sacro Igg/uana, la citata 'Address Unknown' guarda col binocolo quel gran pezzo che fu 'On Broadway'. Mentre su New York calavano le prime ombre della sera... Eric Mingus: Um... Er... Uh... una gran bella sorpresa. In uscita il giorno di San Valentino: bel regalo, perché no?
-
14/12/2005 13:23 - ERIC MINGUS UM...ER...UH... (SOME RECORDS)
Raramente i ...
ERIC MINGUS UM...ER...UH... (SOME RECORDS) Raramente i “figli di papà” hanno saputo ripercorrere le orme dei loro più illustri genitori, fortunatamente però, almeno nel campo dei riconoscimenti musicali non ci sono nepotismi o raccomandazioni che tengano- non parlo ovviamente di successo in termini di vendite e visibilità, perché se no in quest’ambito dovrebbe rientrare anche uno come Enrique Iglesias- se hai qualcosa da dire vai avanti e sei lodato e premiato, il solo cognome, dopo avere spianato la strada all’inizio, non basta per andare lontano. Ovviamente ci sono le eccezioni, il compianto Jeff Buckley è l’esempio più eclatante, e adesso a questa ristretta élite potrebbe aggiungersi un nome in più, quello di Eric Mingus, figlio di Charlie, uno dei guru assoluti della musica jazz. Un debutto stranamente avvenuto un po’ tardi, all’età di 33 anni (che certo non è proprio quella di un esordiente) ma che colpisce nel segno: certo, ad essere pignoli questo disco – il cui titolo rimanda clamorosamente ad uno dei dischi più famosi del padre, Mingus Ah Um- non dovrebbe apparire in questa rubrica, perché non è orientato in direzione dei nuovi suoni né particolarmente innovativo, tutt’altro. Eric, infatti, confeziona un disco che naviga tra diversi generi della black music, partendo dal jazz ovviamente, che costituisce la base di supporto di tutto l’impianto dei quattordici brani, e contaminandolo con innesti hip hop, rithm n’ blues, pop e rock, se non addirittura gospel, come avviene nel brano d’apertura His blood’s in me. E’ un album che non ha certo da proporre ardue sperimentazioni, né credo che lo stesso Eric abbia avuto tale intenzione, ma che ad ogni modo cattura l’ascolto, grazie al suo scorrere lento e quasi indolente, con una stretta interazione tra musica e parole, che qui assumono un ruolo fondamentale, contribuendo a dettare insieme alla musica il ritmo dei brani. Ovvio che di paragoni con il più illustre genitore neanche a parlarne, ma non si può negare che comunque sia un lavoro meritevole di particolare attenzione, specie considerando che si tratta di un debutto. Per ora può andare bene così, alla prossima per vedere se buon sangue non mente. Antonio Propato
-
14/12/2005 13:23 - ERIC MINGUS
Newyorkese, figlio del leggendario jazzista Charles, Eric Mingus è ...
ERIC MINGUS Newyorkese, figlio del leggendario jazzista Charles, Eric Mingus è nato nel 1964 e ha mosso i primi passi nel mondo della musica durante gli anni 80, accompagnando in tour Bobby McFerrin, Karen Mantler e Carla Bley. Fra il '94 e il '96 ha soggiornato a Londra, suonando nel circuito jazz e insegnando improvvisazione vocale. Tornato a New York, ha affiancato l'attività di musicista con la partecipazione a reading di testi di Poe e De Sade, curati dal produttore Hal Willner. Oltre all'album UM... ER... UH... (2000), ha pubblicato il 7" "How I miss my gun" e "This isn't sex, it's therapy".
-
14/12/2005 13:23 - ERIC MINGUS Too Many Bullets...Not Enough Soul (****)
Eric Mingus ha ...
ERIC MINGUS Too Many Bullets...Not Enough Soul (****) Eric Mingus ha impiegato trent'anni per uscire dal bozzolo di figlio dell'immenso Charles e pochi mesi soltanto per guadagnarsi il regno dei cieli musicali. Il suo primo album, Um...Er...Uh, ha fatto impazzire la critica e un largo pubblico di culto, con le sue amare masticazioni Rythm and Blues che qualcuno ha paragonato a Marvin Gaye e altri, più opportunamente, a Gil Scott-Heron. Niente che lo elevasse non dico alle spalle, solo allo sterno di babbo Chazz: ma un po' di fiato per chi continua a essere convinto che la vera vita musicale si svolge ai margini e non nei centri commerciali delle majors. Buona parte dell'ottima performance va attribuita ai collaboratori che EM si è scelto, dal batterista Sim Cain, ex Rollins Band, al chitarrista e produttore Elliot Sharp, che dopo una carriera nel segno dell'ultrachitarra da un po' di tempo ama lasciarsi tentare dalle sirene del blues - un blues futurista, non convenzionale, segnato da profondi tagli elettronici ma così vicino all'intensità e allo struggimento dello stile classico. Il fantasma di Mingus padre continua a essere troppo ingombrante e lontano. Eric saggiamente lo lascia dov'è, e quando lo evoca (Goodbye Pork Pie) è solo per una poesia piena di ricordi e struggimento.
-
14/12/2005 13:23 - ERIC MINGUS Too Many Bullets... Not Enough Soul
Eric Mingus ...
