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14/12/2005 13:23 - MUDHONEY
"Tomorrow Hit Today" (Reprise)
Si è soliti attribuire ai Mudhoney la ...
MUDHONEY "Tomorrow Hit Today" (Reprise) Si è soliti attribuire ai Mudhoney la nascita di quello che abbiamo finito col chiamare 'grunge sound', che si suppone sia morto il giorno in cui Kurt Cobain ha fatto lo stesso. Questo non si accorda con "Tomorrow Hit Today": sebbene il gruppo sia tutt'altro che statico, i suoi interventi sulla struttura delle canzoni sono stati, in questi tempi, più evolutivi che rivoluzionari. I Mudhoney sono stati precursori della scena di Seattle, erano la band più venduta su Sub Pop prima che i Nirvana finissero sotto contratto. La storia ci dice che Kurt moriva dalla voglia di farne parte, ma il destino ha disegnato uno scenario differente per i Nirvana (prima di Dave Grohl era Dan Peters il loro batterista). I Mudhoney hanno proseguito per la loro strada. La band è stata talmente importante per quei gruppi dello stato di Washington - Mark Arm e Steve Turner erano membri dei Green River, che ci hanno dato anche qualche "Pearl Jam-mer" - che pure una loro canzone. "Touch Me I'm Sick" (coverizzata pure dai Sonic Youth), è stata parodiata nel film "Singles", come "Touch Me I'm Dick" (dick significa scemo, così come pene, oltre ad essere un nome). Quattro anni dopo la dipartita di Kurt, i Mudhoney sono al loro sesto album completo (più tre mini LP) in dieci anni, ma la grande fama, per loro non è ancora in vista. Se Cobain li ha amati così tanto essi erano/sono così influenti ed ispiratori, come è possibile che non abbiano ottenuto nulla di simile allo status di re del grunge? La spiegazione è che essi possiedono un perfido senso dell'umorismo e conoscono il significato dell'ironia. Non è strano allora, se si considera che gli americani difettano molto su questo versante, che la band non sia tra le preferite della nazione. In sostanza, i Mudhoney rifiutano di agire seriamente e si divertono da sempre. Il cantante/chitarrista Mark Arm (corre voce che sia stato il punto di riferimento per il personaggio di Matt Dillon in "Singles'') guida i suoi compagni nella propria crociata che, questa volta parte con "A Thousand Forms Of Mind" - un'ode alla libertà - e fornisce un ponte con il loro passato. "Oblivion" è più sperimentale e guarda in avanti mentre "Try To Be Kind" tenta di unire sound punkoide con interventi vocali da big band; "Poisoned Water" suona piuttosto paranoica e si rifà all'hard rock di un paio di decadi or sono. "Real Low Vibe" fa scendere il mood dei suoni e rimbomba via come una raffinata forma di schizofrenia; "This Is The Life'' è musicalmente più energica, con il suo battito quasi tribale ed il buon lavoro della chitarra di Steve Turner sopra; "Night Of The Hunted" inizia con un ritmo galoppante, ma termina su territori conosciuti; "Move With The Wind" cede il passo al blues con bellissimi fraseggi dell'elettronica che si espandono verso la psichedelia mentre la voce è piena di effetti. Si tratta di una canzone 'ad effetto' ed è pur vero che i "Mudders'' hanno sempre amato i loro gingilli: il mini album di debutto si chiamava "Superfuzz Bigmuff" da un uso particolare della pedaliera. "Ghost" è un'altra pennellata al quadro grunge, tirata giù con colori sonici; la strumentale "I Will Fight No More Forever" comincia alla grande quasi zeppeliniana, con un'entrata delle tastiere in ritardo che potrebbe esistere felicemente in una canzone dei Vanilla Fudge (chiedete ai vostri nonni!). Le canzoni-cardine del CD sono "Beneath The Valley Of The Underdog" e "I Have To Laugh": la seconda perchè prende in giro se stessa, noi, il mondo: l'altra perchè rappresenta la concessione al passato sotto la forma di una traccia nascosta. Il minutaggio dell'album è di 46;54 ma questo include due minuti di silenzio prima che ci venga offerta la possibilità di ascoltare il bonus: tanto grunge, tanto retrò, davvero... Il domani batte l'oggi? Molto difficilmente perchè questo gruppo è rimasto fedele alle sue radici mentre il pubblico frequenta un'altra prospettiva di suoni e visioni. I Mudhoney sono sempre stati incuranti dei trend, rimanendo rispettati, pubblicando opere di qualità e con un seguito di fedelissimi.
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14/12/2005 13:23 - MUDHONEY
"TOMORROW HIT TODAY"
Se i Mudhoney hanno dato un contributo al ...
MUDHONEY "TOMORROW HIT TODAY" Se i Mudhoney hanno dato un contributo al rock di questi anni, questo si esauriva tutto nei solchi del loro primo mini-lp. Il grunge, vi piacesse o no, era quella roba li né più né meno. Esaurito il loro compito di inventori (anche se poi il brevetto lo hanno depositato altri più furbi di loro) i nostri quattro nerds hanno continuato a sbarcare il lunario con la musica che amano di più, che per inciso è anche l'unica che sanno suonare: garage-punk rauco e distorto con un goccio di psichedelia e proto-hard rock per buona misura. Anche in questo disco (prodotto da mister Jim Dickinson, un mito della roots-music americana) Mark Arm e colleghi non fanno molto per andare al di là della consueta mistura di 66 e 77, Sonics e Stooges, Blue Cheer e Sex Pistols. Brani come Move With The Wind e Oblivion tentano timidamente di ampliare il discorso, ma il resto del disco viaggia sui binari che ben conosciamo; sotto sotto amiamo . Il risultato non è neanche malvagio, sicuramente meglio delle ultime produzioni e sullo stesso livello di Every Good Boy Deserves Fudge, il migliore degli album "secondari" dei Mudhoney. A qualcuno potrà sembrare poco, ma il problema è suo: noi siamo dei sempliciotti a cui piace il rock'n'roll, e un mondo senza questi adorabili casinari non riusciamo a immaginarcelo.
