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14/12/2005 13:23 - GARY BURTON
Incontro con il vibrafonista che ha pubblicato Like Minds, ...
GARY BURTON Incontro con il vibrafonista che ha pubblicato Like Minds, inciso con Metheny, Corea, Dave Holland e Roy Haynes. Dal 1960 ad oggi è stato protagonista di ogni stagione del jazz, con uno strumento che solo a pochi musicisti in questo secolo ha dato grandi soddisfazioni (Lionel Hampton, Milt Jackson). «Tra me e il vibrafono fu amore a prima vista» racconta Gary Burton, l'artista 55enne che a 16 anni era già un professionista dello strumento. Il suo ultimo album, Like Minds da poche settimane nei negozi, l'ha realizzato con Pat Metheny, Chick Corea, Roy Haynes e Dave Holland. Nel suo curriculum, per la verità, le stelle del jazz non si contano: George Shearing, Stan Getz, Stephane Grappelli, Gato Barbieri. E alcuni dei protagonisti della new wave in jazz: Larry Coryell, Carla Bley, Steve Lacy. «Mi piaceva la musica fin da bambino, ma solo più tardi ho scoperto la mia vocazione di musicista. Volevo fare l'ingegnere, poi il medico. A 15 anni frequentai un seminario estivo di jazz e mi divertii così tanto che, tornato a casa, dissi ai miei che volevo fare il musicista di professione. Se non avesse funzionato avrei fatto qualcos'altro. Incominciai ad ascoltare musicisti che davvero avrebbero influenzato il mio modo di suonare quando mi trasferii dall'Indiana a Boston per frequentare il college. Conobbi Bill Evans, il più innovativo pianista degli anni Sessanta. Fu il mio primo idolo. Poi cominciai ad appassionarmi ai trombettisti e ai sassofonisti: Miles Davis, naturalmente, John Coltrane, Sonny Rollins, i grandi improvvisatori. Solo molto più tardi verso i trent'anni sarei diventato fanatico dei cantanti di jazz: Sarah Vaughan, Carmen McRae, Billie Holiday ho appreso un'infinità di cose dal loro fraseggio». Qual'è stato il periodo più difficile della sua carriera? «Gli anni Sessanta, quando la tempesta dei gruppi pop inglesi si abbatte sugli Stati Uniti. Ci fu un periodo di grande confusione all'interno della comunità jazz. Perchè temevamo che la nostra musica potesse essere completamente cancellata. Tanti appassionati di jazz cominciarono ad ascoltare i Beatles e questo ci mandò nel panico. Non avevamo capito che nessuno voleva rinnegarci, il nostro pubblico stava semplicemente aprendosi ad altri generi musicali. Fu proprio la contaminazione con pop e rock che avrebbe permesso ai musicisti jazz, fino a quel momento confinati nei piccoli club, d'esibirsi per audience di quattro, cinquemila persone. Io stesso usai elementi pop all'interno del mie partiture già nel 1967, quando misi in piedi la prima band».
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14/12/2005 13:23 - Gary Burton & The Astor Piazzolla Reunion Band
Il 1985 rappresenta ...
Gary Burton & The Astor Piazzolla Reunion Band Il 1985 rappresenta una data storica nei rapporti tra jazz e tango: in quell’anno si consumò felicemente il sodalizio tra l’incantevole, elegante vibrafono di Gary Burton e il magico, struggente bandoneon di Astor Piazzolla. Quell’incontro, documentato dall’album New Tango, è rimasto purtroppo isolato, ma il suo spirito è tornato a vivere ultimamente in un disco che Gary Burton ha fortemente voluto: Astor Piazzolla Reunion. E per realizzare questo suo progetto il vibrafonista ha coinvolto alcuni dei più assidui e preziosi collaboratori del grande, indimenticabile musicista argentino scomparso nel 1992. Ora le musiche di quest’album, tutte composte da Piazzolla nell’arco di quarant’anni, vengono riproposte in concerto da Gary Burton insieme ad un pregevolissimo quintetto che include Marcelo Nisinman al bandoneon, Fernando Suarez-Paz al violino, Pablo Ziegler al pianoforte, Horacio Malvicino alla chitarra e Hector Console al contrabbasso
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14/12/2005 13:23 - GARY BURTON Libertango
Tredici anni fa, in tempi non sospetti, ovvero ...
