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14/12/2005 13:23 - MOTORPSYCHO
I Motorpsycho sono la più celebre realtà underground norvegese. Vengono ...
MOTORPSYCHO I Motorpsycho sono la più celebre realtà underground norvegese. Vengono da Trondheim, un piccolo centro industriale nel nord della Norvegia. La loro carriera viene inaugurata dall'uscita di Lobotomizer per la Voices Of Wonder nel 1991. In breve tempo la band si guadagna un'ottima fama grazie a travolgenti performance dal vivo. Dopo il successo iniziale, i Motorpsycho danno inizio a una quasi ininterrotta tournée che culmina, l'anno successivo, nella realizzazione di un secondo album, in cui vengono alla luce i notevoli progressi compiuti dal gruppo nella ricerca di uno stile innovativo. L'album successivo, Demon Box, vale loro riconoscimenti e critiche entusiastiche in tutt'Europa e, in particolare, nei paesi scandinavi. In Demon Box si trova di tutto: dal brutal pop al gliding progressive per arrivare, infine, a visioni di terrore industriale. Eletto miglior album dalla stampa norvegese, ottiene più tardi la nomina per un Grammy. Anni di intense tournée in Germania, Benelux e Italia consentono ai Motorpsycho di ottenere ovunque nuovi fans. Due nuovi EP (Mountain e Another Ugly EP) rivelano una straordinaria varietà di stili. Dal lunghissimo prog di "Mountain" alla divertente versione di "Sommertime is Here" i Motorpsycho riescono sempre a stupire con realizzazioni impreviste e imprevedibili. Dopo aver partecipato a prestigiosi festivals come Roskilde e Lowlands, il gruppo ritorna in studio per registrare il successivo album, che uscirà per la EMI/Harvest in Norvegia e per la nuovissima Stickman Records per il resto del mondo. Timothy's Monster, questo il titolo dell'album, è un serbatoio che contiene quasi due ore di appassionante rock, heavy psychedelia e brani in cui si fondono i più disparati generi, messo in vendita come doppio CD oppure come cofanetto da tre LP con un poster a colori e una stampa incisa su vinile nel sesto lato. L'uscita dell'album è seguita da una stagione di concerti in tutta Europa, molti dei quali, soprattutto in Italia, Germania e Olanda, fanno registrare il tutto esaurito. Spossati ma soddisfatti, i Motorpsycho rientrano alla base giusto in tempo per realizzare la tappa successiva, ossia la registrazione del loro album più pop, Blissard, che esce esattamente un anno dopo Timothy's Monster (la band è passata nel frattempo alla Sony Norvegia). In cantiere c'è anche il progetto di una colonna sonora in stile country per uno spaghetti western italo-americano diretto dal celebre Theo Buhara. Ancora una volta la band riparte per una tournée europea che, come al solito, riempie le arene. Vengono filmati due videoclip e prodotti altrettanti singoli, The Nerve Tattoo e Manmower, ognuno dei quali contiene 4 brani inediti. Durante la tournée vengono eseguite riprese "turistiche", poi ritagliate e riciclate per il video di "Sinful, Wind-borne". Come se non bastasse, si ingegnano per trovare il tempo di realizzare uno split-single con il vecchio leone del rock Alice Cooper per la Musical Tragedy Records. Un altro anno, un altro album e nella primavera del 1997 i Motorpsycho partoriscono il loro ultimo capolavoro: Angels & Daemons At Play, sicuramente il loro più grande successo. L'album viene messo in vendita anche in versione limitata in un cofanetto da 3 CD in cui compaiono bonus tracks e brani nascosti. Di nuovo la band si rimette in marcia, questa volta facendo scalo, finalmente, anche in Inghilterra. Il singolo dell'album è "Starmelt/Lovelight", trasmesso con grande frequenza da MTV. L'EP Starmelt contiene 4 brani inediti nella migliore tradizione Motorpsycho. La band è ora già al lavoro per preparare il suo prossimo album e, per quest'anno, ha già un calendario fitto di date: partecipazioni a vari festival in Germania, Olanda e Belgio ad agosto, una nuova tournée europea in autunno e, a novembre, la prima tournée in Australia.
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14/12/2005 13:23 - MOTORPSYCHO
Angels And Daemons At Play (Stickman/Self)
Chiunque deciderà di sobbarcarsi l’onere ...
