Live Band
Live di questa band:
Gio 07 Giu METALFEST - Monza (MB) - Italia
METALFEST Alcatraz Via Valtellina 25 MILANO INFO: http://www.it.metalfest.eu/
Testi in archivio:
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14/12/2005 13:23 - DARK TRANQUILLITY
Il nome del sestetto svedese dei Dark Tranquillity spicca ...
DARK TRANQUILLITY Il nome del sestetto svedese dei Dark Tranquillity spicca nei ranghi del più brutale death metal per la affascinante miscela che contraddistingue il loro stile oscuro, melanconico ed etereo: aggressività pura ma incastonata di preziose linee melodiche, perfettamente orchestrate ed arrangiate in strutture articolate ed imprevedibili. Attivi dal 1989, sono una delle band più influenti dell'underground europeo dell'ultimo decennio. La critica li ha definiti "i pionieri del Gothenburg Sound", ovvero la spina dorsale del movimento metal scandinavo: un duello frenetico di chitarre taglienti, strutture ritmiche complesse ma con un approccio innegabilmente melodico seppur ben radicato nell'intenso e spietato assalto sonoro tipico del thrash anni '80. Velenosi ma al tempo stesso freschi e innovativi, i Dark Tranquillity rappresentano il virtuosismo del metallo moderno più estremo. L'ultimo album "Projector" (1999) - che ha ottenuto anche una nomination ai Grammy Award Svedesi nella categoria "Best Rock Album 1999" - tocca il culmine di 10 anni di inesauribile creatività. Il nuovo attesissimo cd dal titolo "Haven", attualmente ancora in lavorazione, uscirà il 12 luglio 2000 per la Century Media Records, ma i Dark Tranquillity ce ne offriranno una golosa anteprima sul palco del Gods Of Metal Y2K il 10 giugno prossimo. Un motivo in più per non mancare!
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14/12/2005 13:23 - DARK TRANQUILLITY: ~SkyDsteer" (Spinefarm)
La scena svedese non è morta! | ...
DARK TRANQUILLITY: ~SkyDsteer" (Spinefarm) La scena svedese non è morta! | Questo è il monito che ci indirizza- | no i ragazzi della Spinefarm Recs con questa release: "Dark Tranquil- | lity" è un nuovo infernale parto di | quelle terre dimenticate da Dio e | spazzate dal gelido vento del nord. Dopo aver prodotto un demo (di recente ristampato su 7" da una label messicana), i nostri hanno fatto appena in tempo nel 1992 a pubblicare un 7" A Aloonclad Reflestion (S I aughter/Exhumer Recs), prima di essere agganciati ad una solida label per la pubblicazione del debut cd in questione. T1 rsrimo imnsffa non in hand è eccellente, il disco parte a manetta con Nightfall By Che Shore Of Time. In seguito, proseguendo nella esplorazione-del repertorio di DT, scopriamo anche una inaspettata vena "tenera", con un approccio tutto sommato più doom che strettamente death. Insomma una vera miniera a cui attingere consigliato !
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14/12/2005 13:23 -
DARK TRANQUILLITY
The Mind's I (Osmose)
Ommammamia! Facciamo un piccolo salto ed ...
DARK TRANQUILLITY The Mind's I (Osmose) Ommammamia! Facciamo un piccolo salto ed immergiamoci immediatamente nella seconda traccia di questo terzo album per il quintetto svedese di Gotheborg, "Zodijackyl Light" è una porzione di metallo riscaldato al calor bianco con la classe nitidissima che ha fatto grandi bands come Iron Maiden o Judas Priest. I Dark Tranquillity riescano a condensare in una manciata di minuti al verbo dello speed metal targato anni '90, il puntuale Anders Jivarp scandisce col suo drumming nervoso e scattante l'intreccio funambolico delle chitarre ed è davvero difficile non lasciarsi trascinare nell'headbangin più furibondo. Rispetto al passato sembra che i Dark Tranquillity non si siano discostati più di tanto dal loro consueto campo da gioco (speed-death), salvo dare una robusta annaffiata di cocaina alle composizioni che suonano pur frenetiche che mai, come se quello che prima suonavano in 5/6 minuti, ora dovessero condensarlo in tre primi e uno sputo!
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14/12/2005 13:23 - DARK TRANQUILLITY Haven
Quinto album in studio per gli svedesi Dark ...