GARY BURTON Libertango Tredici anni fa, in tempi non sospetti, ovvero quando Astor Piazzolla era ancora in vita e contava meno seguaci di adesso, molti meno amanti della "prima ora", il vibrafonista Gary Burton lo avvicinò rispettosamente e con lui - dopo una serie di concerti e di dubbi espressi e puntualmente fugati dallo stesso maestro sulle possibilità che il suo strumento si integrasse in una musica che non lo aveva mai previsto prima - incise il bellissimo 'The new tango'. Praticamente con la stessa formazione di allora, musicisti che sono stati vicini a Piazzolla fino nelle ultime incisioni come Pablo Ziegler al piano, Horacio Malvicino alla chitarra, Hector Console al basso e Fernando Suarez Paz al violino, oggi Burton ripropone alcune delle composizioni del grande compositore argentino, tra cui la notissima "Libertango" del titolo e ancora "Inverno porteño", "Milonga del angel", "Adios nonino", "Buenos Aires hora cero" e l'affascinante "Fuga y misterio", in uno cd che è più di un tributo, molto più di un rimpianto, ma piuttosto una affettuosa bellissima testimonianza.
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14/12/2005 13:23 - L’impressionante virtuosismo di Gary Burton, vibrafonista le cui doti strumentali ...
L’impressionante virtuosismo di Gary Burton, vibrafonista le cui doti strumentali e poetiche da tempo ne hanno fatto un personaggio storico, e del noto pianista Makoto Ozone, condurrà il pubblico attraverso un itinerario musicale la cui raffinatezza sa anche raggiungere vere e proprie vette di coinvolgente spettacolarità .
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14/12/2005 13:23 - MAKOTO OZONE-GARY BURTON
MAKOTO OZONE è nato a Kobe ed ha ...
MAKOTO OZONE-GARY BURTON MAKOTO OZONE è nato a Kobe ed ha appena passato i quarant’anni. E’ un figlio d’arte perché suo padre, Minoru, era considerato uno dei migliori pianisti jazz del suo Paese. Makoto cominciò a suonare l’organo a 4 anni e adolescente si convinse a passare al pianoforte dopo aver ascoltato Oscar Peterson. Nel 1980 la grande svolta con la decisione di andare a studiare composizione e arrangiamento alla Berklee, e lì conobbe Burton, che ne intuì subito le grandi potenzialità e che lo trattò come uno degli allievi prediletti. Non passò molto tempo e Makoto Ozone mise in luce le sue qualità: una superiore capacità di improvvisatore, grande tecnica strumentale, assimilazione del linguaggio pianistico del jazz. Contemporaneamente continuava a studiare musica classica. Nel 1983 aprì il festival di New York con un recital alla Carnegie Hall, l’anno successivo incise il primo disco come leader, nel 1985 diventò membro fisso del quartetto di Burton e si esibì in duo con Michel Petruccisani al Playboy Festival. Artisticamente, le sue influenze vanno da Gary Burton, ovviamente, fino a Vladimir Ashkenazy. Il vibrafonista GARY BURTON è celebrato continuamente ed è già leggenda. Ozone è un pianista che la sua fama la sta costruendo negli anni e con buoni risultati. Non è la prima volta che i due lavorano insieme, ma stavolta il progetto è di quelli ambiziosi, che adesso si chiamano di crossover: piano e vibrafono interpretano momenti musicali che hanno il peso di autori quali Brahms, Ravel, Gershwin Rachmaninoff oŠ Scarlatti. Davvero complesso immaginare un risultato che possa dare anche solo un'idea di omogeneità, eppureŠ eppure ce la fanno, eppure il suono che esce dai diffusori non è così diverso da traccia a traccia, l'atmosfera e i profumi che si respirano non infastidiscono affatto per la temuta distanza che avrebbe dovuto separarli. Alla proposizione di ognuno dei temi fa seguito spesso un momento misuratamente improvvisativo in cui la cultura jazz dei due musicisti sposa con raffinatezza il rigore che si deve a certe composizioni. In realtà di jazz vero e proprio non ce n'è tantissimo; si tratta piuttosto di un incontro in cui nessuno alza la voce e la conversazione non esce mai fuori tema. Più classica "liberata" e jazz colto, in un CD che rischia, come capita in questi casi, di trovare lo scetticismo dei puristi di un versante e dell'altro, e quindi piacerà soprattutto a quelli che non vogliono stare da una parte sola.