ERIC MINGUS Too Many Bullets... Not Enough Soul Eric Mingus (Some - USA - 2002 - distr. WIDE) Per il proprio secondo disco solista - dopo l'esordio, fortunato forse anche oltre i reali meriti, di Um...Er...Uh [per leggerne la recensione clicca qui] - Eric Mingus stringe un forte sodalizio con un "bluesman" atipico come Elliott Sharp [del cui gruppo Terraplane fa parte] e cerca di unire le proprie liriche a una serie di piattaforme sonore elettriche che di volta in volta siano funzionali alla incisività del messaggio. Al centro di questo Too Much Bulletts… Not Enough Soul sono ancora una volta le parole, la poesia, le considerazioni, la protesta di questo giovane uomo, onesto e grosso [e ci vogliono spalle forti per trasportare attraverso gli schemi e gli schermi un cognome - e un nome, diremmo noi - di notevole ingombro], che ha scelto il blues, il soul e la centralità della voce [beh, i cromosomi non mentono…] per la propria musica. Accompagnato da Sharp [chitarre, elettronica, sax], oltre che da Sim Cain alla batteria e Brian Mitchell alle tastiere, con qualche prezioso ospite come Graham Haynes alla cornetta e Curtis Fowlkes al trombone, il giovane Mingus propone dodici canzoni [situazioni sonore] che calano l'espressività delle parti vocali all'interno di scenari sonici elettronici, tanto scarni quanto connotati. Ci sono episodi di funky "sgranocchiato" come l'iniziale "The Pill", la lunga ballata elettrica di "All I Ever Wanted", impasti densi e scuri come "Roll with the Demons" e "Wondrous", blues fuori dal tempo ["Ball and Chain"], una title-track affidata a soli basso e voce, schegge ronzanti di voci in loop nei brevi intermezzi di "Mannequin Hands" e "Verge on My Tongue", oltre all'intenso speaking senza accompagnamento di "Good Buy Pork Pie", palesemente indirizzato all'illustre genitore, un finale alla Tom Waits. I testi di Mingus sono intensi e focalizzano - con efficacia e una mancanza di retorica non così ovvia - molti temi sociali, spirituali, di coscienza e conoscenza. Dal punto di vista strettamente musicale invece, non è che le idee siano memorabili: la voce dell'artista è sicuramente diretta e funzionale all'economia dei brani, ma l'ossatura elettrica delle canzoni non possiede il coraggio di essere totalmente "qualcosa di nuovo" e, allo stesso tempo, evita la compiutezza del moderno blues elettrico, ponendosi in una terra di nessuno in cui chi ha voglia di addentrarsi troverà stimoli e emozioni, ma che non riesce a connotarsi con certezza come punto di riferimento per nuovi percorsi sonori. Sito della Some: www.some.com Intervista con Eric Mingus Elenco dei brani: 01. All I Ever Wanted 02. The Pill 03. Rollin' With The Devil 04. Take A Look At Yourself 05. Mannequin Hands 06. Wondrous 07. Too Many Bullets (Not Enough Soul) 08. Heart Isn't In It 09. Ball And Chain 10. Verge Of My Tongue 11. Good Buy Pork Pie 12. Runnin' Musicisti: Eric Mingus (voce, basso) Sim Cain (batteria) Brian Mitchell (tastiere) Elliott Sharp (chitarra, elettronica, sax contralto, programmazione) Graham Haynes (cornetta) Curtis Fowlkes (trombone) Micheal Evans (percussioni)
-
14/12/2005 13:23 - ERIC MINGUS
Newyorkese, figlio del leggendario jazzista Charles, Eric Mingus è ...
ERIC MINGUS Newyorkese, figlio del leggendario jazzista Charles, Eric Mingus è nato nel 1964 e ha mosso i primi passi nel mondo della musica durante gli anni ‚80, accompagnando in tour Bobby McFerrin, Karen Mantler e Carla Bley. Fra il 1994 e il 1996 ha soggiornato a Londra, suonando nel circuito jazz e insegnando improvvisazione vocale. Tornato a New York, ha affiancato l‚attività di musicista con la partecipazione a reading di testi di Poe e De Sade, curati dal produttore Hal Willner. Nel 2000 ha realizzato l‚album UMŽ ERŽURŽ, una riuscita combinazione di generi musicali e testi, più recitati che cantati, in uno stile che ricorda Gil Scott-Heron. L‚album, di rara intensità poetica, coniuga canzone e composizione strumentale, e si spinge un passo oltre gli steccati del rhythm‚blues e del soul. A chi gli chiedeva se la sua fosse „poetry on music‰ o „music on poetry‰ Mingus ha risposto che la musica è musica e la poesia è la poesia. Secondo l‚artista, parte della musica rap in America nasce dal connubio del ritmo delle parole dette e della musica che sta dietro di loro, ma alle volte il contenuto delle parole non sembra contare molto. L‚obiettivo di Eric Mingus è quello di fare in modo che il significato significhi qualcosa, e contemporaneamente badare al ritmo delle parole così ogni composizione viene scritta in modo differente, alcune sono poemi ai quali è stata aggiunta la musica, altre hanno già la musica in attesa di parole. Nel 2002 è uscito il suo secondo album TOO MANY BULLETSŽNOT ENOUGH SOUL caratterizzato da scelte linguistiche altrettanto eclettiche. Fra i musicisti nella band che accompagna Mingus (e che lo seguirà in tour) ci sono il chitarrista Elliott Sharp, figura di spicco della musica newyorchese che produce anche il disco e scrive insieme al protagonista gran parte dei brani e il batterista Sim Cain (ex-Rollins Band).


























































