MOTORPSYCHO Angels And Daemons At Play (Stickman/Self) Chiunque deciderà di sobbarcarsi l’onere e al contempo l’onore di documentare nella maniera più esauriente possibile e con il dovuto rigore filologico le vicende del rock indipendente di questi anni ‘90, non potrà fare a meno di soffermarsi su quella che a mio avviso è stata ed è tuttora una delle band più geniali e bizzarre del Vecchio Continente: i norvegesi Motorpsycho. Notati dal giornalista Claudio Sorge sin dalla loro primissima prova discografica, l’album del ‘91 Lobotomizer e da sempre dediti ad una affascinante forma di crossover che potremmo definire totale - vista la molteplicità e l’eterogeneità delle influenze e delle fonti d’ispirazione - la band guidata da Snah è tornata recentemente sul mercato discografico con un nuovo lavoro dal suggestivo e criptico titolo: Angels and Daemons at Play. Superfluo sottolineare come l’ensemble scandinavo - forte di un eclettismo davvero geniale e di una notevole vena compositiva - abbia ancora una volta centrato il bersaglio. Angels and Daemons at Play è infatti un disco ispirato ed affascinante capace per la prima volta di coniugare mirabilmente attitudine sperimentale e accessibilità pop. Se infatti gli ottimi Demon Box (1993) e Timothy’s Monster (1994) verrano giustamente ricordati come album seminali nell’ambito di certo crossover che prendeva le mosse da un suono grunge, quest’ultimo capitolo avvicina definitivamente i ragazzi di Trondheim - seppur in un’ottica obliqua - alla forma canzone. Intendiamoci la vena sperimentale e psichedelica dei nostri - quella sorta di marchio di fabbrica che in passato ne ha profondamente influenzato la cifra stilistica - non è affatto scomparsa. Ecco che allora schegge di space-rock ed echi floydiani sono alla base di un brano come Un Chien D’Espace che con la sue dilatate proporzioni progressive non sfigurerebbe certo nei vecchi dischi della compagine nordica. Negli altri episodi del disco invece i Motorpsycho riescono a sintetizzare la loro vena compositiva e la loro creatività in brani più contenuti, più accessibili e più curati dal punto di vista formale. Una segnalazione particolare per tre tracce davvero magiche: Heartattack Mac, Pills, Powders And Passionplays e In The Family. La prima è una canzone nervosa, adrenalinica, potente come un sabba eppure estremamente orecchiabile nonostante la sua “coda” noise in stile Sonic Youth. Pills, Powders And Passionplays è invece un brano interessantissimo in cui i nostri suonano come i Pink Floyd alle prese con il folk-rock dei primissimi R.E.M. o se preferite dei Byrds dei bei tempi che furono. In In The Family si assiste invece ad un insolito quanto intrigante connubio tra sonorità psichedeliche anni ‘70 e un riff anthemico proto-grunge alla maniera dei primi Dinosaur Jr. Massimiliano Di Pasquale I Motorpsycho viaggiano in un’orbita esclusiva, dove l’originalità e la creatività trionfano e i loro album non corrono mai il rischio di risultare banali, nonostante ne pubblichino uno ogni anno (escludendo EP, 7” e progetti estemporanei). Queste prerogative fanno da sfondo ad “Angels And Daemons At Play”, ma non pensate che sia finita qui, in quanto solo grazie all’ascolto del disco potrete assaporare le emozioni che i norvegesi sanno trasmettere e ciò accade sia in brani come l’acustica “Pills, Powders And Passionplays” o nella soft “Stalemate”, ma anche nella Sonic Youth dipendente “Walking On The Water” o nel noise oscuro e distorto di “Heartattack Mac”. Band psichedelica, pop e intransigente allo stesso tempo, imprevedibile e multiforme! Se non mi credete ascoltatevi i 13 minuti in continua evoluzione di “Un Chien D’Espace” o l’angosciante “Timothy’s Monster” e poi concorderete! Roberto Michieletto
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14/12/2005 13:23 - MOTORPSYCHO "Barracuda"
La loro etichetta presenta questa nuova "breve" raccolta come ...
MOTORPSYCHO "Barracuda" La loro etichetta presenta questa nuova "breve" raccolta come il "lungamente atteso album rock" dei Motorpsycho... La precisazione suona magari un tantino pignola, ma trova giustificazioni più che sufficienti proprio in relazione ai crudi sperimentalismi sonici di "Roadwork Vol. 2..." e ai trionfi popedelici di "Let Them Eat Cake", gli ultimi due estesi capitoli discografici usciti per la formazione di Trondheim. L'aggettivo breve è viceversa un palese paradosso: i trentacinque minuti in cui si dilungano queste sette tracce provenienti dalle incisioni di "Let Them Eat Cake" e poi temporaneamente accantonate al momento di stilare la scaletta di quella raccolta corrispondono pur sempre al tempo medio della stragrande maggioranza degli album in circolazione, poco più di un amen per un gruppo aduso a pubblicare dischi doppi e tripli. Rock, allora, termine che qui sembra voler puntualizzare il ritorno ad una musica più immediata e -ciò che si intuisce anche dal titolo- assai più aggressiva che nel recente passato dei Motorpsycho. Detto e fatto "Heartbreaker" s'introduce con un una linea di basso che non dà proprio adito ad equivoci di sorta sulle loro intenzioni e che spiana energicamente la strada ad una voce che non ricordavamo più tanto rabbiosa e graffiante e ad un tema nel quale si innestano i potenti squilli di una sezione fiati. Ancora più sciolto e dinamico il gioco delle chitarre in "Up'gainst The Wall (High Time)" e "Vanishing Point", che fanno anzi tornare in mente pagine d'annata dei Doobie Brothers, mentre "Rattlesnake" è una sorta di voodoo rock tutto imperniato sul robusto asse basso-batteria, "Dr Hoffmann's Bicycle" un'emotiva ed estemporanea escursione nel rock celtico che fu dei Big Country e "Glow" un blues elettrico che stilla passione e cultura psichedelica da ogni nota.