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14/12/2005 13:23 - L’impressionante virtuosismo di Gary Burton, vibrafonista le cui doti strumentali ...
L’impressionante virtuosismo di Gary Burton, vibrafonista le cui doti strumentali e poetiche da tempo ne hanno fatto un personaggio storico, e del noto pianista Makoto Ozone, condurrà il pubblico attraverso un itinerario musicale la cui raffinatezza sa anche raggiungere vere e proprie vette di coinvolgente spettacolarità .
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14/12/2005 13:23 - MAKOTO OZONE-GARY BURTON
MAKOTO OZONE è nato a Kobe ed ha ...
MAKOTO OZONE-GARY BURTON MAKOTO OZONE è nato a Kobe ed ha appena passato i quarant’anni. E’ un figlio d’arte perché suo padre, Minoru, era considerato uno dei migliori pianisti jazz del suo Paese. Makoto cominciò a suonare l’organo a 4 anni e adolescente si convinse a passare al pianoforte dopo aver ascoltato Oscar Peterson. Nel 1980 la grande svolta con la decisione di andare a studiare composizione e arrangiamento alla Berklee, e lì conobbe Burton, che ne intuì subito le grandi potenzialità e che lo trattò come uno degli allievi prediletti. Non passò molto tempo e Makoto Ozone mise in luce le sue qualità: una superiore capacità di improvvisatore, grande tecnica strumentale, assimilazione del linguaggio pianistico del jazz. Contemporaneamente continuava a studiare musica classica. Nel 1983 aprì il festival di New York con un recital alla Carnegie Hall, l’anno successivo incise il primo disco come leader, nel 1985 diventò membro fisso del quartetto di Burton e si esibì in duo con Michel Petruccisani al Playboy Festival. Artisticamente, le sue influenze vanno da Gary Burton, ovviamente, fino a Vladimir Ashkenazy. Il vibrafonista GARY BURTON è celebrato continuamente ed è già leggenda. Ozone è un pianista che la sua fama la sta costruendo negli anni e con buoni risultati. Non è la prima volta che i due lavorano insieme, ma stavolta il progetto è di quelli ambiziosi, che adesso si chiamano di crossover: piano e vibrafono interpretano momenti musicali che hanno il peso di autori quali Brahms, Ravel, Gershwin Rachmaninoff oŠ Scarlatti. Davvero complesso immaginare un risultato che possa dare anche solo un'idea di omogeneità, eppureŠ eppure ce la fanno, eppure il suono che esce dai diffusori non è così diverso da traccia a traccia, l'atmosfera e i profumi che si respirano non infastidiscono affatto per la temuta distanza che avrebbe dovuto separarli. Alla proposizione di ognuno dei temi fa seguito spesso un momento misuratamente improvvisativo in cui la cultura jazz dei due musicisti sposa con raffinatezza il rigore che si deve a certe composizioni. In realtà di jazz vero e proprio non ce n'è tantissimo; si tratta piuttosto di un incontro in cui nessuno alza la voce e la conversazione non esce mai fuori tema. Più classica "liberata" e jazz colto, in un CD che rischia, come capita in questi casi, di trovare lo scetticismo dei puristi di un versante e dell'altro, e quindi piacerà soprattutto a quelli che non vogliono stare da una parte sola.


































































