Live Band
Live di questa band:
Gio 15 Nov ESTRAGON - Bologna (BO) - Italia
ESTRAGON 051/19980427 VIA STALINGRADO 83 PARCO NORD BOLOGNA www.estragon.it www.myspace.com/unofficialestragon
Presentato da:
Hard Cash Management - Hard Cash Management 320/9678746 info@hardcasheventi.com www.hardcasheventi.com
Testi in archivio:
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14/12/2005 13:23 - 59 TIMES THE PAIN "Calling The Public"
Messisi in evidenza in ...
59 TIMES THE PAIN "Calling The Public" Messisi in evidenza in casa Burning Heart dopo "End of the Millennium" per la ruspante energia punk rock, i 59 Times The Pain macinano concerti dal 1992 tra le algide ed educate strade della Svezia. L'evoluzione della band dalle origini ad oggi si può ricondurre ad una progressiva pulizia delle intenzioni espressive e ad un abbandono graduale delle saturazioni del punk in favore di spazi più ampi ed ariosi in cui far correre la loro passione per le cavalcate rock di forte stampo USA. "Calling the Public" (Burning Heart) li fotografa in una fase in cui si avverte ancora senza dubbio il retroterra punk, ma evidente è l'ambizione ad uno status di rock band dalle più ampie valenze.
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14/12/2005 13:23 - BAY LAUREL Where Pain Comes To Die' (Noxious/Audioglobe)
Non mi ero ...
BAY LAUREL Where Pain Comes To Die' (Noxious/Audioglobe) Non mi ero scaldato ai tempi di 'Days Of Joy', il secondo lavoro dei Bay Laurel, e neppure mi esalto adesso che danno alle stampe il terzo capitolo della loro passeggiata tra vicoli oscuri, crisantemi, abbigliamento color nero/viola e via discorrendo. Trattasi dell'ennesima reinterpretazione della scuola di pensiero dark-gotica in chiave rock e dove è scarso il feeling che traspare dai brani. Al di là del caso particolare (i mediocri Bay Laurel) ho l'impressione che la mucca (ovvero il gothic rock) sia stata munta sino all'ultima goccia e ciò che fuoriesce attualmente dalle mammelle sia (salvo casi sporadici) acqua sporca! Stanno prendendo piede le raccolte dedicate alle "fairy voices", ovvero canzoni - spesso soft o atmosferiche - in cui le parti vocali sono eteree e vengono affidate a soavi donzelle.
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14/12/2005 13:23 - BRUCE RUSSELL/Painting The Passports Brown
Terzo album dopo "Project For A ...
BRUCE RUSSELL/Painting The Passports Brown Terzo album dopo "Project For A Revolution In New York" e "Maximalist Mantra Music" per il leader dei Dead C, ultimamente ultraindaffarato - non dimentichiamo il recente, splendido doppio "Dead C" attualmente in fase di ristampa. La strada che Russell intende percorrere pare ormai tracciata: il progressivo allontanamento dai sentieri del noise improvvisato della sua storica band per addentrarsi in un mondo in cui l'improvvisazione resta padrona assoluta ma il noise si diluisce in stratosferiche dilatazioni dal gusto perfettamente ambientale - per quanto l'ambiente non sia esattamente 'angelicato'. Costruito solo su chitarra 'aerea', electronics e nastri basati su loop presi dall'album "Anabase" degli A Handful Of Dust e su reverse di precedenti improvvisazioni di piano (With Rimbaud In Abyssinia), l'album scorre bene - sommesso, un po' cupo - ma senza lasciare particolari tracce di sé.
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14/12/2005 13:23 - "Dedicated to Roger Alan Painter (Rozz Williams † 1.4.1998)"; credo ...
"Dedicated to Roger Alan Painter (Rozz Williams † 1.4.1998)"; credo che d'ora in poi (almeno per un certo periodo di tempo) ci imbatteremo spesso in frasi simili. Tale dedica campeggia all'interno del bel digipack contenente "Hex Files Vol. 3-The Goth Bible" (Credo-Nova TekkAudioglobe), sostanzioso doppio CD che raccoglie 30 band sparse in giro per il mondo (l'Italia è rappresentata dai bravi Frozen Autumn) e propense alla creazione di suoni dark-gotici. Per quanto si parli sovente e non a torto (specie considerando la miriade di replicanti in libera uscita) di omologazione a livello di idee, qui (nonostante la durata complessiva si assesti sui 150 minuti) vengono messi in scena diversi aspetti: wave, electro, rock, sintetico, metal, eighties influenced e "cose più tipiche", oltre agli immancabili devoti al culto Sisters Of Mercy. I migliori risultano The Last Dance (elettro-acustici), Diary Of Dreams (emozionanti), Ikon (una garanzia), Rosegarden Funeral Of Sores (intricati), Fallen Apart, Sleeping Dogs Wake e Untoten, non disprezzabile "She Never Woke Up" dei Christian Death; una doverosa segnalazione spetta a "Hounds Upon The Hare" opera di Shadow Project, ovvero Eva Ortiz e Rozz Williams, appunto!
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14/12/2005 13:23 - DUPAIN
I Dupain fanno parte di quella generazione di musicisti attenti ...
DUPAIN I Dupain fanno parte di quella generazione di musicisti attenti a rispettare il patrimonio culturale delle proprie origini e al contempo avido di nuove sonorità e di nuove tecnologie. La loro musica associa i canti ed i temi tipici del XIX° Secolo (movimenti operai, testi sociali) a sequencer e drum machine. La loro musica è cantata in lingua occitana, lingua parlata in regioni italiane come Piemonte e Liguria, e in regioni francesi come Provenza e Costa Azzurra. Gli strumenti tradizionali antichi, come la vielle, su una base ritmica attuale ridanno vita ad un repertorio dimenticato, che tratta di temi ancora oggi attualissimi: immigrazione, disoccupazione, condizioni di vita da sfruttati. I testi sono firmati da Samuel Karpiena, che rimane folgorato dalla tradizione provenzale molto giovane, e inizia un percorso che lo porterà ad approfondire tutta la cultura occitana, creando la formazione Gacha Empega, un trio polifonico poi sciolto in favore dei Dupain (1997).
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14/12/2005 13:23 - DUPAIN: Samuel De Agostini (percussioni), Samuel Karpiena (voce, tamburino), Pierre-Laurent ...
