Live Band
Live di questa band:
Ven 01 Giu FESTINTENDA - Udine (UD) - Italia
FESTINTENDA AREA DEMANIALE DI CHIASIELLIS MORTEGLIANO UD www.festintenda.it
Presentato da:
HYBRIDA - HYBRIDA 0432/783786 - 339/4434316 www.hybridaspace.org www.myspace.com/hybridaspace
Testi in archivio:
-
14/12/2005 13:23 - ARBE GARBE
Si dice che un giorno, un giovane girovago si ...
ARBE GARBE Si dice che un giorno, un giovane girovago si fosse perso in una terra, i cui campi crescevano in una campagna tagliata dalle rasoiate del mare e cucita in un fitto ricamo di montagne. Le fabbriche contornavano la strada e avevano lasciato pesanti segni sulla pelle e nella testa dello sbandato. In un paese non più grande di un capannone c'era un vecchio seduto sotto una pergola. Quando il giovane gli passò davanti il vecchio non gli rivolse saluto, ma entrò in casa e prese una brocca di vino e due bicchieri. Parlarono fittamente in quel lungo pomeriggio estivo e piansero e risero, si ubriacarono e rinsavirono lasciando scorrere lentamente il sole verso la sera. Era giunta l'ora di accomiatarsi, ma il vecchio rientrò una volta ancora in casa uscendone con una vecchia fisarmonica e una chitarra. Si misero a suonare e tutti gli animali ballarono. E' una piccola storia, come quelle che cerchiamo di raccontare con la nostra musica. Storie derivanti da una regione che si concede al paesaggio mediterraneo e alle asprezze alpine con la rassegnata tranquillità che fu dei suoi abitanti nel corso dei secoli pur essendo invasi e conquistati da decine di popoli diversi. Una regione strana in cui quattro lingue e qualche manciata di dialetti si trovano a convivere e a sopravvivere contro un insensata massificazione cultural-industriale. Cacciati in blocco da un gruppo di musica punk per comportamento insubordinato, decidemmo di continuare a suonare veicolando la tradizione, le contraddizioni, i grossi problemi e l'esigenza di una gioiosità troppo spesso repressa, in un suono che nasce nel crocevia tra l'italica penisola, l'Europa alpina e quei Balcani in cui fino a poco fa si svolse una guerra vicina eppure così lontanamente sentita. Un suono di conseguenza bastardo, arricchito da ritmi e strumenti moderni e antichi, in una integrazione reciproca che ricerchiamo anche nell'uso della lingua. Le immagini delle nostre storie sono colorate dall'italiano come dal friulano e dalla lingua slava, ritenendo che un solo colore non basti a raggiungere la ricchezza dell'iride. E' questa l'ARBE GARBE, erba cattiva e acida, che nasce tra i campi e le monoculture, spinosa e diversa per specie, dannosa per le piante coltivate ma difficile da estirpare perchè spinge in profondità le sue radici. Un erba che è sopravvissuta a tre inverni, crescendo in regione dai palchi del Folkest a quelli di manifestazioni e realtà meno conosciute come Ovarock e Festintenda (unici campi non ancora influenzati dalle monoculture), e ancora, infestando e unendosi ai centri sociali e alle culture "altre" del Nord Italia (Milano, Cremona, Bologna, Modena ...) della Svizzera e della Slovenia, suonando e ballando, urlando e sudando assieme a chi avesse voluto partecipare alla nostra esperienza. Nasciamo tra i ruderi di una fabbrica crollata in una terra che essa stessa ha inquinato, e se vorrete danzare con noi saremo lieti di narrarvi le nostre piccole storie. recensione concerto Due grandi tendoni, tante piccole e assortite bancarelle, l'immancabile stand della musica friulana tenuto dai Musicologi e soprattutto un grande palco per suonare: in questo modo, come ogni anno, è iniziato venerdì sera Festintenda 2002, la manifestazione musicale organizzata dal Cantîr di Mortegliano che giunge così alla sua diciannovesima edizione. Se la gestione degli spazi e dei servizi è stata come sempre ottima, il tempo un po' umido e piovigginoso