DARK TRANQUILLITY Haven Quinto album in studio per gli svedesi Dark Tranquillity, una band che sin dal lontano "Skydancer" di sette anni fa ha sempre distanziato di parecchie lunghezze buona parte delle numerose formazioni conterranee grazie alla fusione tra l'ottimo gusto melodico - di solida estrazione classic heavy metal con la rapidità esecutiva e la ferocia proprie del death metal. Provate ad immaginare cosa otterreste potendo creare un guerriero che sintetizzi le caratteristiche di un paladino senza macchia e senza paura con quelle di Conan il barbaro. I Dark Tranquillity sono sempre stati una macchina da guerra perfetta, capace di uscire vincitrice sia nei tornei dove ciò che conta di più è la perizia esecutiva, sia nelle mischie delle battaglie più sanguinose. In questa ottica il lavoro del 1997, "The Mind's I", ha probabilmente rappresentato il disco più riuscito della band. In seguito i nostri svedesi hanno continuamente riaggiustato i propri obiettivi indirizzando la ricerca sonora arrivando anche ad inserire un nuovo elemento, Martin Brändström, abile manipolatore di campionatori e computer, che debutta proprio in questo nuovo album. Dovendo indicare dei riferimenti sonori il nome dei Paradise Lost più recenti (da "One Second" in poi) è quello che mi è venuto in mente per primo, tenendo però presente che DT hanno mantenuto in vita la loro anima metal, con le agili chitarre gemelle di Niklas Sundin e Nartin Henriksson ed il ruggito del vocalist Mikael Stanne (che in più occasioni ricorda il Nick Holmes/Paradise Lost di "Shades Of God"/ "Icon"). Il risultato cui giunge il gruppo con le undici canzoni di questa raccolta è senz'altro di ottima qualità ed elevato potenziale commerciale. Canzoni come "The Wonders At Your Feet" o "Not Built To Last", non vi lasceranno sicuramene indifferenti e credo che solo i fans più intransigenti potrebbero trovare qualcosa da ridire. Per quanto mi riguarda credo che il futuro riservi grandi cose per i Dark Tranquillity e mi chiedo solo dove li porterà il prossimo capitolo della loro avventura musicale!
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14/12/2005 13:23 - Dark tranquillity
Anno 2002: la Scandinavia continua a proporre metal a ...
Dark tranquillity Anno 2002: la Scandinavia continua a proporre metal a grandi livelli. La differenza sostanziale fra il corrente anno e gli ultimi trascorsi consiste però nel fatto che, oramai, In flames, Sentenced, Dark tranquillity o Soilwork non sono più bands emergenti, sorprendenti, allettanti, ma formazioni affermate dalle quali, ad ogni giro di boa, il pubblico europeo non può non aspettarsi l'ennesimo capolavoro griffato da tanta classe compositiva. E come accade ad ogni band non più emergente, ad ogni nuova uscita la fase compositiva si fa estenuante, difficile: chi ti ama e chi dovrà valutare se acquistare o meno il tuo disco diviene sempre più pretenzioso, sospettoso, sia per le inevitabili comparazioni con le gemme del passato, ma anche - o forse soprattutto - a causa del continuo incremento dei prezzi dei compact disc. Tuttavia, per gli Svedesi non è mai stato difficile, da qualche anno a questa parte, sopportare questo genere di Inferno: trovata una ricetta vincente, spesso la si è ripetuta fino all'infinito, facendo trangugiare ai sempre più numerosi supporters del settore il medesimo minestrone sconvolto e riproposto in più maniere. Dagli At the gates ai Dark tranquillity, da questi agli In flames, la triade intoccabile si è espansa sempre più, trovando confortanti nomi di spicco anche fra le nuove leve, e facendo divenire la Svezia un paese fra i migliori in quanto alla media produttiva e qualitativa annuale in campo metal. Gli In flames lanciano segnali di decadimento: "Clayman" vince la resistenza di molti fans sospettosi ma non convince, "Reroute to remain" non mi ha pienamente convinto in sede dei primissimi ascolti, e devo ammettere che, dalla dipartita degli At the gates, l'unica band Svedese - eccezion fatta per i Dissection e per i Meshuggah, ma qui stiamo uscendo dal seminato, in quanto siamo già fuori dal settore dello Swedish Death - sulla quale, ad ogni disco in uscita, sono pronto a spendere ad occhi chiusi sono i Dark tranquillity. "Haven" non mi aveva emozionato come i precedenti lavori: l'avevo persino giudicato il peggior lavoro della loro carriera dopo "The mind's I", lasciando però al recente "Projector" lo scettro di "mio lavoro preferito dei Dark tranquillity", anche a