DUPAIN: Samuel De Agostini (percussioni), Samuel Karpiena (voce, tamburino), Pierre-Laurent Bertolino (vielle a rouè, sequencer). Appuntamento alle ore 22. I Dupain fanno parte di quella generazione di musicisti attenti a rispettare il patrimonio culturale delle proprie origini e al contempo avido di nuove sonorità e di nuove tecnologie. La loro musica associa i canti ed i temi tipici del XIX° Secolo (movimenti operai, testi sociali) a sequencer e drum machine. La loro musica è cantata in lingua occitana, lingua parlata in regioni italiane come Piemonte e Liguria, e in regioni francesi come Provenza e Costa Azzurra. Gli strumenti tradizionali antichi, come la vielle, su una base ritmica attuale ridanno vita ad un repertorio dimenticato, che tratta di temi ancora oggi attualissimi: immigrazione, disoccupazione, condizioni di vita da sfruttati. I testi sono firmati da Samuel Karpiena, che rimane folgorato dalla tradizione provenzale molto giovane, e inizia un percorso che lo porterà ad approfondire tutta la cultura occitana, creando la formazione Gacha Empega, un trio polifonico poi sciolto in favore dei Dupain (1997).
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14/12/2005 13:23 - GAK SATO + PAINE'
I due artisti di punta dell'etichetta Right ...
GAK SATO + PAINE' I due artisti di punta dell'etichetta Right Tempo, nonchè "dj resident" dell'appuntamento mensile "Right Tempo Night" in forza al Tunnel di Milano. Gak Sato - giapponese naturalizzato italiano - e' un maestro nel ridare nuova vita al vecchio modernariato musicale (specie oscure colonne sonore italiane); Paine' si definisce "maniaco dei dischi", e abita un pianeta tutto suo dove taglia e cuce senza paura suoni che vanno dall'hip-hop al drum'n'bass al tango.
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14/12/2005 13:23 - HAND-PAINTED FILMS
(VHS - Light Cone Video, 1994 - distr.: Demos, ...
HAND-PAINTED FILMS (VHS - Light Cone Video, 1994 - distr.: Demos, Napoli) «Tratto i concetti di colore in modo simile ai concetti delle percezioni sensibili». Percepiamo di Stan Brakhage - di hand-painted films - la sua volontà sintetica di rappresentare un mondo altro, un universo (in-)statico che si muova alla velocità di flussi neuronali. Del suo originario joycismo - tecnica narrativa improntata sulla frantumazione totale della realtà e sul rimontaggio secondo canoni stilistici per-versi - così come Mondrian partì da nature morte figurative per giungere all'estremo sintattico di linee/colore - troviamo oggi una formulazione sintattica dissonante: percezioni anomale che ci rapiscono dal buio per portarci in un cono di luci dinamiche. Colori ondivaghi e divagatori... Digressione. «Guarda la tua camera a tarda sera, quando i colori possono appena distinguersi; e poi accendi la luce e dipingi quello che hai visto nella luce crepuscolare. Ci sono quadri che rappresentano paesaggi e stanze nella semioscurità: ma come si confrontano i colori in un quadro così fatto con i colori visti nella semioscurità? Quanto differente è questo confronto da quello tra due campioni di colore, che io ho di fronte a me simultaneamente e che, per confrontarli, metto l'uno accanto all'altro!». Addio luddismo, inesistito pensiero, se la Macchina ci consente l'unico contatto (reale) con la realtà: spazi di pensiero, agire sociale, nuove libertà capaci, anche lontano, dentro una casa, in solitaria, di farci presagire scenari sociali futuri e di modificare regole. In questi film dipinti a mano - cortometraggi ludici realizzati tra il 1986 e il '94 - la tecnica ha importanza fondamentale ove, oltre alla pittura a mano sul singolo frame, si aggiungono manipolazioni quali rifotografia, passo uno, montaggio alternato, impiego di pellicole vergini monocromatiche che filtrano direttamente la luce. Film di laboratorio, sotterranei per estrema definizione, che pongono in essere una delle questioni di nascita del cinema underground americano, di cui Brakhage è esponente storicamente ed enciclopedicamente riconosciuto. Film decisamente non pensati per la normalità della fruizione spettacolare cinematografica; film esposti dal proprio bisogno/domanda di espressione; messaggi in bottiglia. Oltremodo, si comprende come l'agire sociale passi anche per la visione di spezzoni di coscienza politica altrui. Opere che realizzano un pensiero visuale mobile nel quale forme e colori saltellanti, flottanti, scintillanti sembrano fatti di acqua e fuoco, sortire dalla terra, dal corpo, dallo spirito (come in "Night Music" - durata 30 secondi...) oppure un'autunnale rapsodia di foglie e cielo in 5 minuti e due elementi ("Autumnal"), senza mai lasciare spazio a nemmeno mezzo secondo di immagine fotografica, oppure la notte e l'alba, il mare e le sue tenere alghe verdi (percezioni multiple) fino all'esplosione di un amore rosso e carnale, il tutto a commento di un brano musicale (non compreso nel testo) ispirato da un poema omerico. «I concetti di colore sono da trattarsi in modo simile ai concetti delle percezioni sensibili». La percezione del mondo esplode dal sé, confini di orizzonti naturali si stagliano al di là dello schermo, consustanziazione della teoria del visibile con quella del rappresentabile in un afasico spostamento di senso. I colori si susseguono e sembrano riprodursi in noi echi sensibili di una qualche esperienza còlta altrove e riportata in auge, qui e ora («Qui i fatti della fisica non c'interessano se non in quanto determinano le leggi di ciò che appare ai nostri occhi»). Brakhage insiste nell'onirico delirio di luci-ombre-colori fino alla rappresentazione formale del nulla - o meglio alla sua concretizzazione strutturale - in "Naughts", serie ininterrotta di diversi nienti, di energie altrimenti disperse ed invisibili. Ritmo e forma, toni e durate: musica (tanto da montare evocando l'opera di Haydn per la complessa vivacità delle variazioni su un tema visuale in "Ephemeral Solidity"), dissonanze elementari alterate coraggiosamente e religiosamente messe a tacere (tutti i dieci corti di hand-painted films sono ostentatamente muti) per far posto a fragranti eruzioni di luce e colore, nebbie sorgenti da irrequieti anfratti dell'individuo ribelle e disilluso, dalla coscienza oscurata in rumore. Nessun sonno della ragione potrà mai scavare così fondamente nella sofferenza e nel pensiero di questa. Meditazione sul silenzio del mondo (e del cinema) che più non sa guardare, nemmeno ad occhi chiusi, il proprio sconvolgente spettacolare disastro. Le ultime immagini che ci pervadono sono altre percezioni, altri spazi inondati di nerofumo fuggente per un refolo solitario. «Non esiste il concetto puro di colore». Tutto ciò che vi accade lo capite?... Mostri!
