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14/12/2005 13:23 - VARTTINA "Vihna"
Sempre di alto livello le produzioni del progetto Varttina. ...
VARTTINA "Vihna" Sempre di alto livello le produzioni del progetto Varttina. Con "Vihna" il gruppo mescola sapientemente l'originale tradizione finlandese a vocalità mongole mediante l'uso delle caratteristiche tecniche di "throat singing", e a una strumentazione eterogenea che spazia dall'accondeon al bouzouki, fino al berimbau brasiliano. La ritmica è incalzante e nella title song assume sfumature funky, mentre nell'introduzione a Tielle Heitetty l'atmosfera si fa mediorientale. Le polifonie della quattro voci femminili richiamano alla mente le vette inarrivabili dei cori bulgari ma l'abbondanza di vocali della lingua ugro-finnica (l'unica fra le lingue attualmente parlate in Europa non appartenente al ceppo indoeuropeo) addolcisce molto il ritmo serrato dei cori. Le voci non ricamano sulla musica: a volte la martellano, come nell'irregolare brano Laulutytto, a volte la accarezzano, come nelle ballate Emotion o Aamu. La grandezza di questo progetto viene comunque da lontano: "Vihna" è il quinto disco dei Varttina, e i quattro precedenti sono tutti arrivati ai primi posti delle world charts europee ed americane. Ciò spiega anche l'interesse mostrato da un palato fino come quello del compositore americano Richard Horowitz (divenuto quasi popolare due anni fa con Majoun, il disco realizzato insieme alla cantante iraniana Sussan Deyhim). Qui Horowitz collabora al missaggio, impastando poi per il conclusivo e ballabile Vihmax (remix di Vihna) le sue tastiere con un furtivo flauto "ney".
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14/12/2005 13:23 - VÄRTTINÄ Ilmatar
Disco veramente disgraziato questo, non nel senso della ...
VÄRTTINÄ Ilmatar Disco veramente disgraziato questo, non nel senso della qualità, ma dette vicende che lo (ri)portano all'attenzione del pubblico soltanto ora. Uscito per l'etichetta Wicklow di Paddy Moloney (dei Chieftains) oltre un anno fa, si è ritrovato coinvolto nel crack della medesima diventando introvabile. Bene ha fatto quindi l'etichetta tedesca Intuition a ristamparlo e a renderlo di nuovo disponibile, perché il gruppo finlandese aveva realizzato, dopo qualche passo falso, un ottimo lavoro che di certo non meritava l'oblio. Particolarmente azzeccato ci sembra in "Ilmatar" l'utilizzo dell'elettronica, molto meno invadente e per nulla fastidiosa (come invece accadeva, ad esempio, in "Kokko"), calibrata con garbo al servizio delle sempre fantasiose e numerose voci femminili che continuano a costituire il fulcro attorno a cui si sviluppa l'estetica Värttinä. Persa l'ingenua freschezza degli esordi (che data ormai agli inizi degli anni ottanta) il sound della band si è fatto costruttivamente complicato, andando verso una modernità di suono al passo dei tempi, riuscendo allo stesso tempo a non negare il lato etnico e tradizionale, fondato su una dirompente vocalità polifonica. Le radici kareliche e ugre rimangono così ben salde, anche perché senza ci troveremmo di fronte a ben poco di orignate. Insomma, per gli estimatori del gruppo buone nuove e per chi è ancora all'oscuro di tutto niente di meglio che cominciare da "Ilmatar".
































































