dispetto di quella magistrale Opera di metal estremo che porta il nome di "The gallery", capitolo che si cita inevitabilmente ogni volta che Stanne & soci vengono chiamati in causa. Nonostante ciò, ero fiducioso nei confronti di "Damage done", disco che - tenendo in disparte il titolo, apparentemente catastrofico, ma raffigurante ben altri significati decisamente impliciti - , assieme ai futuri lavori di Opeth, Nevermore e Testament ed alle recenti releases di Sentenced ed Arcturus ho catalogato alcuni mesi fa come "il titolo su cui puntare". L'attesa è stata snervante, ma finalmente mi trovo qua, con il suo digipack - caratterizzato da un artwork splendido e ricco di foto - dinanzi a me e con il disco in loop nel lettore cd oramai all'ennesimo passaggio. Non riesco a distaccarmi da esso. Come è nell'abitudine dei Dark tranquillity, ad ogni lavoro che essi propongono alla folla vengono dettate le regole per dei futuri possibili clichès del metallo Scandinavo, elementi che essi, nell'imminente futuro, tendono sempre ad accantonare od a seguire solo parzialmente. Diciamo la verità: quanto sono riconoscibili i Dark tranquillity di oggi se paragonati con quelli di "Skydancer"? Poco o nulla: dello Swedish Death di quei tempi, in "Haven", rimane solo un vago sentore, una matrice lievemente impressa nell'involucro produttivo di una band che, nel suo cuore, ha oramai inglobato tante cose da riproporre in maniera dosata e portatrice - al nuovo sound - di una freschezza e di una varietà inedita, unica. Ebbene si, rispetto ad "Haven" la band è mutata ancora, sia mettendo la retromarcia che guardando al futuro ed alla progressione delle proprie linee stilistiche. Niklas Sundin ha ancora una volta colpito in pieno il centro del bersaglio: i nostalgici della velocità di "The gallery" o "The mind's I" troveranno in questo "Damage done" una sezione ritmica rinvigorita, caratterizzata da un Anders Jivarp sempre più diretto verso partiture di batteria veloci e sorrette da un dualismo chitarristico - quello di Sundin ed Henriksson - ancor più esperto e maturo che in passato. In "Damage done" troverete tutto ciò che i Dark tranquillity sono stati - musicalmente - in passato: il dark influisce ancora pesantemente la loro musica, il cosiddetto Death svedese - che, ribadisco, tutto è tranne che Death Metal - fa ancora da padrone nelle trame messe in gioco dal sestetto nordico, ed i suoni cupi dell'era 1998-2000 sono stati magistralmente uniti all'aggressività ed alla pesantezza del periodo precedente, scartando ovviamente le estremissime demo-tapes della band, risalenti al periodo pre - "Skydancer". A discapito di cosa? A discapito della voce pulita, scartata da Michael Stanne a favore di un totale dominio del growling, il quale ha a sua volta spodestato anche i rimasugli scream che facevano ancora venire in mente il passato trascorso all'interno della scena black metal da parte del celebre biondo singer. I numerosi rallentamenti di matrice dark-elettronica presenti nel disco fanno pensare che - a contrario di quanto ribadito dal cantante - la voce pulita non si sarebbe presentata come un outsider all'interno di "Damage done", ma che avrebbe contribuito ad espandere ulteriormente l'enorme duttilità di un disco già longevo e vario. Credetemi, questo è uno di quei lavori che, fra cinque o dieci anni, tornerete ad ascoltare nuovamente, a dispetto degli inutili e scialbi nuovi lavori di Soilwork o Carnal forge. I Dark tranquillity sono degli artisti, e "Damage done" dimostra che essi, all'interno del circuito Swedish Death, non hanno rivali. "Damage done" sotterra o spazza via ogni altro dischetto del settore arrivato sul mercato negli ultimi anni, sorpassando il livello compositivo di "Haven" non di poco, e richiedendo alcuni mesi per far capire se, effettivamente, esso raggiungerà lo status di cult album sostando all'altezza dell'incoronato "Projector". E se l'avvio veloce ed apparentemente ruffiano di "Final resistance" potrebbe apparirvi un richiamo dedicato ai vecchi fans, troverete in pezzi come "Hours passed in exile" o "Single part of two" quei livelli di sperimentazione - celebrati sul finale con la strumentale "Ex Nihilo" - che tanto hanno celebrato la carriera di questi sei straordinari musicisti. D'altra parte, "The treason wall" non mancherà di apportare al lavoro, assieme all'opener "Final resistance", parti più easy listening, rischiando di rompere il muro sonico-atmosferico creato altrove con successo. Fantastica