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14/12/2005 13:23 - MA CHERIE FOR PAINTING Autres Directions
Due album alle spalle ...
MA CHERIE FOR PAINTING Autres Directions Due album alle spalle "Una Production Pop" e "Samba Continental", belli e diversi hanno creato i solidi presupposti per lanciare questa coraggiosa sfida di produrre un triplo album solo in formato vinile. Delle sei facciate purtroppo non è facile trovare una sequenza logica per le poco esplicite note che non danno modo di riscontrare l'effettivo titolo delle tracce ma anche questo fa parte della sfida. Almeno nei contenuti i MCFP sono stati generosi sia per durata che per varietà; un'opera dai toni bizzarri, che spazia dallo space all'avant-rocks screziata dall'ironia pop e sfumature jazz e ha tenuto chiusi per molti mesi nello scantinato questi stravaganti studenti germanici. Anche se spiritualmente aleggia un alone di riflusso progressive il riferimento piu sentito punta dritto sul krautrock che in questa rivisitazione perde la sua spigolosità a mezzo di repentine variazioni ritmiche e di umori, frammentata da innumerevoli samplers che scivolano sotto senza mai banalizzare il loro effetto. Una composizione con molti cambi di scena che chiede tempo, attenzione, passione; da qui nasce il culto.
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14/12/2005 13:23 - MINU’ PAINE’ CUADRELLI
Simplemente Asì
Parte con una sospensione su archi vorticosi ...
MINU’ PAINE’ CUADRELLI Simplemente Asì Parte con una sospensione su archi vorticosi il primo pezzo ("Ya Està Escrito") dell'esordio di Minù Painè Cuadrelli, argentino d'origine ma milanese nel quotidiano, 23 anni spesi già in una intensa e felice frequentazione dei locali come dj, il passato più recente trascorso insieme a Gabriele Sacchi (che appare in "Milano Flava") nella Compl8 Crew e poi il lungo apprendistato sui campionatori per far nascere "Simplemente Asì". Su questo vortice, si innescano subito una voce in loop e gli immancabili ritmi a tutto tondo per fotografare un cerchio che si arricchisce di qualcosa e di apparizioni rilevand, da Aloscia dei Casino Royale al pianista jazz Michele Ranauro, fino alla cantante argentina Maria Sloedad Tuliàn ad ogni giro. E' proprio la forza di una costruzione a spirale quella che talvolta permette di divulgare felicemente un reame di ricerca su frammentazioni e ricompattamenti di tracce prese da ogni dove, ricostruite in strutture/mutaforma che hanno impegnato il loro giovane affabulatore per un paio d'anni. "Ero stufo di fare il dj e basta, volevo un approccio diverso, anche perché non trovavo più dischi da mettere", ci ha confessato di persona. Ha preso così forma un'altra impresa eccellente dai laboratori di manipolazioni a tutto campo della RightTempo /Temposphere gestiti da Rocco Pandiani. Rispetto al suo compagno di scuderia, Gak Sato, Painè pare più portato per la trasformazione di fraseggi e di timbri a volte classici, per qualche apertura cantabile ("Tram") su cui veicolare conclusioni non prive di spirito e, soprattutto, di godibilità, afflati da colonna sonora anni '50, incrociati con ascolti jazz tutt'altro che banali (free, cool, be bop, filtrati da una propensione funky) e riferimenti alla musica colta europea ("Conosco I Miei Piani"). C'è spazio ("Sino All'Ultimo Respiro", per non dire degli intermezzi di "Giochi D'Autunno") per gli inevitabili richiami alla terra d'origine, che si destreggiano tra malinconia e tratti sinuosi e sensuali: nel brano che dà il titolo all'album si mescolano fisarmoniche ad accenni da tanghèro alla concitazione del drum'n'bass, e si raggiunge un piano artistico non poco elevato. Ci sono anche stilizzazioni vere e proprie ("Cosa Posso Fare Per Te"), dove il suono rimane sempre sufficientemente nitido senza rinunciare a stratificarsi, coordinato da un inesausto battito ritmico, insopprimibile in quasi ogni momento del percorso. Il Nostro dichiara che "c'è un'inflazione di gente che ricopia altri. Io ho sentito tantissimi dischi e ho cercato di usare le cose che mi piacevano nel modo più appropriato, per evitare il rischio di una cover vera e propria". Lontano da quello che sta accadendo in Giappone, come dallo spirito rock di un Fatboy Slim, Painè crea incontri solo apparentemente, a quanto pare, impossibili, il cui unico limite si trova nella notevole capacità immaginativa del loro artefice.
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14/12/2005 13:23 - NEUROSIS/Pain Of Mind
Nel 1987, anno del loro esordio discografico, i ...
NEUROSIS/Pain Of Mind Nel 1987, anno del loro esordio discografico, i Neurosis erano un gruppo punk-hardcore di grande livello e non devono certo essere stati pochi gli amanti del genere che, al tempo, ne avranno inciso con fare vandalico il nome accanto a quello di Black Flag, D.R.I. e Negazione - nei bagni del primo club "alternativo" a loro disposizione. Allora, l'incontro con Steve Von Till, l'Alternative Tentacles di Jello Biafra e il pieno coinvolgimento nella scena di San Francisco erano tutte cose che dovevano ancora venire, così come lo sviluppo di quello che è oggi il loro unico e inconfondibile stile, fatto di una durezza e un'ossessività allucinante. I suoni erano sicuramente più scarni, veloci e diretti, ma il legame con l'universo nero e malato dei Black Sabbath era già stato improntato ad avviare tutto il discorso mantrico e - a suo modo - poi approfondito nei dischi successivi. Ora a tredici anni di distanza, la Neurot recordings rimette in commercio quell'esordio (assieme ad una serie di inediti e live risalenti a quel periodo). A voi la scelta se avvicinarvi o meno alla fase embrionale, ma assolutamente devastante di uno dei progetti più ostici oggi in circolazione.
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14/12/2005 13:23 - PAIN
Pain (Nuclear Blast)
Peter Tagtgren non sembra riuscire a trovare pace, ...
