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14/12/2005 13:23 - JOHN PARISH
Rosie
"Rosie" è un film di Patrice Toye prodotto da ...
JOHN PARISH Rosie "Rosie" è un film di Patrice Toye prodotto da Nino Lombardo che ha vinto quest'anno il premio come migliore regia al Flanders International Film Festival, la cui colonna sonora è stata commissionata a John Parish nell'estrate del 1998. Per comporla adeguatamente il chitarrista ha deciso di registrarla a Bristol davanti alle immagini del film attorniandosi di una cerchia di amici musicisti come la violinista Claire MacTaggat, riuscendo ad arrivare ad un risultato sonoro molto simile ai vari film di John Zorn. Pur trattandosi di un soundtrack a tutti gli effetti, con tanto di stralci di dialoghi registrati in presa diretta, Rosie è un album ricco di sorprendenti atmosfere che dimostrano le grandi qualità compositive del produttore di P.J. Harvey, Sixteen Horsepower e (prossimamente) Giant Sand. Le chitarre sono in parte ampiamente distorte per ricreare atmosfere tese e noir, mentre in alcuni episodi ("Irene Talks About Her Prince") gli arpeggi sono scarni, minimali ed essenziali. Due sono i brani che si rifanno interamente alla forma canzone, ovvero la strumentale "Burn Rubber Barons" e l'ovattata "Pretty Baby" dove la voce spezzata di Alison Goldfrapp sembra quasi quella di una P.J. in falsetto. Con tutti i difetti di una colonna sonora che continua ad incepparsi sempre sullo stesso accordo, "Rosie" rivela i suoi pregi nella capacità di creare riverberi ed atmosfere dilatate e rarefatte.
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14/12/2005 13:23 - JOHN PARISH
“How animals move” (Thrill Jockey/Wide)
Albo sublime e magnifico, questo ...
JOHN PARISH “How animals move” (Thrill Jockey/Wide) Albo sublime e magnifico, questo secondo episodio composto dal produttore americano John Parish. Alla pari di altri geniacci americani che hanno calcato le scene sotterranee negli ultimi lustri, le musiche elaborate da John e dai suoi collaboratori sono talmente belle da rasentare la perfezione, e a volte superarla con estrema levità, una cristallina nonchalance consequenziale al talento del suo autore. Stiamo parlando di un personaggio particolare della scena a stelle e strisce, un “musicista-autore-produttore” che ha iniziato a scrivere musica nei primissimi anni ’80 con la wave band Thieves like us prima, e con gli Automatic Dlamini poi, che ha creato parecchie colonne sonore per film indipendenti e che soprattutto, sua attività primaria, ha prodotto dischi di 16 Horsepower, P.J. Harvey, Giant Sand, Alison Goldfrapp, Eels, Sparklehorse, e che sta ultimando il come-back discografico di Traci Chapman. Date queste premesse, “How animals move” le mantiene da par proprio, presentando un lungo viaggio strumentale nel miglior country-folk ambientale degli ultimi tempi, seguendo un sentiero nascosto già solcato da outsiders come Sparklehorse, Red House Painters, American Music Club. La vena lo-fi è infatti artigianale e sghemba, simile a quella propulsa dalla personalità eccentrica di Mark Linkous, mentre l’innato senso per la melodia (specie nella stupenda title-track) l’abbiamo già sentita nelle meditabonde espressioni di Mark Kozelek, anche se bisogna precisare che il buon John, rispetto all’angoscia spettrale di Kozelek, predilige maggiormente chiaroscuri umorali più variopinti, che arricchiscono la tavolozza dei colori lunari con una luce più diffusa, sebbene innegabilmente crepuscolare. Del terzo Mark, il buon Eitzel, John possiede l’afflato malinconico e la vena progressiva che ammanta taluni episodi, mentre la vena r’n’b che accomuna questi quattro poeti esplode nella conclusiva “Airplane blues”, uno dei pochi brani cantati, dove la voce di Polly Jean risulta anche più profonda che nei suoi già ottimi dischi. “How animals move” è un disco stupendo, da amare senza esitazioni, destinato a dominare le playlist di fine anno: un capolavoro! (www.widerecords.com, www.johnparish.com).
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14/12/2005 13:23 - JOHN PARISH
“How animals move” (Thrill Jockey/Wide)
Albo sublime e magnifico, questo ...
JOHN PARISH “How animals move” (Thrill Jockey/Wide) Albo sublime e magnifico, questo secondo episodio composto dal produttore americano John Parish. Alla pari di altri geniacci americani che hanno calcato le scene sotterranee negli ultimi lustri, le musiche elaborate da John e dai suoi collaboratori sono talmente belle da rasentare la perfezione, e a volte superarla con estrema levità, una cristallina nonchalance consequenziale al talento del suo autore. Stiamo parlando di un personaggio particolare della scena a stelle e strisce, un “musicista-autore-produttore” che ha iniziato a scrivere musica nei primissimi anni ’80 con la wave band Thieves like us prima, e con gli Automatic Dlamini poi, che ha creato parecchie colonne sonore per film indipendenti e che soprattutto, sua attività primaria, ha prodotto dischi di 16 Horsepower, P.J. Harvey, Giant Sand, Alison Goldfrapp, Eels, Sparklehorse, e che sta ultimando il come-back discografico di Traci Chapman. Date queste premesse, “How animals move” le mantiene da par proprio, presentando un lungo viaggio strumentale nel miglior country-folk ambientale degli ultimi tempi, seguendo un sentiero nascosto già solcato da outsiders come Sparklehorse, Red House Painters, American Music Club. La vena lo-fi è infatti artigianale e sghemba, simile a quella propulsa dalla personalità eccentrica di Mark Linkous, mentre l’innato senso per la melodia (specie nella stupenda title-track) l’abbiamo già sentita nelle meditabonde espressioni di Mark Kozelek, anche se bisogna precisare che il buon John, rispetto all’angoscia spettrale di Kozelek, predilige maggiormente chiaroscuri umorali più variopinti, che arricchiscono la tavolozza dei colori lunari con una luce più diffusa, sebbene innegabilmente crepuscolare. Del terzo Mark, il buon Eitzel, John possiede l’afflato malinconico e la vena progressiva che ammanta taluni episodi, mentre la vena r’n’b che accomuna questi quattro poeti esplode nella conclusiva “Airplane blues”, uno dei pochi brani cantati, dove la voce di Polly Jean risulta anche più profonda che nei suoi già ottimi dischi. “How animals move” è un disco stupendo, da amare senza esitazioni, destinato a dominare le playlist di fine anno: un capolavoro! (www.widerecords.com, www.johnparish.com).
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14/12/2005 13:23 - JOHN PARISH Musicista di lungo corso, John Parish inizia la ...
JOHN PARISH Musicista di lungo corso, John Parish inizia la sua carriera negli anni '80 con gli Automatic Dlamini, band indipendente di Bristol in cui milita anche una giovanissima Polly Jean Harvey. Proprio da questa prima esperienza nasce una lunga e fortunata collaborazione con la talentuosa cantautrice del Dorset. Premiato nel 1999 al festival del Cinema di Bonn per la colonna sonora del film Rosie, ha esordito come solista nel 2002 con l'album How Animals Move. Particolarmente apprezzate le sue recenti esperienze italiane con Nada e Cesare Basile. - Info: LINK/ENRICO CROCI 051/370233 - 338/1581182



















































































































































































































































































































































































































































