anche "Cathode ray sunshine", mentre i toni calano lievemente sulle seppur sufficienti "The enemy" - "I, deception". Non manca neppure una lieve occhiata - malefica? - di riguardo per i cugini In flames del periodo "Whoracle", seguiti a ruota dalla melodic heavy oriented "Format C: for cortex". Il lavoro, pertanto, si propone più chitarristico rispetto ad "Haven", dove erano le tastiere a dominare, sezione che qui, rappresentata ottimamente da Martin Brandstrom, troviamo ancora una volta in ottimo vigore e di certo non trascurata. In poche parole, un immenso calderone musicale nel quale, oltre a trovare ogni cosa che i Dark tranquillity abbiano dettato nel loro decennio di presenza a livello compositivo, non faticherete a scovare nuovi elementi ed a classificare questo disco di bene in meglio riascoltandolo e testandolo nuovamente. "Damage done" difficilmente vi stancherà, ed i Dark tranquillity hanno fanno davvero il danno, ma nei confronti dei diretti concorrenti, ancora una volta annichiliti con classe e maestria.
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14/12/2005 13:23 - Dark tranquillity
Anno 2002: la Scandinavia continua a proporre metal a ...
Dark tranquillity Anno 2002: la Scandinavia continua a proporre metal a grandi livelli. La differenza sostanziale fra il corrente anno e gli ultimi trascorsi consiste però nel fatto che, oramai, In flames, Sentenced, Dark tranquillity o Soilwork non sono più bands emergenti, sorprendenti, allettanti, ma formazioni affermate dalle quali, ad ogni giro di boa, il pubblico europeo non può non aspettarsi l'ennesimo capolavoro griffato da tanta classe compositiva. E come accade ad ogni band non più emergente, ad ogni nuova uscita la fase compositiva si fa estenuante, difficile: chi ti ama e chi dovrà valutare se acquistare o meno il tuo disco diviene sempre più pretenzioso, sospettoso, sia per le inevitabili comparazioni con le gemme del passato, ma anche - o forse soprattutto - a causa del continuo incremento dei prezzi dei compact disc. Tuttavia, per gli Svedesi non è mai stato difficile, da qualche anno a questa parte, sopportare questo genere di Inferno: trovata una ricetta vincente, spesso la si è ripetuta fino all'infinito, facendo trangugiare ai sempre più numerosi supporters del settore il medesimo minestrone sconvolto e riproposto in più maniere. Dagli At the gates ai Dark tranquillity, da questi agli In flames, la triade intoccabile si è espansa sempre più, trovando confortanti nomi di spicco anche fra le nuove leve, e facendo divenire la Svezia un paese fra i migliori in quanto alla media produttiva e qualitativa annuale in campo metal. Gli In flames lanciano segnali di decadimento: "Clayman" vince la resistenza di molti fans sospettosi ma non convince, "Reroute to remain" non mi ha pienamente convinto in sede dei primissimi ascolti, e devo ammettere che, dalla dipartita degli At the gates, l'unica band Svedese - eccezion fatta per i Dissection e per i Meshuggah, ma qui stiamo uscendo dal seminato, in quanto siamo già fuori dal settore dello Swedish Death - sulla quale, ad ogni disco in uscita, sono pronto a spendere ad occhi chiusi sono i Dark tranquillity. "Haven" non mi aveva emozionato come i precedenti lavori: l'avevo persino giudicato il peggior lavoro della loro carriera dopo "The mind's I", lasciando però al recente "Projector" lo scettro di "mio lavoro preferito dei Dark tranquillity", anche a dispetto di quella magistrale Opera di metal estremo che porta il nome di "The gallery", capitolo che si cita inevitabilmente ogni volta che Stanne & soci vengono chiamati in causa. Nonostante ciò, ero fiducioso nei confronti di "Damage done", disco che - tenendo in disparte il titolo, apparentemente catastrofico, ma raffigurante ben altri significati decisamente impliciti - , assieme ai futuri lavori di Opeth, Nevermore e Testament ed alle recenti releases di Sentenced ed Arcturus ho catalogato alcuni mesi fa come "il titolo su cui puntare". L'attesa è stata snervante, ma finalmente mi trovo qua, con il suo digipack - caratterizzato da un artwork splendido e ricco di foto - dinanzi a me e con il disco in loop nel lettore cd oramai all'ennesimo passaggio. Non riesco a distaccarmi da esso. Come è nell'abitudine dei Dark tranquillity, ad ogni lavoro che essi propongono alla folla vengono dettate le regole per dei futuri possibili clichès del metallo Scandinavo, elementi che essi, nell'imminente futuro, tendono sempre ad accantonare