PAIN Pain (Nuclear Blast) Peter Tagtgren non sembra riuscire a trovare pace, a prendersi un po' di riposo. Il bombardamento di dischi a cui ci sta sottoponendo è preoccupante: da solo questo ragazzo sarebbe capace di provvedere al fabbisogno di metallo incandescente dei fans di mezza Europa. Ecchecavolo, ad Hypocrisy e The Abyss va ora ad aggiungersi questo Pain, un progetto solista decisamente più futuribile rispetto alle sue cose solite. I brani dei Pain portano il discorso del metallo d'avanguardia un passetto più avanti nella definizione di quella che sarà la musica estrema dei prossimi anni. Le ritmiche sono molto meccaniche, i tempi si susseguono rapidamente creando un'atmosfera frenetica in cui l'individuo perde la propria identità, lo stesso processo di alienazione dei più estremi raves a base di techno e pasticche. Un brano come Learn How To Die mostra evidenti richiami al primo lavoro dei Diabolos Rising, quel "666" che ha aperto la via al black metal elettronico, una via perigliosa che in pochi si sono azzardati a percorrere. Rispetto ai DR, il progetto Pain è orientato su turbamenti più psicologico-introspettivi che non satanico-religiosi e la musica riflette questa differenza offrendo atmosfere altrettanto intense ma decisamente più orecchiabili e meno intransigenti (soprattutto perchè indirizzate ad un pubblico più vasto!). Un disco che a suo modo farà storia....
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14/12/2005 13:23 - PAIN(n)
Ground
Caotico e delirante ep da prima linea!!! Mcd d'esordio che ...
PAIN(n) Ground Caotico e delirante ep da prima linea!!! Mcd d'esordio che contiene 5 tracce di post hardcore decisamente all'avanguardia (vedi DEADGUY) con forti venature noise, stridenti distorsioni metalliche, furibondi stacchi, impennate e vuoti improvvisi....
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14/12/2005 13:23 - PAIN Ground (CD Vacation House)
I Pain di Aviano (PN) sono ...
PAIN Ground (CD Vacation House) I Pain di Aviano (PN) sono meno esposti a quegli schemi e a quelle iperboli, anche se nelle tracce di Ground non manca certo l'aspirazione a creare dei colossi sonori. Tuttavia il loro noise-core stridente e disarcolato (ben emsemplificato dall'iniziale Sadday) gode di una maggiorel schizofrenica, dinamica. Anche in questa circostanza però (nonostante l'accortezza di alcuni arrangiamenti) difficile trovare degli sbocchi: se la rappresentazione di scenari no escape sono una forza e una 'ragione sociale' imprescindibile, al tempo stesso rischiano di portare all'asfissia un intero genere.
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14/12/2005 13:23 - Pain è il nuovo side project di Peter Tägtgren degli ...
Pain è il nuovo side project di Peter Tägtgren degli Hypocrisy, che si assume l’onere di produrre, scrivere, mixare e suonare tutti gli strumenti in “Pain” (Nuclear Blast/Audioglobe). Suoni cyber-thrash dal forte impatto, tecnologici e debitori nei confronti di Fear Factory, Meshuggah e dei Nefilim di Carl McCoy, mentre “Learn How To Die” riporta alla mente i Raism. Buoni, pur se con una spiccata componente derivativa.
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14/12/2005 13:23 - Painè & Lele Sacchi
L'attività nell'ambito musicale di Painè nasce nel ...
Painè & Lele Sacchi L'attività nell'ambito musicale di Painè nasce nel 1991 in seno al Compl8 Crew (insieme a Gabriele Sacchi). Painè, prima di arrivare ad incidere il suo album di esordio "Simplemente Asì', ha svolto un lungo e faticoso percorso di crescita a Milano nel tentativo di ampliare i propri orizzonti sonori. Nel 1996, dopo aver ottimizzato le sue tecniche di mixaggio attraverso anni di apprendistato nei centri sociali, con lo pseudonimo Dj Massive insieme a G-Sacchi, come Compl8 Crew, fonda la serata Breathless al Tunnel di Milano che va avanti fino al 1997 e annovera ospiti illustri come Dj Food, Dj Krust, Kemistry and Storm, Ed Rush, Dj Vadim, Pressure Drop, Patrick Forge, Ben Wilcox, Derek Dahlarge, Jon Carter, Kenny Ken, Hidden Agenda, Herbalizers, & 4 Hero. Durante questo stesso periodo, per Painè arrivano due importanti legittimazioni: viene invitato (unico Italiano ancora oggi) a suonare a Londra dalla Ninja Tune insieme ai suoi artisti e riceve la proposta di un contratto discografico dalla Right Tempo di Milano, per far parte della sua nuova etichetta capitanata da Gak Sato: 'Temposphere'. Ad oggi Painè ha collaborato con Radio Rai 2 (“Suoni e ultrasuoni”), Radio Popolare, One-O-One, Radio Italia Network. Ha dato saggio delle sue esperienze produttive nell'ambito della raccolta che la Temposphere ha pubblicato 'A Wanton Bass' ed oggi si presenta con un Album di alti contenuti. Un lavoro originale che trasuda passione, originalità e grande determinazione artistica. Le radici della Musica di Painè vanno ricercate nel crossover tra la cultura Hip Hop e la scuola del Break Beat, ma attenzione, 'Simplemente Asì' è un'album che spazia dal Tango al Jazz, passando per la Musica da film e quella Folk. Un personalissimo punto di vista che si distingue quale proposta originale nel marasma di imitazioni e progetti privi di anima che stanno invadendo il mercato Italiano ed Internazionale, mimetizzandosi nel sound che 'sta andando di moda'. L'album di debutto di Painè non è di moda e non vuole esserlo. 'Simplemente Asì' è un piccolo mondo a se che Minu Painè Cuadrelli ha creato con l'anima e ha modellato intorno alla suo amore ed alla sua curiosità per la musica.
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14/12/2005 13:23 - PAINE’ - COMPL8CREW
L’attività di PAINE' è ricca e variegata. Come ...