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14/12/2005 13:23 - MUDHONEY
‘Since We've Become Translucent’ (Sub Pop/White’N’Black)
Proprio quando pareva che il ...
MUDHONEY ‘Since We've Become Translucent’ (Sub Pop/White’N’Black) Proprio quando pareva che il loro ritiro dalle scene fosse definitivo, coloro i quali possono tranquillamente essere annoverati tra i padri putativi inconsapevoli, sul finire degli anni ’80, di un suono e di una scena che poi diventò il grunge, i Mudhoney tornano prepotentemente alla ribalta con un nuovo lavoro, tra l’altro pubblicato dall’etichetta simbolo del genere a cui si faceva riferimento prima, ovvero la Sub Pop. L’unica differenza, tra quello che fu e quello che è, è l’assenza del bassista Matt Lukin (che non ha voluto saperne di rientrare in scena, almeno sinora) ed è stato sostituito da Guy Maddison, con esperienze significative nei Bloodloss e nei Lubricated Goat. Detto ciò e ribadita la basilare importanza del gruppo di Mark Arm, vediamo di analizzare il loro ottavo album, registrato tra il 2001 e il 2002 in tre differenti studi di registrazione e che in ‘Inside Job’ vede la partecipazione di Wayne Kramer (ex MC5). Dieci pezzi che fanno capire quale sarà il tenore del disco sin dall’iniziale ‘Baby, Can You Dig The Light’, oltre otto minuti di rock/punk sbilenco, falciato da un sax e attraversato da una linea melodica che ferisce l’anima. Si prosegue poi con una serie di brani che consolidano il loro status di agitatori blues rock, con pezzi tanto arroventati (‘Where The Flavor Is’) quanto pacati (‘Our Time Is Now’). La seconda metà delle tracce muta invece costantemente pelle; così si passa dal southern infuocato di ‘Dyin’ For It’ al boogie rock di ‘Inside Job’, dalla cavalcata epica e decadente di ‘Crooked And Wide’ alla devastazione “punk dilatato in acido” causata dalla trascinante ‘Sonic Illusion’. Graditissimo ritorno.
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14/12/2005 13:23 - MUDHONEY
‘Since We've Become Translucent’ (Sub Pop/White’N’Black)
Proprio quando pareva che il ...
MUDHONEY ‘Since We've Become Translucent’ (Sub Pop/White’N’Black) Proprio quando pareva che il loro ritiro dalle scene fosse definitivo, coloro i quali possono tranquillamente essere annoverati tra i padri putativi inconsapevoli, sul finire degli anni ’80, di un suono e di una scena che poi diventò il grunge, i Mudhoney tornano prepotentemente alla ribalta con un nuovo lavoro, tra l’altro pubblicato dall’etichetta simbolo del genere a cui si faceva riferimento prima, ovvero la Sub Pop. L’unica differenza, tra quello che fu e quello che è, è l’assenza del bassista Matt Lukin (che non ha voluto saperne di rientrare in scena, almeno sinora) ed è stato sostituito da Guy Maddison, con esperienze significative nei Bloodloss e nei Lubricated Goat. Detto ciò e ribadita la basilare importanza del gruppo di Mark Arm, vediamo di analizzare il loro ottavo album, registrato tra il 2001 e il 2002 in tre differenti studi di registrazione e che in ‘Inside Job’ vede la partecipazione di Wayne Kramer (ex MC5). Dieci pezzi che fanno capire quale sarà il tenore del disco sin dall’iniziale ‘Baby, Can You Dig The Light’, oltre otto minuti di rock/punk sbilenco, falciato da un sax e attraversato da una linea melodica che ferisce l’anima. Si prosegue poi con una serie di brani che consolidano il loro status di agitatori blues rock, con pezzi tanto arroventati (‘Where The Flavor Is’) quanto pacati (‘Our Time Is Now’). La seconda metà delle tracce muta invece costantemente pelle; così si passa dal southern infuocato di ‘Dyin’ For It’ al boogie rock di ‘Inside Job’, dalla cavalcata epica e decadente di ‘Crooked And Wide’ alla devastazione “punk dilatato in acido” causata dalla trascinante ‘Sonic Illusion’. Graditissimo ritorno.



















































































































































































































































































































































































































































