od a seguire solo parzialmente. Diciamo la verità: quanto sono riconoscibili i Dark tranquillity di oggi se paragonati con quelli di "Skydancer"? Poco o nulla: dello Swedish Death di quei tempi, in "Haven", rimane solo un vago sentore, una matrice lievemente impressa nell'involucro produttivo di una band che, nel suo cuore, ha oramai inglobato tante cose da riproporre in maniera dosata e portatrice - al nuovo sound - di una freschezza e di una varietà inedita, unica. Ebbene si, rispetto ad "Haven" la band è mutata ancora, sia mettendo la retromarcia che guardando al futuro ed alla progressione delle proprie linee stilistiche. Niklas Sundin ha ancora una volta colpito in pieno il centro del bersaglio: i nostalgici della velocità di "The gallery" o "The mind's I" troveranno in questo "Damage done" una sezione ritmica rinvigorita, caratterizzata da un Anders Jivarp sempre più diretto verso partiture di batteria veloci e sorrette da un dualismo chitarristico - quello di Sundin ed Henriksson - ancor più esperto e maturo che in passato. In "Damage done" troverete tutto ciò che i Dark tranquillity sono stati - musicalmente - in passato: il dark influisce ancora pesantemente la loro musica, il cosiddetto Death svedese - che, ribadisco, tutto è tranne che Death Metal - fa ancora da padrone nelle trame messe in gioco dal sestetto nordico, ed i suoni cupi dell'era 1998-2000 sono stati magistralmente uniti all'aggressività ed alla pesantezza del periodo precedente, scartando ovviamente le estremissime demo-tapes della band, risalenti al periodo pre - "Skydancer". A discapito di cosa? A discapito della voce pulita, scartata da Michael Stanne a favore di un totale dominio del growling, il quale ha a sua volta spodestato anche i rimasugli scream che facevano ancora venire in mente il passato trascorso all'interno della scena black metal da parte del celebre biondo singer. I numerosi rallentamenti di matrice dark-elettronica presenti nel disco fanno pensare che - a contrario di quanto ribadito dal cantante - la voce pulita non si sarebbe presentata come un outsider all'interno di "Damage done", ma che avrebbe contribuito ad espandere ulteriormente l'enorme duttilità di un disco già longevo e vario. Credetemi, questo è uno di quei lavori che, fra cinque o dieci anni, tornerete ad ascoltare nuovamente, a dispetto degli inutili e scialbi nuovi lavori di Soilwork o Carnal forge. I Dark tranquillity sono degli artisti, e "Damage done" dimostra che essi, all'interno del circuito Swedish Death, non hanno rivali. "Damage done" sotterra o spazza via ogni altro dischetto del settore arrivato sul mercato negli ultimi anni, sorpassando il livello compositivo di "Haven" non di poco, e richiedendo alcuni mesi per far capire se, effettivamente, esso raggiungerà lo status di cult album sostando all'altezza dell'incoronato "Projector". E se l'avvio veloce ed apparentemente ruffiano di "Final resistance" potrebbe apparirvi un richiamo dedicato ai vecchi fans, troverete in pezzi come "Hours passed in exile" o "Single part of two" quei livelli di sperimentazione - celebrati sul finale con la strumentale "Ex Nihilo" - che tanto hanno celebrato la carriera di questi sei straordinari musicisti. D'altra parte, "The treason wall" non mancherà di apportare al lavoro, assieme all'opener "Final resistance", parti più easy listening, rischiando di rompere il muro sonico-atmosferico creato altrove con successo. Fantastica anche "Cathode ray sunshine", mentre i toni calano lievemente sulle seppur sufficienti "The enemy" - "I, deception". Non manca neppure una lieve occhiata - malefica? - di riguardo per i cugini In flames del periodo "Whoracle", seguiti a ruota dalla melodic heavy oriented "Format C: for cortex". Il lavoro, pertanto, si propone più chitarristico rispetto ad "Haven", dove erano le tastiere a dominare, sezione che qui, rappresentata ottimamente da Martin Brandstrom, troviamo ancora una volta in ottimo vigore e di certo non trascurata. In poche parole, un immenso calderone musicale nel quale, oltre a trovare ogni cosa che i Dark tranquillity abbiano dettato nel loro decennio di presenza a livello compositivo, non faticherete a scovare nuovi elementi ed a classificare questo disco di bene in meglio riascoltandolo e testandolo nuovamente. "Damage done" difficilmente vi stancherà, ed i Dark tranquillity hanno fanno davvero il danno, ma nei confronti dei diretti concorrenti, ancora una volta annichiliti con classe e maestria.