PAINE’ - COMPL8CREW L’attività di PAINE' è ricca e variegata. Come COMPL8-CREW con Lele Sacchi anima le serate Breathless al TUNNEL di Milano (tra gli ospiti: DJ Krust, Kemistry & Storm, Ed Rush, DJ Vadim, Pressure Drop, Patrick Forge, Ben Wilcox, Derek Dahlarge, Joe Carter, Kenny Ken, Hidden Agenda, Herbalizer, 4 Hero). Vantano collaborazioni con le Radio: 101, ITALIA NETWORK, Radio POPOLARE, SUONI E ULTRASUONI di RAIradio2, PRESENZE SETTIMANALI su RADIODUE – AUDIOZONE (estate ’98), Back to the Basics-Ewetel (Germania ’99). Ospiti al Nightwave ’97, Charts su DISCOID Acid Jazz Magazine, serate drum’n’bass di Torino (Italian Mix it better Reddocks), a Firenze (Liquid), a Roma (Agatha) e a Reggio Emilia (Maffia).PAINE’ a.k.a. DJ Massive nella scena Milanese, resident al Tunnel di Milano, presente al DJ PARTY di MTV Italia e al party nella NINJA TUNE’ ATOMIC MOOG 2000 a Londra nel ’96. Inoltre dj supporter dei tour italiani di Casinò Royale, dell’aftershow del concerto di Tricky e del Levi’s Frontiere di Milano ‘99. Diverse sono le pubblicazioni, come COMPL8-CREW: “Promenade” e “Into the temposphere”, con Gak Sato, su Temposphere Rec. Suo è il remix di “A little tenderness” di Kichiagai su Collapse / White’n’Black, “Jungle” sul CD-libro “Bitter Pill” di Betty Gilmore e Steve Piccolo (Cox 18 books). 1999 Reduce dall’ultima fatica: LP “Simplemente asì” uscito per Temposphere records. Featuring: Michele Ranauro, Maria Soledad Tuliàn, BB Dai (Alioscia – Casinò Royale – RYALZ), DJ Em, Lele Sacchi. Sarà ospite del GRATIS per sorprenderci con il suo stile inimitabile. Contact booking dell’INSTITUTE OF DUBBOLOGY (e-mail: maffia@tin.it). Info circolo Gratis 0339 6093292 e-mail: xgratis@fastnet.it
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14/12/2005 13:23 - Chi invece vorrebbe essere cattivo, ma riesce solo a farmi ...
Chi invece vorrebbe essere cattivo, ma riesce solo a farmi ridere sono i Paingod! “Paingod” (Century MediaSelf) è un concentrato di banalità e clonazioni sonore di Machine Head, Biohazard, Pantera, My Own Victim e soci. Nei loro pezzi non troverete un briciolo di personalità e il tentativo di risultare pesanti è, a dir poco, patetico. Inutili!
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14/12/2005 13:23 - Painkiller
I Painkrller non sono considerati un gruppo isolazionista. La formazione ...
Painkiller I Painkrller non sono considerati un gruppo isolazionista. La formazione sax (John Zorn), basso (Bill Laswell) e batteria (Mick Harris, che ritorna alle origini), non smentisce infatti la tradizione, e non è sufficiente neanche l' improvvisazione da cui nascono tutti i loro lp (diverrebbero isolazionisti anche altri progetti di Zorn). Però, la presenza di Harris e Laswell, la libertà di espressione personale e l'assenza di strutture possono essere punti di contatto con i suonatori del vuoto.
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14/12/2005 13:23 - PAINSY DIVISION
I Pansy Division, in attività dal 1991, sono tra ...
PAINSY DIVISION I Pansy Division, in attività dal 1991, sono tra i gruppi fondamentali del cosiddetto punk a tematiche ornosessuali, universo eterogeneo in cui rientra il queer core delle Team Dresch, le Tribe 8, i Fifth Column oltre alle band che parteciparono alla compilation seminale "Outpunk Dance Party", per la Outpunk di San Francisco. Il quarto disco del trio sviluppa idee musicali dalla matrice garage punk, grezza e dagli accenti sonici, alternando melodie scorrevoli ad esplosioni dissonanti e destrutturate. Spunti acustici dal sapore californiano ("The Summer You Let...") ed arnmiccamenti sapienti al pop (la track che dà il titolo all'opera) chiudono il quadro di un disco fatto con l'energia e l'urgenza espressiva di una band coraggiosa ed interessante.
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14/12/2005 13:23 - PAINSY DIVISION
Vengono da San Francisco e con il loro punk ...
PAINSY DIVISION Vengono da San Francisco e con il loro punk melodico si propongono di annullare lo stereotipo del gay discotecaro. Nelle loro canzoni parlano di come qualche volta "il grosso sia meglio del piccolo" (in Dick Of Death), di come i bagni degli uomini siano "un vero e proprio fenomeno culturale" (Pee Shy), ma ci regalano anche commoventi canzoni d'amore (The Ache). Sono le "Divisioni Omosessuali" (Pansy Division) e il loro simbolo è un triangolo rosa proprio come quello con cui i nazisti contrassegnavano i gay nei campi di concentramento. Dalla California senza pudore e con tanto coraggio. Informazioni: Wide, 050/501459
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14/12/2005 13:23 - PAINSY DIVISION
Vengono da San Francisco e con il loro punk ...
PAINSY DIVISION Vengono da San Francisco e con il loro punk melodico si propongono di annullare lo stereotipo del gay discotecaro. Nelle loro canzoni parlano di come qualche volta "il grosso sia meglio del piccolo" (in Dick Of Death), di come i bagni degli uomini siano "un vero e proprio fenomeno culturale" (Pee Shy), ma ci regalano anche commoventi canzoni d'amore (The Ache). Sono le "Divisioni Omosessuali" (Pansy Division) e il loro simbolo è un triangolo rosa proprio come quello con cui i nazisti contrassegnavano i gay nei campi di concentramento. Dalla California senza pudore e con tanto coraggio. Non sarà certo la produzione di Steve Albini per il singolo "Queer To The Core" o la recente collaborazione con Kirk Hammet dei Metallica a farmi stravedere per i gay-rockers Pansy Division e per "More Lovin' From Our Oven" (LookoutWide). Il loro è un normale power-pop, queer-core, punk-pop o come volete chiamarlo ed è in netto contrasto con le liriche crude e che necessiterebbero di un supporto più "spesso"; dicono che questa raccolta di inediti, demo, ecc. segni la transizione tra ciò che erano e ciò che saranno: staremo a vedere!
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14/12/2005 13:23 - PAINT BOX
Monitor
In un panorama discografico nazionale quantomai affollato, è difficile ...
PAINT BOX Monitor In un panorama discografico nazionale quantomai affollato, è difficile disporre di elementi distintivi scevri da mirate ristretteze settoriali o da impellenti modernità, ma questo quartetto bresciano, che non solo nel nome Paint Box rivendica lontane infatuazioni pinkfloydiane, sembra tuttavia liberarsi - con piacevole freschezza compositiva - da eccessive dipendenze. Proiettati verso un ipotetico "centro di gravità permanente", i brani psichedelico-progressivi di "Monitor" dichiarano senza ipocrisie i loro legami con il passato ma focalizzano una credibile autonomia espressiva in efficaci strutture che sormontano con dosate escursioni strumentali l'impronta canzone: "Oltre Il Confine Sbagliato Del Tempo", "Aria Viziata", "Avanguardia" (la tensione del nuovo millennio nel manifesto futurista del Marinetti), "Io Non Sono Pazzo?" (citando H.P. Lovecraft) o il bel finale de "Il Circo" (ispirata al film "Freaks" di Tod Browning) sono esempi di compiuta ed avvincente scrittura rock magari tradizionale, eppure atemporale, ispirata, surreale, forse più originale di quelle di tanti presunti innovatori dell'ultima ora. Info: 0330/6139169
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14/12/2005 13:23 -
PRO PAIN
In cinque anni di attività i newyorchesi Pro Pain ...