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14/12/2005 13:23 - MOTORPSYCHO
"Hey, Jane"
Chiudono il trittico i grandissimi di Trondheim uno dei ...
MOTORPSYCHO "Hey, Jane" Chiudono il trittico i grandissimi di Trondheim uno dei gruppi più sottovalutati dell'odierno panorama rock indipendente. Elaborando il mantra dei Pink Floyd con il noise dei Sonic Yout, i Motorpsycho hanno indubbiamente contribuito alla creazione di un moderno concetto di psichedelia. Le quattro nuove canzoni che accompagnano "Hey, Jane", tratto dal loro ultimo CD "Trust Us" sono quanto di meglio ha prodotto la loro visionarietà nordica da molti mesi a questa parte. Su tutto stanno due brani come "Celestine" e "Valis", che Dovid Gilmour sarebbe stato orgoglioso e copace di scrivere se, per magia, fosse catapultato qui ed ora dalle esoteriche lande di "Ummagumma".
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14/12/2005 13:23 - MOTORPSYCHO
Let Them Eat Cake
Da anni cocciutamente alla ricerca di una ...
MOTORPSYCHO Let Them Eat Cake Da anni cocciutamente alla ricerca di una via autonoma verso l'iperuranio psichedelico, i norvegesi Motorpsycho hanno da tempo lasciato alle spalle gli aspri sentieri dell'hard rock e del grunge percorsi da album come "Soothing Songs For Ruth", "Demon Box" e "Thimoty's Monster" per costruire sul loro infaticabile cammino i confortevoli avamposti popedelici di "Angels & Daemons At Play" e di "Trust Us", raccolte assai più informate all'eclettismo delle loro fonti d'ispirazione che non alla pura e semplice energia degli esordi. Una direzione irreversibile a giudicare dalla fattura delle canzoni che l'estroso gruppo di Trondheim ha raccolto in questo "Let Them Eat Cake", album che sta alla loro precedente discografia come Revolver a tutto ciò che i Beatles avevano prodotto prima del '66. La sensazione che altro sia lo spessore compositivo che ha presieduto all'allestimento di questi nove nuovi episodi della loro ormai decennale saga, così come assai più sofisticato e maturo sia il gusto che ha informato gli arrangiamenti di questi brani è infatti nitida, immediata e in ogni caso tale da innescare quel tanto di sorpresa che gli ottimi ricordi lasciati dalle ultime due raccolte a loro nome avrebbero facilmente escluso. E così, se "The Other Fool" è quanto mai sollecita nel dichiarare le nuove ambizioni del gruppo attraverso il gran dispiego di archi sui quali è appoggiato il suo tema melodico, ancor più sapiente e ammirevole è la maestria armonica che i Motorpsycho sfoggiano nella confezione della successiva "Upstairs/Downstairs" e la serena spensieratezza che infondono in "Big Surprise, Never Let You Out" e "My Best Friend", forse i titoli destinati a lasciare i ricordi più vividi e duraturi di questa luminosa parata psycho pop. "Songs For A Bro"' con i suoi fluenti assoli di chitarra ha tutta l'aria di voler essere un'allegra escursione dalle parti degli Allman Brothers di Jessica, mentre Stained Glass dal canto suo sfiora con rispettosa discrezione i luoghi più assorti e appartati dei King Crimson di Island o, giusto per venire un po' più in qua con gli anni, le pagine più visionarie dei Mercury Rev di "Deserter's Songs", canzoni queste ultime che stanno giusto ad un palmo dalle elettriche fantasie di 30/30, il brano che conclude in chiave trasparentemente "spaziale" il programma di "Let Them Eat Cake".
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14/12/2005 13:23 - MOTORPSYCHO
Heavy Metal Iz A Poze, Hardt Rock Iz A Leifschtiel
L'heavy ...