ha rappresentato l'unico inconveniente, non così determinante però da spaventare un giovane pubblico che non ha esitato a partecipare a questo importante happenning musicale. Il compito di aprire i festeggiamenti è stato stavolta affidato ai goriziani Zuf de Zûr e agli udinesi Arbe Garbe, certamente due delle più importanti band nostrane, entrambe diventate oramai non più soltanto un fenomeno regionale, considerando le loro lunghe esperienze live fuori dal Friuli-Venezia Giulia ed i contratti discografici che hanno portato i loro dischi ad essere distribuiti su tutto il territorio nazionale. Sono più o meno le 22:30 quando il pubblico comincia a stringersi sotto il palco sul quale appaiono gli Zuf de Zûr pronti a farci ballare e saltare al suono della loro "musica di confine": già, "confine" nel senso del goriziano come territorio abitato da popoli con culture diverse, un passaggio tra due mondi, dove ognuno, nell'attraversarlo, vi lascia sempre un po' di sé. E da questi incontri-scontri di persone diverse nasce la musica degli Zuf de Zûr, canzoni che nonostante le premesse sono un tutto unitario ed il gruppo goriziano le offre pescandole in gran parte dalla loro ultima pubblicazione, Lasciapassare, disco portabandiera di una cultura aperta a tutte le differenze, uscito lo scorso anno. Scorrono così El kolo go bala, Klabzuba 1947, La sagra dal mus ed il pubblico ondeggia sul canto e sui movimenti teatrali della brava Gabriella Gabrielli. Ma è il cantante-chitarrista, l'ispirato e carismatico Mauro Punteri e coinvolgere la platea con il suo lasciarsi andare alla magia del suono ed i suoi accenni sulla storia dei brani stessi, quella Gorizia che tante volte ha visto passare gli eserciti e ha sentito le bombe. Uno show che non ha lasciato il tempo di un respiro e si è concretizzato in un continuo ballo. Verso la fine si sono potuti apprezzare anche pezzi un po' più stagionati come Ad alt, e Bande Zingare, tratti dal primo Cd, Tiluleia. Un travolgente assolo di batteria ci porta in un crescendo conclusivo, dopodiché, il palco viene lasciato agli Arbe Garbe, anch'essi in gran forma e con tanta voglia di divertire il pubblico. Aprono il concerto con Spine, un pezzo nuovo dal sapore blues: dei problemi tecnici interrompono purtroppo per un attimo la performance ma niente sembra essere in grado di turbare i sette punk-folkers friulani capaci di rendere il palco una fonte di energia che si sprigiona su un pubblico che conosce benissimo tutto il loro repertorio: sono Invadents, la tradizionale Il puint di Braulins e la "scassa-tutto" Dal bus dal cul dal mont a vedere la più ampia partecipazione della platea, ma certamente il massimo viene raggiunto quando il flauto di Leo Virgili intona il motivo iniziale de L'Avion, brano che si dimostra uno fra i più amati e conosciuti dal pubblico. L'intensità, come per gli Zuf de Zûr, tocca alti livelli e gli Arbe Garbe non possono fare meno di concedere il bis e così, prima di scomparire dalle quinte, accendono una scintilla per l'esplosione finale con una Bella ciao in una versione estremamente punk. Una serata di apertura decisamente positiva per l'importante festival alternativo della bassa friulana che nelle prossima due settimane ospiterà sul suo palco sia personaggi di un certo rilievo come i Subsonica, i Fluxus ed i Prozac + che i gruppi nostrani come gli Stain of us, i Carne de Res e i Trust No 1. Pur essendo aperto a tutte le età, Festintenda si dimostra come ogni anno il punto d'incontro ideale per i giovani, il luogo dove poter ascoltare le diverse sonorità della musica moderna, quasi una prova che ancor oggi questa forma d'arte è in grado di riunire insieme le persone per farle vivere delle emozioni in comune.
-
14/12/2005 13:23 - ARBE GARBE
Questa accozzaglia di friulani arrabbiati ha autoprodotto un ...