PRO PAIN In cinque anni di attività i newyorchesi Pro Pain si sono guadagnati una solida credibilità nel circuito thrash-core che ha sorpreso anche i più attenti osservatori del genere. Gary Meskil (voce, basso), Tom Klimchuck (chitarra), Rob Moschetti (chitarra) e Dave Chivarri (batteria) hanno sempre avuto un approccio musicale e lirico aggressivo, senza l'aiuto di un management o di una booking agency. "Suoniamo per gente che non è differente da noi"; sono le parole di Gary Meskil, fondatore e compositore della band, da sempre in prima linea contro le ingiustizie e le sopraffazioni. Sebbene provenienti dalla middle-class, i Pro Pain sono tra i più acuti contestatori dell'American Way Of Life. All'attivo hanno tre album, "Foul Taste Of Freedom" (1992), "The Truth Hurts" (1994) e "Contents Under Pressure" (1996). Anche nell'ultimo lavoro i Pro Pain passano al microscopio le assurdità dell'omologazione sociale con la stessa aggressività che gli ha sempre contraddistinti. Brani come "Political Suicide" e "Gunya Down" sono la perfetta visione di una spirale infernale senza possibilità di ritorno.
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14/12/2005 13:23 - PRO PAIN
"Act Of God"
Dopo l'uscita di dischi come "Technocracy" dei ...
PRO PAIN "Act Of God" Dopo l'uscita di dischi come "Technocracy" dei Corrosion Of Conformity, sono diventati sempre più frequenti, da parte di gruppi di tutto il mondo, i tentativi di definire un punto d'incontro stabilizzante tra due generi abbastanza distanti come l'hardcore ed il metal. Purtroppo non sempre i risultati di questo tipo di esperienze sono stati incoraggianti e anzi, il più delle volte, si è proprio finito col perdere quello che è il vero significato di questi due stili musicali, per dare vita a certe monoliticizzazioni, prolissità e rallentamenti davvero snervanti e noiosi. Gli stessi Pro Pain di Gary Meskil con risultati altalenanti - si dedicano da sette anni ad una loro personale concezione di violenza hardcorizzata che, con grande mestiere, si è assestata col tempo tra stacchi ritardati, apologizzazioni del mi a vuoto e strilla Philanselmiane. Ora però dopo l'apprezzatissimo omonimo dello scorso anno, i nostri ritornano con questo "Act Of God" che, pur presentando una versione molto dinamica e sincera di quel tipo di suoni che hanno fatto la gloria di gruppi come Pantera e Machine Head, non riesce proprio a preservarci da certi giri e mid tempo francamente monotoni, ripetitivi e - forse - troppo prevedibili anche per il miglior servizio giovanilistico su Italia Uno. Il loro prossimo lavoro sarà sicuramente migliore.
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14/12/2005 13:23 - RED HOUSE PAINTERS
Poiché fanno i dischi senza titoli chiameremo questo ...
RED HOUSE PAINTERS Poiché fanno i dischi senza titoli chiameremo questo "l'album del ponte sul fiume". La 4AD già da qualche anno sta cercando di spostare il proprio baricentro onirico verso altri tipi di sogni (o incubi). E i RHP si collocano esattamente nelle fasi successive a quella del 'Movimento oculare veloezzzato'. Con Mck Drake nel cuore e quei 20 imperdibili dischi punk che giacciono impolverati nello scaffale di casa Kozelek, i RHP rappresentano un'aorta aggiuntiva che pompa sangue al cuore del 'rock' o meglio della musica popolare del nuovo millenio. Un disco magico che la vostra ragazza vi chiederà spesso in prestito. La Tersigni nel corso della rassegna stampa del Tg3 Notte, presentando il nuovo numero di Ordine Pubblico, rivista della polizia, l'ha chiamato (oh, Freud!) Ordine Nuovo. Inutile commentare.
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14/12/2005 13:23 - RED HOUSE PAINTERS "Old Ramon"
"Old Ramon" (SubPop, 2001), registrato originariamente ...
RED HOUSE PAINTERS "Old Ramon" "Old Ramon" (SubPop, 2001), registrato originariamente fra l'autunno del 1997 e la primavera del 1998 è rimasto intrappolato in beghe contrattuali con la vecchia casa discografica, mostra i Red House Painters ancora in splendida forma e Kozelek in un umore sempre esistenziale ma più adulto. Le composizioni intense di questo album circondano le loro subdole melodie di atmosfere magiche e fantastiche che conferiscono alla musica una qualità quasi spirituale. La favola indianeggiante "Wop-A-Din-Din" (con un coro femminile delle isole pacifiche) fa venire in mente persino le vignette esotiche di Kevin Ayers, mentre l'estasi vocale e le chitarre dilatate di "Void" (spiegati nell'arco di nove minuti) riecheggiano i salmi psichedelici di David Crosby. Un'altra confessione di nove minuti, "Cruiser", procede a un passo lento, country, mentre le chitarre solfeggiano uno shuffle dimesso, e il tutto sa contemporaneamente di Neil Young e di Tim Buckley. Undici minuti di "River" presentano lo stesso schema in un formato più elettrico, con chitarre scoppiettanti che cullano il vagito del cantante a un tempo semi-valzer, e un ideale ponte steso con il grunge lirico dei Nirvana. Kozelek rimase profondamente scosso dalla morte di John Denver, e almeno due delle canzoni più semplici ne risentono: "Michigan" e "Golden". Il contrasto con i pezzi lunghi e torturati non potrebbe essere più cupo. Il gruppo si concede più grinta in "Byrd Joel" e "Between Days" (quasi i Rolling Stones), giusto per dimostrare che lo sanno fare. Nel complesso, l'umore è meno depresso che nei primi album, e il paesaggio è più colorato. Se un po' della poesia è andata perduta, e il messaggio non è più profondo com'era, il talento tecnico sta forse appena cominciando a sbocciare. I Red House Painters sono oggi meno pittori e più musicisti.
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14/12/2005 13:23 - RED HOUSE PAINTERS
Retrospective
Non potevano mancare gli stessi Red House Painters, ...
RED HOUSE PAINTERS Retrospective Non potevano mancare gli stessi Red House Painters, con un estratto dall'imminente Old Ramon e un paio di cover di Genesis e Neil Young.
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14/12/2005 13:23 - SPAIN
She Haunts My Dreams
Sono lenti gli Spain, lenti quando suonano, ...
