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14/12/2005 13:23 - MACHINE HEAD
The More Things Chance... (Roadrunner)
Negli anni '80, il metal ...
MACHINE HEAD The More Things Chance... (Roadrunner) Negli anni '80, il metal è stato più volte imputato di cristallizzarsi sulle proprie posizioni, dimostrando progressi più che altro a livello di chiarezza e definizione del suono. Un capo d'accusa non sempre sostenibile, comunque ampiamene diffuso. La tendenza nel decennio in corso è pressochè opposta; la parola d'ordine è "evoluzione", o comunque una nuova attitudine nel rimettersi costantemente in gioco, con diversificazioni stilistiche talvolta clamorose. Basti pensare a quale metamorfosi si siano sottoposti negli ultimi album (rispettivamente "Arise", "Chaos A.D." ed il più coraggioso della trilogia, "Roots") i Sepultura una formazione decisiva, di cui rimpiangiamo l'insensato split. Per sua fortuna la Roadrunner ha già in scuderia i potenziali eredi, Machine Head, autori del più fortunato debut-album nella storia della label olandese, "Burn My Eyes", che sta avvicinando la soglia del mezzo milione di copie vendute. Inoltre il quartetto americano è considerato dalla stampa più influente come l'autentica forza emergente del metal contemporaneo. Proprio in base ai principi che anticipavamo, i Machine Head si sono ben guardati dal creare un "Burn..." parte seconda. Come il chitarrista Logan Mader ha precisato nell'intervista, il gruppo ha risolutamente esteso il raggio d'azione del suo songwriting, modificando la strategia puramente scardinatrice dell'opera prima. Così "The More Things Change..." soddisferà anche gli estimatori di uno dei migliori album del '96 per timpani non avvezzi all'ovvio, "Aenima" dei Tool. Anche nel nuovo Machine Head si avverte infatti il presagio di catastrofe tecnologica incombente, una sorta di angosciosa ribellione contro un infausto-futuro, restituiti tramite una tensione espressiva più attenta verso le sfumature; il gruppo di Oakland si impegna meritoriamente nella ricerca d'atmosfera, iniettando fasi drammaticamente melodiche nella corteccia di un suono comunque esplosivo, ma soggetto ad un brillante processo di crescita. "Ten Ton Hammer" è subito lo specchio fedele delle attuali machineries, con uno stile che palesa il suo lato sinistro e tecnologico, definitivamene moderno, su ritmi eclettici, che consentono vantaggiose soluzioni: riffs circolari di basso spesso in avanscoperta, chitarre che creano vertigini soniche liberando la loro traumatica vena creativa, vanno e vengono nell'articolata "Spine" oppure nell'illuminante "Down To None", che trapianta l'inossidabile lezione doom in un contesto meccanico/futuristico. I Machine Head d'impatto frontale dell'esordio non sono comunque scomparsi, li ritroviamo nella ferocia hardcore di "Struck a Nerve" e "Baby of Pigs", o nella violenza di Terminator di "Blistering". Ma è evidente che l'immagine attuale del gruppo risalti ancor meglio nella struttura compositiva più matura e nella capacità di suggestione di lunghe tracce moody quali "Violate" e "Blood of the Zodiac". Troppo ostico per voi? Siete liberi di ascoltare giorno e notte "Don't Cry For Me Argentinaaaaahhh. . . ".
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14/12/2005 13:23 - MACHINE HEAD
The Burning Red
Ai Machine Head va senz'altro riconosciuto di ...
