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14/12/2005 13:23 - DAVID SYLVIAN
Dead Bees On A Cake
E' innegabile il piacere che ...
DAVID SYLVIAN Dead Bees On A Cake E' innegabile il piacere che ti assale a riascoltare questa voce dopo tanto tempo, accompagnato dalla certezza che alcune fascinosissime atmosfere le troverai soltanto in casa Sylvian. L'impressione immediata è che non siano passati davvero dieci anni dall'ultimo lavoro solista: i collaboratori sono i medesimi (Steve Jansen, Bill Frisell, Kenny Wheeler, con la sola novità di Talvin Singh) e le strutture compositive immutate. E questo è un bene, una garanzia di classe invariata, ma a conti fatti risulterà anche un limite. Il meglio, peraltro di altissimo livello, è nelle battute iniziali, nell'apertura nostalgica di "I Surrender" e soprattutto nelle notturne cadenze blues di "Midnight Sun" (dove gli inserti di fiati sono puro distillato di "Sketches Of Spain" di Evans/Davis). Così come è un piacere ritrovarsi nel flusso percussivo di "Thaliem" o nelle liquide suggestioni di "Alphabet Angel". Convincono meno i brani finali, troppo lunghi, spesso autoindulgenti (il romanticismo traboccante di "Cafè Europa") quando non di maniera ("All Of My Mother's Names"). Forse gioverebbe a Sylvian avvalersi di musicisti differenti o contaminarsi con i nuovi maestri (immaginate il suo timbro vocale sui tappeti ritmici di Bristol) e magari abbandonare alcuni dei nuovi brani nelle abili cure di qualche remix. Piacerà comunque e facilmente, scivolerà sulle irrefrenabili onde del riflusso nostalgico degli 80's, ma ci pare un lavoro riuscito a metà con il forte sospetto che le api siano morte per i troppi zuccheri.
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14/12/2005 13:23 - DAVID SYLVIAN
Approaching Silence
Non è il seguito del delizioso Dead Bees ...
DAVID SYLVIAN Approaching Silence Non è il seguito del delizioso Dead Bees On A Cake con cui Sylvian ha riconquistato il cuore di molti ammiratori ma un'antologia di tre pezzi ambient originariamente concepiti come colonna sonora di installazioni in gallerie d'arte. Che The Beekeeper's Apprendice (con il percussionista Frank Perry) ed Epiphany erano già stati editi anni in un elegante cd-libro a tiratura limitata. La title track invece è inedita e si riferisce a una prova del 1994 con Robert Fripp. E' il lato più esoterico di Sylvian, la sua dimensione Eno-Ica. Un morbido caleidoscopio di chitarre, synth e campionamenti, un freddo cielo sereno solcato da sottili strisce frippertroniche.
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14/12/2005 13:23 - DAVID SYLVIAN Everything & Nothing
All'inizio degli Anni '80 era il ...
DAVID SYLVIAN Everything & Nothing All'inizio degli Anni '80 era il leader dei Japan, la band inglese che ha fatto da apripista al movimento New Romantic. Poi, David s'è messo in proprio regalandoci album di pura innovazione con musicisti come Robert Fripp e Ryuichi Sakamoto. Questa doppia raccolta è quindi l'occasione per ricostruire tutte le tappe della sua carriera. Oltre ai classici come Ghosts, ci sono anche alcune novità (su tutte, Some Kind Of Fool, geniale suite di sette minuti e mezzo). Da non perdere l'orientaleggiante Bamboo Houses e Come Morning.
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14/12/2005 13:23 - DAVID SYLVIAN
Godman (Virgin) CDS-UK
Oggi s'è usi di infilare nel nostro ...
DAVID SYLVIAN Godman (Virgin) CDS-UK Oggi s'è usi di infilare nel nostro povero CD (povero perchè, come supporto, è oramai vecchio come il cucco) ogni sorta di cose, dal video con tutti i finalini che non vedrete mai in TV (ma perchè fanno schifo) al programmino "regalo" di modo che questi "anticristi" della Microsoft ci possano ben controllare. Anche il bel Sylvian non ci risparmia e, "il tutto incluso nel prezzo!", ci ammolla un palloso "corto" fatto di paesaggi e vita bucolico-familiare. Solo per fans sfegatati o di stretta osservanza. Pure l'elegante remix di Wagon Christ non incanta come di consueto.
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14/12/2005 13:23 - DAVID SYLVIAN
Dead Bees On A Cake (Virgin)
L’ex cantante dei ...
DAVID SYLVIAN Dead Bees On A Cake (Virgin) L’ex cantante dei Japan torna dopo ben 12 anni (non si potrebbe dare una fermatina alle lancette, diofà?) a firmare un progetto totalmente solista. Lo fa, anche, rispondendo quasi al titolo che si era lasciato alle spalle (‘Secrets Of The Beehive’). D’altronde, anche la musica ha una sua consecutio, pur con arricchimenti dati dai numerosi collaboratori di stampo De Luxe (Marc Ribot su tutti ma anche Bill Frisell, Talvin Singh ed i vecchi amici Steve Jansen - praticamente un fratello, ha ha - e Ryuichi Sakamoto). Il fastoso arabesco sonoro fa, come era facile immaginare, da pregiato sfondo alla suadente voce dell’uomo più bello del mondo (come fu definito) e riesce ad emergere solo dopo ripetuti ed attenti ascolti. Ed è forse questa la prerogativa migliore degli album di Sylvian, che si possono ascoltare sia stirando o studiando che seduti in poltrona ad occhi chiusi; ‘facili’ (meglio: digeribili) all’ascolto tutto sommato ed allo stesso tempo ricchi di piccole gemme e felici ed intense intuizioni sonore che rivitalizzano ogni volta l’attenzione. Segnalazione particolare per ‘Midnight Sun’, un blues che sembra quasi una mielosa cover dei rasposi gioielli unti d’olio di motore tipici di Tom Waits e la deviata ‘Gold Man’, che potrebbe ugualmente appartenere al bagaglio del santo bevitore di Pomona. Un disco di velluto, pur se nient’affatto sotterraneo, è pur sempre un bel fluire nelle orecchie...















































































































































































