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14/12/2005 13:23 - I Dark Tranquillity si formano nel 1989 ma il loro debutto discografico ...
I Dark Tranquillity si formano nel 1989 ma il loro debutto discografico sulla lunga distanza avviene solamente nel 1993, con lÕalbum SKYDANCER. La line-up di allora consiste del cantante Anders Freiden, dei chitarristi Niklas Sundin e Mikael Stanne, del bassista Martin Hendriksson e del batterista Anders Jivarp. Successivamente la formazione subisce un rimpasto con la dipartita del singer Freiden (confluito negli In Flames) nel 1995. A sostituire il vocalist ci pensa Mikael Stanne, sostituito a sua volta alla chitarra da Fredrik Johansson. Questa formazione incide lÕalbum THE GALLERY, lÕopera pi? conosciuta dei Dark Tranquillity. I successivi ENTER SUICIDAL ANGELS (un EP del 1996) e il full-lenght THE MINDÕS I del 1997 rafforzano il sound dei Dark Tranquillity, rendendolo pi? compatto e aggressivo. Nel 1999 i Dark Tranquillity rompono con la Osmose (etichetta che li aveva seguiti sin da THE GALLERY), per approdare alla Century Media. PROJECTOR ? lÕalbum che nasce da questo nuovo sodalizio discografico. In questo periodo alla chitarra passa Martin Henriksson, il quale sostituisce il dimissionario Fredrik Johansson. Nel 2000 esce HAVEN, caratterizzato dalla presenza di due nuovi musicisti: Martin Brandstrom agli effetti elettronici e Michael Nicklasson al basso. Secondo un principio a loro caro ogni album ? diverso dal precedente. Con il nuovo album Damage Done (sesto della loro carriera) modificano ancora il loro sound, alla continua ricerca di nuovi equilibri tra metal ed aggressivitˆ e melodia. Il grande evento dunque di sabato prossimo raccoglierˆ migliaia di fans della band provenienti da tutta Italia, il concerto avrˆ inizio alle ore 21 aperto dai Dark Lunacy band metal di Parma che avrà l'onore di fare da apripista ai Dark Tranquillity. - INFO: LIVE s.r.l. Via Pascoli 2 - 50129 FIRENZE - 055/5520575 - Fax 055/5520524 www.liveinitaly.com



















































































































































































































































































































































































































































