SPAIN She Haunts My Dreams Sono lenti gli Spain, lenti quando suonano, lenti quando incidono dischi. "The Blue Moods Of Spain", con le sue canzoni tenui e dilatate all'infinito, uscì nel 1995, che, da un certo punto di vista è come dire un secolo fa: il grunge era da poco finito in tragedia, non si parlava ancora di post rock o musica catatonica, il lo-fi, forse, era stato appena istituzionalizzato. Anche il canto sospirato ed indolente di Josh Haden (figlio di Charlie, celebre contrabbasso jazz) pareva una novità e lasciava perplessi. Oggi il far musica pigra è in qualche modo un'attitudine consolidata e in più il recupero del lounge ha portato con sé anche un certo gusto per il mood retrò e sentimentale. Dunque gli Spain ritornano in scena non più da precursori ma da maestri (hanno persino degli imitatori, vedi i sopravvalutati Tram) e la cosa presenta i suoi pericoli. Dopo un esordio così bello e quattro anni d'attesa era logico che le aspettative fossero alte. Melodicamente "She Haunts My Dreams" ha una sequenza di pezzi magistralmente organizzati per oscillare senza sbalzi fra jazz notturno, nostalgie orchestrali e country parsoniano e, rispetto al lavoro precedente, accelera di quel nulla che gli consente di fregiarsi di un aggettivo prima impensabile: scorrevole. Addirittura "Before It All Went Wrong" sfoggia un groove al limite del radiofonico. I testi invece restano nel confortevole e sempre fertile ambito delle sventure amorose e risulterebbero banali se non avessero la modestia di proporsi come meditazioni ad alta voce piuttosto che come pianti sulla spalla dell'amico fedele e tremendamente annoiato. Forse mancano quei momenti capaci di raccontare sul serio la sofferenza anziché sfiorarla (come erano stati "Untitled #l" e "Spiritual") però credo non esista disco più adatto di questo a far da sottofondo, con candele accese e tavola imbandita, all'attesa di qualcuno che ormai non arriva più.
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14/12/2005 13:23 - SPAIN - She Haunts My Dreams (Restless/BMG)
Se le copertine servono ...
SPAIN - She Haunts My Dreams (Restless/BMG) Se le copertine servono ad individuare il contenuto, quella di 'She Haunts...' (una ragazza in vestito da sera con generosa scollatura che schiocca a ritmo le dita sopra ad un mare calmo ed illuminato dalla luna) potrebbe far incasellare il CD nello scaffale da pòmicio. Invece, sentendolo... pure. La formula è quella del cantautore allargato (a band), creatore di canzoni (stavolta) intimistico-sognanti, che però hanno una struttura talmente ferrea da assomigliarsi un po' tutte. La micidiale steel poi (ad es. su 'Hoped & Prayed') e testi del tipo 'Love / Only love / It's only love' definiscono bene l'intero disco. Due considerazioni: se penso che Josh Haden (basso, voce ed autore in toto) è figlio di Charlie Haden e che Nick Drake si è ammazzato, beh... Comunque, una volta sviscerato come si deve non è male ma cazzo, quanto l'hanno sopravvalutato!
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14/12/2005 13:23 - STP Sin Temptation And Pain
Reduci dall'ottimo responso di pubblico del ...
STP Sin Temptation And Pain Reduci dall'ottimo responso di pubblico del Project Crash Tour insieme ad alcuni tra i migliori nuovi esponenti del punk e dell'hardcore italiano, gli STP pubblicano il loro nuovo album, mettendo a frutto come meglio non potrebbero la loro decennale esperienza in ambito garage e punk. Non sono gli ultimi arrivati, gli STP, e si sente subito all'attacco del primo brano "Sentimental Breakdown". E non solo per la voce sporca e graffiante del cantante, ma anche e soprattutto per le chitarre, liberamente ispirate ai Ramones, ma passate attraverso la classica interpretazione 'senza tempo' australiana del punk. Non vi trovate quindi di fronte all'ultimo idiota gruppo emo che scimmiotta i NOFX, ma a gente che mastica da una vita rock and roll.
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14/12/2005 13:23 - THE RED KRAYOLA
Fingerpainting
Come si dice, i Red Krayola non rifanno ...
THE RED KRAYOLA Fingerpainting Come si dice, i Red Krayola non rifanno mai lo stesso passo per due volte di fila. Dopo due anni da "Hazel", la formazione di questo disco comprende il collettivo originario (Thompson-Barthelme-Cunningham) con le fluttuazioni recenti e i nomi d'arte (Grubbs-Prina, per esempio), in una sorta di circolarità totale tra passato e presente. Tutto per mettere insieme storie ed attitudini vecchie e nuove, frammenti che arrivano da inediti di trent'anni fa e nuovi 'free-pieces': le intrusioni minimali di sempre e qualche alchimia, tanto per gradire, dalla pentola ribollente dell'attuale. Ancora una volta, la musica si insinua nelle pieghe cerebrali per scardinare qualsiasi tranquilla contemplazione di se stessa. Certo, l'avanguardia e la sperimentazione dadà a cui si rifaceva la prima storia dei Red Crayola ha oggi cambiato aspetto e si è affidata maggiormente agli automatismi acidi delle macchine. Fa quindi una certa impressione ascoltare fino in fondo un disco come questo, che profuma ancora di free jazz, di storie in cui l'acustica naturale fa ancora la sua parte. Sono soprattutto percussioni, arpeggi, fiati strozzati che gorgogliano, tastiere ondivaghe, a ricordarci di destrutturazioni divenute quasi classiche. In realtà a ben srotolare il suono che alcuni brani dal titolo chilometrico hanno ci sono anche ritmiche seriali e tribali, una voce indolente che fa capolino qua e là per dare un vaghissimo senso di canzone a qualche momento fino al pezzo di chiusura, in cui il pianoforte traccia linee di sviluppo abbastanza austere, senza fare i conti con un apulsazione ritmica campionata che segna, in qualche modo, un metronomia da fine millennio.
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14/12/2005 13:23 - TOWNES VAN ZANDT In pain
Gocciolano gli inediti Townes Van Zandt ...
TOWNES VAN ZANDT In pain Gocciolano gli inediti Townes Van Zandt a tre della morte; è un lungo commiato che non finirà certo qui, a testimoniare l'affetto che i cultori szl folk han sempre portato e serbano ancora per il cantautore texano. Questa è un'antologia live dell'ultimo periodo di carriera, 1994-96, con nastri da piccoli club tedeschi e austriaci, nel cuore di quell'Europa in cui Van Zandt aveva trovato asilo dopo la sua inquieta e drammatica vita, sono pagine intense e difficili provato, con una voce spesso ridotta a mugugno, l'uomo esprime una stanca dolcezza nello sciorinare in un'essenziale lingua folk i suoi brani e poche, misurate cover (da Fred McDowell, Hank Williams, Chris Eckman), con una chitarra che per quanto opaca riesce ancora a richiamare l'attenzione. Un diario di vita più che un semplice album: con pagine altamente drammatiche come quelle del tour del novembre 1996 a poche settimane soltando dalla morte.