MACHINE HEAD The Burning Red Ai Machine Head va senz'altro riconosciuto di esser stati fra i massimi protagonisti del metal anni '90, ridefinendo una formula post-thrash aperta a sonorità moderne nel primo album "Burn My Eyes", autentico atto di rottura nei confronti dell'heavy metal derivativo ed ostinatamente riciclato. L'immediato successo non cristallizzava il gruppo sulle posizioni raggiunte, ed il secondo "The More Things Change..." manteneva le promesse del titolo, avvicinando le visioni d'Apocalisse nucleare di Tool e Neurosis. Dopo un acrimonioso split con il chitarrista Logan Mader, poi riapparso nei Soulfly di Max Cavalera, il quartetto di Oakland si ripresenta con un nuovo album, "The Burning Red", che conferma la sua costante ricerca di nuovi stimoli. Diciamo subito che si tratta del disco stilisticamente più eterogeneo dei Machine Head, pur mantenendo i tratti caratteristici di un suono aspramente siderurgico, amplificato dalla carismatica, esacerbata aggressione vocale di Robb Flynn. L'impatto è pero decisamente meno claustrofobico che in passato, infatti la surreale spazialità di "Silver" e la sorprendente versione di "Message In A Bottle" dei Police denunciano un'esplicito approfondimento melodico, che non si limita ad episodi isolati; diviene infatti parte integrante delle strutture soniche più rocciose, nel bridge risolutore di "The Blood, The Sweat, The Tears" e sopratutto nella travolgente linea vocale di "From This Day" (il nuovo singolo) appuntata su un magistrale riff heavy, rock. Dunque l'approccio risulta più viscerale rispetto ad alcune fredde manipolazioni di ultra-violenza alle quali il gruppo ci aveva abituato; e seguendo questa tendenza, "Devil's With The King's Card" è un'altra prova convincente. Mi pronuncerei in termini meno elogiativi nei confronti del brano d'apertura, "Desire To Fire": Machine Head si sono naturalmente scelti un top producer nella persona di Ross Robinson (Korn, Limp Bizkit) ma il "Desiderio" sembrava proprio quello di emulare i Korn, accentuando affinità con un'incalzante hip-hop, ed anche "Nothing Left" sembrava confermarlo. Insistendo sulle stesse coordinate, i Machine Head avrebbero realizzato un plagio indegno della loro personalità, ma il dubbio viene fugato dall'ascolto complessivo dell'album, dove emerge piuttosto un notevole lavoro di produzione; accanto a Robinson opera Terry Date, indimenticato mentore di Soundgarden e Pantera, e la coppia si rivela vincente anche per le innovative alchimie del suono, fra le quali l'esperimento tribale di "Exhale The Vile".
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14/12/2005 13:23 - MACHINE HEAD Supercharger
All'alba del quarto album i Machine Head sono ...
MACHINE HEAD Supercharger All'alba del quarto album i Machine Head sono finalmente riusciti a fare due lavori con la stessa formazione. Quella che può sembrare un'osservazione marginale invece spiega perché il combo di Oakland non ha mai potuto veramente spiccare il volo, indeciso se essere una band heavy metal con inclinazioni crossover o un gruppo crossover con un forte substrato heavy metal. L'ago della bilancia in tal senso è sempre stato il cantante e leader Robb Flynn che non era riuscito finora a dispiegare l'enorme potenziale della band accontentandosi di scrivere solo buoni riff, veri spaccaossa, ma mai canzoni efficaci. Con Supercharger la rotta cambia, perché l'impatto è meno devastante dei solito, le chitarre sembrano leggermente "asciugate", ma in compenso le linee vocali sono molto più fluide e Robb per la prima volta sembra convinto ed a proprio agio con partiture melodiche, evitando tuttavia di cadere nelle trappole di kornismo e di rap metal che avevano in parte minato The Burning Red. Supercharger appare ben bilanciato e variegato con impeto quasi thrash nell'iniziale Bulldozer e in Trephination, puri residui crossover in White-Knuckie Blackout, ma del tutto convincente in mid tempo cadenzati come Crushing Around You e Only The Name che alternano sapientemente parti lente e d'atmosfera con vocals più aggressive. Nella seconda parte dei lavoro affiora invece un taglio più decisamente modernista con l'uso di effetti vari, soprattutto nella veloce ed efficace American High, dove comunque emerge la distintiva timbrica delle chitarre. Robb ha capito che deve rinunciare ogni tanto ad un po' di spinta per creare più atmosfera e suspance come nell'ottima Deafining Silence. Sullo sfondo aleggiano sempre i cupi scenari di degrado e di lotta da strada della Bay Area che finiscono per tradire un'indole hardcore, anche se meno "a pugni chiusi" che in passato. Il vecchio amore trova spazio anche in due ottime rendition di House Of Suffering e Alan's On Fire rispettivamente di Bad Brains e Cro-Mags messe come bunus oltre a due altri pezzi..



















































































































































































































































































































































































































































