MOTORPSYCHO Heavy Metal Iz A Poze, Hardt Rock Iz A Leifschtiel L'heavy metal è una posa, l'hard rock uno stile di vita. Questa è più o meno la traduzione del titolo del nuovo album dei Motorpsycho. Notate l'ironia della dicitura in tedesco: la Germania è da sempre il principale mercato dell'heavy metal. Roadwork è il primo di una serie di dischi che la Stickman intende pubblicare in perfetto accordo con i Motorpsycho. Non il classico live riempidiscografia, ma una sorta di periodico report sulle attività live del più bravo e famoso tra i gruppi rock norvegesi. Registrato lo scorso anno in Europa, Roodwork vede il ritorno della band scandinava al classico formato del trio. In un certo senso, è un ritorno alle origini di Lobotomizer, o un indurimento del sound, che ultimamente si era un poco infrollito. Se per i Motorpsycho si può parlare di hard rock psichedelico, per favore che nessuno si azzardi a pronunciare la parola stoner. Il gruppo ha semmai un approccio grunge. Il che sta a significare una visione completa dello spettro del rock, o dell'hard rock, se preferite. Tutto il contrario della monocromaticità dello stoner. Infatti, elementi punk, psichedelici, metal, postpunk e new wave fluttuano nell'universo magmatico mutante dei Motorpsycho, senza offrire obbligati punti di riferimento. La magnificenza astrale di classici come AK9 Suite parla da sola: un connubio alchemico mirabile tra Pink Floyd, Sonic Youth e Terry Riley; musica composta per il piacere di inventare, di improvvisare, per lanciarsi oltre le barriere del possibile. Nel concetto di moderna psichedelia dei Motorpsycho, la nostalgia ha un peso rilevante. Ma attenzione, nostalgia non come sinonimo di revival, ma sentimento più antico, ancestrale, quasi astratto; nostalgia di un passato perduto, velo di tristezza tipicamente nordico. Immaginate, se potete, la malinconia dei tramonti norvegesi dissolversi nel bianco lancinante dei deserti californiani e avrete la perfetta visualizzazione della musica dei Motorpsycho.
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14/12/2005 13:23 - MOTORPSYCHO
Roadwork 2 - The Motorsource Massacre
STICKMAN/SELF
Solo i Motorpsycho (per proprietà ...
MOTORPSYCHO Roadwork 2 - The Motorsource Massacre STICKMAN/SELF Solo i Motorpsycho (per proprietà transitiva, i The Source, ok ) e pochissimi altri gruppi potevano pensare di pubblicare un disco del genere. Registrati dal vivo al Kongsberg Jazzfestival nel 1995, questi 73 minuti di musica non sono altro che la cattura audio di due entità musicali profondamente diverse che suonano contemporaneamente sullo stesso palco, con tutti i difetti, le sbavature e i momenti di pura meraviglia del caso. Nel 1995 la componente noise nei Motorpsycho non era ancora stata sopita, e l'iniziale 'Grindstone' né è prova lampante: un blocco di rumore basso e distorto inaugura la sfida, si rimane disorientati, dopotutto si stanno ascoltando due gruppi suonare sullo stesso palco nello stesso momento. Soffiata via la nebbia dei primi ascolti, il brano riacquista tutta la potenza che gli è propria e lascia poi fluire il disco, che sceglie di virare su coordinate psichedeliche marcatissime, toccando livelli trionfali in 'The Wheel' e in 'Finske Skoger'. Fatelo vostro, ma abbiatene cura e non affrettate l'ascolto.
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14/12/2005 13:23 - MOTORPSYCHO/Roadwork 2
Per la serie Roadworks, ovverossia i live che i ...
MOTORPSYCHO/Roadwork 2 Per la serie Roadworks, ovverossia i live che i Motorpsycho confezionano periodicamente a beneficio dei propri appassionati, curandoli personalmente come fossero veri e propri reportage, ecco uscire il secondo volume, registrato al jazz festival di Konsberg, nel 1995. Per la verità si tratta di una collaborazione a più gruppi, infatti, insieme ai Motorpsycho ci sono anche Death Prod (deputato all'uso del theremin) e The Source. Il connubio che ne esce fuori è un magma musicale che non trovo migliore, e forse desueta, definizione se non chiamare rock jazz. Musica basata fondamentalmente sull'improvvisazione, aperta, cangiante, alimentata dalla creatività momentanea di chi la sta suonando. A volte anche leggermente tediosa... All'ascolto dei lunghi e articolati brani di Roadwork 2 possono venire in mente via via sia la furiosa coralità dei Centipede, sia, un minuto dopo, i più eterei Grateful Dead ma anche i King Crimson più siderali. Diverso dal precedente hard e psichedelico Roadworks, questo nuovo lavoro live dei Motorpsycho offre l'ennesimo aspetto inusitato di un gruppo che non finisce mai di stupire. Forse non esiste attualmente una band più eclettica e con più cultura musicale di loro.



















































































































































































































































































































































































































































