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14/12/2005 13:23 - WEEN
Paintin' The Town Brown: Ween Live '90-'98 (2CD Elektra)
Lascio ai ...
WEEN Paintin' The Town Brown: Ween Live '90-'98 (2CD Elektra) Lascio ai lettori più avvezzi alle goliardate dei Ween indovinare che tipo 'marrone' sia quello con cui il duo vorrebbe 'imbrattare la città'... Gene e Dean, ormai piccole star 'concettualmente' paragonabili ai nostrani Elio E Le Storie Tese, festeggiano il decennale della loro esistenza con un doppio live che si vorrebbe summa della loro carriera. In realtà lo è solo in parte, nel senso che celebra degnamente la veste più normalizata della loro musica e quella più demenziale dei loro testi mentre degli impagabili esercizi di surrealismo sonoro delle origini (l'imperdibile capolavoro The Pod, Shimmy Disc-1991) quasi non c'è più traccia, nonostante alcune delle registrazioni riportino date dell'epoca. Dolersene? Non più di tanto, visto che anche come esegeti country (Japanese Cowboy, I Saw Gener Cryin' In His Sleep, She Fucks Me) 'stonati' rockers (Mushroon Festival In Hell, Bumblebee, Awesome Sound), bluesmen (Mountain Dew...), cabarettisti impenitenti (Ode To Rene, Mister Richard Smoker), sudisti (Voodoo Lady - i Doobie Brothers e la Allman Bros. sono a un passo) e parodisti (la splendida musica araba di I Can't Put My Finger On It), anche in questa maniera, dicevo, funzionano a meraviglia. L'impianto gira bene (nel senso che si suona degnamente e i pezzi sono più che buoni) e l'ironia traspare anche oltre i limiti linguistici; il secondo CD, poi, è un vero delirio: le versioni di Poopship Destroyer e Vallejo veleggiano sulla mezz'ora l'una e sono delle deformi partiture in cui si tritura di tutto, ma di tutto veramente. Sarebbero piaciuti parecchio a Zappa (e piacerebbero parecchio agli zappiani).
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14/12/2005 13:23 - PAINTING VOID, nascono nel 97 nella provincia messinese (Brolo) il ...
PAINTING VOID, nascono nel 97 nella provincia messinese (Brolo) il loro sound all’inizio ð accostabile al grunge , mentre hanno dato libero sfogo alla propria creativitž dirigendosi musicalmente parlando a sonoritž post-rock facendo convivere noise e psichedelica.
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14/12/2005 13:23 - PAINTING VOID, nascono nel 97 nella provincia messinese (Brolo) il ...
PAINTING VOID, nascono nel 97 nella provincia messinese (Brolo) il loro sound all’inizio ð accostabile al grunge , mentre hanno dato libero sfogo alla propria creativitž dirigendosi musicalmente parlando a sonoritž post-rock facendo convivere noise e psichedelica.
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14/12/2005 13:23 - Painè nel mondo dance milanese ormai lo conoscono tutti, Minu ...
Painè nel mondo dance milanese ormai lo conoscono tutti, Minu Painè Cuadrelli è specializzato in una sorta di hip hop contaminato da influenze funk, jazz, jungle, addirittura tango, nonché fondatore della Compl8 Crew con Lele Sacchi. Quest'anno, fra i vari impegni, ha appunto quello di ricercare nel ricco panorama underground i djs che, nel corso delle nuova stagione del Tunnel, presenzieranno ai successivi Summit.
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14/12/2005 13:23 - dj Painè
Il dj Painè, fondatore della Compl8 Crew e uno ...
dj Painè Il dj Painè, fondatore della Compl8 Crew e uno dei punti fermi dell'etichetta Temposphere di Milano. Abilissimo selecter, il suo suono è già noto al pubblico milanese: si tratta di una miscela inconfondibile di latinismi sonori, funky, nujazz, house e hip hop.
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14/12/2005 13:23 - CASIOTONE FOR THE PAINFULLY ALONE Pocket Symphonies For Lonesome Subway ...
CASIOTONE FOR THE PAINFULLY ALONE Pocket Symphonies For Lonesome Subway Cars (Tomlab) Owen Ashworth, ovvero Casiotone For The Painfully Alone, si era fatto conoscere al pubblico grazie a un lavoro di debutto (auto-prodotto) alquanto particolare. Infatti ‘Answering Machine Music: A Brief Album In Twelve Parts’ non era altro che un disco realizzato con l’intento dichiarato di fornire motivetti buoni per essere utilizzati quali messaggi per segreterie telefoniche. Adesso, dopo aver ottenuto un contratto con la tedesca Tomlab, Casiotone For The Painfully Alone ha raccolto sedici composizioni assemblate nel corso di tre anni, tra il 1998 e il 2001, e le ha impacchettate in un disco il cui titolo è: ‘Sinfonie Tascabili Per Le Automobili Solitarie Del Sottopassaggio’. Si tratta di canzoni che mostrano chiare volontà pop cantautorali, con un approccio alla stesura dei brani che può essere accostato a quello dei “bedroom musician” statunitensi e dove la struttura delle tracce è improntata a un lo-fi sovente elettronico e saltuariamente acustico. Sono così scaturiti pregevoli bozzetti in cui la strumentazione “elettro primordiale” e i campionamenti sfruttati da Owen Ashworth (nota è la sua passione per treni, autobus, taxi, ecc.), a volte accompagnati da batteria e/o violoncello, generano pezzi sentimentali e avvolti da un senso di tragedia surreale, facendo di Casiotone For The Painfully Alone uno dei migliori menestrelli cibernetici di questo inizio di terzo millennio.















































































































































































































