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14/12/2005 13:23 - Cesare Basile ...
Cesare Basile La Pelle Lollypop E' già vecchio di qualche mese il primo disco solista di Cesare Basile (ex Quartered Shadows, Kim Squad, Candida Lilith) ma vale la pena segnalarlo comunque per varie ragioni. Primo perché uno che ha passato gli ultimi dieci anni in giro a suonare per l'europa in tre delle migliori bands italiane degli ottanta/novanta qualche buona storia da raccontare ce l'avrà sicuramente. Secondo perché Cesare oltre ad avere storie da raccontare, sa anche come raccontarle (e questo non è da tutti, come si dice): ascoltate 'un uono in transito' o 'Die Jungs Von Himmel' se volete conferme. Terzo perché per dare una mano a Cesare nella registrazione di La Pelle si è mobilitata mezzo 'underground' catanese: da Agostino Tilotta e Giovanna Cacciola degli Uzeda a Puccio Castrogiovanni e Roberto Fuzio dei Lautari passando per Tommaso Marletta già con Cesare Nei Quartered Shadows così come Vito Porto dei Candida Lilith. Questo disco suona infatti come il Bringin' At All Back Home del musicista catanese, una riflessione dedicata a questi anni di vagabondaggio per l'europa, finiti per il momento con il ritorno a Catania (çuna semplice pausa o un ritorno definitivo?.). Un quaderno di appunti tanto eterogeneo quanto stimolante: fregandosene dei confini e delle teorie astruse degli alfieri del rock cantato in italiano Cesare canta in siciliano (haiku di Sicilia), italiano e inglese (Uselesse Hate e Die Jungs Von Himmel dedicata alla comunità punk di Prenzlberg, Berlino, città in cui Cesare ha vissuto per molto tempo) visto che l'identità di un essere umano è data dalle esperienze che ha avuto e non dal timbro sul suo passaporto. Ma questi sono discorsi ovvi per uno come Cesare, uno che non ha bisogno del supporto delle 'grandi idee' per mettere in pratica certe cose.
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14/12/2005 13:23 - CESARE BASILE "Stereoscope"
A trentaquattro anni suonati Cesare Basile potrebbe finalmente ...
CESARE BASILE "Stereoscope" A trentaquattro anni suonati Cesare Basile potrebbe finalmente essere diventato grande. Difficile pensare che tanta ritrosia a crescere sia tutta colpa sua: i suoi bravi tentativi per portare alla luce del sole tutte le sue qualità non sono davvero cominciati ieri e neppure si può dire che siano stati gesti da poco, dal momento che recano impressi nomi come Candida Lilith, Kim Squad, Quartered Shadows, e titoli come "La pelle", ultima traccia discografica lasciata dal rocker catanese prima di arrivare ad oggi. Cio che spinge a crederlo è piuttosto il fatto che il suo lungo cammino artistico sia finalmente riuscito ad incrociare un'etichetta all'altezza delle ambizioni che il personaggio può legittimamente nutrire e ancora di più la coerenza, la forza e la personalità che anche stavolta è stato capace di infondere in questa collezione di canzoni messa insieme avvalendosi dei contributi di un manipolo di collaboratori tra i quali non si può far a meno di notare le firme di Toni Carbone e Mario Venuti (Denovo), Mauro Ermanno Giovanardi (La Crus) e Massimiliano Sapienza, giovane e vigoroso talento chitarristico in forza ai concittadini White Tornado. "Stereoscope" non ha segnato, infatti, alcuna frattura con la sua precedente produzione, all'ascolto non concede nulla di più della spontaneità melodica che è propria dell'autore, non adombra astuzie di sorta per guadagnarsi i lavori dei consumatori à la page, suonando viceversa aspro, genuino e poeticamente eccentrico com'era lecito aspettarsi da uno come lui. Passati al vaglio più fine e severo, intatti, questi tredici brani non depositano altro che la cruda semplicità del rock americano che s'è sviluppato lontano dai grandi riflettori l'estrosa e immaginifica creatività verbale del poeta di rango, il gusto spartano - ascoltare al riguardo i bozzetti acustici di "CGDFCE" e "Goodbye" del musicista abituato da sempre a fare di necessità virtù: ben più di quanto occorra di norma a costruire canzoni - ed "Incendiami la vita" e "Di Maggio", tanto per dire delle prime due che entrano subito in testa, hanno tutta l'aria di esserlo - davvero capaci di sfidare il tempo. E di crescere, dunque, persino più di lui.
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14/12/2005 13:23 - CESARE BASILE - Stereoscope (Black Out/Mercury)
Quanti sono i globetrotters del ...