ARBE GARBE Questa accozzaglia di friulani arrabbiati ha autoprodotto un cd sorprendente e bello. Sorprendente e bello in molti sensi, anche volendo limitare il discorso in ambiti strettamente musicali: sono piuttosto sospettoso e "prevenuto" nei confronti delle formazioni miste folk/rock/punk in voga di questi tempi, che spesso hanno nascosto dietro una fisarmonica obbligatoria, qualche rima da balera-rossa-la-trionferà e un tin whistle suonato approssimativamente uno spaventoso vuoto stellare, ma stavolta... Gli Arbe Garbe sembra riprendano in questo loro debutto discografico un cammino interrotto: esagero un po', lo so, ma stavolta è quasi come se "quella musica" d'una volta, quelle belle canzoni sociali e di lotta, quella bella musica popolare vitale e irriducibile, rimaste tutte sepolte sotto il frastuono di questi ultimi trent'anni di colonialismo sonoro anglosassone, si fossero improvvisamente e terribilmente risvegliate. "Jacume!", questo il titolo del cd, suona come se lo spirito puro e ribelle del punk qui in Italia, invece che dissolversi in discussioni a vuoto davanti ai negozi di dischi d'importazione come una scoreggia, fosse passato come nebbia appiccicosa rimanendo integro per le piazze di paese, per le osterie, per i vecchi circoli dell'ARCI dove neanche il vino, le partite a carte e a calcetto riuscivano a mandare via l'odore triste della guerra e neanche quello altrettanto triste del dopoguerra (...figuriamoci l'odore del punk). Così non è stato, e allora ci si contenta di sognare, di far festa con niente. E allora sia festa, e festa di piazza alla buona, con i bambini che si divertono a corrersi dietro in mezzo ai grandi che ballano e cantano. E chi vuol restare solo per guardare faccia pure, e chi vuole aggiungere alla filastrocca delle canzoni anche la propria voce la aggiunga, bella o stonata che sia. Arbe Garbe mica manda via nessuno: portate il vino e qualche cosa da mangiare, che alla musica ci pensano loro. Se da una parte la musica di Arbe Garbe è prevalentemente solare, ed orientata verso un'idea "leggera" (e non "scema", si badi bene) di ballo e divertimento, la visione del mondo offerta dal gruppo è disincantata e consapevole: e, per nostra enorme fortuna, non si tratta di un polpettone politicamente monolitico e indigesto, quanto di una composita e multicolorata coperta patchwork. In mezzo al casino c'è anche posto per qualche scivolone (1), ma alla fine non importa: ci si rialza e via di nuovo a saltare e a ballare. Per fare questo disco sono stati usati tutti ingredienti naturali, tutta roba buona cresciuta da sola senza additivi né pesticidi né manipolazioni di moda. E' un minestrone buono di musiche-e-basta prese qua e là ad est come ad ovest senza far caso al gusto corrente, fatte a pezzettini ma non maltrattate (e anzi trattate con cura e con un certo rispetto). Ne viene fuori una manciata di canzoni che parlano tutte dell'inaccettabilità della rassegnazione e della necessità di lottare, oggi come ieri, perché anche domani sarà questo il pane dell'esistenza. Tutt'altro che una raccolta uniforme, questa, eppure sento che sarebbe un esercizio vuoto descrivere i vari pezzi: la bellezza di queste canzoni è nello stare tutte insieme, una dietro l'altra come in una collana, a riempire la testa di fisarmonica e chitarre, clarinetto e mandolino a intrecciare le loro voci con quelle -che forse mai hanno smesso di cantare, in tutti questi anni- di qualche memoria lasciata a riposare da qualche parte, in fondo all'anima. Il cd è tecnicamente assai ben realizzato, ma il bello il gruppo deve offrirlo negli spettacoli dal vivo, che presumo trasformati in una gran bella cosa per le orecchie, per il cuore e per la testa. Ci voleva, davvero e finalmente, una voce libera (che canta ma che anche sbraita e bestemmia, sì, perché a volte serve, e come se serve...) come questa. Una voce che sapesse ridare nuova vita e nuovo senso e rinnovata dignità a quel modo di fare/mangiare/pensare/vivere quella "certa musica" che noi che abbiamo più di 40 anni s'immaginava ormai un ricordo del passato, o peggio ancora morta e destinata alla polvere delle rassegne culturali messe in piedi dagli amministratori interessati a mettere i denti, in tempo di perenni elezioni, anche su quel che resta del sessantotto e dei bei sogni e delle belle speranze di tanta gente. Sarebbe piaciuto a mio padre e mia madre, il lavoro degli Arbe Garbe, così come piace a me e fa ballare e saltare e ridere mia figlia. Il bello è proprio questo: che "Jacume!" è un disco di oggi, con lo sguardo alto e spavaldo e senza paura provocatoriamente rivolto verso il futuro. Il cd costa meno di 20mila lire ma non è diffuso commercialmente: lo si può trovare ai concerti del gruppo, o magari in qualche centro sociale (ad Udine e in giro per il Friuli con maggiore facilità). Contatti: Arbe Garbe c/o Leo Virgili, via S. Francesco 10 33044 Manzano (Udine) E-mail: garp@triangolo.it

















































































