CESARE BASILE - Stereoscope (Black Out/Mercury) Quanti sono i globetrotters del rock italiano, coloro che non riescono proprio a percorrere più di dieci volte le stesse vie, a buttar troppo l'occhio a panorami conosciuti, che cercano l'oro degli stupidi perché hanno dentro la testa un altro - a volte sfocato - sentire, che son pronti a buttare alle ortiche il piccolo formicaio costruito fin lì solo per gli occhi di acqua marina di una sconosciuta incontrata al distributore di benzina? Cambuzat... Basile... gente che non a caso si incontra, probabilmente si scontra (the battle of the egos, u know...), si stima e si defila da altri nani e altre ballerine, alternativi e perciò peggiori di quelli ufficiali, perché senza scusanti. 16 anni di carriera, un quid che me lo fa appaiare mentalmente a Jeffrey Lee Pierce, alcuni gruppi (Candida Lilith, il luogotenentado coi Kim Squad, Quartered Shadow) che se non han fatto la storia del rock italiano ne han fatto di certo la geografia, con quei su e giù instancabili pervasi dalla brama di mostrare. Mulini a vento, e col vento che tira... Venderà, questo disco, con le vinilmafie che serrano le fila, per spremere le loro galline dalle uova di stagno (meglio un uovo senza sforzo oggi...)? Basterebbe (eh, già, basterebbe) che album come 'Stereoscope' fossero posti alla conoscenza della gente, per aver bambine che mandano tenere lettere d'amore, o poster staccati da mensili 'Tuttuncazzo' e attaccati alle pareti delle camere da 'Alba chiara'. Ne manderanno per l'aria le sentite liriche i DJ che al mattino trovan già sulla console i brani che altri han scelto di promuovere con la loro voce ed il loro nome? Ne parleranno abbastanza le riviste specializzate tutte tese a stare al passo col post-rock, il pre-mambo, il post-it, il pre-tender? 'Stereoscope' è un lavoro maturo, imbevuto di atmosfere come lo straccio di una molotov romantica, intriso di quella melanconia da domenica sera (in ogni senso) che non può lasciar impassibili chi apprezza grandi gruppi chitarristici (altrettanto defilati) come Church o Giant Sand. E pensare che, ad es, 'Dove finisce l'isola' potrebbe fare al caso di quelle vostre cazzo di modulazioni di frequenza. Imo sound... small chords for secluded people...
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14/12/2005 13:23 - CESARE BASILE
L'esordio discografico di Cesare Basile risale al 1987 quando ...
CESARE BASILE L'esordio discografico di Cesare Basile risale al 1987 quando registra con I "Candida Lilith", gruppo di riferimento per una Catania che sarebbe diventata capitale del rock, il suo primo album. Dopo essersi trasferito a Roma e poi a Berlino, e dopo una serie lunghissima di concerti con altre band storiche dell’underground italiano ed europeo, Basile torna a Catania, rimettendosi in gioco da solo con l’album “Closet Meraviglia”. Un disco, questo, fatto di un rock intimo e talvolta oscuro, realizzato con la collaborazione di Hugo Race (Bad Seeds e True Spirit), sotto la direzione artistica di John Bonnair dei Dead Can Dance che ha curato gli arrangiamenti delle orchestrazioni. All’album hanno tra gli altri collaborato il trombettista Roy Paci e i Massimo Volume. Formazione: Cesare Basile (voce e chitarra) Ultimo disco: Closet Meraviglia – 2001 – (Viceversa/Extralabels) Sito internet: www.viceversarecords.com
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14/12/2005 13:23 - CESARE BASILE Primo concime (CDS) Mescal / Sony. Come “sbagliare” ...
CESARE BASILE Primo concime (CDS) Mescal / Sony. Come “sbagliare” un singolo pur avendo ottime canzoni Si apre con il secondo singolo estratto da “Gran Calavera Elettrica”, il 2004 di Cesare Basile. Diciamolo subito: “Primo concime”, pur essendo una buona ballata dall`agrodolce sapore notturno, non è certo il brano più adatto a rivestire il ruolo di singolo e probabilmente neanche il pezzo migliore dell`album; comunque Basile, che non è certo nuovo a scelte in controtendenza, sceglie di lanciarlo con un EP privo di inediti ma contenente un paio di chicche che attireranno sicuramente l`attenzione dei suoi più affezionati ammiratori. Se la cover della tragica “Ballata degli impiccati” di Fabrizio De Andrè (già inclusa nel cd-tributo uscito quest`estate con la rivista “Il mucchio estra”) può convincere solo in parte specie se confrontata con l`originale di Faber, i momenti più interessanti arrivano con le ultime tre tracce: si parte con due ottimi pezzi live (“Orto degli ulivi” e “Venere”) registrati pochi mesi fa durante il concerto nell`auditorium di Radio Popolare in cui Basile e la sua band si abbandonano ad arrangiamenti più essenziali ma al tempo stesso danno maggiore spazio agli intrecci di chitarre ed alle code strumentali, per poi chiudere il lavoro con una bella versione acustica di “Cantico dei taranti”. www.cesarebasile.it - SUONA: 16/9 Bologna "Estragon Summer Festival"- INFO: cyc promotions - via togliatti 17/8 - 0522/886879 - 0522/880558 - Montecavolo (RE) info@cycpromotions.com - www.cycpromotions.com























































































